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Roma. Salvini e Macron, stessa polizia: attacco al liceo Morgagni

Uno stile di governo fascista si riconosce da lontano. E Salvini e Macron si rivelano assolutamente identici, con un uso della polizia nei confronti dei ragazzi dei licei che non lascia trasparire differenze.

Nello sgombero del liceo Morgagni, a Roma, c’è stato però quel tocco di fetido che contraddistingue i bassi livelli del comando italico, quelli appecoronati ai forti ma dispotici nei confronti dei più deboli.

I ragazzi erano entrati sabato notte nell’istituto per protestare contro le politiche governative e dare inizio a una settimana di incontri e dibattiti; e ieri mattina si erano chiusi dentro la scuola.

Solo una professoressa, a quanto pare l’unica che ancora interpreta il suo ruolo secondo professionalità, li aveva avvertiti dello sgombero imminente, invocato invece dalla dirigente dell’istituto.

Fin qui quasi tutto nella norma di questi tempi davvero anomali. Il “tocco” in più lo hanno voluto però dare non soltanto i poliziotti intervenuti, ma anche la preside e un gruppo di “docenti” che evidentemente dovevano scegliersi un altro mestiere.

Alcuni studenti, infatti, sono stati obbligati a ripulire tutti tra umiliazioni e insulti, battutacce e derisione a piene mani. Si tratta di tre ragazzi eletti come rappresentanti d’istituto – figura prevista da norme e regolamenti, niente affatto “sovversiva” – e che quindi erano stati delegati a parlare con gli agenti, consegnando anche i propri documenti.

La stessa successione temporale degli eventi aiuta a chiarire l’intento delle “istituzioni”. La scuola era stata infatti praticamente abbandonata da tutti gli studenti, quando la polizia ha fatto irruzione in forze.

I tre rappresentanti sono però stati obbligati a rimanere e munirsi – come si suol dire in caserma – di “scopa e ramazza”. Con il coretto sciacallesco che infanga in modo particolare chi, tra gli improvvisati aguzzini, dovrebbe avere una funzione “formativa”.

Siamo rimasti dentro solo noi tre a pulire mentre gli agenti ci insultavano e i professori filmavano quello che stava succedendo”.

Ci dicevano ‘pulite schifosi’, ‘zitti e lavorate’, mentre la dirigente, il dsga e alcuni docenti ridevano e ci facevano foto e video. Non capiamo il perché di questo gesto, dato che eravamo già usciti dalla scuola e abbiamo occupato solo otto ore, di cui sette passate a parlare con i docenti e gli agenti di Polizia”.

In più la dirigente scolastica ha pensato bene di denunciarli penalmente, sia mai detto che la “punizione” fosse stata insufficiente.

Il perché di questo comportamento sbirro-professoresco ci sembra solare. “Vanno terrorizzati da piccoli, anche a bastonate… sia mai detto che diventino uomini e donne capaci di pensiero”.

Il contrario delle ragioni per cui esiste l’istruzione pubblica.

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1 Commento


  • Daniele

    Pagherete caro, Pagherete Tutto!

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