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Il Premier e le «promesse» da 27 miliardi per la manovra

Renzi deve inviare entro giovedì la Legge di Stabilità a Bruxelles. Il premier deve trovare 27 miliardi per abolire la Tasi e per non far scattare le clausole di salvaguardia nel 2016. Vediamo nel merito. Il gettito Tasi nel 2014 è stato di 4,6 miliardi. Il taglio di tale imposta ha senso solo se i Comuni non mettono nuove tasse e mantengono invariati i servizi che erogano grazie alle entrate della Tasi. Possibile? Solo se il Governo stacca un assegno ad ogni comune pari al suo gettito della Tasi. E Renzi dove trova i soldi? Ha due possibilità: tagliare altre spese (per esempio sanità e scuola) oppure indebitarsi. In tale caso il rapporto Deficit/PIl aumenterà quasi dello 0,3% (4,8 miliardi vale lo 0,3% del Pil) e rischieremo di violare il Fiscal Compact, l’accordo intergovernativo che il Governo Monti sottoscrisse nel 2012 irrigidendo ulteriormente le regole del Patto di Stabilità. La Commissione Europea ci ha subito ammonito. Il Commissario Europeo Moscovici (a Lucia Annunziata nella trasmissione “In 1/2 Ora” su Rai 3) ha ricordato che «se il Governo italiano decide di fare riduzioni fiscali» deve anche «ridurre le spese economiche corrispondenti».

TAGLIO TASI, VERSARE AI COMUNI 4,6 MILIARDI- L’annuncio di Renzi è abile perchè prospetta ai contribuenti un risparmio immediato. La Uil, diretta da Carmelo Barbagallo, ha ipotizzato l’abolizione della Tasi e ha prodotto una preziosa simulazione (sulla base del gettito Tasi 2014) sui risparmi medi per famiglia nelle 106 città capoluogo delle ex Provincie. Nel 2014 i comuni hanno avuto dalla Tasi un gettito di 3,8 miliardi per la prima casa, 800 milioni per gli altri immobili. L’abolizione della Tasi sulla prima casa interesserebbe 25,7 milioni di proprietari: significherebbe un risparmio medio di 180 euro annui; nelle città capoluogo di provincia sarebbe di 230 euro. Secondo il Servizio politiche territoriali della Uil (coordinato dal segretario confederale Guglielmo Loy), in valori assoluti il risparmio maggiore sarebbe a Torino, mediamente 403 euro a famiglia; a Roma il risparmio medio sarebbe di 391 euro; a Siena di 356 euro; a Firenze di 346 euro; a Genova di 345 euro; a Bari di 338 euro; a Bologna di 331 euro; a Foggia di 326 euro; a Como di 321 euro; a Napoli e Ancona di 318 euro, e, a Milano di 300 euro. Abbiamo citato le città dove il risparmio medio sarebbe maggiore. Vediamo ora le 10 città dove il risparmio medio sarebbe minore. Ad Asti il risparmio sarebbe mediamente di soli 19 euro; ad Ascoli Piceno l’importo salirebbe a 46 euro; 51 euro a Crotone; 57 euro a Catanzaro; 60 euro a Cesena; 64 euro a Treviso; 65 euro a Potenza; 79 euro a Matera; 82 euro a Cosenza e 88 euro a Nuoro. Ma se Renzi taglia la Tasi, quanto dovrebbe versare nelle casse dei singoli comuni? L’assegno per Roma dovrebbe ammontare a 524 milioni di euro; per Milano 205 milioni; per Torino 114 milioni; per Genova 73 milioni; per Napoli 63 milioni; per Bologna 48 milioni; per Firenze 41 milioni; per Bari 40 milioni; per Venezia 33 milioni; per Cagliari 20 milioni; per Palermo 16 milioni e per Reggio Calabria 8,6 milioni. Ma non è finita qui.

22 MILIARDI PER EVITARE CLAUSOLA SALVAGUARDIA – Renzi deve trovare altri 22 miliardi per mantenere le sue promesse: 1,5 miliardi per estendere al 2016 la decontribuzione totale a beneficio delle aziende che assumono a tempo indeterminato; 2,1 miliardi per permettere la reindicizzazione delle pensioni e il rinnovo dei contratti dei lavoratori del pubblico impiego (lo chiedono le ultime sentenze della Corte Costituzionale); 18,8 miliardi di euro necessari per sterilizzare le clausole di salvaguardia ed evitare nel 2016 gli aumenti delle accise sui carburanti, l’incremento degli acconti Irpef e Ires, e, l’aumento dell’Iva. L’Ufficio Studi della Cgia di Mestre ha fatto precisamente i calcoli. Una prima clausola di salvaguardia sarebbe scaduta il 30 settembre ed è stata introdotta qualche mese fa poichè la Ue non ha autorizzato l’estensione del “Reverse charge” alla grande distribuzione (misura prevista con la legge di Stabilità 2015). Una seconda clausola (la cui prima scadenza era il 30 settembre) fu introdotta dal Governo Letta ad agosto 2013 con il DL 102/2013. L’allora presidente Letta, quando confermò l’abolizione della prima rata dell’Imu del 2013, ricorse al gettito incassato dalla sanatoria accordata ai concessionari dei giochi (definizione agevolata dei giudizi di responsabilità amministrativa per i concessionari dei giochi) e al maggior gettito Iva generato dal pagamento dei debiti pregressi della Pubblica amministrazione. Malgrado fossero attesi da queste misure 1,52 miliardi di euro furono incassati solo 880 milioni. E così per trovare i rimanenti 640 milioni di euro fu introdotta una clausola di salvaguardia basata su due provvedimenti: l’aumento degli acconti Ires e Irap di 1,5 punti percentuali; l’incremento delle accise a partire dal primo gennaio 2015, per un importo complessivo di 671,1 milioni di euro. Quando divenne premier Matteo Renzi volle evitare l’aumento delle accise e puntò sulla “Voluntary Disclosure” con il DL 192/2014.

Temendo di non avere un gettito sufficiente il Governo Renzi ha prorogato i termini della Voluntary Disclosure dal 30 settembre al 30 novembre. Infine Renzi deve trovare altri 16 miliardi altrimenti scatteranno sia le clausole di salvaguardia inserite dal suo Governo sia quelle inserite dal Governo Letta: il primo gennaio 2016 l’Iva ordinaria passerà dal 22 al 24%, l’aliquota Iva al 10 % salira al 12% e aumenteranno le accise sui carburanti (per neutralizzare questi incrementi occorrono 12,8 miliardi); inoltre verranno ridotte detrazioni e agevolazioni fiscali, saranno aumentate aliquote di imposte se non verranno fatti tagli per altri 3,2 miliardi.Come si evitano tali aumenti di Iva e accise? Il Governo Renzi nella Nota di aggiornamento al Def presentata a settembre scrive che la copertura della perdita di gettito sarà assicurata da tagli di spesa. Gli Uffici Studi della Camera dei Deputati e del Senato nel Dossier sulla stessa Nota di Aggiornamento al Def esprimono perplessità nel loro linguaggio istituzionale (http://documenti.camera.it/leg17/dossier/Testi/DFP10.htm, pag 43-47): infatti la Nota “non fornisce previsioni programmatiche delle voci di entrata”. Probabilmente anche i tecnici di Camera e Senato saranno annoverati tra i “Gufi”.
* esperto fondi europei
andrea.delmonaco@libero.it

da http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/

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