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Breve storia politica di Emma Bonino

Nonostante oltre 40 anni di “onorato servizio” anticomunista, c’è ancora “a sinistra” chi guarda con un velo di comprensione i radicali, partitino ormai liqueso e raggrumato quasi soltanto intorno alla figura di Emma Bonino.

Il punto “ideologico” – in senso stretto – che consente a una concezione del mondo iperliberista e imperialista di farsi strada nelle teste di molta gente che si considera progressista (o addirittura “antagonista”) è la difesa dei diritti civili.

Per un paese ancora in gran parte fascista e bigotto, questa sembra una grande conquista. E lo è, almeno in parte, perché ognuno deve poter essere libero fare scelte che valgono soltanto per se stesso, senza una “autorità morale-religiosa” che gli imponga dei divieti in base a princìpi che non condivide.

Questa ovvia e scontata difesa delle libertà individuali – ammessa senza problemi in molti paesi che non brillano certo per progressismo sul piano sociale – fa da velo, spesso accecante alla comprensione del vero ruolo politico dei “radicali”. Impedendo di vedere che questa “difesa dei diritti civili” va a sostituire, da 40 anni a questa parte, i diritti sociali. Ossia diritti del lavoratore, sanità pubblica gratuita o quasi, istruzione pubblica di qualità, pensioni, ecc.

Dal punto di vista capitalistico, o delle imprese di qualsiasi dimensione, è la quadratura del cerchio. Si “concede” quello che è già tuo (la tua libertà di esprimerti e vivere) e si toglie quello che permette a tutti di vivere in modo dignitoso. Non è un mistero infatti che i diritti civili siano gratuiti mentre quelli sociali comportano un costo economico, che va affrontato dalla sfera pubblica con la politica fiscale.

Questo gustoso ritratto della carriera politica di Emma Bonino contribuisce a chiarire la disinvoltura con cui questo micro-partito molto mediatizzato ha attraversato la controriforma liberista del modello sociale europeo negli ultimi decenni.

Buona lettura.

*****

Emma Bonino viene eletta in parlamento nel 1994 sotto il simbolo del “Polo delle Libertà”, e si iscrive al gruppo parlamentare di Forza Italia. Si tratta del partito di Previti e Dell’Utri, arrivato al governo insieme alla Lega di Bossi e ai post-fascisti di Fini.

Da B. viene nominata alla Commissione Europea, da cui però si deve dimettere per uno scandalo di corruzione riguardante un suo collega. Ma non c’è problema: nel giro di pochi mesi, grazie alla vendita delle frequenze di Radio Radicale 2 (il cui valore era stato costruito da anni di ingenti finanziamenti pubblici) e di altri patrimoni di partito (anch’essi pompati dal finanziamento pubblico), Emma Bonino mette in piedi la più grande operazione pubblicitaria sulla politica mai vista in Italia, oltre 24 miliardi di lire in spot elettorali e materiali vari, che le fruttano l’8% alle europee.

Ovviamente la Lista Bonino smette di esistere il giorno dopo, e il Garante della Privacy la condanna per abusi nella gestione di indirizzi e-mail e numeri di telefono, ma intanto i seggi sono stati portati a casa, aderiscono allo stesso gruppo di Lega e Fiamma Tricolore e vengono utilizzati per sostenere vigorosamente le guerre coloniali americane in Kosovo e Afghanistan.

Per tutto questo tempo, Emma Bonino resta parte organica della destra berlusconiana, condividendo tutte le porcherie, le leggi ad personam, i tagli a scuola e sanità, le clientele, le ruberie, tutto.

Dopo oltre un decennio di militanza convinta nella destra berlusconiana, Emma Bonino annusa l’aria, guarda i sondaggi, e visto il calo di popolarità di B., passa armi e bagagli al centrosinistra. La sua lista “Rosa nel Pugno” insieme ai socialisti porta a casa il solito ridicolo 2%, ma grazie al premio di maggioranza conquistato dagli alleati, arrivano comunque un bel po’ di seggi in parlamento e per Emma, addirittura, un posto da ministra.

Due anni dopo, quando nasce il Pd e dichiara guerra ai piccoli partiti, il suo piccolo partito non ha problemi a sopravvivere: si accorda col Pd e si accaparra un bel po’ di posti sicuri nelle liste bloccate, dall’alto del suo 1%.

Nel 2010, inspiegabilmente, da esponente di quello che è probabilmente il più piccolo partito italiano, viene candidata a presidente del Lazio, e nonostante l’ultimo presidente di destra del Lazio sia sotto processo, Bonino riesce a perdere contro l’impresentabile Renata Polverini.

Ovviamente non passa neanche un giorno a fare opposizione nel Lazio, per non perdere il suo scranno in senato. E lo utilizza per cosa? Dall’opposizione lancia una incredibile battaglia “femminista” per alzare l’età pensionabile delle donne. In conseguenza di ciò, sosterrà convintamente il governo Monti, compresi pareggio di bilancio, riforma Fornero, ecc.

Nel 2013, la sua lista alle elezioni politiche prende lo 0,19% (meno di Forza Nuova e del Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando). In conseguenza di questo straordinario risultato, poche settimane dopo le elezioni diventa nuovamente ministra, questa volta addirittura degli esteri! E alla fine della legislatura, si mette alla testa di una lista civetta del Pd chiamata “+Europa”.

Nonostate il numero di firme da raccogliere per potersi presentare sia bassissimo (tant’è che sono riuscite a raccoglierle non solo Potere al Popolo, ma anche CasaPound, Forza Nuova, il Partito Comunista di Rizzo, la lista trotzkista di Ferrando e Bellotti, “Il Popolo della Famiglia” di Adinolfi, e il mitico “Partito Valore Umano”), Emma Bonino non ha nessuna intenzione di sporcarsi le mani, e, in coerenza con le sue battaglie laiche e libertarie, si fa prestare il simbolo dal democristiano Tabacci.

Si presenta ora alle elezioni con un programma ridicolo, che promette investimenti in ricerca e ambiente dopo aver detto nella prima pagina che intende bloccare completamente la spesa pubblica.

Le ricette che propone sono sempre le stesse: privatizzare tutto, far indebitare i cittadini, renderli licenziabili e senza alcun sostegno pubbico, farli lavorare fino a 90 anni, far pagare loro qualsiasi servizio e tenerli pronti a partire per qualsiasi guerra coloniale americana in giro per il mondo. Il tutto dietro alla cortina fumogena della legalizzazione delle droghe leggere e dei diritti civili, temi sui quali Emma Bonino e i suoi non hanno portato a casa un singolo risultato in 25 anni, pur essendo stati praticamente sempre al governo.

25 anni di trasformismo e opportunismo, di assenza totale di qualsiasi tipo di consenso popolare, di complicità con i peggiori governi di questo paese, non si cancellano con un po’ di propaganda. Se sei un elettore di sinistra, progressista, democratico, e giustamente non ti fidi del Pd di Renzi, hai tante altre scelte, informati, decidi con la tua testa, ma non cadere nella trappola di Emma Bonino.

E ricordati: Elsa Fornero vota Emma Bonino. E secondo me, nel segreto dell’urna, pure Mario Monti.

  • da Facebook.

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12 Commenti


  • Franco Astengo

    Condividendo l’analisi contenuta nell’articolo ricordo soltanto che la Bonino è entrata in Parlamento nel 1976 con il gruppo radicale ( 4 eletti, sempre nel nome della battaglia contro i piccoli partiti) e quindi protagonista di tutte le giravolte racdicali dell’epoca. Quindi ci sarebbe molto da aggiungere, anche sul terreno dell’appropriarsi dei referendum su divorzio e aborto. Addirittura per quel che riguarda l’aborto (1981) i radicali presentarono un loro referendum abrogativo della legge 194 che fu bocciato ancor più sonoramente di quello degli integralisti cattolici? Oppure come non ricordare l’astensione – decisiva – sulla richiesta di sospensiva dell’arresto per Toni Negri, dopo che il teorico dell’autonomia era stato eletto nelle lore liste per farlo uscire di galera (una strumentalizzazione abnorme che lo stesso Negri riconosce sostanzialmente nel suo ultimo libro “Galera ed Esilio”? Ancora lo schierarsi per il maggioritario assieme a Segni e al PDS nel referendum del 18 Aprile 1993, il più disgraziato della storia d’Italia?Mi fermo a questo punto ma sarebbe interessante proseguire ancora.


  • Mic

    Utilissimo «promemoria» e antidoto alle narrazioni tossiche e farlocche.
    Un esempio: provate a cercare “Emma Bonino” sul sito di Radio popolare (già «storica emittente della sinistra milanese») e ne uscirà il ritratto di una paladina dell’antifascismo, del femminismo e dell’opposizione alla guerra (!)…


  • pier

    e quando si è schierata a favore dell’intervento militare in Kosovo, dando sponda a chi pompava a dismisura il numero di rifugiati kosovaro-albanesi per giustificare l’azione della NATO?


  • Antonio

    Probabilmente ho scritto troppo ma sicuramente ho scritto troppo poco.
    1. Essere “anticomunista”, qualora fosse vero, non è una colpa, né un reato e Emma Bonino oggi non è candidata con nessuna lista o alleato che abbia minimamente a che fare con il comunismo. Quindi qual è il problema? Chi guarda con comprensione i radicali forse crede di stare a sinistra, chi li sostiene no. Quindi, ancora una volta, qual è il problema?
    2. Se si ha una concezione dei diritti civili più avanzata della tua e una concezione del sistema economico diversa dalla tua perché ti senti spaesato/a?
    3. La “ovvia e scontata” difesa delle libertà individuali non è mai stata fatta dalla sinistra. Ma probabilmente è perché la sinistra non è mai ovvia e scontata.
    4. La storia politica di E.B. non comincia nel 1994
    5. Lo scandalo in seguito al quale si è dimessa l’intera commissione (non solo Bonino) riguardava per l’appunto una sua collega. Quindi?
    6. Davvero in Italia la Lista Bonino ha speso più denari di chiunque altro in una campagna elettorale? Sicuro sicuro? Naturalmente questa notizia ha delle fonti certe, vero?
    7. Effettivamente Emma Bonino ha mandato un bel po’ di spam via posta e posta elettronica. Colpevole!
    8. Le guerre sono sempre tremende, mettere fine alla politica di Slobodan Milosevic ha generato molte sofferenze. Ma seguire la pratica dell’astensionismo qualche anno prima, e sempre nei confronti di Milosevic, ha permesso per tre anni la più grande vergogna d’Europa, l’assedio di Sarajevo. Non dimenticate mai cosa è stata Sarajevo 1992-95.
    9. Che i Radicali transitino tra centrodestra e centrosinistra è perfettamente coerente con i Radicali. Non è un dramma se molti se ne scandalizzano. Tanto chi se ne scandalizza non li voterebbe mai ipso facto.
    10. I ministri possono anche essere esterni al parlamento quindi anche con lo 0%. C’è una colpa nell’essere ministro da componente minoritario di una coalizione di governo? Quale?
    11. Se il PD ha fatto posto nelle sue liste ad alcuni Radicali, evidentemente aveva bisogno di quei pochissimi voti. Chi non voleva non li ha votati.
    12. La sconfitta alle Regionali del 2010 ha una storia e dei protagonisti ben precisi. Citare brevemente un preambolo e un epilogo è un pessimo modo di raccontare un evento.
    13. Sulla questione delle firme alle elezioni attuali, il caso delle altre liste citate che meritoriamente hanno raccolto le firme, è del tutto diverso. Citare il fatto in questa maniera denota una sostanziale ignoranza dei fatti. Mi limito a fornire un aiuto: la discriminante sta nell’essere parte di una coalizione.
    14. Non la votate. Ma dire “non votate per lei perché anche un altro/a vota per lei” è così sciocco! Il mondo è pieno di ignoranti, assassini, ladri, misogini… Tutta questa gente può votare qualcuno. Se ti senti squalificato dal voto di un altro hai problemi ben più gravi delle elezioni politiche.


  • Linda

    Bravissimo Antonio. Concordo in pieno!!


  • Christian

    E così avete scopiazzato paro paro il post di Lorenzo da Facebook senza chiedergli il permesso e mettendo il suo nome per pararvi il culo. Bravi bravi


    • Redazione Contropiano

      se si citano fonte, autore e luogo non c’è alcuna appropriazione indebita, ma una valorizzazione del lavoro già fatto (abbiamo qualche lettore in più di un post su Fb). E’ una scopiazzatura quando si fa credereche sia farina del nostro sacco.
      Ma questo lo sanno tutti, meno che i rompicoglioni professionali…


  • Barbara

    Analisi impeccabile!


  • Salvatore

    Bravo Antonio! Posso condividerti?


  • Igor

    Complimenti sinceri per il tuo articolo .Non dimentichiamoci il caso Shalabayeva che coinvolse l’allora Ministra degli esteri(?) Emma Bonino.Lì c’è ancora molto da raccontare


  • Paolo

    Premesso che i toni usati in questo articolo sono del tutto sbagliati (l’uso improprio del termine fascismo che ci sta condannando, a sinistra, a diventare caricature allarmiste superficiali) compresa la chiosa finale che cerca di fare propaganda spingendo i meno informati a votare altro, non mi sembra che in questo elenco di informazioni siano riportati degli errori (forse solo lo svarione sull’inizio della carriera politica).
    Quindi Antonio tu stai criticando solo il senso di questo articolo, non delle inesattezze. La Bonino con la sua storia politica ha dimostrato di essere al pari di tanti radicali una opportunista e trasformista che con il concetto preciso di sinistra c’entra poco e niente. Non vale citare gli obbrobri fatti dal PD come termine di confronto: neanche il PD è un partito appetibile per un elettore con valori di sinistra, ormai. Ciò significa che il senso di questo articolo è uno: la Bonino non è di sinistra e non ne condivide i valori. Io ho letto il suo programma della lista +Europa e ho trovato terrificanti diversi punti, ad esempio quello di abolire il valore legale dei titoli di studio, per citarne uno (che creerebbe divari ulteriori fra le classi sociali), insomma questo articolo non dice fesserie, è solo scritto maluccio forse perché è uno status. Ma io da persona con valori di sinistra so bene che i Radicali, come i grillini, sono distanti anni luce dall’idea di equità sociale vera.
    E mi piacerebbe che quando si citano le famose lotte fra gli anni 60-70 si citassero soprattutto le associazioni e i gruppi extraparlamentari, che con il loro attivismo hanno costretto i governi dell’epoca di prendere atto delle urgenze sociali (diritto all’aborto, al divorzio, etc.). Le forze extraparlamentari hanno giocato un grande ruolo. Tutto il resto che ne è derivato, per qualcuno è stato un ottimo trampolino d’oro per carrierismi personali.


  • luca favalli

    Emma Bonino è una liberale da sempre, sbagliano quelli che da sinistra la considerano una compagna. del resto i radicali nascono dal partito liberale quindi perchè sorprendersi delle loro posizioni interventiste sul piano internazionale sempre a favore degli USA, e come tutti i liberali è per privatizzare spesso senza criterio come si è visto non considerano nemmeno i settori strategici che devono restare pubblici come l’energia e l’acqua no per loro conta il profitto, quello che mi domando è perchè sono usciti dal PLI se poi ragionano nello stesso modo, cambiano nome ma rimangono gli stessi.

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