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Renzi-Berlusconi-Alfano. “Più slot machine per tutti!”

 Non sapendo, anche lor come spremere liquidità dalle tasche  dei meno fortunati, hanno deciso che bisogna premiare quei comuni che aumentano il numero di slot machine impiantate sul prprio territorio. Una misura che ha ben poco senso economico (il gettito finale per le casse dello stato sarà ben poca cosa), ma favorisce a dismisura la lobby delle macchinette mangiasoldi, già condonate per un’evasione fisale pazzesca.

Anche per le casse dei comuni “premiati” il sollievo dei conti sarà minimo (il fondo nazionale stanziato, secondo l’emendamento appena presentato) sarà di appena 100 milioni), mentre è chiarissimo “il nemico”: quella fetta così povera e disperata della popolazione che arriva al punto da “investire” quel pochissimo che nella ricerca della più classica “botta di culo”, visto che il reddito non le permette comunque di vivere dignitosamente.

La ricostruzione dell’iter parlamentare di questa “pensata”, condivisa d’amore e d’accordo tra Pd, Forza Italia e Ncd alfaniano, da un articolo de Il Fatto.

Un premio da 100 a 600 milioni ai Comuni che mettono più slot machine. Firmato Forza Italia, Ncd-Udc e Pd. Matteo Mantero, deputato Cinque Stelle, se lo aspettava: nel mare di emendamenti alla legge di Stabilità sarebbero spuntati quelli graditi ai signori delle slot machine. “E infatti è puntualmente avvenuto, a firma dei deputati Alessandro Pagano (Area Popolare Ncd-Ucd), Federico Massa (Pd), ma soprattutto di Alberto Giorgetti (Forza Italia). È incredibile, appena venti giorni fa ci avevano provato in Senato, con un emendamento alla Stabilità presentato dal democratico Giorgio Santini”, spiega Mantero. Aggiunge: “Si chiedeva, in sostanza, di uniformare i regolamenti regionali e comunali, che danno fastidio alle concessionarie, alle norme statali”. Ma la protesta ha fatto ritirare l’emendamento: “Quello era un tentativo di usare il bastone contro comuni e regioni che osano frenare le slot. Adesso ci riprovano con la carota. Cioè finanziamenti a pioggia per i comuni con più macchinette”..

L’emendamento di Pagano parla di 100 milioni l’anno da redistribuire ai Comuni in misura “proporzionale al numero dei punti di raccolta del gioco presenti nel proprio territorio”. Insomma, più slot e più soldi. Un po’ come la logica degli oneri urbanistici: più cemento, più soldi. Con un paravento: i Comuni dovrebbero destinare le “entrate principalmente al sostegno delle politiche di prevenzione, cura e riabilitazione dei soggetti affetti dalla sindrome del gioco d’azzardo patologico”. Ma “in assenza di gravi e comprovate situazioni di rischio per la salute dei cittadini nel territorio, i Comuni possono destinare tali entrate a istruzione, cultura, sport, assistenza sociale di qualsiasi tipo, e relative strutture, nonché al decoro urbano e manutenzione delle strade”. Insomma, racconta Mantero, finanziamenti a pioggia per chi non disturba le slot.

“Emendamenti molto simili, che paiono quasi scritti con il copia incolla, come se qualcuno li avesse ispirati”, sostengono i Cinque Stelle. Varia – e non è un dettaglio – la somma che sarebbe destinata ai comuni amanti dell’azzardo. Massa nell’emendamento scrive di “maggior gettito del prelievo erariale unico” che potrebbe significare una somma enorme, fino a 600 milioni. “In mancanza di gravi e comprovate situazioni di rischio per la salute”, scrive anche il deputato Pd, i soldi possono essere spesi come si vuole. Giorgetti tenta quattro formulazioni diverse: in particolare una uguale al collega del Pd e una seconda che propone di destinare 250 milioni.

“Parliamo di quel Giorgetti già sottosegretario all’Economia (con delega proprio ai Giochi) nel governo Berlusconi e in quello Letta – ricorda ancora Mantero –. Proprio quel Giorgetti che nel 2014 aveva annunciato il suo addio alla politica per ‘tornare a lavorare’. Dove? Proprio a Lottomatica, scrisse il Corriere della Sera. Scoppiarono polemiche di fuoco. E Giorgetti abbandonò l’idea di dimettersi dalla Camera. È rimasto e scrive emendamenti sulle slot”.

Da Il Fatto Quotidiano del 4 dicembre 2015

 

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