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Renzi alza il tiro contro Napoli

L’annuncio a sorpresa della venuta di Matteo Renzi a Napoli per il prossimo 6 aprile – soprattutto per le ragioni evocate – costituisce una autentica provocazione alla città ed all’insieme di quel composito arcipelago culturale, sociale e politico che, negli ultimi anni, a vario titolo, si è apposto alle politiche del governo, ai dettami dell’austerity ed al complesso delle misure autoritarie e liberticide che puntavano – e puntano ancor di più oggi – alla normalizzazione dell’area metropolitana napoletana.

Qualche cenno sugli ultimi anni

Da tempo il premier Renzi non viene a Napoli. Ogni volta che è stato annunciato in città, puntualmente, si sono svolte manifestazioni e proteste che hanno messo sotto accusa la politica economica e sociale del suo governo.

Anzi – ad onor del vero – l’ultima volta che Renzi ha calpestato il suolo partenopeo risale a due anni fa quando, alle 22 di una sera e non annunciato pubblicamente, è atterrato con un elicottero nell’area militare dell’aeroporto di Capodichino per recarsi nell’attiguo polo industriale dell’Atitech – dell’imprenditore Gianni Lettieri – per “colloqui intensi” certamente non istituzionali considerando che il soggetto in questione non ricopre alcuna carica formale pubblica, ma si accredita come il “capo dell’opposizione” all’amministrazione comunale di Luigi De Magistris.

Ora – nell’immanente avvio della campagna elettorale per l’elezione del Sindaco di Napoli – Matteo Renzi decide di catapultarsi a Napoli per dare voce, forza e credibilità alla cosidetta Cabina di Regia costituita per “sostanziare” la ristrutturazione/riqualificazione della zona di Bagnoli/Coroglio.

Renzi, il Partito Democratico napoletano e nazionale, i poteri forti dell’economia, gli opinion maker dell’informazione (a partire da il Mattino, giornale di quel Caltagirone che freme per aggiudicarsi i suoli di Bagnoli dopo i disatri consumati precedentemente) ripetono – come un mantra ossessivo – che De Magistris “isolerebbe” la città perchè non si sottomette alla linea di condotta di questi nuovi predatori.

Una serrata campagna stampa e di dis/informazione che punta ad inquinare la discussione, ad opacizzare le ragioni sociali dei movimenti di lotta e a criminalizzare ogni forma di dissenso e di contestazione.

Come è noto tale Cabina di Regia è un vero e proprio comitato d’affari – presieduto da Salvo Nastasi, nominato Commisario Straordinario dal governo – che dovrebbe programmare e pianificare gli interventi urbanistici e territoriali per l’area di Bagnoli.

A questa “Cabina di Regia” non partecipa l’Amministrazione Comunale di Napoli che, nel respingere le modalità imposte dal governo Renzi, denuncia sia il vulnus democratico di tale comportamento assunto dall’esecutivo ma, in primo luogo, contesta le mira affaristiche e speculative incarnate ed interpretate da coloro i quali siedono in questa Cabina di Regia.

Contro questo atto arrogante ed antidemocratico – reso possibile dall’articolo 33 del decreto Sblocca/Italia – il governo centrale, la Confindustria, le associazioni dei costruttori, le banche ed anche la Regione Campania hanno esautorato, di fatto, le competenze e la titolarità ordinaria del Consiglio Comunale e dell’Amministrazione di Napoli dalle future decisioni in merito all’enorme area territoriale di Bagnoli/Coroglio e dell’intera zona Flegrea.

Naturalmente – e anche questo dato è da sempre noto in città, molto meno fuori da Napoli – le intenzioni di questo coacervo di interessi che si addensano su Bagnoli sono ispirati non a una bonifica ambientale dell’area e a una sua possibile pubblica fruizione sociale e popolare, ma puntano, dichiaratamente, ad una ripresa del ciclo dell’edilizia, alla messa a valore (privatisticamente) delle caratteristiche del territorio ed all’accelerazione di quei processi di gentrificazione/segmentazione economica e sociale a scapito dei ceti popolari della città.

La posta in gioco a Napoli e nell’area metropolitana

Bene – dunque – ha fatto l’Amministrazione Comunale di Napoli ad opporsi, con decisione, a tale disegno.

Una opposizione – sul versante istituzionale – che però è solo un pezzo di una diffusa mobilitazione che da alcuni anni ha preso corpo nell’area occidentale della città, animata dai compagni del Laboratorio Iskra, dell’Assise di Bagnoli, da vari comitati ed associazioni ambientaliste e sostenuta – ogni volta che si è reso necessario  – da tutti i movimenti di lotta dell’area metropolitana, dal sindcalismo conflittuale e dalle organizzazioni di classe ed anticapitaliste.

Infatti – proprio in questi giorni – si sta discutendo di come rilanciare la mobilitazione per una vera rinascita democratica e sociale di Bagnoli, di come opporsi ad ogni tentativo di ulteriore manomissione di questo spicchio significativo della città, specie dopo l’intervenuta bocciatura (politica) del ricorso giudiziario avanzato al TAR della Campania, da parte dell’Amministrazione Comunale. (http://www.rossa.red/ross-napoli-contro-lopera-di-manomissione-urbanistica-e-territoriale-dellarea-di-rilevante-interesse-nazionale-bagnolicoroglio/).

Ed è in questo clima che si colloca la calata in città di Renzi che dichiara – spavaldamente, come è in uso nel suo disinvolto modus operandi – che intende applicare all’area metropolitana partenopea il “modello Expo e quello della Variante di valico”, con buona pace delle legitime posizioni dell’Amministrazione Comunale e di tutte le forze che contestano il pericolo di un nuovo sacco urbanistico della città.

E’ evidente che lo show renziano a Napoli è anche un surrogato all’inanità politica, materiale ed ideale di un Partito Democratico dilaniato da lotte intestine (come ha platealmente evidenziato l’esito vergognoso delle primarie di qualche settimana fa) che hanno, ancora una volta, disvelato il ruolo e la funzione di un ceto politico parassitario ed annidato in postazioni di sottogoverno.

Un Partito Democratico il quale – al di là delle alchimie politiciste e, per alcuni aspetti, funamboliche – di un redivivo Antonio Bassolino e di alcuni suoi cloni e/o concorrenti in salsa partenopea, corre il concreto rischio di non arrivare neanche al ballottaggio alle prossime elezioni comunali di giugno.

Un probabile risultato che, assieme a quello che si sta delinando anche nello scenario delle elezioni comunali di Roma, prospetta una crisi del corso politico di Renzi e degli interessi che si sono agglutinati attorno al Matteo fiorentino ed alla sua stagione di controriforme antisociali ed antiproletarie.

Il senso autentico – quindi – della “improvvisa” forzatura di Renzi nel contesto politico napoletano è, per taluni aspetti, un vero e proprio atto di “avventurismo”.

Un “avventurismo” che dobbiamo contestare e denunciare, con attenzione, consapevoli, che come ogni atto di questa tipologia di comportamento politico, è portatore di provocazioni (anche poliziesche e/o giudiziarie) contro la città, contro le istanze di resistenza sociali e contro ogni anelito di riscatto e protagonismo popolare.

Ma i movimenti di lotta metropolitani – in primis – sapranno, nelle forme che riterranno più opportune, esercitare la loro critica materiale a questo subdolo attacco predisponendosi, come sempre, ad un rapporto/relazione con il blocco sociale popolare e respingendo al mittente ogni tentativo, palese o occulto, di repressione e di limitazione del sacrosanto diritto al dissenso ed alla lotta.

L’appello per l’assemblea del 30 marzo a Bagnoli:

http://contropiano.org/regionali/2016/03/25/bagnoli-30-marzo-assemblea-popolare-077105

L’annuncio della calata di Renzi a Napoli:

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/politica/16_marzo_26/renzi-bagnoli-vergogna-arrivero-napoli-6-aprile-71caf4ea-f377-11e5-8b8b-e4a7e07bc0b5.shtml

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1 Commento


  • Nicola Vetrano

    Attenzione, Caltagirone non vuole prendersi suoli di Bagnoli, li ha già, sono quelli della Cementir.
    Egli è il secondo più grande proprietario fondiario dell’area, dopo lo Stato.
    Egli, tramite cabina di regia ed Invitalia, vuole valorizzare i suoi fondi, far partecipare il capitale pubblico al loro risanamente e deciderne privatisticamente l’utilizzo.
    Tutto qui, ma va precisato, anche perché ciò spiega l’accanimento del Mattino contro De Magistris.

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