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Roma. Scenario da “Suburra” nelle elezioni di Ostia

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Nelle elezioni per il Municipio di Ostia (quasi 250mila abitanti, praticamente una media/grande città italiana) l’affluenza alle urne è stata del 36,15%, ben 20 punti percentuali in meno del primo turno delle comunali del 2016 quando la partecipazione era stata del 56,11%. In pratica sono andate a votare solo 67.125 le persone sulle 185mila aventi diritto al voto.

Di queste quasi 23mila hanno votato per la candidata del M5S, quasi 20mila la candidata del centro-destra, poco più di seimila il candidato fascista del binomio Casa Pound/Clan Spada,  qualcuno di meno lo ha preso il candidato indipendente della sinistra fuori dal Pd, un ex sacerdote che ha ritenuto quel quadrante massacrato dalla malavita, dal degrado e dal business del litorale una sorta di “terra di missione”. Il Pd aveva affidato le sue sorti all’improbabile Athos De Luca, un cambiatore di casacca professionale disposto a tutto pur di avere una carica istituzionale ma ha convinto solo il 13% dei 67mila votanti. Del resto nel Municipio di Ostia il Pd era quello messo peggio.  Il Municipio era stato commissariato per infiltrazioni malavitose proprio durante l’amministrazione piddina.

Adesso andranno al ballottaggio per la presidenza del Municipio due donne, la candidata del M5S Di Pillo e quella del centro-destra Picca, quest’ultima potrà contare sul sostegno di Casa Pound, mentre da un eventuale sostegno all’esponente del M5S si è già chiamato fuori il Pd. Al momento non è pervenuta la posizione di Franco De Donno, l’ex sacerdote sostenuto dalla sinistra e da una lista civica né quella dell’ex consigliere di Sel Bellomo che invece ha corso in solitaria.

Se sul piano numerico il risultato dei fascisti non è certo un plebiscito (seimila voti), è indicativo che il loro maggior bacino elettorale sia stata Nuova Ostia, la zona più sottoproletaria e degradata del Municipio e regno del clan Spada, un clan di rom italiani che dopo il declino del clan Fasciani (di cui erano membri diversi fascisti) si è imposto come struttura di comando malavitoso locale.

Si conferma così un micidiale combinato disposto tra le condizioni sociali sempre peggiori per i settori popolari che vedono come possibile sponda politica un gruppo fascista come Casa Pound e la conferma delle strettissime connessioni tra  gruppi fascisti e la malavita che diventano strutture di potere e controllo in alcuni territori, soprattutto nelle periferie.

Insomma lo scenario reso noto dal libro, dal film e dalla serie televisiva di Suburra viene declinato in un municipio della Capitale grande come una città, non certo casualmente in un territorio  che era al centro dell’operazione Waterfront. Quest’ultimo non uno scenario di fantapolitica ma una delibera reale in discussione nella giunta fascista di Alemanno e che avrebbe voluto trasformare il litorale nella “Atlantic City all’amatriciana”, con grandi investimenti di capitali sporchi da riciclare, una mecca per l’economia criminale e i flussi di finanziamento di ritorno per i gruppi neofascisti.

Uno scenari, quello di Ostia,  non irripetibile in altri territori e contro il quale la sinistra istituzionale sembra aver esaurito ogni difesa immunitaria o capacità di reazione. Una riflessione e un cambio simultaneo di mentalità e di passo si impongono,  da adottare rapidamente per le esigenze popolari e democratiche nella Capitale.

 

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