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L’Italia dei veleni, una mappatura (2° puntata)

I medici dell’Istituto Nazionale Tumori Istituto Pascale di Napoli, che riportano alcuni dati di uno studio sull’andamento per morte da tumore delle province di Napoli e di Caserta, affermano che l’eccesso di mortalità per cancro in queste zone “è un problema sociale e ambientale, oltre che sanitario, di vasta dimensione e di notevole gravità che richiederebbe una maggiore attenzione da parte delle istituzioni”. Da questi dati si vede che l’aumento dei tumori è in netta controtendenza, sia con i dati nazionali che con quelli delle altre province Campane. Da questo insieme, riguardanti in particolare i tumori polmonari, si vede che nel periodo che va dal 2003 al 2008 – rispetto al periodo 1988-1990 – vi è un aumento del 47% nei maschi e del 40% tra le donne (in provincia di Napoli); mentre in quella di Caserta l’incremento è rispettivamente del 28,4% e del 37,2%. Va aggiunto che in ambedue i territori il consumo delle sigarette o è leggermente aumentato o è comunque di proporzioni tali da non giustificare simile aumento tumorale.

Nei bambini da 0 a 14 anni sono in forte aumento i tumori, soprattutto cerebrali e in particolare il medulloblastoma. A gennaio del 2014 è stato finalmente istituito il Registro Campano dei tumori pediatrici, ma in Campania il Registro dei Tumori (da cui si potrebbero ottenere importanti informazioni su quel che sta avvenendo nella “Terra dei Fuochi”) è inattivo, rimane una mera speranza. Quel che preoccupa molto – a parte i tumori laringei e polmonari, del colon e del seno – è il tumore del fegato che, secondo alcuni dati, è aumentato del 300%. Nonostante la prudenza mostrata dal professor Donato Greco – consulente dell’Istituto Superiore di Sanità – relativa allo stretto rapporto tra i rifiuti interrati nella “Terra dei Fuochi” e l’aumento dei tumori (i casi di cancro al fegato sono soprattutto correlati dalla notevole incidenza di Epatite B e C), il professor Marfella la pensa in modo nettamente diverso. Dice infatti: I virus di epatite B e C sono responsabili patogeneticamente del 95% dei casi di cancro del fegato. La restante parte di solito è dovuta all’alcool, ma i dati ufficiali di Osserva salute 2012, appena pubblicati a maggio 2013, attestano che la Campania è la Regione d’Italia che consuma meno alcool di tutti. L’incremento del cancro al fegato, rispetto alla media nazionale, è da tempo oltre il 300%. Ripeto, come dice il prof. Greco, il 95% è dovuto ai virus B e C, però non dice quanti casi di cancro al fegato sono virus negativi. Questo è un dato di estremo interesse che è regolarmente omesso! A detta dei colleghi che si occupano di cancro al fegato, circa il 30% del cancro è virus-negativo”(nota 1).

Il prof. Antonio Marfella – Farmacologo e Oncologo all’Istituto Nazionale per la Cura dei Tumori, “Fondazione Sen. G.Pascale” di Napoli – prosegue così: Altre cause oltre il virus incidono in Campania. Ci sono dei veleni che cooperano con i virus B e C: si tratta dei policlorobifenili e polibromobifenili sversati dalla camorra nelle campagne di Acerra, Caivano e Giugliano. Esistono sufficienti prove sperimentali che hanno indotto lo IARC (Agenzia ufficiale per i tossici cancerogeni di Lione) ad inserire i polibromobifenili tra le sostanze epato-cancerogene certe, specie per colangio-carcinoma epatico, come pubblicato sul Lancet Oncology del marzo 2013. Ebbene, anche il pessimo SEBIOREC rileva un eccesso di queste sostanze negli stessi paesi che sono tra i comuni con eccesso di cancro al fegato.. (nota 2)

Antonio Giordano, oncologo e genetista, in collaborazione con la Fondazione Pascale, sta conducendo uno studio sulle sostanze tossiche, l’inquinamento dell’ambiente e lo sviluppo tumorale, soprattutto su metalli pesanti, amianto, benzopirene e cloruro di vinile. Lo studio del genetista – dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia, negli Stati Uniti – cercherà di stabilire in tempi rapidi i meccanismi di azione delle sostanze tossiche. Si verrà a stabilire come queste sostanze possano agire sul rischio oncologico delle persone che vivono in tutte quelle zone dove c’è un inquinamento dell’ambiente, o uno sversamento di rifiuti tossici. In pratica, sullo sviluppo dei tumori e di altre malattie. Ma il problema non riguarda solo la Campania.

 *(nota 1 e 2) fonte da: http://news.you-ng.it/2013/07/07/campania-i-casi-di-cancro-al-fegato-aumentano-del-300/

 (2 continua)

qui la prima puntata: http://www.contropiano.org/articoli/item/21363

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