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Roma. E’ morta Simonetta Salacone

“E' morta Simonetta”. Così in molti conoscevano ed hanno conosciuto Simonetta Salacone, per una vita punto di riferimento di chi si è battuto per una scuola delle uguaglianze, laica e democratica. Lo ha fatto sul campo, come direttrice e poi dirigente di una scuola elementare nella zona di Centocelle. La scuola di via Ferraironi, diventata negli anni '90 la scuola “Iqbal Masih” dedicato al bambino pakistano che lottava per i suoi e i diritti di tutti e per questo fu ucciso.

Una scuola che ha accompagnato anche le trasformazioni sociali del quartiere, diventato Casilino 23 con gli insediamenti abitativi realizzati dalle cooperative “rosse” e “bianche” per famiglie di lavoratori diventati ceto medio. I loro figli andavano alla scuola del quartiere e lì incontravano Simonetta, una direttrice ben presente e ben attenta a fare di quella scuola un presidio progressista e democratico nel territorio.

Moltissimi dei figli di tanti compagni della zona hanno frequentato quella scuola, trasformando spesso il cortile in una sorta di luogo sociale in attesa che i ragazzini vi dilagassero all'uscita. E con Simonetta era sempre possibile confrontarsi sui problemi della scuola. Per far fronte alle grandi battaglie e alle quotidiane piccole rogne di una struttura che deve funzionare tutti i giorni.

Simonetta aveva tentato anche la strada delle elezioni a consigliere comunale nelle file dei partiti della sinistra, ma gli apparati elettorali alla fine vedevano sempre prevalere i professionisti della politica sulla sua competenza.

Con la morte di Simonetta Salacone la battaglia per la qualità della scuola pubblica, e non solo, perde una protagonista importante.

Vogliamo ricordarla con una frase di una sua lettera aperta del 2011, in quelle parole c'è tutta la determinazione della Simonetta che molti di noi hanno conosciuto:

"Mai la Scuola" azienda" , diretta da"consigli di amministrazione" e condizionata da impostazioni ideologiche predefinite sarà più libera della Scuola di tutti.
Prego tutti i genitori che hanno fatto l'esperienza della ricchezza della scuola di tutti e che per i propri figli hanno scelto una scuola "libera" e non condizionata da indirizzi confessionali o ideologici di far sentire la propria voce e di spiegare al nostro Presidente del Consiglio che si fregia di essere un "liberale" che la scuola pubblica statale è scuola di democrazia e di pluralismo e che la partecipazione sociale è la condizione che ne garantisce la funzione sociale e la libertà."

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