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Foggia. Incendio nel ghetto dei braccianti. Morti carbonizzati due migranti

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Due migranti, Mahamadou Konatè e Nhouou Doumbouya, sono morti carbonizzati a causa di un incendio divampato nel “grande ghetto” tra Rignano Garganico e San Severo, in provincia di Foggia, una baraccopoli che si estende su 5.000 metri quadri. Mercoledì mattina quello che viene chiamato come il “grande ghetto” era stato sgomberato dalle forze dell’ordine nell’ambito di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Bari del 2016 per presunte infiltrazioni mafiose. Al momento dello sgombero erano presenti circa 250 migranti e ieri notte in oltre cento hanno dormito a ridosso del campo, sperando di prendere nuovamente possesso delle loro case. Sempre ieri quasi duecento migranti avevano protestato sotto la Prefettura di Foggia, per chiedere di riaprire la baraccopoli dove vivevano. "Si parla di due morti nella notte nel ghetto dei braccianti di Rignano Garganico a Foggia, in seguito a un incendio. Tutta la solidarietà del Coordinamento Lavoratori agricoli USB ai familiari delle vittime e a tutti i braccianti", commenta Aboubakar Soumahoro "Adesso parte la passarella delle solite dichiarazioni ipocrite di circostanza déjà vu. Mentre i braccianti vengono deportati da giorni".

Già a dicembre nello stesso campo c'era stato un altri incendio. Le fiamme in quella occasione hanno distrutto un centinaio di baracche del villaggio che ospita diversi braccianti africani. Un uomo rimase un contuso e un altro intossicato. Sempre a dicembre in un altro campo di baracche in località `Pescia´, nel territorio tra Borgo Mezzanone e Tressanti, a una ventina di chilometri da Foggia, c'era stato un incendio e un ragazzo di 20 anni era morto carbonizzato in un violento incendio che si era sviluppato nella notte, forse a causa di una stufetta mal funzionante, all’interno del cosiddetto `Ghetto dei Bulgari´.

L'Usb su quanto avvenuto ha emesso il seguente comunicato:

La morte dei due braccianti, Mahamadou Konaté e Nouhou Doumbouya, nella notte scorsa a seguito dell'incendio probabilmente doloso è l'ennesima dimostrazione di un sistema che tiene in ostaggio tra sfruttamento lavorativo e sociale i braccianti – denuncia Aboubakar Soumahoro del Coordinamento lavoratori agricoli USB – I lavoratori sono vittime di una condizione di continue vessazioni tra ricatti e repressioni di ogni genere e negli ultimi giorni deportazioni e mancata fornitura d'acqua da parte delle istituzioni locali. E probabilmente la disponibilità d'acqua probabilmente avrebbe evitato la morte dei lavoratori.
La situazione nelle campagne del foggiano – prosegue Soumahoro – è il risultato di politiche fallimentari che vanno avanti da oltre un decennio, come anche è verificabile in altre regioni, e l'attuale Giunta regionale non ha alibi. Perché anziché individuare soluzioni alternative dignitose sul piano abitativo e lavorativo, si è proseguito con la politica repressiva in netto contrasto con le solite dichiarazioni ipocrite di circostanza.
Intanto – continua il sindacalista USB – l'USB ha chiesto un incontro urgente con il Prefetto di Foggia e il Ministero dell'Interno, per trovare una soluzione immediata e dignitosa per i lavoratori braccianti rimasti e la sospensione di qualsiasi operazione di trasferimento non concordato con i lavoratori stessi. L'USB denuncia per l'ennesima volta le responsabilità del Governo Nazionale e dei vari Governi Locali incapaci di affrontare con una vera politica di inserimento lavorativo e sociale, la condizione delle migliaia di lavoratori che oggi ancora garantiscono la raccolta nelle campagne e la filiera della agroindustria alimentare, sbandierata come fiore all'occhiello del Made in Italy.
L'USB è impegnata da tempo nella lotta per i diritti dei braccianti attraverso il processo di sindacalizzazione. Un percorso – conclude Soumahoro – che sta riscontrando una risposta positiva dei lavoratori come avvenuto ultimamente nella riunione degli oltre 300 braccianti a San Ferdinando nella Piana di Gioia Tauro, e prima ancora a Venosa in Basilicata.

 

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