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Catania. Il giudice Fonzo: “Il Trattato di Dublino è un danno!”

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La presentazione del libro “ A MANI NUDE”, di Lucia Andreano – che affronta la storia del musulmano ceramista albanese Besnik Harizaj, giunto in Italia durante uno dei tanti flussi dell’immigrazione albanese – presentato l’altra sera a Catania, presso il Centro Culturale Contemporaneo  ZO nell’ambito di un  incontro-dibattito sul tema “Immigrazione, Identità, Integrazione”,  ha registrato l’interessante intervento di Ignazio Fonzo, procuratore aggiunto di  Catania.  

Ilha evidenziato come la stragrande maggioranza delle storie delle persone migranti non si concludano come la storia  di Benisk,  definita “quasi rosa”, portando ad esempio le stragi che insanguinano da anni il Mediterraneo. Inoltre, il magistrato ha criticato con estrema decisione  il Trattato di Dublino, quel regolamento dell’Unione Europea che stabilisce criteri e meccanismi per l’esame, e l’eventuale approvazione, di una “domanda di protezione internazionale” presentata da un cittadino di un Paese terzo.

Quello cui fa riferimento il procuratore Fonzo è l’articolo 13 di questo Trattato, che impone: “quando è accertato (…) che il richiedente ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un Paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per l’esame della domanda di protezione internazionale”. In altre parole, la responsabilità dell’asilo è del Paese di primo sbarco. Ovvero: chi arriva in Italia tocca all’Italia, chi in Spagna alla Spagna e via…

In base a questo principio sono nati “Centri” come quello di Mineo che, come dimostrano oggettivamente i fatti, impongono a donne e uomini migranti di diventare un numero e rimanere sospesi in uno status indeterminato nel Paese dove sono giunti.

Si chiede, infatti, il giudice Fonzo: “Il Trattato di Dublino è un danno! Ma, quante, di queste persone migranti resterebbero in Italia, se non ci fosse il Trattato di Dublino?”.

Dopo gli interventi programmati, il microfono è “passato” al pubblico. Fra i tanti interventi, quello del giornalista Orazio Vasta, che ha ripreso il tema sollevato dal giudice: “E’ giusto – ha detto – denunciare la gravità del Trattato di Dublino, ma non possiamo non denunciare i decreti e i codici del ministero dell’Interno, i decreti e i codici di Minniti, che stanno consegnando le sorelle e i fratelli migranti alla deportazione e al massacro per mano della mafia libica. Eurostop chiede le dimissioni di Minniti!”.

Presenti, nella sala strapiena, anche tanti rappresentanti di associazioni e organizzazioni impegnate in vari settori, e  fra questi – citata dal giornalista Andrea Lodato, che ha condotto l’incontro – Claudia Urzì, del coordinamento nazionale USB Scuola, di cui Lodato ha evidenziato l’impegno contro il razzismo.

L’USB – ha affermato la compagna Urzì –  da sempre in prima linea contro il razzismo e ogni forma di discriminazione,  ha l’orgoglio di avere tra i propri iscritti numerosi lavoratori immigrati. Presenti in gran parte all’interno del Coordinamento Lavoratori Agricoli USB e nel settore della logistica, entrambi settori di alto sfruttamento e nuove schiavitù. Per nostra scelta non esiste un settore “Migranti”. Le sorelle e i fratelli migranti, in quanto lavoratrici e lavoratori, sono rappresentati nei vari comparti. Attraverso la dignità del lavoro e la sindacalizzazione si riacquista il proprio ruolo nella società”.

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