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Riceviamo dai lavoratori Ataf, dopo l’assemblea sindacale dei lavoratori: il comunicato mostra bene quali sono le reali intenzioni dell’azienda, in particolare dopo la vendita di questa a Ferrovie: più profitti. Punto.

C’era da aspettarselo, non avevamo dubbi, specie dopo l’annuncio dell’aumento del biglietto e le sanzioni contro i lavoratori in sciopero.

Rappresentanza Sindacale Unitaria

 ATAF ASSEMBLEA DEL 7 LUGLIO 2014

I lavoratori di Ataf Gestioni, riuniti in assemblea il giorno 7 luglio 2014 presso il deposito Cure, non possono che condannare l’atteggiamento provocatorio e arrogante della dirigenza che, con il solito atto unilaterale (ennesima disdetta degli accordi aziendali) e alla faccia di quando scritto e stabilito con l’accordo di marzo, tenta di voler cancellare la contrattazione aziendale, solo ed esclusivamente per fare cassa, non certo per migliorare il servizio fornito alla cittadinanza.

La rabbia dei lavoratori sta proprio qui……aver fatto l’ennesimo e stavolta ancora più grosso sacrificio per poi vedersi il presidente Mazzoncini (amministratore delegato Bus Italia e attuale presidente di Ataf Gestioni, Ndr) vantarsi davanti alla stampa per essere riuscito ad aver fatto lavorare di più i propri dipendenti a costo zero….peccato che continuiamo a vedere un servizio offerto all’utenza tra i peggiori svolti da decenni: corse saltate, percorrenze da formula 1, autisti fermi in deposito per mancanza di vetture o lasciati in mezzo alla strada a svolgere un servizio in balia di sè stessi.

Tutto questo sta a dimostrare che chi gestisce quest’ azienda, con la complicità di chi governa ed ha governato la città, non ha la minima idea di cosa sia né il diritto alla mobilità nè quali potrebbero essere le vere soluzioni per offrire un trasporto pubblico degno di tale nome.

Adesso basta, i lavoratori hanno già dato!!!! Se l’azienda vuol normare in maniera diversa alcuni istituti della contrattazione aziendale, questi cambiamenti non possono essere a costo zero ma dovranno essere apportati in maniera remunerativa per i lavoratori.

A sostegno di tutto questo l’assemblea dà mandato alla rsu di attivare tutte le procedure di legge per poter essere pronti, qual’ora l’azienda non tornasse sui suoi passi, alla proclamazione di un pacchetto di ore di sciopero.

da http://www.inventati.org/cortocircuito

Pubblicato in Italia (flash news)
Martedì, 01 Luglio 2014 08:35

Verona 1 luglio, con l'Ucraina antifascista

La guerra consumata nel silenzio dei media
Tutta la verità sulla guerra che l'Europa tace
 
Martedì 1 luglio 2014 ore 20.30
Centro Tommasoli Via Perini 7 Verona
 
Presenta: Franco Fracasso, giornalista.
 
Collegamento con:
- Stella Khorosheva, portavoce del sindaco di Slaviansk;
- Miroslava Berdinik, scrittrice ucraina
- Centro informazione fronte sud-est ucriano
- Petr Simonenko, segretario Partito Comunista Ucraino.
 
Fermiamo il genocidio nel sud-est ucraino
Fermiamo il fenomeno neonazista
 
CON L'UCRAINA ANTIFASCISTA
 
Promuovono: 
Ross@ Verona, 
Partito dei Comunisti Italiani Verona, 
Partito Comunista Verona
Pubblicato in Eventi

DOPO IL PASSAGGIO ELETTORALE, VERSO LE MANIFESTAZIONI  DEL 28 GIUGNO A ROMA E DELL’11 LUGLIO A TORINO. 

RENZISMO 
ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA

I PARTITI E LA “POLITICA” AI TEMPI DELLA CRISI, L’ANOMALIA ITALIANA, LA COMUNICAZIONE COME ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA, ACCETTARE LA SFIDA 
CONTRO IL GOVERNO RENZI, PREPARARE IL CONTRO-SEMESTRE POPOLARE.

SERVE UN’ALTERNATIVA A TUTTO CAMPO. APRIAMO IL CONFRONTO.

 

ASSEMBLEA/DIBATTITO PUBBLICO

Giovedì 26 GIUGNO 2014 – ORE 21

Presso la Biblioteca Andrea Fisoni, Via Bovio 48 - Pisa

 

Parteciperanno

 

Luca Carelli – Ross@ Pisa Movimento Anticapitalista e libertario

Ciccio Auletta - Una città in Comune

Nicola Sighinolfi - Partito Comunista dei Lavoratori

Un rappresentante di Rebeldìa

Giovanni Bruno - Partito della Rifondazione Comunista

Alessandro Rossi “Lista Comunisti per Ponsacco”

Valter Lorenzi – Rete dei Comunisti

 

DURANTE LA SERATA SARANNO RACCOLTE LE ADESIONI PER PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 28 GIUGNO A ROMA PER UN CONTROSEMESTRE EUROPEO - Autobus da Pisa. Info: 3384014989 - 3460126412

Rete dei Comunisti – Pisa
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 www.retedeicomunisti.org www.contropiano.org

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Pubblicato in Eventi

La lunga storia del movimento NoTav si è arricchita di un nuovo e particolare momento di lotta, mai proposto prima né in Italia né in Europa. Si tratta del ricorso presentato dal movimento NoTav al “Tribunale permamente dei diritti dei popoli”. Si tratta di un tribunale molto particolare, a carattere sovranazionale e con valenze para-giuridiche ma di grande influenza morale, teorica e culturale. Nacque su impulso dell’ex partigiano Lelio Basso il 4 luglio 1976 ad Algeri, sulle orme di quel Tribunale Russel fondato dieci anni prima da Bertrand Russel e Jean Paul Sartre, per denunciare a livello globale i crimini commessi in Vietnam e in America Latina.

Oggi il tribunale permanente esercita funzioni di monitoraggio sulle violazioni dei diritti fondamentali dei popoli in ogni parte del globo. I giudici che ne fanno parte si riservano la possibilità di istruire veri e propri processi che pur non avendo effetti giuridici sensibili, portano alla ribalta conflitti sociali particolarmente aspri e cruenti, se non invisibili.

Nel caso del movimento NoTav, il ricorso al tribunale permanente è stato promosso dal Controsservatorio Valsusa, l’organo di controinformazione gestito – tra gli altri – da Livio Pepino, ex magistrato di Torino ed ex presidente di Magistratura Democratica, ora capofila nell’ambito del movimento di un ampia e influente area di intellettuali, studiosi di varia formazione e docenti universitari.

Nell’incontro pubblico tenuto a Susa venerdì 13 presso la Sala Rosaz, i relatori Livio Pepino, Sandro Plano (sindaco di Susa), Alberto Perino e Alessandra Algostino hanno illustrato ai presenti gli aspetti più importanti del ricorso presentato al tribunale, sottolineando che si tratta del «primo caso in Italia e in Europa». Il documento ripercorre sinteticamente le origini e le motivazioni della lotta contro il treno per poi analizzare in dettaglio quelle che si configurano come sistematiche violazioni dei diritti del popolo valsusino.

Il ricorso denuncia come in Val di Susa gli abitanti siano stati privati del diritto a partecipare in modo diretto e attivo ai processi decisionali che riguardano la grande opera dell’Alta Velocità. Ciò nega quanto sancito in diversi punti della carta Europea dei diritti fondamentali dell’uomo, più volte citata nel testo: il diritto all’accesso alle informazioni; l’obbligo di trasparenza nei processi decisionali, che non possono piovere dall’alto, ma ai quali ogni singolo individuo ha il diritto-dovere di essere coinvolto; il diritto al dissenso, sistematicamente calpestato con politiche repressive che di fatto indeboliscono - secondo un chiaro intento politico e lobbystico - una realtà forte e articolata come il movimento NoTav.

E ancora, si cita la «Dichiarazione Universale dei diritti umani» approvata dall’Onu nel 1948, la quale stabilisce che «è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione»; la costituzione della Repubblica italiana, citata in più passaggi, invece dichiara che «la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione», che «è compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale […] che impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione economica, politica e sociale» e che «la repubblica riconosce e promuove le autonomie locali».

Il ricorso si snoda poi su un altro caposaldo della lotta NoTav: la dimensione ambientalista, ovvero la difesa, promozione e tutela del territorio e della salute, in contrasto alle logiche di land grabbing e di sfruttamento indiscriminato delle risorse. Ed è proprio la radice ambientalista, quella che fin dagli albori del movimento ha alimentato il conflitto tra stato e Valsusa. Anche in questo caso il testo del Controsservatorio richiama la costituzione: «la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione» nonché «la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività».

Il documento, redatto con numerose citazioni di documenti tradizionali del diritto sovranazionale, aspira a collocare il movimento NoTav sul piano dei grandi movimenti di lotta e indipendenza territoriale; le caratteristiche ci sono tutte, anche per quanto riguarda i tentativi ripetuti di reprimerlo.

Tuttavia è risaputo quanto le convenzioni europee e le carte sovranazionali redatte su temi di fondamentale importanza per i diritti individuali, non vengano quasi mai recepite dai nostri governi, così come la costituzione italiana sia ormai un testo obsoleto, una reliquia del passato da guardare sotto vetro con una certa nostalgia. Ed è risaputo quanto in Italia vengano privilegiati l’arbitrio, la deformazione sistematica del diritto, l’interpretazione ad usum proprium di qualsiasi norma, la corruzione come strumento di potere e contrattazione. In valle si tenta da 25 anni di sconfiggere tutto ciò, con ogni mezzo necessario, scagliandosi con forza contro una grande opera che in se racchiude il peggio - a ogni livello - delle politiche economiche e sociali del nostro paese.

Un diritto acquisito in Val di Susa può significare un diritto acquisito da tutti. Il ricorso dei NoTav al «Tribunale permanente dei diritti dei popoli», non è uno sterile esercizio di retorica giuridica, ma un fermo richiamo a principi inalienabili che sembrano ormai archiviati, contagiati dai mali che affliggono ogni governo contaminato da interessi lobbystici e di carattere privato.

Il ricorso è stato sottoscritto da tutti i sindaci NoTav della valle, da una serie di personalità della cultura come Ken Loach, Paolo Rumiz, padre Zanotelli, Serge Latouche, Ellekappa, oltre che da enti come l’International Association of Democratic Lwayers e l’Associazione Nazionale Giuristi Democratici.

L’obiettivo per presentare il ricorso è di almeno 10.000 firme.

La versione integrale del ricorso potete leggerla qui: http://controsservatoriovalsusa.org/esposto-al-tpp/il-testo

Per lasciare la vostra adesione, potete firmare qui: http://controsservatoriovalsusa.org/esposto-al-tpp/aderisci-all-iniziativa

* Corrispondente in Valsusa

Pubblicato in Ambiente

Su molte delle questioni strategiche il progetto industriale determinato dall'alleanza con Etihad, e presentato dall'A.D. di Alitalia Del Torchio, è ambizioso ed in controtendenza con gli errori e gli “orrori” del passato.

Il problema è che proprio gli errori di questi decenni hanno portato l'Alitalia a questo appuntamento in condizioni drammatiche. 

Ciò che l’USB ritiene ingestibile, peraltro in una previsione di sviluppo per i prossimi anni, è il pesantissimo di esuberi (circa 150 piloti, 420 assistenti di volo e 1700 personale di terra) previsti dal piano industriale ed ulteriori richieste di taglio del costo del lavoro. 

Secondo la dirigenza Alitalia, entro la metà di luglio la trattativa dovrà essere definita per evitare il tracollo aziendale e permettere a Etihad di concludere il contratto alle condizioni pattuite.

Pur prendendo atto dell'atteggiamento franco del capo azienda, l’USB ha ribadito con la massima chiarezza che senza una politica di “esuberi zero” e di ricollocazione delle migliaia di esuberi frutto dei precedenti piani industriali,  e senza la necessaria assunzione di responsabilità da parte del Governo, la situazione rischia di essere ingestibile. 

Per questo l’USB chiama il Governo ad affrontare immediatamente le contraddizioni di un mercato che impiega la metà degli addetti rispetto ad altri paesi europei, che raddoppia i passeggeri ma licenzia 12.000 lavoratori in pochissimi anni; dove le low-cost taglieggiano gli aeroporti imponendo tariffe dimezzate rispetto le concorrenti e al tempo stesso aziende di handling falliscono una dietro l'altra, come nel caso Groundcare a Fiumicino e Ciampino. 

Martedì è convocata una seconda riunione con i sindacati per ulteriore analisi di merito di tutti gli ambiti riguardanti il personale. Pertanto, l’USB confermato le assemblee dei lavoratori a Fiumicino, spostandole da martedì 17 giugno al giorno successivo, 18 giugno, aperte a tutto il personale presso la sala mensa, dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.00.

Pubblicato in Lavoro & Conflitto

Questa mattina cittadini e lavoratori di Acea hanno presidiato l'assemblea dei soci che, tra i punti all'ordine del giorno, ha discusso la composizione del consiglio direttivo.
All'ingresso abbiamo ironicamente consegnato a tutti i soci un CV collettivo, per ribadire che l'Acea che vogliamo deve essere non solo pubblica, ma partecipata da cittadini e lavoratori e libera da logiche di profitto.
L'andamento dell'assemblea ha invece confermato come una SpA consideri l'acqua una merce qualunque e non un diritto umano, è stato infatti ribadito, proprio dallo stesso Marino, che il primo obiettivo dell'azienda è massimizzare i profitti, mentre Suez e altri azionisti privati ribadivano la necessità di fare scelte in linea con i desideri dei mercati sottolineando che il prossimo Ad di Acea “non debba essere influenzato dal Comune di Roma”.
C'è quindi poco da esultare per l'approvazione della riduzione dei membri del cda da 9 a 7 e della presenza di un solo consigliere espressione del gruppo Caltagirone, perché le parole d'ordine dell'azienda rimangono “mercato e profitti”.

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Troppe le questioni cruciali completamente assenti dalla discussione e dagli interessi dei soci: il progressivo peggioramento del servizio a fronte dell'aumento dei dividendi, i distacchi che lasciano a secco intere famiglie per poche decine di euro di morosità incolpevole, depuratori sequestrati e non funzionanti, appalti esterni “poco chiari”... e l'elenco è ancora lungo e supera i confini nazionali.
Dai cittadini in presidio sono state infatti ricordate al Sindaco Marino le oltre 7.000 firme raccolte contro l'accordo Acea-Mekorot e con le quali si chiede di seguire l'esempio della Vitens, il primo operatore idrico dell'Olanda, che ha cancellato un analogo accordo con la Mekorot per le violazioni del diritto internazionale compiute negando il diritto all'acqua in Palestina.
Da tempo sosteniamo, insieme ai milioni di cittadini che hanno detto sì all'acqua pubblica, che l'unica strada per garantire il diritto all'acqua sia quella di una gestione pubblica e partecipata.
Per questo stiamo promuovendo con altre realtà cittadine la campagna “de-Liberiamo Roma”: quattro delibere di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione di Acea, l'uso sociale del patrimonio immobiliare abbandonato, la scuola pubblica e la finanza sociale.
A tre anni dalla vittoria referendaria che ha fermato la definitiva privatizzazione dei servizi pubblici locali, è il momento di liberare Roma dalla speculazione su quelli che sono beni comuni, ed utilizzare invece le sue molteplici ricchezze nell'interesse della collettività. 

Coordinamento Romano Acqua Pubblica

Pubblicato in Ambiente

L'undici luglio i capi dell'Europa vogliono incontrarsi per decidere del nostro futuro. Saremo presenti anche noi, perché quel giorno sotto i riflettori dell'Europa si imponga la voce di quanti non trovano rappresentanza dentro queste istituzioni; di quanti, anzi, abitualmente ne pagano i costi, col proprio impoverimento, con la propria precarizzazione, con la perdita di autonomia e di controllo sulle proprie vite.

Di fronte a processi di impoverimento drastici di fasce crescenti della popolazione, la governance europea risponde con vertici come questo, col ricatto che lega il reddito e l'inclusione sociale alla disciplina del lavoro e di una produttività sempre maggiore. Noi riteniamo, invece, che la ricchezza non sia sottoprodotta, ma mal distribuita; che il problema non sia lavorare di più, ma sganciare le nostre vite e il nostro diritto a vivere degnamente dalle strategie con cui governanti ed imprenditori ristrutturano il mercato del lavoro. A chi ci vuole imporre dall'alto un discorso sulla nostra “occupazione”, contrapponiamo un discorso allargato, che ponga la questione del reddito, della precarietà, dei beni comuni, di una battaglia radicale contro lo status cui sono costretti i migranti e i profughi.

Questo vertice coinciderà anche con l'apertura di un semestre europeo governato da quel Renzi che ha messo d'accordo in Italia tutte le frazioni del padronato, il media mainstream nella sua totalità, presentandosi come il miglior allievo e collaboratore della dottrina di austerity imposta dalla Trojka. Diventa ancora più urgente, dunque, allargare ad un orizzonte europeo il fronte dell'opposizione alle politiche del nostro impoverimento. Costruendo una mobilitazione vasta e che vorremmo transnazionale. Immaginando un'opposizione alla Trojka che si sottragga all'alternativa impotente Europa sì/Europa no. Che guardi ad un continente della conflittualità in divenire da produrre con le pratiche dei movimenti sociali perché l'unica progettualità davvero comunitaria è quella che passa per l'abbattimento delle gerarchie che ci opprimono e la redistribuzione delle ricchezze che ci sono sottratte.

Costruire un percorso comune vuol dire gettare le basi che lo rendono possibile. Per questo l'assemblea ha chiesto, fin dai primi interventi, trovando conferma, la convocazione di uno sciopero generale per la giornata dell'11 luglio, per permettere la partecipazione di tutti i lavoratori. Vuole anche dire sedimentare una forza che venga dai percorsi che possiamo costruire sui territori e che apra alla possibilità di una stagione da rilanciare. Non ci interessa costruire eventi quanto attivare processi, con un passato ed un futuro di possibilità. Per questo ci impegneremo a costruire assemblee nei nostri territori, che allarghino la partecipazione e il fronte di un'inimicizia sempre più necessaria. Per questo abbiamo individuato nell'ultima settimana di Giugno lo spazio di una mobilitazione che confluisca in una giornata comune (26 giugno) su obiettivi di lotta condivisibili e concreti: banche, agenzie di riscossione dei crediti, centri impiego e media, intesi come un apparato ormai direttamente politico. Molte altre iniziative che si svilupperanno sul territorio nazionale costituiranno altrettanti momenti di rilancio di questo percorso comune.

Nella prospettiva di una processualità politica e sociale in continuità con un anno di movimenti, #civediamolundici Luglio perché sia punto di partenza di processi larghi di conflittualità a venire.

Movimenti sociali e sindacati conflittuali contro la precarietà e l'austerity

Pubblicato in Politica
Giovedì, 22 Maggio 2014 11:50

Bologna Ross@, schiaffo al PD

Libertà di opposizione al governo Renzi, il tema dell'assemblea pubblica che ieri sera le compagne e i compagni di Ross@ hanno tenuto a Bologna alla presenza di Giorgio Cremaschi. L'idea di confrontarsi con la città era emersa dopo la contestazione che Ross@ aveva portato a un convegno elettorale del PD il 7 maggio scorso. Questa contestazione aveva prodotto dodici denunce, annunciate dalla stampa cittadina che, chissà come, era riuscita finanche a individuare i nomi di tre indagati prima ancora che questi ne fossero informati. Infatti tutt'ora non sono state notificate denunce, nessun atto è stato formalizzato sulla base delle indagini che sarebbero state svolte.

Ieri sera la sala era piena, roba da stropicciarsi gli occhi, soprattutto confrontandola con quella del Partito Democratico, vuota, nel giorno della contestazione, e con la replica che alcuni giorni dopo ha visto il PD presentare la propria candidata in una Piazza Maggiore colma, sì, ma di forze dell'ordine che facevano da coreografia a circa trenta spettatori addormentati.

E invece ieri sera in via Zamboni, oltre cento persone hanno partecipato respingendo le politiche liberiste che vengono imposte al paese, le accuse di squadrismo del sindaco Virginio Merola che, insieme ai sindacati confederali e ai partiti della sua coalizione, si era accanito utilizzando, per i militanti di Ross@, appellativi che così bene lo ritraggono. Questi invasati dell'austerity, squadristi dell'informazione, maestri dell'arroganza, una platea così densa e stimolante se la troveranno di fronte soltanto offrendosi a legittime contestazioni.

1boIl PD di sinistra non ha più nulla, e da tempo, secondo Giorgio Cremaschi. Le iniziative di Ross@ contestano le politiche del jobs act che costringeranno i lavoratori a una precarietà diffusa. Non a caso, sottolinea Cremaschi, il nuovo ministro del lavoro, Poletti, e il sistema delle cooperative, incarna quanto di peggio si è prodotto in termini di condizioni lavorative e salariali. Non a caso, Renzi si è affrettato a concordare con la Merkel gli spiccioli promessi ai lavoratori, in cambio del voto alle imminenti elezioni europee. Anche la nuova legge sul lavoro è stata discussa e approvata dalla Troika, dalle banche e dai potentati economici europei. I cittadini dovrebbero prendere coscienza che votare PD, significa eleggere direttamente questi poteri a governarci. Chi ne farà le spese, prosegue il portavoce di Ross@ saranno i lavoratori e tutti i cittadini, dato che per rimanere entro i limiti di spesa imposti da Bruxelles, il governo Renzi chiederà ulteriori tagli alle spese ai Comuni, con conseguenti esternalizzazioni e precariato. Cremaschi ha concluso il suo intervento con un passaggio sul tema  del “merito”, una sorta di mantra politico e mediatico: secondo chi ci governa, occorre meritare di avere un lavoro, una sanità pubblica ed efficiente, cioè il minimo per vivere. Renzi, figura quasi sconosciuta fino a pochi anni fa,  è stato “incoronato” direttamente dai media, perché era la faccia giusta, giovane ed energica, da proporre agli italiani per far digerire le politiche neo-liberiste e lo smantellamento del welfare.

Massimo Betti, esponente dell'USB, è tornato sui fatti. Al PD cittadino che ha chiesto una presa di distanza del sindacato dagli attori della contestazione, l'USB ha risposto che ognuno ha i propri condannati, ma ci sono condanne e condanne, chi si batte per difendere il proprio lavoro è parecchio differente da chi abusa del potere derivante da incarichi pubblici.

 

Leggi anche: Momentaccio per il Pd bolognese. Perquisita la sede dell'Unipol

Pubblicato in Politica

Così come l’imperialismo Usa, anche quello europeo non esita a sostenere i nazisti pur di avere a disposizione uno strumento da usare contro chi si oppone all’assorbimento del paese nell’Unione Europea e nella Nato.
Esprimiamo la nostra rabbia, lo sgomento e la solidarietà totale alle vittime della barbarie nazista cadute a Odessa e in tutta l’Ucraina. In un’Europa attraversata da movimenti di chiara natura reazionaria e fascista è doveroso schierarsi con le donne e gli uomini che a Odessa, Slavyansk, Donetsk e nelle altri città ribelli dell’Ucraina resistono alle bande naziste ed alla repressione dei golpisti di Kiev.
Manifestiamo la nostra totale solidarietà nei confronti di milioni di lavoratori e cittadini ucraini i cui diritti e il cui futuro sono stati svenduti alla troika dalla nuova leadership ‘nazionalista’ di Kiev, in realtà strumento del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea.

Venerdì 23 Maggio, alle ore 17.3O
presso lo spazio ROSS@ – Galleria Principe di Napoli (Museo Nazionale) civico all’interno XXI

ASSEMBLEA/DISCUSSIONE PUBBLICA
con:

Giovanni Di Fronzo, Rete dei Comunisti
Nicola Vetrano, responsabile immigrazione ACU
Gianmarco Pisa, attivista del movimento No War
Berdibaeva Giulia, associazione donne Kirgizistan
Marco Santopadre, redattore Contropiano.org

RETE DEI COMUNISTI www.retedeicomunisti.org

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