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Roma. Lettera aperta agli abitanti di Tiburtino III, della Tiburtina, della città

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In questi giorni Tiburtino III è stato il protagonista di tutti i mezzi di stampa nazionali per una menzogna e falso è stato lo scenario descritto: una borgata in cui gli abitanti sono vittime indifese degli immigrati, come un quartiere di sceriffi che si fanno giustizia da soli.
Una bufala che è durata meno di 48 ore. Peccato che la smentita, poi, è stata relegata in alcuni spazi mediatici della cronaca locale. Non in tutti. Non sulle prime pagine.

Non una parola, ovviamente, sulle vere criticità di Tiburtino: la disoccupazione, lo stato di abbandono e degrado delle case popolari, il rischio di sgomberi a pioggia dei residenti “senza titolo” negli alloggi ATER, la chiusura delle piccole attività commerciali, la piaga della droga, la scarsità di spazi di socialità e cultura.

Non contenti, un altro gruppo di sceriffi ha impedito pochi giorni fa a un gruppo di migranti di tornare al centro dalla vicina chiesa di Santa Maria del Soccorso. È dovuta intervenire la Polizia.
Qualche decina di persone, molte neanche del quartiere, stanno diventando quelli che rappresentano Tiburtino III: un luogo razzista, xenofobo, violento, il cui unico problema è il centro di via del Frantoio gestito dalla Croce Rossa, aperto a seguito dello sgombero della baraccopoli di Ponte Mammolo nel maggio 2015, che oggi ospita poche decine di persone.

Pur convinti che l’accoglienza dovrebbe essere gestita diversamente e che non dovrebbe essere fonte di speculazione (come invece è stata), pensiamo che le gravi criticità del quartiere non hanno il colore dei migranti e non hanno come sede via del Frantoio.

In molti ci siamo indignati per quanto accaduto; in molti ci siamo vergognati di essere accomunati ai bugiardi e ai loschi individui che hanno fatto parlare di Tiburtino III; in molti abbiamo pensato che sono stati superati i limiti; in molti pensiamo che bisogna dire basta una volta per tutte all’odio xenofobo e alla violenza razzista.

Difendiamo la dignità e l’integrità delle persone, denunciamo il sistema che non funziona e ci battiamo per avere un quartiere migliore, libero dalla malavita e dal malaffare, in grado di garantire casa e lavoro per tutti, spazi liberi in cui esprimere la creatività e la solidarietà.

Il quartiere ha più volte dimostrato di non cadere nell’inganno della guerra tra poveri e che certi discorsi seminatori di odio non sono i benvenuti a Tiburtino: questo dobbiamo affermare di nuovo. È ora di scendere in strada per tracciare una chiara linea di demarcazione: le menzogne, ma sopratutto la violenza razzista non sono tollerabili, né ora e né mai. Non c’è giustificazione, non c’è tensione, non c’è pretestuosa ragione che tenga.

Perciò invitiamo gli abitanti del quartiere, di tutta la Tiburtina e di tutta la città, le associazioni, i comitati, le realtà sociali che si riconoscono in tale appello a una ASSEMBLEA PUBBLICA martedì 12 settembre alle ore 18 al Circolo Arci Concetto Marchesi di via del Frantoio 9/c per organizzare una mobilitazione in quartiere.

Nodo Territoriale Tiburtina

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