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Genova: Tra TAV e Gronda, il territorio della Valpolcevera

Intervista a Davide Ghiglione, consigliere nel V Municipio Valpolcevera

Davide Ghiglione è della Valpolcevera, la porzione del territorio genovese che dal Medio-Ponente cittadino si estende all’interno lungo il percorso del fiume Polcevera. Questa parte della Superba ha conosciuto trasformazioni radicali nel corso della storia recente: la valle è stata agricola prima, industriale poi, successivamente “terziarizzata” ed ora teatro di due “Grandi Opere” estremamente impattanti quali la “Tav-Terzo Valico” e la “Gronda”. Così come nel resto d’Itala, il supporto politico di questi progetti è trasversale. Non era stato mai messo in discussione con la giunta precedente di centro-sinistra con Marco Doria come sindaco, non lo è attualmente con la giunta di dentro-destra del sindaco Bucci. Davide è stato segretario provinciale del PRC ed è da sempre attivo nei movimenti ambientalisti contro “terzo valico” e gronda appunto. Attualmente è al suo secondo mandato come consigliere del V Municipio Valpolcevera.

Sei stato eletto consigliere municipale nel V Municipio Val Polcevera all’interno della lista civica Chiamami Genova che aveva come candidato sindaco Paolo Putti. Putti è stato l’unico eletto a livello di consiglio comunale di questa coalizione elettorale a cui Rifondazione Comunista, di cui eri Segretario Provinciale, ha partecipato. Sei stato il candidato che dopo Putti ha preso più preferenze, sfiorando l’ingresso in consiglio comunale. Quali sono, a parte TAV-Terzo Valico, Gronda di Ponente, e Iplom i problemi principali del territorio del municipio in cui sei stato eletto e come si stanno affrontando?

In primo luogo sono contento del risultato personale, a livello di preferenze, che dimostra come i conflitti portati avanti nei territori abbiano comunque avuto un riscontro, nonostante io mi sia sempre considerato uno strumento a servizio delle varie vertenze, utile a fare una mozione od un’interpellanza, richiedere una sala per un’assemblea oppure a partecipare all’occupazione del consiglio comunale come avvenne a Campomorone nel 2013 quanto ero consigliere li, da parte del comitato No Tav Terzo Valico.

A parte i problemi che citi in Valpolcevera stiamo assistendo ad un processo di desertificazione sociale, dove i vari servizi si stanno ritraendo a causa dei tagli a livello centrale, e quello che rimane sono solamente centri commerciali, capannoni ed i disagi derivanti dalle “grandi” opere.

Direi che è un caso paradigmatico di questo processo: una valle da agricola ad industriale, poi “riqualificata” a suon di terziario, per finire di essere devastata da terzo valico e gronda, Un tempo lo scambio doloroso tra ambiente e lavoro almeno veniva ricompensato da salario e occupazione stabile, adesso neppure più quello.

A livello municipale il Presidente di centrosinistra si regge sull’astensione del M5S e sul voto favorevole di un consigliere, ex-Fratelli d’Italia, che è passato nel gruppo Misto, e le uniche opposizioni sono rappresentate dal nostro gruppo e dal centrodestra.

In questa condizione il Presidente si sta muovendo molto cautamente, senza sbilanciarsi, infatti la presenza di due assessori comunali che hanno partecipato a due sedute del nostro municipio ha visto la totale assenza di un intervento di tipo politico da parte sua.

La questione della bonifica e della messa in sicurezza della Iplom dopo il “disastro ecologico” dello scorso anno, di cui avevamo parlato in una intervista con Antonella Marras – esponente di spicco del comitato spontaneo creatosi dopo lo sversamento e candidata di Chiamami Genova – come viene affrontata attualmente?

La situazione è sempre in stallo dato che sono in essere i lavori per il terzo lotto del rio Fegino, per la messa in sicurezza idraulica dello stesso. Anzi ultimamente dovevamo vagliare in consiglio la documentazione su questi lavori ma c’è stato un errore da parte degli uffici del comune e la pratica è stata rinviata.

Sono numerose le inchieste giudiziarie che riguardano la tratta del Treno ad Alta Velocità del versante Ligure e che hanno portato alla decapitazione dei vertici del consorzio Cociv – e al suo successivo commissariamento – che fungeva da general contractor per i lavori del TAV Terzo Valico. Di fatto sono state indirettamente riconosciute le ragioni del movimento No Tav su una serie di aspetti che aveva puntualmente denunciato, quali la natura del sistema degli appalti legati alle grandi opere, la presenza dell’amianto nelle rocce scavate e quindi nello “smarino”, l’inconsistenza dei benefici occupazionali, le infiltrazioni della criminalità organizzata.

Nonostante tutto questo sembra che il partito trasversale della Tav voglia dare un colpo di spugna, e attraverso una operazione di maquillage, lasciare immutato il quadro e continuare i lavori. Qual è il quadro dei lavori attualmente e come si stanno cercando di by-passare la natura sistemica di ciò che è emerso in questi anni?

Purtroppo i lavori vanno avanti. Tutte le volte che esce qualche scandalo la gente si indigna ma poi la cosa finisce li e questa tematica sembra completamente derubricata dall’agenda politica.

Ricordo che in Valpolcevera abbiamo un cantiere operativo a Fegino, uno di servizio a San Quirico ed un campo base sempre a Fegino.

Il movimento No Tav No Terzo Valico ha svolto una importante opera di denuncia, mobilitazione ed iniziativa in questi anni riuscendo a coinvolgere sia le persone più direttamente coinvolte dall’impatto dell’opera sia il variegato mondo dell’attivismo genovese. Qual è attualmente la situazione anche alla luce della riuscita iniziativa alla Benedicta di domenica 1 ottobre?

Io mi sono fatto l’idea della mancanza di una sorta di “cultura del bello” nella nostra valle, ossia per le ragioni che ho descritto prima le persone forse si sono abituare a vivere nelle brutture in totale assenza di empatia col territorio e quindi se ti fanno una galleria sotto casa non ti mobiliti neppure più per difenderlo.

Poi ovviamente resiste un nucleo di militanti soprattutto nell’alta Valpolcevera ed in Valverde, dove forse il fatto di vivere in piccoli centri ed in realtà meno spersonalizzanti aiuta a sviluppare una maggiore coscienza critica nei confronti dell’opera.

Uno delle altri grandi opere che interesserà il territorio del ponente genovese sarà la “Gronda”, ovvero una bretella autostradale i cui lavori si svolgeranno per il 90% attraverso lo scavo di gallerie, e i cui tempi di realizzazione sono piuttosto lunghi. Secondo le previsione fornite dai diretti interessati il costo stimato della “più grande opera che verrà fatta in Italia” – secondo le parole del Ministro delle Infrastrutture Del Rio – ammontano a 5 miliardi e 700 milioni. Lo stesso Ministro ha annunciato poche settimane fa che i primi lavori inizieranno nel 2018. Puoi descrivere di cosa si tratta e dell’impatto presunto che avrà sul territorio?

La Gronda di Ponente è un nuovo tratto autostradale a due corsie per senso di marcia che rappresenta il raddoppio dell’esistente A10 (seguendo la direttrice est-ovest) nel tratto di attraversamento del Comune di Genova (da Genova Bolzaneto, nella val Polcevera, fino all’abitato di Vesima) misura 19 km di cui 17 scavati in galleria e termina con un ponte lungo 2 km.
Le stime di spesa di quest’opera si aggirano intorno ai 5,7 miliardi di euro i lavori in mezzo alla città dovrebbero durare 8 anni. Saranno estratti dalle montagne circa 9,5 milioni di metri cubi di roccia, di cui 5,5 milioni con la presenza di amianto, è previsto l’esproprio di circa 93 alloggi, e altre 71 abitazioni dovranno convivere con la nuova autostrada a meno di 60 metri di distanza. Studi dimostrano come il traffico di attraversamento su Genova, per intenderci chi circola in autostrada solo di passaggio, in transito, copre una quota del traffico generale sul capoluogo solo del 25%. Di questo 25% potranno usare la nuova autostrada presumibilmente solo quelli che viaggiano in direzione est-ovest o viceversa, perché la maggior parte di quelli che devono andare a nord passano o dalla A26 (se arrivano da ponente) o vanno sulla A7 (se arrivano da levante) senza intasare le nostre strade. Forse ci sarà una più equa distribuzione dei veicoli, ma alla fine dove andranno a finire tutti questi mezzi? Sempre negli stessi punti: ai caselli di Genova Est, Genova Ovest e Genova Bolzaneto. E allora succederà che invece di avere 4 km di coda in un’unica strada avremo 2 km di coda su ciascuna delle due autostrade. Ritengo che questo sia un po’ poco per giustificare 8 anni di lavori a fianco alle nostre case, centinaia di espropri e di demolizioni, il rischio di respirare amianto e polveri sottili mettendo a repentaglio la vita di tutti gli abitanti di mezza città, il rischio di frane e distruzione delle colline delle nostre valli.

Il movimento No Gronda è stata una esperienza importante di attivismo in città, alcuni dei suoi esponenti più significativi hanno poi, nel corso degli anni dato vita ai meet-up e poi al Movimento 5 Stelle nelle zone di Ponente. Cosa rimane oggi di quell’esperienza di coordinamento? Come può ora articolarsi una opposizione a quest’opera visto l’avvicinarsi degli espropri?

Il coordinamento dei comitati è nato tra il 2008 ed il 2009, all’epoca del dibattito pubblico sulla gronda, che non prevedeva ovviamente l’opzione zero, ma una volta scelto il tracciato alcune realtà non più toccate dall’opera sono scomparse.

Attualmente rimangono dei nuclei a Gimignano e Murta, in Valpolcevera, oltre a quelli di Voltri nel Ponente genovese. So che hanno presentato un ricorso di cui si dovrebbe sapere l’esito, ma sono anche convinto che sia necessario rilanciare nuovamente una mobilitazione sul territorio, stiamo lavorando per mettere in campo iniziative in tal senso.

Una ultima domanda te la pongo rispetto all’operato della Giunta Bucci: quali secondo te gli aspetti più rilevanti per tentare di costruire nei territori, e anche a livello di municipi, una opposizione politico-sociale al suo operato adesso che ha maggiormente esplicitato il suo programma?   

Questa giunta sembra stia facendo tutto quello che chi l’ha preceduta non ha fatto, ma credo sia solo uno specchietto per le allodole. Alla fine i suoi provvedimenti andranno a discapito dei più disagiati, ed anche se alcune delibere come quella su AMIU e AMT vanno nella direzione della pubblicità delle aziende, se poi la contropartita è vendere azioni di IREN per fare cassa, rendendo sempre più privatizzato il settore idrico siamo da capo.

Per non parlare di tutta la propaganda sicuritaria, come la vicenda del mercatino di corso Quadrio e del suo spostamento a San Quirico, proprio nel V Municipio Valpolcevera.

Sicuramente la difese dei beni pubblici, il contrasto alle “grandi” opere, la lotta a fascismi e razzismi oramai dilaganti nelle nostre periferie, possono essere degli elementi su cui rilanciare un opposizione politico-sociale nei vari territori.

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Genova. Dai comitati alle elezioni, intervista ad Antonella Marras, Giacomo Marchetti, Contropiano

http://contropiano.org/news/politica-news/2017/06/07/genova-dai-comitati-alle-elezioni-intervista-ad-antonella-marras-2-092640

Giù le mani dalla Benedicta! La Resistenza non è una passarella!

https://www.notavterzovalico.info/2017/09/domenica-1-ottobre-tutti-alla-benedicta-la-resistenza-non-e-una-passerella/

Gronda: Delrio, avvio nel 2018

http://www.ansa.it/liguria/notizie/2017/09/21/gronda-delrio-al-via-nel-2018_2b3a6489-46b4-4c68-921e-277cacdf66e6.html

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