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Sciopero nella scuola. Per salvarla, prima che sia troppo tardi

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Intervista a Luigi Del Prete, Usb Scuola, realizzata da Radio Città Aperta.

 

Ciao Luigi, grazie della tua disponibilità. Domani sciopero della scuola, all’interno di un mese che si sta riempiendo di tanti importanti momenti di lotta. Parliamo dei contenuti della piattaforma e degli obiettivi di questa manifestazione a livello nazionale…

Lo sciopero del 17 marzo è uno sciopero necessario, perché le politiche del governo Gentiloni sono in piena continuità con quelle del governo Renzi sulle questioni della scuola. Basti pensare che subito dopo la nomina del nuovo ministro Fedeli sono state approvate 8 deleghe su 9 per la legge 107. Deleghe fondamentali, che stravolgono di nuovo il mondo della scuola. Siamo di fronte ad una nuova controriforma che colpisce duramente alcuni degli aspetti più importanti della scuola pubblica statale; la questione dell’inclusione, quella del sostegno degli alunni diversamente abili, in cui viene dato un duro colpo alla legge 104 del ’92, che era una delle leggi più avanzate a livello europeo. C’è una riforma degli istituti professionali che prospetta la riduzione di un anno del percorso scolastico, abbiamo l’introduzione degli Invalsi e dell’alternanza scuola-lavoro come elementi fondamentali per l’esame di stato, saranno obbligatori per accedere agli esami di maturità; quindi due degli elementi più complessi e che avevano avuto, in questi anni, la maggiore resistenza da parte dei docenti. E poi la riforma della scuola dell’infanzia, da 0-6 anni… Quindi siamo di fronte a controriforme che in appena due mesi stanno per essere approvate dalle Commissioni cultura con una serie di pareri, il governo procederà poi – senza nessun tipo di confronto – alla realizzazione. Siamo di fronte ad una piena continuità con le politiche del ministro Giannini e le politiche del governo Renzi: lo smantellamento della scuola pubblica statale, l’aziendalizzazione, una scuola che diventa sempre di più una scuola di classe e che quindi assume caratteristiche disegnate dalle carte europee, dall’Europa 2020, dal trattato di Lisbona e tutto il resto. Quindi uno sciopero non solo necessario, ma che va oltre la necessità. Uno sciopero che deve fermare in tutti i modi le politiche sulla scuola del governo Gentiloni.

 

Possiamo dire, Luigi, che la visione degli ultimi 15 anni di governo del paese è stata, appunto, di creare una scuola con una visione liberista della società, dell’istruzione, un po’ classista dell’istruzione…

Assolutamente sì. Possiamo dire tranquillamente che negli ultimi 15 anni governi di centrodestra e di centrosinistra si sono attenuti a quella che è l’idea di una scuola-azienda; cioè una scuola ormai improntata alle logiche liberiste, che deve educare probabilmente alla flessibilità, alla precarietà, ad un mondo del lavoro sempre più senza diritti. Basta pensare alla questione dell’alternanza scuola-lavoro, dove gli alunni sono costretti a pulire bagni, a lavorare nei McDonald’s, al prezzo dell’educazione quotidiana e dei piani studi quotidiani. Oppure pensiamo alla riforma dei professionali – appunto, una delle 8 deleghe – in cui si dice che gli studenti, già a partire dal secondo anno, possono firmare contratti di apprendistato con i privati. Quindi siamo di fronte ad una scuola che educa allo sfruttamento minorile, che è improntata ad educare alla precarizzazione del lavoro. Rispetto a questo, negli ultimi 15 anni, dal ministro Berlinguer passando per tutti i ministri, si è proceduto in piena continuità e in pieno accordo con quelli che sono poi i documenti base dell’Unione Europea, cioè il documento di Lisbona, Europa 2020, ecc, che disegnano una scuola che molto semplicemente deve formare non i futuri cittadini, ma futuri lavoratori soggetti allo sfruttamento pieno nel sistema capitalistico. Questo molto semplicemente. Li dobbiamo educare a ciò che li aspetta, questa è la prospettiva della scuola di oggi, che il governo Renzi ha cercato di portare a compimento con la legge 107 e che Gentiloni chiude il cerchio di tutte le politiche degli ultimi 15 anni.


Come opporsi a questa deriva? Naturalmente con la lotta, l’unico strumento – ormai è chiaro – è quello. Ma in che modo e con quali obiettivi concreti, realizzabili, raggiungibili in poco tempo? Anzi, diciamo meglio: quali sono i primi provvedimenti a cui opporsi di questa deriva?

Il 17 marzo noi chiediamo l’immediato ritiro di tutte le deleghe, l’apertura di un confronto con il mondo della scuola, quindi con coloro che vivono quotidianamente il mondo della scuola, quindi con gli studenti, gli insegnanti, con il personale Ata, oggetti di carichi di lavoro pesantissimi. Confronto che fino ad oggi non c’è stato. Quindi il ritiro immediato delle deleghe, l’apertura di un confronto serrato e, soprattutto, la consapevolezza da parte nostra, come Unione Sindacale di Base, che oltre combattere le politiche governative ci troviamo a combattere anche le azioni sindacali Cgil-Cisl-Uil, che non hanno indetto una sola ora di sciopero contro le deleghe. Dopo lo sciopero del 5 maggio avevano promesso “un Vietnam” e invece c’è stata un’acquiescenza totale alle politiche del governo Renzi e successive, hanno firmato un contratto sulla mobilità nel mese di gennaio che – anziché portare sul tavolo la vittoria del 4 dicembre – ha dimostrato di nuovo la loro tendenza a concertare, anche da posizioni di forza, quindi… L’obiettivo è chiaro: riaprire una grande mobilitazione rispetto ad una scuola pubblica statale che viene sempre più trasformata in una scuola-azienda.

 

Bene. L’appuntamento è per domani. Immaginiamo che in varie città ci sia una mobiliatazione a cui aderire, a parte lo sciopero…

Sì. Ci saranno una serie di manifestazioni a livello locale, ma noi puntiamo sulla grande manifestazione che si terrà a Roma, ore 9.30 al Miur, Viale Trastevere, da cui partirà un corteo che dovrebbe portare a Montecitorio. Quindi c’è una grande giornata di lotta, cui invitiamo famiglie, studenti, lavoratori della scuola a partecipare in massa. Per dare un chiaro segno di discontinuità e un chiaro segno di lotta contro le politiche del goveno Gentiloni e del ministro Fedeli.

 

Grazie Luigi. Buon lavoro e a domani

Grazie a voi.

 

Foto di Patrizia Cortellessa.

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