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L'assemblea era indetta per le ore 17,30 nei locali del Centro Sociale Astra al Tufello, ma tanta era la gente intervenuta che si è potuta tenere solo invadendo la strada. Via Capraia è rimasta bloccata per tutto il tempo che è stato necessario allo svolgimento dei vari interventi e il traffico è stato deviato dalle pattuglie dei vigili urbani.

La sensazione che si respirava è che gli inquilini delle case popolari si stanno rendendo finalmente conto della posta in gioco: il governo Renzi/Lupi vuole cancellare le case popolari e fare la guerra ai poveri.

Luca dell'Astra, centro sociale con forte presenza nel territorio, promotore insieme all'ASIA del Tufello di questo incontro, ha sottolineato quanto fosse assurdo questo decreto che fissa la priorità delle vendite all'asta proprio da "gli alloggi i cui oneri di manutenzione e/o ristrutturazione siano dichiarati insostenibili dall'Ente proprietario": un doppio danno per chi vive negli alloggi degradati.

Si svela così in modo palese chi sono i veri responsabili del degrado e dell'abbandono delle periferie e delle case popolari.

Anche gli inquilini del Tufello hanno raccolto la sfida di Lupi e parteciperanno alla manifestazione indetta per l'11 dicembre a Porta Pia sotto la sede del Ministero delle Infrastrutture per chiedere il ritiro di questo odioso provvedimento.

Vogliamo più case popolari e il risanamento di quelle esistenti, lasciate nel più completo abbandono.

Questo è il grido lanciato da Tor Sapienza, da Cinecittà Est, Torre Maura, Ostia e Tufello e che tutti gli altri quartieri, dove sono previste nei prossimi giorni numerose assemblee, stanno raccogliendo.

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Che la situazione nelle periferie fosse complessa già lo sapevamo e oggi ne abbiamo avuto la piena conferma.

La cosa che viene subito all'occhio, avvicinandosi al complesso delle case popolari, è la militarizzazione di tutta la zona con blindati e auto della polizia che sfrecciano intorno alle 550 famiglie che sono state sotto i riflettori e le cronache dei mass-media nazionali, i quali hanno raccontato una realtà ben congegnata e che fa comodo a molti.

L'assemblea, che si è svolta sul decreto Renzi-Lupi che mette all'asta tutte le case popolari cancellando per decreto il diritto all'abitare in questo Paese, è stata molto partecipata dagli abitanti di via Morandi. Siamo stati accolti calorosamente da tutte quelle persone con le quali in passato abbiamo lottato insieme per il diritto alla casa e che ci hanno raccontato il disagio reale che affligge questi posti, come tante altre periferie dimenticate e abbandonate dalle Stato: mancanza di servizi, di illuminazione pubblica, di lavoro, di spazi di aggregazione, di mezzi di trasporto e, soprattutto, la condizione pietosa delle loro case piene di amianto.

Dagli interventi degli abitanti emerge grande attenzione, preoccupazione e tanta rabbia. Quella rabbia che rende questa gente combattiva, che le lotte le ha nel sangue perché le ha fatte e le ha vinte.

Sono assolutamente consapevoli che, come le istituzioni li ha abbandonati nel passato, lo rifaranno di nuovo non appena i riflettori dei media caleranno e che la differenza la farà solo la loro capacità di organizzarsi e scendere in piazza per difendere ciò che hanno conquistato e prendersi ciò che gli spetta.

L'assemblea si è conclusa con la formazione di un comitato di difesa, in stretta relazione con As.i.a./USB, che si è preso l'incarico di fare nuove assemblee per ogni scala, distribuire il materiale e informare gli altri abitanti del regalo di natale che il duo Renzi-Lupi ha in serbo per gli oltre 80 mila abitanti delle case popolari a Roma e gli oltre 800 mila di tutta Italia.

La frase che ricorreva tra vari i gruppetti di persone che si sono creati nella sala alla fine dell'assemblea era: “Mentre qualcuno (a loro dire neanche del luogo) tirava i mortaretti ai migranti il Governo metteva all'asta le nostre case”. Una specie di arma di distrazione di massa.

Dalle assemblee che stiamo facendo nei vari quartieri è emersa la necessità di organizzare una grande manifestazione verso la metà di dicembre (giovedì 11) a piazzale Porta Pia davanti al Ministero delle Infrastrutture del Ministro Maurizio Lupi.

In contemporanea si è tenuto a Torre Maura un'altro incontro sullo stesso tema, stesso stupore di fronte a questo ulteriore provvedimento assurdo, stessa volontà di reagire: le duecento persone presenti hanno condiviso l'appello alla mobilitazione a Porta Pia-

La prossima assemblea sul decreto Renzi-Lupi sarà lunedì alle 18 al Tufello a via Capraia 19 al C.S.A. Astra19.

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Davide Rosci e Mauro Gentile, compagni condannati per i fatti del 15 ottobre 2011 a Roma, lanciano un appello per una assemblea nazionale contro la repressione e per l’abolizione del Codice Rocco da tenersi a Teramo il 20 dicembre 2014

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Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito pressoché inermi ad uno dei più grandi e gravi attacchi repressivi mai attuati nei confronti dei movimenti di lotta sociale e le 17.000 denunce, censite dall’Osservatorio sulla Repressione, stanno lì a certificarlo. Consapevoli che il tempo dell’attesa sia da tempo scaduto di seguito lanciamo il nostro appello.

Il processo per gli scontri di Roma del 15 ottobre 2011, che ci vede inquisiti, riporta alla memoria il procedimento per i fatti del G8 di Genova del 2001. Allora come oggi le modalità politico-giuridiche avanzate ai danni dei manifestanti risultano essere sempre le stesse ed infatti, grazie ad un aborto legislativo di epoca fascista, chiamato reato di Devastazione e Saccheggio, questo Stato di Polizia è riuscito nel suo becero intento di ottenere pene esemplari contro i manifestanti e impunità per se stesso attraverso abili operazioni di copertura e depistaggio.

Genova, così come Roma, rappresenta una ferita ancora aperta e gli ultimi pretestuosi attacchi portati avanti ai danni dei fratelli e delle sorelle NO TAV, contro i compagni del movimento di lotta per la casa e le organizzazioni popolari e operaie rendono questa ferita ancora più profonda.

E’ inutile oggi girarci attorno o continuare a scrivere analisi fine a se stesse dopo che i resistenti vengono arrestati, è giunto il momento di reagire e per farlo dobbiamo essere uniti e decisi. E’ pertanto arrivato il tempo di aprirci tutti ad un confronto propositivo perché la fase storica che stiamo attraversando chiede, oggi come non mai, una concreta e condivisa strategia di lotta politica, una strategia da pianificare nell’immediato che porti alla nascita di un fronte unitario antifascista capace a fatti, e non a parole, di combattere la repressione e quindi abolire l’ariete legale dei padroni, il Codice Rocco, che via via che avanza la crisi viene sempre più spesso utilizzato. Non c’è più tempo da perdere!

Attraverso questo appello vogliamo esprimere un pensiero di autocritica che dovrebbe accomunare tutti/e e dire che, fatta eccezione della strenua e salda resistenza che il movimento NO TAV è stata capace di esprimere, le restanti realtà conflittuali hanno purtroppo perso la sfida nei confronti dell’apparato repressivo statale perché incapace di mobilitarsi unitariamente.

A riguardo è emblematico il caso del processo per i fatti del G8 di Genova del 2001 dove il movimento, allora forte di numeri e strutture organizzative, non riuscì a dare quella indispensabile risposta perché diviso da una condotta settaria e disfattista figlia di deleterie ed eterne divisioni. 

Badate bene, noi non intendiamo additare nessuno, sappiamo benissimo quanto sia difficile trovare la giusta quadratura fra realtà tra loro differenti, ma crediamo fermamente che continuare lungo questa suicida strada ci vedrà inevitabilmente sconfitti così come crediamo che tali barriere ad altro non serviranno che agevolare il lavoro sporco dei nostri aguzzini e soffocare sul nascere ogni forma organizzata di opposizione popolare. Ci sembra quindi giunto il momento di mettere da parte l’interesse particolare per dare spazio a quello generale.

Pertanto invitiamo tutti i movimenti in lotta, tutti i sindacati conflittuali, tutte le organizzazioni politiche comuniste e antifasciste e tutti i sinceri democratici a prendere parte sabato 20 dicembre a Teramo all’Assemblea Nazionale Contro la Repressione e per l’abolizione del Codice Rocco.

Chiamiamo al dibattito tutti coloro che condividono e fanno proprio lo spirito di questo appello e quanti ritengono che sia necessaria inaugurare una pagina nuova della resistenza italiana per costruire un’alternativa politico-sociale che sia in grado di dare risposte concrete a chi ci reprime ed ai milioni di individui che credono in un mondo diverso e giusto.

E’ per questo che eravamo in piazza il 15 ottobre 2011 e per questo che dobbiamo continuare a lottare!

Davide Rosci e Mauro Gentile, prigionieri politici per gli scontri di Roma del 15 ottobre 2011

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Venerdi pomeriggio a Tor Sapienza c'è stata una affollata assemblea popolare. Stavolta niente passerelle strumentali di politici della destra nè sfoghi contro gli immigrati. Stavolta al centro dell'attenzione c'era la vera minaccia che incombe sugli inquilini delle case popolari: gli effetti dell'infame decreto Lupi, tra questi il provvedimento del governo che mette all’asta a prezzi di mercato gli alloggi popolari, proprio partendo da quelli più degradati. E le case popolari di via Morandi a Tor Sapienza, ormai vivisezionate da cronache e telecamere, sono tra queste. Case popolari costruite negli anni '70 e assegnate a famiglie che venivano dalle baraccopoli che "cinturavano" Roma o dalle lotte delle famiglie che abitavano negli scantinati del Quarticciolo. Dopo giorni di rabbia legittima ma maldiretta e soprattutto malconsigliata, la gente di Tor Sapienza è tornata a discutere sui problemi veri che incombono su di loro e su decine di migliaia di famiglie nei quartieri popolari.
La proposta di Decreto del ministro Lupi - passata anche nella conferenza Stato-Regioni, intende infatti procedere allo smantellamento definitivo dell’edilizia residenziale pubblica, in un paese che è già all’ultimo posto in Europa come percentuale di case popolari (solo il 3%) sull’intero patrimonio immobiliare residenziale.
L'Asia/USB ha organizzato l'assemblea di Tor Sapienza ma le sta organizzando in tutti quartieri dove sorgono insediamenti di case popolari,assemblee con gli inquilini per costruire la resistenza a questa vera e propria guerra contro i poveri, a partire dalla proposta di una prima mobilitazione generale sotto il Ministero delle Infrastrutture per chiedere il ritiro di questo insensato decreto nella prima decade di dicembre. Si discute di una manifestazione sotto il Ministero per ottenere questo obiettivo. L'Asia/Usb chiede, inoltre, l'immediato finanziamento dei progetti di risanamento già esistenti degli alloggi Ater di Tor Sapienza. Così come qualche settimana fa a Corcolle - nella stessa zona ma molto più in periferia - anche stavolta l'intervento delle organizzazioni del sindacalismo metropolitano ha dimostrato che si possono disinnescare le guerre tra poveri solo riponendo al centro i bisogni popolari e indicando i veri responsabili del degrado e delle minacce alle esigenze della gente delle periferie. Non sono gli immigrati ma i governi, i ricchi e i profittatori che vorrebbero che i poveracci si facciano la guerra per mettere tutto a profitto, il loro.

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Assemblea ieri all'Ast di Terni. Una presenza massiccia di lavoratori e cittadini, perché questa non è una fabbrica qualsiasi, ma l'architrave dell'economia e della tenuta sociale.
i sindacati l'hanno convocata per riportare ai lavoratori il lungo percorso degli ultimi due giorni di riunione-fiume al Mise, quindi col governo e l'azienda. Il tutto avviene in piazza, dopo la collocazione delle trombe altoparlanti, utilizzando come palco d'emergenza un furgoncino Ape.
Prima precisazione: la firma é lontana ma ci sarebbero degli elementi potenzialmente positivi, questa volta messi nero su bianco.
Il governo dice di lavorare per il “buon esito”, superando le vecchie proposte avanzate da Delrio (la lotta avrebbe dunque determinato un cambio di posizione da parte del governo)
L'azienda mette nel piano delle modifiche.

La produzione attestata alla soglia minima di un milione di tonnellate, con il mantenimento in funzione di entrambi i forni, politiche commerciali, apertura/ricerca sul mercato mediterraneo e tentando di esportare anche verso la Germania (in piazza si giudica la cosa poco credibile)
Verrebbe fissata anche una soglia minima di dipendenti, a 2400 persone; sotto questa cifra l'azienda non dovrebbe andare.
Vengono promessi Investimenti: 270 milioni di euro, di cui 100 per la manutenzione, 10 per ricerca e innovazione, 30 per il trasferimento della linea di laminazione da Torino, che dovrebbe così entrare in funzione dal 2016 (la pizza chiede certezze sul punto). 26 milioni – ancora incerti . Per far fronte a variazioni dei costi energetici.
Gli esuberi programmati sarebbero in questo modo ridotti a 125; l'azienda pensa che con un premio di buonuscita (si parla di 80milaeuro) molti potrebbero accettare l'esodo volontario immediato. Dopo il 1 gennaio, infatti, la cifra verrebbe ridotta a 50mila euro.
Rinnovo dei 7contratti scaduti con le società esternalizzate.
Il sindacato spiega di ritenere inaccettabile che il prezzo degli esuberi venga pagato soprattutto dalle esternalizzate (le ultime 6/7 ore dell'incontro sono state spese su questo). In testa a tutti c'è la certezza che gli operai dell'Ilsev sono determinanti per il funzionamento dello stabilimento (e infatti, più tardi, un operaio Ilsev salirà su il palco che annunciare che da parte loro lo sciopero continuerà ad oltranza).
L'azienda annuncia inoltre di volere la sospensione del contratto di secondo livello, sostituendolo con un nuovo contratto integrativo basato sul “merito” (ma tutti, in piazza lo definiscono “clientelare”). All'interno del nuovo contratto sarebbero previste quattro voci: a) maggiorazioni legate al merito; b) la retribuzione della presenza domenicale passa da 40 a 25 euro: c) il premio di produttivita - 723 euro – viene disposto come variabile e legato agli straordinari (la piazza non intende accettare); d) messa in discusione del riconoscimento del ruolo professionale.

Con queste quattro modifiche del contratto secondo livello non si arriva a un risparmio di 11 milioni.
L'azienda non vuole prendere in considerazione le proposte del governo: sconto Irap (5 milioni), energia (10 miloni) e l'implementazione della logistica (miglioramento e completamento per Civitavecchia....)

Su queste quattro questioni si continua trattare...
Si continua ad affermare che l'assemblea dei lavoratori é “sovrana” e qualsiasi ipotesi di accordo possa uscire dal prossimo incontro (mercoledì prossimo) o da uno successivo, si procederà all'effettuazione di un un referendum. Il sindacato chederà comunque una verifica semestrale del rispetto degli impegni presi.
Proseguirà intento il blocco delle portinerie fino al prossimo incontro (mercoledì).
Terminata questa relazione, parlano altri sindacalisti (in questo caso di Ugl e Uil). Qualcuno ventila l'ipotesi di individuare “altre forme di lotta”, come lo sciopero alternato di 4 ore. La risposta corale è “no, si continua la lotta”.
Interviene Antonio, che si autodefinisce un "rompicoglioni", richiede un applauso di soledarietà contro la sentenza Eternit e riafferma la mecessità di garanzie per le esternalizzate; critica le voci (riportate dai giornali) che qui ci sia una minoranza di”sobillatori” che prevaricherebbe una maggioranza più “malleabile”; propone che mercoledi si vada a palazzo Chigi. Ma l'idea non viene poi ripresa da atlri.
Sale sul palchetto un “lav” (caporeparto ) che prova a riproporre lo sciopero alternato di 4 ore, adducendo come argomento la durezza della lotta e la mancanza di salario. Coro di “NO” (c'è anche un po di contestazione, subito rientrata).
Del ressto sono in diversi a precisare che, negli incontri, ci provano un po' tutti gli interlocutori - e in molti modi – a far modificare le modalità della lotta.
Interviene Rosario, della Fiom, che ribadisce la necessità di unità, di non accettare provocazioni dell'amministratore delegato Morselli: non passerà alcun licenziamento, né tra gli interni né nelle esternalizzate, se non c'è la clausola di salvaguardia; lotta ad oltranza. Fa anche autocritica in merito all'ultima occupazione dell'autostrada, che lui pensa andasse rimandata all'indomani, e invece é servita farla proprio quel giorno.

L'assemblea si scioglie. La lotta continua con le stesse modalità. Nuovo appuntamento mercoledì.

 

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Tosi viene a Bologna a cantare la sua liturgia "contro degrado, occupazioni, zingari e zecche". Avremmo qualcosa da dirgli. Assemblea giovedi 13 novembre a via Centotrecento 18, alle  ore 20.30

Noi Restiamo
Ross@ Bologna
Hobo
Làbas
Berneri
Tpo

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Dopo la riunione dei sindacati con l'azienda e il governo, ieri al ministero dello sviluppo (Mise), oggi i lavoratori sono stati informati dell'evoluzione della trattativa. Ma non deve essere piaciuta molto. L'amministratore delegato Lucia Morselli non ha infatti presentato alcuna proposta differente dal "piano industriale" che prevede ben 550 esuberi e la chiusura di uno dei due altoforni.

"Se il piano della Ast rimane così com'è, si va alla rottura", ha detto il segretario nazionale della Fiom, Rosario Rappa. Morselli non ha presentato oggi "nulla di nuovo, tranne alcune precisazioni sugli investimenti: si tratta di 150 milioni in quattro anni e per la prima volta è stato quantificato il trasferimento della linea di Torino, che varrebbe 30-40 milioni di euro".

Ore 18 ThyssenKrupp fa sapere che starebbe pensando di "cambiare strategia". Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, durante un’audizione al Senato, ha espresso "ottimismo" per le sorti dell'Ast. «Ho parlato recentemente con l’ad Lucia Morselli che mi ha trasmesso la convinzione che non avevo e che considero un fatto nuovo e positivo: la scelta dei tedeschi di abbandonare il settore dell’acciaio è in corso di revisione». La partita europea «sull’acciaio inossidabile infatti tende a riaprirsi in una situazione in cui il principale competitor sta uscendo» dal settore.

Ore 17    Gli operai dell'Ast hanno liberato l'Autostrada del Sole che avevano occupato nella tarda mattinata di oggi. I sindacati sono stati convocati per domani mattina, giovedì 13 novembre, al ministero dello Sviluppo economico. E' stata così anticipata la riunione che era in programma martedì prossimo. I sindacati hanno ricevuto una convocazione verbale in seguito alla quale gli operai hanno deciso di liberare l'Autosole.

Ore 16 Prosegue il blocco. L'assemblea sull'autostrada sta discutendo su come organizzare la giornata del 14 anche a Terni, facendo dello "sciopero sociale" una scadenza meno vaga e più "incardinata" sulla crisi della prima industria della regione Umbria.

DSCN3465Ore 15 Tutto fermo e tutti fermi. I sindacati Cgil-Cisl-Uil hanno provato a proporre ai lavoratori l'abbandono del blocco dell'austrada in cambio della promessa, da parte aziendale, di un "incontro anticipato" (al 18 novembre) rispetto alle date già decise. Il rifiuto dei lavoratori è stato netto. La polizia non è riuscita a far defluire la colonna di automobilli ferma in prossimità del casello. L'unico modo di aggirare la lunghissima fila è di uscire ad Orvieto, per chi proviene da nord, oppure da Magliano Sabina, se si viene dalla capitale. In ogni caso decine di chilometri da percorrere su stade provinciali. La determinazione dei lavoratori - continuano ad affluire da Terni e dal circondario, con arrivo anche dei "mezzi di sussistenza" - è tale da sconsigliare per ora qualsiasi intervento repressivo. Sembra evidente che siano in attesa che sbollisca la rabbia, contando magari su altri scrosci di pioggia. Ma è persino uscito il sole...

Il tentativo di un'auto di forzare il blocco:

Ore 14.20 In assenza completa di indicazioni provenienti dai vertici sindacali, i lavoratori proseguono l'occupazione della sede autostradale. La polizia sta cercando di far costruire un varco tale da far passare comunque le automibili ferme in fila. Operai dell'Anas, a una certa distanza dal presidio e protetti dalla polizia, stanno rimuovendo le barriere per far uscire le macchine dallo svincolo e farle rientrare subito dopo, aggirando il grande concentramento di lavoratori. Che va crescendo col passare dei minuti, visto che stavolta non c'è stata alcune organizzzione sindacale ma una corsa soggettiva, con mezzi propri.

Ore 13.30 Un migliaio di lavoratori dell'Ast sta occupando entrambe le corsie di marcia dell'austostrada del Sole, all'altezza dello svincolo di Orte. Sotto una pioggia battente, la situazione è per il momento traquilla. La polizia controlla a distanza, ma a quanto pare non ha ancora ricevuto disposizione per intervenire.

Ore 12.25: Orte Al casello autostradale di Orte stanno cominciando ad affluire le forze dell’ordine e le prime auto dei lavoratori.

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"Si va immediatamente ad Orte!" Questa la decisione presa al termine dell'assemblea, intorno alle 11.40 di oggi, degli operai dell'acciaieria ternana riuniti davanti ai cancelli di viale Brin per discutere del deludente incontro di ieri al Mise. Un'assemblea affollata, circa un migliaio di persone, e tesa durante la quale si è deciso di andare ad occupare la sede autostradale di Orte, come già successo qualche mese fa. Gli operai raggiungeranno il casello di Orte con mezzi propri.

Alle 12 decine di auto si sono messe in marcia.

Intanto proseguirà lo sciopero, in corso ormai da tre settimane. Claudio Cipolla della Fiom, ha spiegato che oltre allo sciopero proseguiranno i presidi in atto e nuove iniziative verranno concordate con i sindacati nazionali.

da http://www.terninrete.it

Presumibilmente si cercherà di manifestare al casello, creando più problemi possibile alla circolazione autostradale, in modo da impegnare i media a dar notizia della situazione.

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Indubbiamente c'era attesa e curiosità per l'incontro tra il segretario della Fiom Landini e la coalizione di movimenti sociali e sindacati di base che hanno convocato lo “sciopero sociale” del 14 novembre. E l'incontro c'è stato, ieri sera a Roma, nella mitica aula I della facoltà di Lettere alla Sapienza, aula piena anche se non come nelle grandi occasioni.

Preceduto dagli interventi di uno studente, di Bernocchi e di Christian del Laboratorio Acrobax, Landini – impegnato contemporaneamente nella trattativa sulle Ast di Terni al Ministero del Lavoro - ha risposto ad alcune delle sollecitazioni ma non a tutte. Ad esempio sul testo unico del 10 gennaio sulla democrazia nella rappresentanza sindacale, per ragioni di tempo o di opportunità, ha glissato (e occorre riconoscere ai tre studenti in presidenza di aver sollecitato il rispetto dei tempi degli interventi senza alcuna indulgenza).

L'analisi con cui Landini ha interloquito con l'assemblea è ampiamente condivisibile. Non siamo alla riedizione dello scontro del 2002 con Berlusconi sull'art.18, oggi in discussione c'è la possibilità collettiva delle persone che lavorano di poter contrattare la propria prestazione di lavoro. “Vogliono cancellare questa possibilità e ciò avviene dentro una crisi senza precedenti”. Vogliono scatenare la competizione tra i lavoratori ed a questo va contrapposta invece la coalizione. “Le politiche sociali e del lavoro sono ormai uguali dappertutto, incluso il diritto di sciopero che adesso viene messo in discussione anche in Germania e Gran Bretagna” ha sottolineato Landini.

Interessante anche un altro passaggio, quando il leader della Fium ha riconosciuto che “oggi il mondo della concertazione non c'è più. Il governo non vuole concertare con nessuno. Anche Renzi vuole rompere con il modello sociale europeo e puntare all'americanizzazione delle relazioni sindacali e ridurre il sindacato alla mera condizione aziendale”.

Ma è a questo punto che Landini chiarisce quella che, a nostro avviso, è la questione principale. Ammette infatti, e tutto sommato con onestà, che a fronte di questa nuova realtà la sua è “una risposta puramente sindacale” e cioè “unire quello che vogliono dividere”. “La Confindustria punta a eliminare il contratto collettivo nazionale per ridurlo solo alla dimensione aziendale”. Rispetto allo sciopero del 14 novembre Landini sottolinea che: “Oggi facciamo i conti con la frantumazione e servono risposte non tradizionali.. Lo sciopero generale dei metalmeccanici del 14 – che è uno sciopero tradizionale - può avere la possibilità di incrociarsi con altri percorsi ma soprattutto occorre capire come proseguire dopo il 14 novembre, per mettere insieme persone con condizioni contrattuali e lavorative diverse”. Fin qui sullo sciopero sociale.

Sulle proposte il segretario della Fiom ha affrontato due temi sollevati nell'assemblea e nella piattaforma dello sciopero sociale: il reddito e il salario minimo orario, “due cose diverse” secondo Landini. Sul primo, ha ribadito la visione già nota di un reddito legato al lavoro e, anzi, ha proposto l'estensione della cassa integrazione in deroga, “perchè la cassa integrazione tiene la gente dentro il posto di lavoro e non li abbandona al mercato”. Sul secondo tema – il salario minimo orario – Landini ha affermato che questo “deve stare dentro il contratto collettivo nazionale per riunificare tutte le forme del lavoro” che oggi – ha fatto l'esempio della ragnatela di appalti alla Fincantieri – vede lavoratori anche nello stesso impianto avere salari e retribuzioni completamente diverse tra loro.

Questi sono i ragionamenti e le proposte che Landini ha messo a disposizione della discussione nell'incontro di ieri e delle possibilità di “incrociare percorsi”. Appare evidente lo scarto tra la prima parte dell'intervento, con una analisi “generale” della fase sostanzialmente realistica e corretta, ed una seconda parte nella quale Landini ha ammesso che il suo non può che essere un punto di vista sindacale e dunque non generale ma parziale. Quindi un tradunionismo, anche di sinistra, al quale si viene costretti dalla crisi e dalla situazione reale. Sta qui il problema di chi continua a nutrire sul segretario della Fiom aspettative di carattere generale, politiche, complessive che Landini non può soddisfare perchè non vuole e non vuole perchè non può. Ma se il problema viene ricondotto alla linea con il quale “il sindacato” (e non questo o quel sindacato) starà dentro una fase storica di conflitto di classe frontale come questa, appare evidente che anche la Fiom non sia all'altezza della situazione, sia perchè oggi anche il sindacato è costretto a misurarsi pienamente con “la politica”, sia perchè lo spazio della trattativa – lo spazio naturale del sindacato – oggi appare precluso dall'arroganza del padronato e del governo e dalla liquidazione del modello sociale europeo da parte dei centri decisionali a Bruxelles e Francoforte. Se la risposta non può che essere politica e generale, anche i migliori sindacalisti e i migliori sindacati saranno costretti ad un cambio di passo e di visione. E' al momento questa, come ha ammesso lo stesso Landini, non è nell'ordine delle cose. O almeno non lo è oggi.

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Stamattina (sabato) alle ore 11 si terrà sotto palazzo San Giacomo, a piazza Municipio, la conferenza stampa del coordinamento campano contro il decreto SbloccaItalia. Verrà ricostruita la dinamica della manifestazione svoltasi ieri mattina contro il decreto SbloccaItalia e le politiche del governo Renzi e saranno denunciate le responsabilità della Questura di Napoli per le cariche operate davanti a Città della Scienza contro un corteo autorizzato di migliaia di persone, che aveva sfilato pacificamente da piazzale Tecchio fino a Coroglio.

Il coordinamento accusa la Questura di Napoli di aver deliberatamente provocato gli incidenti, imbottigliando la testa del corteo in un cul de sac composto da cancelli chiusi e schieramenti di polizia, impedendogli sia di entrare a Città della Scienza per svolgervi la prevista assemblea pomeridiana sia di proseguire per Coroglio.

Saranno esposte le iniziative che il coordinamento intende mettere in atto, anche con l’ausilio di parlamentari nazionali ed europei resisi disponibili, per indagare e chiarire le responsabilità della Polizia e difendere il valore politico della mobilitazione contro lo SbloccaItalia, che la Questura sta tentando di ridurre ad una mera questione di ordine pubblico.

All’iniziativa sono stati invitati i parlamentari e gli assessori comunali presenti al corteo di ieri, testimoni dell’atteggiamento irresponsabile e provocatorio dei funzionari di polizia responsabili dell’ordine pubblico. E’ stato formalmente invitato il sindaco De Magistris, che avrebbe dovuto partecipare alla assemblea pomeridiana ed è stato trattenuto da imprevisti all’aeroporto di Milano.

Sono invitati i giornalisti e tutti i cittadini.

Coordinamento campano contro il decreto 133

Pubblicato in Italia (flash news)
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