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Lunedì, 06 Luglio 2015 08:58

Firenze. Incontro con i licenziati Fiat

Venerdí 10 luglio al Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos

alle ore 20.00
aperitivo, ore 20.30 iniziativa e dibattito con alcuni operai licenziati
della FIAT di Pomigliano.

A seguire cena e serata benefit.

Contro licenziamenti politici, provvedimenti disciplinari, reparti
confino e repressione sui luoghi di lavoro

ESTENDERE LA SOLIDARIETÀ
RILANCIARE LA LOTTA!

Assemblea NO Jobs Act -Firenze

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Pubblicato in Eventi

"Nella Roma di mafia capitale oggi 23 giugno 2015 la priorità di questura e amministrazione è sgomberare uno spazio di cultura e socialità sottratto dal 2010 alla speculazione. La proprietà Longobardi per 30 anni l'aveva lasciato abbandonato come per gli altri quattro cinema che possiede nello stesso quadrante", scrivono gli ex occupanti nel volantino che distribuiscono durante l'iniziativa di oggi.

"Sventolando una presunta inagibilità dell'edifico, tutta da verificare, 6 blindati si sono presentati per sgomberare il CineTeatro Preneste che da anni svolge attività culturali nel quartiere. Contestualmente ne hanno approfittato per sgomberare la palazzina adiacente che dava una risposta concreta all'emergenza abitativa di diversi giovani 'precari'". 

Dopo l'assemblea si è snodato un corteo per le vie del quartiere.

Foto di Patrizia Cortellessa.

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Pubblicato in Italia (flash news)

Di fronte a razzismi, sfruttamento e business dell’accoglienza bisogna agire uniti per la giustizia sociale e la libertà di circolazione! Non possiamo consegnare il nostro destino nelle mani di coloro che di fatto hanno costruito la loro fortuna sul piano elettorale, mediatico ed economico, mettendo in contrapposizione migranti e italiani, migranti ed europei, fomentando razzismi e pregiudizi!

Oggi l’Unione Europea (UE), la Banca Centrale Europea, insieme ai vari governi europei, hanno trasformato i migranti in dannati della terra, mentre in un contesto di crisi economica e culturale si sta intenzionalmente scatenando una “caccia alle streghe” contro chi arriva in Europa spinto da guerre, fame, persecuzione, o nella speranza di condizioni di vita migliori.

In questi anni l’Italia ed i paesi membri UE hanno costruito, attraverso leggi o norme come la Bossi-Fini, il Regolamento Dublino III, l’Accordo di Schengen, i CIE, le varie delibere anti-migranti o anti Rom, le basi culturali e materiali del razzismo e di una guerra tra poveri nelle periferie, diventate delle vere discariche di disagi sociali: disoccupazione, taglio al trasporto pubblico locale, mancanza di asili nido, sfratti in crescita gigantesca, famiglie costrette a vivere nella fame e nella povertà.

Nel frattempo alcuni soggetti nel mondo delle cooperative (rosse, bianche, laiche, eccetera) hanno costruito un vero impero economico nella gestione dei centri accoglienza, utilizzando mezzi legali ed illegali, sulla pelle dei migranti e sullo sfruttamento degli operatori: “Mafia Capitale” non è purtroppo un caso isolato.

Le istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, le multinazionali, l’industria degli armamenti e i vari governi corrotti sono coloro che attraverso le loro politiche, orchestrando e creando guerre e fame, hanno causato la fuga di tanti esseri umani dall'Africa o dalla Siria. Sono proprio gli stessi che di fronte alla morte di oltre 20.000 persone nel Mar Mediterraneo hanno versato lacrime di coccodrillo o fatto dichiarazioni piene d’ipocrisia davanti ad un crimine di cui sono politicamente responsabili!

Per queste ragioni in quanto migranti, richiedenti asilo e rifugiati, insieme ai vari movimenti e forze sociali, con tutte le persone che lottano contro ogni forma di razzismo e di sfruttamento, abbiamo deciso di prendere in mano il nostro destino convocando un’assemblea nazionale per Sabato 18 luglio a Roma, dalle ore 10 in Via Giolitti 231.

Perché la lotta per la dignità e la giustizia sociale ci deve UNIRE tutte/tutti, indipendentemente dal coloro della pelle o dalla provenienza geografica. Si tratta di una lotta che non daremo MAI in appalto a nessuno. Invitiamo tutte e tutti a costruire e condividere, con determinazione e partecipazione, questo cammino per LA GIUSTIZIA SOCIALE, LA LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE E CONTRO I RAZZISMI!      


ASSEMBLEA PUBBLICA
SABATO 18 LUGLIO ORE 10.00 VIA GIOLITTI, 231 ROMA
Per adesioni, informazione e sostegno
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pubblicato in Interventi

In sei tra studenti e ricercatori condannati a due mesi, commutati in 15.000 euro a testa di pena pecuniaria, con l’accusa di aver partecipato alla mobilitazione. L’assemblea che sostenne quella lotta: “Così bastonano chi rivendica diritti”.

Se c’è una cosa che nelle grigie stanze della Procura e della Questura sembra non mancare è la fantasia. Perversa, ma pur sempre fantasia. L’ultima sparata però esce perfino dai confini abituali del grottesco: sei studenti e ricercatori di Hobo hanno ricevuto un decreto penale che condanna senza processo ognuno a due mesi di carcere, commutati in 15.000 euro a testa (!) di sanzione pecuniaria, 90.000 euro in tutto. Ma a rendere la cosa decisamente più grave sono il contesto e il motivo di questo aberrante dispositivo giuridico: i sei studenti e ricercatori sono infatti accusati di aver partecipato il 15 e 16 aprile 2014 allo sciopero dei lavoratori dell’Università di Bologna appaltati a Coopservice “attaccando sui portoni manifesti e striscioni e apponendo del nastro di colore bianco e rosso” (!); il tutto “in esecuzione di un medesimo disegno criminoso e con altre 30 persone” (!). Ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate, se la cosa non fosse molto seria. A essere attaccate sono infatti le mobilitazioni di lavoratori pagati 2,80 euro all’ora, che con il sindacato di base Cub portarono per mesi avanti una coraggiosa lotta con scioperi e picchetti. Al loro fianco si schierarono fin dall’inizio studenti e precari (tra cui i 6 colpiti dal decreto penale), costituendo insieme l’Assemblea studenti-lavoratori-precari. Lo hanno fatto non per semplice solidarietà, ma perché sapevano che quella lotta riguardava la dignità, il presente e il futuro di tutte e tutti. Quel 15 e 16 aprile e in altre giornate di sciopero e mobilitazione presero posizione anche vari docenti, che decisero di fare delle lezioni davanti ai picchetti e a quel “nastro di colore bianco e rosso”. Dopo mesi di mobilitazione si ottennero dei risultati, parziali ma significativi: dei miglioramenti salariali per i lavoratori pagati 2,80 euro all’ora, l’impossibilità per Coopservice e Unibo di estendere il contratto vergogna agli altri lavoratori.

Vorremmo che fosse chiara una cosa: questo non è un attacco a un collettivo o a un sindacato di base, qui c’è in ballo ben altro. Quello che ci viene detto è che da oggi in avanti i lavoratori devono essere disponibili a qualsiasi forma di sfruttamento, perfino a lavorare gratis o per pochi euro all’ora, perché se alzano la testa e rivendicano dei diritti verranno bastonati. Se non accetti 2,80 euro all’ora, ti diamo 15.000 euro di sanzione! Condannare penalmente chi partecipa a un picchetto significa negare il diritto di sciopero. Anzi, da oggi lo sciopero è equiparato ad attività criminale. È qui, nella Bologna del ministro di Legacoop Poletti, che la vera natura del Jobs Act trova i suoi primi terreni di applicazione concreta.

Quanto al provvedimento penale utilizzato, poi, come nel caso delle misure cautelari viene ancora una volta rovesciato quello che dovrebbe essere il normale procedimento giuridico: prima c’è la sentenza, poi eventualmente il processo. La presunzione di innocenza diventa presunzione di colpevolezza: anche gli ultimi barlumi del cosiddetto stato di diritto, per chi ci ha mai creduto, vengono cancellati. Le casse dello Stato vengono così rimpinguate cancellando le ultime vestigia dei diritti dei lavoratori, anche la repressione diventa un business e un modo per far fronte ai tagli alle amministrazioni pubbliche. E ancora una volta tentano di far pagare la crisi a chi quotidianamente la subisce e cerca di opporvisi.

Ma Procura e Questura sono dei semplici strumenti nelle mani del potere politico: i primi responsabili sono infatti le controparti di quella vertenza, cioè Coopservice e Università di Bologna, che non si limitano a sfruttare i propri lavoratori, ma fanno intervenire polizia e denunce per chi alza la testa. Ecco il bel curriculum con cui il rettore uscente Dionigi si è conquistato la fiducia di Renzi e i servigi con cui si guadagna la poltrona a Palazzo d’Accursio. E i candidati rettore cosa dicono di questo, dopo aver dedicato tanto tempo della loro campagna elettorale a prendere le distanze dalla fallimentare amministrazione Dionigi e a parlare delle indegne condizioni dei lavoratori dell’Unibo?

Il messaggio lanciato dal sistema di potere di questa città è molto chiaro: chiunque tocca la sacra famiglia Pd o una delle sue articolazioni (Comune, Legacoop, Università e compagnia cantando) deve essere duramente punito. Il nostro messaggio è ancora più chiaro: la vostra punizione dimostra che sentite la paura della fragilità. Dimostra che questa è la strada giusta per chiunque voglia vivere in una città libera. Chi pensa che la questione non lo riguardi, oppure crede di poter preservare i propri spazietti voltandosi dall’altra parte, ha fatto decisamente male i suoi conti. Qua dal ventre della bestia diciamo che di questo mostro o ci si libera collettivamente, oppure spazi non ce ne saranno per nessuno. Chi abbassa la testa oggi, vi dovrà rinunciare domani.

Ci volete divisi, ci troverete uniti! Se toccano uno, toccano tutti!

Convochiamo per domani mercoledì 17 giugno alle ore 12 una conferenza stampa in Rettorato (via Zamboni 33).

Assemblea studenti-lavoratori-precari

Pubblicato in Lavoro & Conflitto

Durante la scorsa notte decine di lavoratori della società ATA ITALIA, che opera attività di handling negli aeroporti di Milano, Venezia e Roma Fiumicino, hanno ricevuto lettere firmate dal Presidente Sisto in cui, a valle del fallimento delle trattative, si preannuncia testualmente “la soppressione del personale in esubero” e si comunica il licenziamento con effetto immediato. Allo stesso tempo, la stessa società sta incredibilmente procedendo in queste ore all'assunzione di precari al posto dei lavoratori licenziati.

Questa situazione ha prodotto la reazione indignata di tutti i lavoratori, che oggi si sono riuniti in assemblee straordinarie negli aeroporti di Venezia e Milano Linate, evolute poi in manifestazioni. I lavoratori chiedono la convocazione di urgenza da parte dei Prefetti coinvolti, per bloccare i licenziamenti e riaprire un negoziato che fin dall'inizio è stato viziato da una logica di ricatto e di taglio del costo del lavoro.

Questa drammatica vertenza si colloca nel solco degli effetti prodotti dal far west degli appalti degli handling aeroportuali, dove ogni cambio appalto significa perdita di salario e di diritti per  una popolazione già decimata dalla crisi infinita del trasporto aereo, nonostante la forte crescita di passeggeri, e dalla libertà assoluta con la quale le società si muovono ormai indisturbate nella precarizzazione selvaggia degli aeroporti.

Le strutture USB, insieme ai lavoratori, sollecitano con urgenza le indispensabili convocazioni istituzionali.

Pubblicato in Lavoro & Conflitto

Piazza del Campidoglio ieri pomeriggio emanava un’aria strana, carica di aspettative ma anche di richieste perentorie. Intorno alle 17.00 la piazza si riempie di un popolo che è venuto a chiedere di spazzare via un intero ceto dirigente colluso e corrotto dalla holding Mafia Capitale. Militanti del M5S, attivisti sociali e sindacali, gente dei comitati popolari delle periferie romane. Un gruppetto di sostenitori della Lista Marchini (il partito dei palazzinari promosso da un “figlio d’arte” del settore) prova a rubare la scena ma viene via via zittito e marginalizzato. Il consiglio comunale di Roma Capitale si è concluso da poco. Questa volta non si vedono gli squadristi di Casa Pound che, sotto le nuove spoglie del movimento Sovranità per biodegradarsi nell’alleanza con Salvini, nei giorni scorsi hanno provato, del tutto impropriamente per la destra romana, a rappresentare la richiesta di dimissioni della Giunta.

La piazza si riempie di gente e il colpo d’occhio restituisce uno spaccato sociale e politico fino ad ora mai visto. La Carovana delle Periferie è la rete di gente e attivisti abituati a praticare il conflitto, a bloccare gli sfratti, a occupare case sfitte e spazi, a forzare la legalità quando questa entra in contraddizione con la giustizia sociale, a diffidare della politica istituzionale. I militanti del M5S sono abituati a fare le cose da soli ed a riconoscersi intorno a contenuti come l’onestà, la legalità, la trasparenza. Occorre riconoscere che nelle sedi istituzionali lo hanno fatto con coerenza rifiutando ogni collusione con il ceto politico che invece ha costruito o si è adattato al sistema di Mafia Capitale.

Clicca qui per vedere il video della manifestazione in Campidoglio.

L’assemblea in piazza è dunque composta da popoli diversi, che in qualche segmento si sono conosciuti e vissuti in passato ma che si sono persi di vista. Ma le incognite su una manifestazione che vede realtà sociali conflittuali e un soggetto politico anomalo come il M5S impegnati in una iniziativa comune, si sciolgono mano a mano che cominciano gli interventi. Linguaggi e accenti diversi, ma anche molte convergenze.

Intervengono i consiglieri comunali e regionali del M5S (questi ultimi affermando che anche in Regione funziona il sistema Mafia Capitale), che da giorni chiedono le dimissioni delle giunte e nuove elezioni. Si alternano con attivisti sindacali dell’Usb come Guido Lutrario, dell’Asia/Usb come Angelo Fascetti (alla fine interverrà anche un attivista dei Cobas, venuti anche loro in piazza con le bandiere). Viene evocata la richiesta al Prefetto di rendere pubblica al più presto la relazione su Mafia Capitale e la proposta di manifestare nei prossimi giorni sotto la Prefettura. Interviene un delegato sindacale dei lavoratori comunali impegnati in un durissimo braccio di ferro con la giunta Marino, e poi esponenti dei comitati di Tor Bella Monaca, San Basilio, Cinecittà, interviene un esponente di Ross@ e una lavoratrice licenziata della cooperativa 29 Giugno (la capofila della holding di Buzzi e Carminati), interviene Nunzio D’Erme che conclude con l’invocazione delle piazze dell’Argentina o della Spagna indignate: “Che se vayan todos”, che vadano tutti a casa.

Ad assemblea iniziata arrivano anche esponenti di spicco del M5S come Di Maio e Di Battista. Sotto accusa il sistema di potere targato Pd, anche per quanto riguarda i controlli sulle cooperative o la consegna della scuola pubblica ai privati. Inevitabilmente si parla di elezioni e delle aspettative del M5S di potersi candidare alla guida della città anche alla luce dei risultati in alcune città siciliane,

Ma sarà l’intervento di Aboubakar Soumahoro a scuotere fin nelle fondamenta Piazza del Campidoglio e l’assemblea. I migranti sono al centro del mirino, della polemica politica, delle strumentalizzazioni razziste e delle dichiarazioni ambigue. E’ un intervento che spazza via ogni ambiguità sulla contraddizione più lacerante a livello politico e metropolitano. Gli applausi scroscianti di tutta la piazza, grillini o militanti antagonisti che siano, appaiono quasi liberatori e unificanti sul terreno più spinoso.

Tutti gli interventi battono sul tasto della richiesta di dimissioni del consiglio comunale e della Giunta e sul ripulisti dell’apparato dirigenziale degli uffici di Roma Capitale. Per fare cosa? Per cambiare completamente registro nell’amministrazione della città. Onestà sicuramente, ma non basta, occorre anche cambiare l’ordine delle priorità sociali nel mettere mano alle soluzioni. Il secco no alle privatizzazioni e alla concezione/concessione privatistica dei servizi sociali, alla luce di quanto emerso da Mafia Capitale, ormai è diventato senso comune.

L’assemblea si conclude in un clima positivo ed anche piuttosto euforico. Due mondi sociali e due popoli diversi si sono incontrati e guardati nelle palle degli occhi, in qualche modo si sono annusati verificando su cosa e come convergere per avviare una rottura dell’esistente e pensare al cambiamento, a cominciare dalla “Capitale corrotta di una nazione infetta”. Tutti a casa, tanto per cominciare.  Nuove priorità che mettano al centro delle scelte su Roma le esigenze popolari e non quelle dei gruppi privati e dei poteri forti. E nuove elezioni, per impedire che il sistema mafioso/privatistico si perpetui e sopravviva dietro lo schermo di una improbabile autoriforma o che la destra e i fascisti – coinvolte fino al midollo in Mafia Capitale – possa capitalizzare a proprio beneficio questa contraddizione. A Roma, ieri pomeriggio, abbiamo assistito indubbiamente ad un fatto politico interessante.

 

 

Le foto che seguono sono di Patrizia Cortellessa:

 

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Se il buongiorno si vede dal mattino allora bisogna dire che inizia benissimo l'avventura dei promotori per una Legge regionale di Iniziativa Popolare sul Reddito Garantito. L'assemblea è all'ex Asilo Filangieri alle 16.30, si inizia ovviamente un'ora dopo ma stavolta ne vale la pena. La sala è piena anzi di più considerato che tanti si aggirano nel cortile accanto la sala assembleare. Il segnale è chiaro. Il tema del reddito è preminente per chi intende agitare il primato del sociale in questi territori. Qui la crisi urla forte. Ovviamente non stiamo parlando di orde di disoccupati o impoveriti che si riversa nelle lotte, parliamo però di un corpo attivista cittadino che sembra volersi attivare davvero. La strada da fare è lunga e tormentata ma da qualche parte bisogna iniziare. 
L'assemblea ha inizio con l'intervento di Giovanni Pagano del centro sociale Zero81, il luogo dove si sono svolte tutte le riunioni preparatorie. Il suo è un 'intervento sintesi' che mette l'accento sul cimentarsi su una forma di lotta istituzionale, quale la proposta di legge, con la possibilità concreta di creare opinione massificante, possibilità di farcela, piattaforma di lotta. Il dato oggettivo di una somma di denaro consistente che la Regione può predisporre tramite i Fondi Strutturali Europei da destinare a un reddito sociale rende il tutto più fattibile, a patto che vi sia una risposta reale da parte dei settori sociali coinvolti. E questo va creato con la capacità di agire nel territorio abitato, nella periferia, nella Provincia, nella Regione. Occorre la capacità anche di astrarsi dal napolicentrismo e creare una rete regionale.
Tocca poi a Rosario Massa dell'Usb che illustra i tecnicismi della legge. Spiega che si tratta di una bozza perchè il finale sarà scritto dal contributo di chi vuole e dalla fattiva collaborazione con l'associazione dei Giuristi Democratici. Spiega come dovranno essere reperite le risorse. Illustra le differenze tra intervento diretto e indiretto. La possibilità di prevedere forme di reddito indiretto tramite la fruizione dei servizi o il sostegno alle politiche abitative. Tra le voci alle fonti di reperimento del denaro vi è anche lo stop alle consulenze esterne degli uffici regionali. Una montagna di soldi.
L'assemblea continua sempre più incalzante. Vi è l'esigenza di stabilire una modalità concreta di sviluppo. Innanzitutto presentarsi e mettere le cose in chiaro. Il primo intervento intelligente sembra proprio essere quello di presentarsi all'insediamento della Giunta Regionale. Operazione che dovrebbe concludersi entro il 20 giugno, una deadline da non mancare. Per poi concludere appunto con la definizione delle legge e partire con la raccolta delle 10000 firme necessarie alla presentazione. Un numero, bisogna dirlo, che sembra abbondantemente alla portata. Uno dei punti nodali è proprio questo. Trasformare un'innocua, diciamo così, raccolta firme in possibilità di sviluppare connessioni diverse, di recuperare il rapporto con le periferie, di ascoltare la società nel profondo.
Eleonora di Insurgencia ci tiene a sottolineare giustamente che l'erogazione della prestazione dovrà avvenire per residenza e non per nazionalità perchè tanti in questo periodo sbandierano redditi di cittadinanza o di chissà cosa ma a condizioni razziali. E che questo sarà sganciato dalla prestazione lavorativa. Un reddito di esistenza. 
Si prosegue, si pretende che tutto questo non si riduca a una mera campagna di sensibilizzazione ma diventi invece vertenza. La vertenza sociale per eccellenza. E' impensabile che nella regione con maggiori disoccupati in Italia questo tema non susciti emozioni, voglia di rivalsa. Vedremo.
Intanto sarà bene mettere in campo qualche proposta organizzativa. Pensare alla costruzione di comitati territoriali, di Napoli, Casoria, Giugliano, Caserta e così via. Creare lotta e tenere il punto sulle vertenze sociali. Sarà questo il tema dell'autunno prossimo venturo. Come si ribadisce in assemblea, fatto salvo il blitz al consiglio regionale, ci si dà appuntamento a settembre. 
Si decide di strutturare intanto due gruppi operativi, uno di carattere tecnico giuridico, l'altro sulle strategie di comunicazione per promuovere la campagna. Distribuire determinate responsabilità è buon sintomo.
Proseguono gli interventi. 'Magnammece o pesone', immigrati di Caserta, cani sciolti, altri Centri sociali, un compagno di Taranto in qualità di osservatore per riprodurre anche in Puglia uno schema simile. Un variopinto ma unitario universo da mettere a lavoro, alla prova dell'unità, al conseguimento di un obiettivo comune.
Dall'assemblea di ieri l'entusiasmo sembrerebbe d'obbligo ma in realtà c'è tantissimo lavoro da svolgere. La società non è solo sempre più divisa ma l'abbassamento dei discorso pubblico generale fa si che anche temi cruciali di cambiamento delle condizioni materiali di esistenza affoghino nell'indistinto blob della comunicazione mainstream, perdano di valore a confronto di narrazioni palesemente stupide ma più attrattive ai tempi di crisi. Tipo creare capri espiatori .
Occorre stare sul pezzo. Non sono possibili distrazioni ma la battaglia per un reddito garantito in Campania ha intanto le gambe per camminare.

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Scioglimento del consiglio comunale, azzeramento della dirigenza degli uffici capitolini, dimissioni della Giunta Marino, nuove elezioni. Per fare cosa? Per dare priorità nelle scelte su Roma alle esigenze popolari, taglieggiate dalle holding di Mafia Capitale ma anche dal bilancio lacrime e sangue imposto dal Patto di Stabilità e realizzato dalla giunta comunale. Su questi temi lunedi 15 giugno alle ore 17.00 sul piazzale del Campidoglio si terrà una assemblea popolare cittadina convocata dalla Carovana delle Periferie e dal Movimento Cinque Stelle.

I comitati della periferia romana, attivatisi a dicembre dopo i gravi fatti di Corcolle e Tor Sapienza per ridare protagonismo agli interessi popolari e contrastare le strumentalizzazioni razziste, hanno deciso di prendere la parola sulla situazione di Roma alla luce di quanto emerge dall'inchiesta su Mafia Capitale.

Da tempo la Carovana delle Periferie denuncia come l'inchiesta della magistratura abbia colpito solo una parte del malaffare nella Capitale. Non c'è solo il business sulle emergenze – da quella dell'accoglienza a quella abitativa, dai campi rom alla pulizia urbana – ma ci sono altri settori come i Piani di Zona (L. 167/62), i Punti Verde Qualità, le privatizzazioni delle case degli enti previdenziali e dell'Ater, l'assistenza alloggiativa, a chiedere che a Roma si cambi radicalmente registro. In questi anni sulla Capitale hanno continuato a prevalere interessi privati che si sono appropriati delle risorse pubbliche facendo lievitare i costi, facendo precipitare i servizi e la città nel degrado, e peggiorando le condizioni di migliaia di lavoratori e degli operatori dei servizi.

A Roma non servono più foglie di fico come la Giunta Marino, sostenuta ma di fatto commissariata dal governo in vista del Giubileo, nè è possibile ritenere che una grande area metropolitana possa essere amministrata dalla magistratura.

L'assemblea popolare del 15 giugno in Campidoglio intende mandare un segnale forte di rottura e di alternativa per la città di Roma.

Roma 12 giugno 2015

info: https://carovanaperiferie.wordpress.com/

vedi l'appello per l'assemblea popolare in Campidoglio

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Alla luce della "pervasività" della presenza malavitosa nel consiglio e nell'apparato comunale, occorre azzerare la macchina, sia sul piano politico che amministrativo. La difesa d'ufficio del Pd verso Marino e la Giunta appare ormai insostenibile alla luce di quanto emerso (ed è ancora poco) e della situazione sociale di Roma. La richiesta avanzata nell'appello che pubblichiamo qui di seguito e che convoca per lunedi 15 giugno una assemblea popolare cittadina in Campidoglio è perentoria. A convocarla è la Carovana delle Periferie, la rete di comitati sorti nella periferia romana a seguito dei fatti di Corcolle e Tor Sapienza, e il Movimento 5 Stelle, l'unico gruppo consiliare rimasto fuori dalle inchieste giudiziarie e dalle intercettazioni su Mafia Capitale.

Sciogliere subito il Consiglio Comunale per infiltrazioni malavitose

Lunedì 15 giugno ore 16.30 ASSEMBLEA in Campidoglio

Il Consiglio Comunale, la Giunta e l’amministrazione comunale sono attraversate da relazioni affaristiche e malavitose che hanno fortemente inquinato la gestione dei servizi sociali della nostra città. In questo intreccio sono fortemente implicati personaggi di primo piano sia dei partiti del centro sinistra che di quelli del centro destra, in una relazione perversa che non bada ad altro che agli affari ed alle posizioni di potere. Per questo ne chiediamo l’immediato scioglimento e l’indizione di nuove elezioni.

Nessuno può affermare che si tratti di episodi marginali o di ambienti di secondo ordine. Il cuore del sistema politico della nostra città è fortemente inquinato da una modalità di gestione del potere di tipo mafioso che non ha neanche bisogno di mostrarsi in forma coercitiva e violenta. Esso infatti non trova ostacoli ma piuttosto una predisposizione alla corruzione da parte di tutti gli apparati, sia politici che amministrativi. Una disponibilità diffusa a ricevere mazzette e a spostare quote di bilancio da un capitolo all’altro.

In occasione della prima tranche di arresti la giunta Marino rivendicò la propria estraneità da Mafia Capitale e sostenne la necessità di continuare nel governo della città per favorire una vera opera di rinnovamento.  In realtà nei mesi successivi non solo non abbiamo assistito a nessun vero segnale di inversione di rotta, ma abbiamo anche dovuto subire l’approvazione di un bilancio lacrime e sangue per la parte già sofferente della città: le periferie, i settori popolari e diverse categorie di lavoratori.  I forti tagli ai servizi e l’abbandono della cintura periferica sono stati il segno più evidente che la giunta Marino intendeva proseguire speditamente sulla strada della consegna della città nelle mani dei privati, senza nessun serio ravvedimento circa le modalità di gestione dei servizi che hanno favorito l’infiltrazione malavitosa.

Il rinnovamento avrebbe potuto riguardare almeno l’ambito amministrativo, visto che sul piano delle politiche sociali Marino ha deciso di seguire la linea renziana. E invece si scopre, con la nuova ondata di arresti, che la macchina del Comune continua ad essere fortemente infiltrata da una fitta rete di soggetti che operano con lo stesso sistema di sempre. Da Veltroni ad Alemanno ed ora a Marino il sistema non cambia, ma si perpetua impunemente. I piccoli ritocchi alla compagine di giunta non hanno prodotto alcun cambiamento sensibile, sono stati una foglia di fico utile a consentire che tutto restasse inalterato.

Il sindaco di fronte a queste evidenze dovrebbe dimettersi per evitare di continuare a garantire la continuità di un sistema che è marcio. La Commissione d’Inchiesta nominata dal Prefetto dovrà rendere PUBBLICA, il giorno 15 giugno, la relazione su Mafia Capitale: la città ha diritto di sapere.

Carovana delle Periferie

Movimento Cinque Stelle

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ROMA CAPITALE: LUTRARIO (USB), INEVITABILE LO SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE. LUNEDÌ 15 TUTTI IN CAMPIDOGLIO

“Cos’altro deve succedere per arrivare alla conclusione che l’amministrazione comunale è fortemente infiltrata da gruppi malavitosi e mafiosi?”, domanda Guido Lutrario, della Federazione USB di Roma e Lazio.

“Le difese di ufficio che si rincorrono in queste ore per cercare di salvaguardare la posizione dell’attuale amministrazione – continua Lutrario – si infrangono davanti al succedersi incalzante di sempre nuove notizie, che confermano come il problema sia nel sistema e nei vertici delle forze politiche che hanno amministrato la città in questi ultimi vent’anni”.

“Ad essere inquisite non ci sono figure di secondo piano – sottolinea l’esponente USB– e questo significa che è il sistema a funzionare così, che la cosa pubblica è stata utilizzata in tutti questi anni come occasione per fare affari e consolidare cordate e clientele. Per produrre un segnale di discontinuità occorrerebbe colpire l’utile di impresa, rompere con la logica del guadagno in settori che coprono servizi ed emergenze sociali”.

Avverte Lutrario: “Sull’emergenza abitativa, sui campi rom, sull’accoglienza, sulla gestione dei rifiuti, occorre tornare a mettere l’interesse pubblico al centro. Finché continueremo ad affidarci ai privati o a fingere di credere che le grandi cooperative siano delle organizzazioni senza fini di lucro, non faremo che perpetuare il malaffare”.

“La giunta Marino purtroppo non è stata in grado di dare alcun segnale di discontinuità – osserva il sindacalista – anzi, in questi mesi ha approvato un bilancio pesantissimo ed ha imposto un nuovo contratto ai lavoratori del Comune, contro i quali ha condotto una campagna di calunnie dimostrando non voler neanche rispettare l’esito del referendum”.

“Per questi motivi lo scioglimento del Consiglio Comunale non è solo inevitabile, ma anche auspicabile. Per introdurre una vera discontinuità, sia dal punto di vista del malaffare che in direzione di una maggiore attenzione agli interessi dei lavoratori e degli abitanti delle periferie. Per questo abbiamo deciso di aderire alla manifestazione che è stata indetta le 17.00 di lunedì 15 in Campidoglio dalla Carovana delle Periferie e dal Movimento 5 Stelle”, conclude Lutrario.

 

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APPELLO PER UNA ASSEMBLEA REGIONALE SUL REDDITO PER TUTTI!

 

E’ coscienza generale che la crisi economica continui ad essere gravissima; i governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno sempre ripetuto lo stesso ritornello: “ ci sono segnali che l’anno prossimo ci sarà la ripresa”. Puntualmente, però, non si percepisce nessun miglioramento nelle condizioni di vita dei settori popolari della società. 

Anzi si chiudono le poche industrie che ancora rimangono aperte, si licenziano i lavoratori degli appalti pubblici, le piccole attività commerciali ed artigianali sono allo stremo, i giovani non trovano lavoro né precario né in nero, i pensionati non ce la fanno. 

Nel frattempo i servizi pubblici funzionano sempre meno, la sanità pubblica è allo sfascio, l’assistenza ai disabili, agli anziani, ai poveri è stata praticamente cancellata. 
La disoccupazione e la riduzione del lavoro salariato sono anche diventati elementi strutturali del sistema economico.

Se la situazione nazionale è grave, quella a Napoli ed in Campania è drammatica, ed il governo nazionale non ne tiene assolutamente conto anzi impone alle amministrazioni locali meridionali maggiori tagli del numero dei dipendenti e delle risorse finanziarie, con conseguenti prelievi fiscali più elevati, tariffe pubbliche più alte, servizi pubblici meno funzionanti. 

In questa situazione l’ uscente giunta regionale Caldoro, continuando la politica dei governi precedenti, è sempre stata disponibile ad accettare tutto quello che il governo nazionale chiedeva in termini di pareggio di bilancio, tagli ai servizi e privatizzazioni.

Essa non ha prodotto nessun serio intervento contro la disoccupazione anche se il tema del lavoro è di competenza regionale: il piano “Garanzia giovani” non ha promosso l’occupazione, ma è servito solo per dare soldi alle agenzie private di collocamento ed a favorire le abituali cordate affaristiche, clientelari e speculative.

Pensiamo che per spingere il futuro Consiglio regionale che si insedierà dopo le elezioni ad un mutamento radicale della politica economica proponiamo che - dal basso - venga proposta una legge regionale d’ iniziativa popolare che istituisca anche nella nostra regione il reddito minimo garantito, cioè un assegno mensile a tutti quelli che non hanno la possibilità di condurre una vita libera e dignitosa così come previsto dal principio mai attuato e contenuto nella Costituzione italiana. 

Non si tratta di un’elemosina da dare per ragioni umanitarie, ma di un fondamentale diritto sociale di tutti i cittadini. Un provvedimento di questo tipo va in una direzione economica opposta a quella dell’austerità, del pareggio di bilancio, del fiscal compact che viene richiesta dal governo Renzi, espressione coerente degli interessi dell’Unione Europea e dei poteri forti continentali.

Essa, inoltre, rappresenta anche una misura di contrasto alla compressione salariale che oggi caratterizza la dinamica del lavoro.

Nello statuto della nostra regione sono previste le leggi di iniziativa popolare, leggi cioè proposte non da consiglieri regionali, ma da semplici cittadini. 

Intendiamo, quindi, promuovere una raccolta di firme che proponga una legge sul Reddito minimo garantito. Sappiamo anche che esistono proposte di legge a livello nazionale sullo stesso argomento, e pensiamo che la nostra azione in una regione come la Campania dove il problema della mancanza di reddito è il problema principale, può creare mobilitazione e interesse che possono aiutare l’eventuale approvazione di una legge nazionale.

E’ da chiarire, anche facendo tesoro di passate esperienze, che non ci interessa una legge sperimentale su un numero limitato di casi. Si tratta, invece, di varare uno strumento tendenzialmente universale che copra tutte le fasce di disagio economiche e sociali; solo così può determinarsi una misura economica che produca cambiamenti strutturali nella vita delle persone.

Il reddito minimo garantito deve essere assegnato non per nucleo familiare, ma per singolo individuo.

Per i criteri di condizionalità, occorre che essi non siano stringenti per evitare forme ricattatorie lesive della dignità.

La nostra Vertenza punterà non solo al sostegno diretto al reddito ma la Regione dovrà fornire a chi è assegnatario di Reddito minimo garantito agevolazioni sui servizi pubblici e altre forme di reddito indiretto. 

Parallelamente occorre rafforzare il collocamento al lavoro pubblico, dando la giusta valorizzazione ai dipendenti dei Centri per l’ impiego oggi oggetto di mobilità forzata in seguito alla “riforma” Del Rio .

Le risorse per finanziare la legge devono essere recuperati sia dai fondi ordinari regionali sul lavoro e nel campo sociale sia dal capitolo dei Fondi Europei del POR Campania 2014-2020 superando gli ulteriori ostacoli frapposti in maniera più marcata negli ultimi tempi dalla Commissione europea.

Proponiamo che questo percorso sia costruito in modo collettivo e condiviso, per cui invitiamo tutti gli interessati ad una 

ASSEMBLEA PUBBLICA REGIONALE

Venerdì 12 giugno 2015 ore 16,30

Asilo (Ex Asilo Filangieri) Napoli

Pubblicato in Eventi
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