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Bologna: studenti in piazza contro l’alternanza scuola-lavoro

Questa mattina a partire dalle nove, alcune centinaia di studenti sono scesi in piazza per protestare contro l’alternanza scuola-lavoro, che obbliga gli studenti del 4° e 5° anno di medie superiori dalle 200 alle 400 ore di lavoro obbligatorio e gratuito, spesso senza alcuna attinenza col percorso formativo intrapreso.

Oltre ad essere una pratica che rasenta lo sfruttamento del lavoro minorile, l’alternanza è assurta agli onori delle cronache per fatti vergognosi accaduti negli ultimi mesi: dalle ragazzine molestate dal “datore di lavoro” sotto ricatto di bocciatura dall’anno scolastico (http://www.huffingtonpost.it/), al giovane di La Spezia (http://contropiano.org/news/) che è stato vittima di un grave incidente mentre guidava un muletto (a 17 anni…), oltre alle centinaia di ragazzi e ragazze sfruttati da ristoratori e albergatori durante la stagione estiva con orari massacranti.

In Emilia Romagna poi, non poteva mancare la mano di FICO Eataly World, il mega parco agroalimentare d’eccellenza, fiore all’occhiello del renzianissimo Oscar Farinetti e dell’attuale amministrazione comunale che verrà inaugurato il mese prossimo con tutta probabilità. FICO infatti, ha già attivato un progetto all’interno del programma dell’alternanza scuola-lavoro, che coinvolgerà ben 20.000 studenti, provenienti da oltre 200 scuole in tutta Italia. Il tutto con la collaborazione e go-gestione di Randstad, colosso multinazionale del lavoro interinale.

Durante la mattinata due sono stati gli appuntamenti cittadini: quello lanciato dal collettivo autonomo studentesco, che ha sfilato con un corteo per il centro fino a raggiungere la zona universitaria scandendo slogan “scortato” da un inusitato dispiegamento di forze dell’ordine (circa 70-80 celerini hanno seguito tutto il percorso del corteo) e quello dell’Unione degli Studenti, che si è data appuntamento in piazza Nettuno per un’assemblea aperta ed una discussione sulla questione dell’alternanza.

I due concentramenti non hanno avuto momenti d’incontro, in quanto nel primo si rivendicava chiaramente la contrarietà e la totale opposizione all’alternanza, mentre nella seconda piazza si portava avanti una linea più vicina a quella della CGIL e della sinistra istituzionale, con posizioni più concilianti ed aperte al mantenimento dell’alternanza ma riveduta e corretta. Anche perché, come recentemente emerso dai quotidiani, anche la stessa CGIL (che pure formalmente supporta lo sciopero studentesco) fa e farà uso dell’alternanza scuola-lavoro, sfruttando giovani studenti e facendoli lavorare gratuitamente.

Dunque se da una parte è un bene che a Bologna, come in molte altre città, ci siano state mobilitazioni contro questo provvedimento vergognoso, dall’altra non si può non notare come ci sia una frattura che rischia di indebolire un fronte di lotta giusto e legittimo e che, in molti casi, ha anche portato alla scelta di non scendere in piazza con gli studenti, pur supportando al 100% la loro lotta.

Infatti, come scrive USB Scuola in un comunicato a favore di questa lotta degli studenti, “Diciamo chiaramente all’universo studentesco del 13 ottobre che non saremo in molte delle piazze con loro, perché la presenza della Flc Cgil rende impossibile qualsiasi adesione ad iniziative di piazza in cui gli sfruttatori (la Cgil) e gli sfruttati (gli studenti) siano gli uni accanto agli altri in silenzio, svuotando e depotenziando i contenuti di quella lotta e di quella manifestazione” e conclude: “invitiamo i movimenti studenteschi di tutta Italia a rifiutare la presenza della CGIL alla manifestazione e a prendere le distanze da chi conduce una politica sindacale doppiogiochista, opportunista e indiscutibilmente impresentabile”.

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