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Sabato, 25 Aprile 2015 12:58

Vicenza. Assemblea deimigranti

DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE HANNO MEMORIA CORTA

«Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali».

Dalla relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani, ottobre 1919. 
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Noi, loro, gli altri siamo tutti figli della stessa miseria, dello stesso schifo per la guerra e ne usciamo solo tutti assieme. Tutti!

LAVORO – DIRITTI – DIGNITÀ - ORGANIZZAZIONE

ASSEMBLEA PUBBLICA

SABATO 2 MAGGIO ORE 14.30 A VICENZA Circoscrizione N° 4 - Via Turra 35 - Zona Anconetta

Siamo parte degli oltre 33 milioni di migranti, di cui 12 milioni già cittadini dell’Unione Europea, che vivono in uno dei 28 paesi membri dell’Unione Europea e rappresentiamo il 4% dei 509 milioni di abitanti. L’anno scorso i lavoratori migranti hanno prodotto l’11 per cento del Pil italiano pari a circa 200 miliardi di euro e versano 12 miliardi all’anno all’Inps. L’immigrazione non può più essere liquidata come se si trattasse di due lavavetri!

Vogliamo confrontarci tra di noi sulle problematiche che abbiamo quando ci rivolgiamo agli sportelli per avere informazioni su una pratica.... abbiamo constatato che la risposta cambia a seconda dell' addetto presente in quel momento.

Chiediamo di essere trattati con dignità e rispetto dalle autorità e da chi le rappresenta.

Chiediamo l’accesso alla cittadinanza per i bambini figli di migranti nati in Italia o comunque a prescindere dal reddito per tutti i migranti.

Ci uniamo:

Per la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro

Contro ogni forma di razzismo o discriminazione

Contro allo sfruttamento e al business dell’accoglienza!

Pubblicato in Eventi
I soci di Acea chiusi a discutere di profitti, i cittadini in piazza per conquistare diritti

Il prossimo 23 aprile si terrà l'assemblea dei soci di Acea S.P.A. Si parlerà di dividendi, indici di mercato, ampliamento del CdA. Tutto in vista dell'espansione di Acea nel Centro-sud Italia: una gigantesca opera di fusione, che altro non è che una "vecchia" privatizzazione con un nome nuovo.

Per contrapporre l'interesse collettivo a quello di pochi "grandi" azionisti, il 23 si svolgerà anche una grande assemblea pubblica, dove si parlerà di gestione dell'acqua: la qualità del servizio e degli investimenti, la tutela della risorsa idrica e dell'ambiente, la garanzia del diritto all'acqua violato quotidianamente dagli aumenti tariffari e dai distacchi.

Ci saranno cittadini, lavoratori e amministratori locali di tutti i territori sui quali Acea allunga i suoi tentacoli: uniti è possibile far prevalere l'interesse pubblico, come avvenuto con la vittoria referendaria del 2011. Una vittoria che i poteri forti stanno cercando di cancellare, e che dobbiamo invece difendere, a partire dall'applicazione della legge regionale 5 per la gestione pubblica dell'acqua nel Lazio.

Una delegazione di comitati e sindaci si recherà poi alla sede della Presidenza della Regione Lazio, per chiedere l'attuazione della legge regionale 5 e protestare contro le diffide a cedere i propri impianti ricevute da diversi comuni laziali.

Loro saranno poche decine di soci rinchiusi in una sede lontana dalla città, noi in piazza, in difesa di milioni di sì per l'acqua pubblica!

Giovedi 23 aprile, Ore 10.30 Piazzale Ostiense

 

 

Pubblicato in Italia (flash news)

Lavoratrici e lavoratori della Confederazione Nazionale Artigianato sono scesi in sciopero e stanno raggiungendo in massa l'Assemblea pubblica dei delegati del commercio indetta oggi dall’USB a Roma, nella sala del Carroccio in Campidoglio, dove sono attese delegazioni da tutte le regioni d'Italia, a partire dalle ore 11.00.

I lavoratori, protagonisti di un corteo improvvisato, indossano magliette rosse con su l'hashtag #nonamiespese, ad esprimere la netta contrarietà alla firma di un contratto bidone, e sono preceduti da un grande striscione che evidenzia la vertenza nei confronti della CNA.

 

“Non ci poteva essere miglior risposta alla convocazione di questa assemblea”, dichiara Francesco Iacovone, dell’Esecutivo Nazionale USB Lavoro Privato. “Mentre giungono delegazioni da tutte le regioni, incluse Sicilia e Sardegna, questo sciopero mette in evidenza il disagio vissuto dagli oltre 3 milioni di lavoratori interessati dal peggior rinnovo contrattuale di sempre”.

“La disdetta unilaterale da parte della CNA del Contratto Integrativo Aziendale - prosegue il sindacalista USB - nonché la mancata retribuzione di alcune competenze contrattuali e l’inadeguato inquadramento professionale, sono alla base della protesta, ma molte di queste rivendicazioni potrebbero essere vanificate dalla sopravvenuta firma del contratto nazionale”.

“Questo rinnovo - attacca Iacovone - sancisce la fine degli ancora pochi diritti rimasti per gli addetti del settore, abbassando gli standard di sicurezza nei luoghi di lavoro, rendendo i lavoratori sempre più precari e ricattabili. L'USB Lavoro Privato riparte da questa Assemblea Nazionale dei delegati affinché i milioni di donne e uomini del commercio prendano voce, abbiano una rappresentanza vera e rilancino le mobilitazioni per imporre alle controparti il proprio punto di vista”.

“I lavoratori della CNA troveranno ad aspettarli tanti delegati del commercio e uno striscione: #dallaparteDisimona, dedicato alla lavoratrice del commercio affetta da una grave patologia, licenziata per il superamento del periodo di comporto e ancora non reintegrata. Quello striscione - conclude Francesco Iacovone - sarà a sollecitare le forze politiche per giungere rapidamente a misure che fermino lo stillicidio di licenziamenti di malati affetti da patologie oncologiche e da altre malattie gravi e invalidanti”.

 

Pubblicato in Lavoro & Conflitto

Nonostante il periodo elettorale, nonostante i costi di trasporto che pesano sulle piccole amministrazioni ma – soprattutto – nonostante i ricatti, espliciti e subdoli, che provengono dal governo Renzi è riuscita l’assemblea dei Sindaci contro lo Sblocca/Italia organizzata, a Napoli, dall’Amministrazione Comunale guidata da Luigi De Magistris.
Nei mesi scorsi contro lo “Sblocca/Italia” circa 200 Sindaci, attraverso atti formali (delibere di giunte, ordine del giorno, mozioni consiliari..), hanno espresso la loro contrarietà a questo invasivo provvedimento governativo che, di fatto, privatizza e deturpa grandi fette del territorio del paese esautorando completamente, in maniera autoritaria, le rappresentanze elette.
Da tempo il Sindaco Luigi De Magistris aveva preso impegno - durante alcuni momenti di mobilitazione che si erano svolti in varie parti d’Italia - di organizzare un momento di incontro e di coordinamento tra i vari Sindaci che, a vario titolo, si sono opposti al Decreto “Sblocca/Italia”.
Una volontà politica maturata all’indomani della decisione del Governo Renzi di scalzare da ogni potere decisionale e progettuale l’Amministrazione Comunale di Napoli circa il futuro prossimo di ben 1/3 del territorio cittadino (l’area occidentale della città) dove i poteri forti del capitale vogliono, attraverso il cavallo di troia della cosiddetta bonifica della zona di Bagnoli, rimettere le mani su questa importante porzione della città.
1sindaciMa alla decisione di Luigi De Magistris di opporsi alla decretazione arrogante del governo ha contribuito – soprattutto - lo sviluppo di un articolato movimento di opinione e di lotta che a Napoli, come altrove, contesta i variegati effetti dello Sblocca/Italia.
In questo quadro la Manifestazione del 7 novembre scorso, in occasione di una annunciata visita a Napoli di Renzi, culminata con scontri con la polizia schierata a difesa della Città della Scienza (il mega sito abusivo realizzato negli scorsi anni dall’Amministrazione Bassolino sulla linea di costa del litorale di Coroglio in spregio alle norme del Piano Regolatore), rappresenta un importante tappa nel percorso di denuncia e di opposizione consapevole al disegno del Governo.
Infatti da quella data si è enucleata una trama organizzativa che tiene assieme le mobilitazioni napoletane con quelle dei No Triv (nelle zone interne della Campania, della Basilicata e della Sicilia), con i No Tav (particolarmente applaudito è stato l’intervento del Sindaco di Susa che ha raccontato la lunga esperienza di lotta dei valligiani), con quelle in corso a Taranto, a Messina e nelle tante vertenze, grandi e piccole, che punteggiano la penisola.
1demaMa l’incontro napoletano è stato un ulteriore momento in cui il Sindaco De Magistris ha denunciato l’insieme delle politiche del Governo Renzi le quali – anche attraverso l’annunciato prossimo ulteriore taglio di trasferimenti dallo Stato agli Enti Locali – consolidano la linea di condotta dell’austerity (ben oltre le abituali sparate propagandistiche del premier) e della compressione dei diritti politici e sociali dei settori popolari della società.
Una denuncia forte che si intreccia – tenendo conto le caratteristiche specifiche di rappresentare un punto di vista di una composita Amministrazione - con quella rappresentata dai movimenti sociali e delle associazioni indipendenti che si battano su questo versante del conflitto.
Una denuncia non a caso ridicolizzata ed infangata dal vigente sistema della disinformazione deviante il quale è, quotidianamente, impegnato nell’opera di delegittimazione delle ragioni sociali di queste mobilitazione e nella costante criminalizzazione degli attivisti politici e sociali.

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Come già in altre città italiane, anche a Roma la Rete dei Comunisti ha chiamato al dibattito e al confronto alcune delle realtà politiche, sociali e della solidarietà internazionalista che negli ultimi anni si sono caratterizzate per una tenace iniziativa contro la guerra, contro la militarizzazione dei territori e contro le spese militari.
Una sfida difficile che ha dovuto fare i conti ormai nell’ultimo decennio con la scomparsa dalla scena del grande

movimento pacifista che fino ad un certo punto ha cercato, promuovendo grandi mobilitazioni di massa, di stoppare la partecipazione italiana alle avventure militari nelle quali di volta in volta i governi di centrodestra o centrosinistra hanno trascinato il paese a rimorchio dell’imperialismo statunitense. 
Ora che lo scenario globale è animato da più soggetti imperialisti, con l’emergere di un nuovo polo geopolitico europeo e il rafforzamento di quello giapponese dopo un lungo periodo di crisi, la guerra non solo non è scomparsa come strumento delle controversie internazionali ma sta di fatto diventando immanente. Come ci ha tenuto a ricordare l’intervento del Collettivo Militant, la crisi del capitalismo e la tendenza alla diminuzione del saggio di profitto nel contesto di un pianeta scosso dalla competizione tra diversi poli imperialisti in concorrenza tra loro per i mercati e le risorse, non possono che aumentare la tendenza alla guerra del sistema complessivamente inteso. Non è quindi questione di governi più o meno irresponsabili o guerrafondai, ma di una natura intrinseca dell’attuale condizione del capitalismo internazionale che rischia di trascinare il pianeta in una guerra globale dalle proporzioni non prevedibili a partire da conflitti locali sempre più numerosi all’interno dei quali sono le grandi potenze a confrontarsi spesso per interposta persona. 
Basta scorrere la mappa per rendersi conto, ha affermato Roberto Luchetti della Rete dei Comunisti prima dell'introduzione di Gualtiero Alunni, che un vero e proprio ‘arco di fuoco’ circonda lo spazio dell’Unione Europea dal Maghreb passando per l’Africa Centrale fino al Medio Oriente e poi arrivando all’Afghanistan e all’Ucraina, laddove la placca geopolitica europea si scontra con gli interessi statunitensi e con quelli di Russia e Cina, soggetti internazionali che di fatto rappresentano oggi i maggiori competitori dei tre blocchi imperialisti.
Uno ‘scenario di guerra permanente’ – come lo ha definito Nella Ginatempo, della Rete No War – che di fatto aumenta le responsabilità delle forze autenticamente pacifiste, internazionaliste e antimperialiste di fronte al venir meno del soggetto pacifista di massa, spappolatosi di fronte all’emergere di una Unione Europea che persegue i propri interessi attraverso interventi bellici mascherati da missioni umanitarie o di peacekeeping o facendo ricorso – come ha ricordato invece Alberto Fazolo (Comitato per il Donbass Antinazista) – alle più classiche strategie di destabilizzazione e al colpo di stato in Ucraina per perseguire i propri interessi egemonici ad est insieme ed in concorrenza con l’amministrazione statunitense. In questo quadro preoccupante emergono nuovi attori regionali con proiezione internazionale, come ad esempio quello che l’Istituto Affari Internazionali – ha sottolineato Marco Santopadre, della Rete dei Comunisti – definisce la ‘Nato islamica’, nata pochi anni fa attorno all’Arabia Saudita e che ormai rappresenta un soggetto dell’escalation bellica mondiale, basti vedere l’intervento militare delle petromonarchie e della coalizione sunnita prima in Libia e ora nello Yemen.
E’ evidente che l’emergere del protagonismo dell’Unione Europea rispetto ad un indebolimento strategico degli Stati Uniti - che non rinunciano però alla propria aggressività militare e anzi la ripropongono per bilanciare l’ascesa di nuovi competitori – rischia di produrre un effetto di ulteriore indebolimento delle realtà sociali tradizionalmente critiche nei confronti della guerra, della militarizzazione e della spesa militare che anzi potrebbero sostenere un eventuale sforzo bellico del blocco europeo – all’ordine del giorno ad esempio per quanto riguarda lo scenario libico con il governo Renzi-Gentiloni che spinge per un intervento militare a salvaguardia dei propri interessi a Tripoli – in nome della difesa dei valori e delle condizioni di vita occidentali contro una minaccia islamista reale ma strumentalizzata dalle classi dirigenti di Bruxelles e Francoforte.
Se nel nostro paese dovesse riprodursi uno scenario come quello che abbiamo visto negli ultimi mesi prima a Parigi, poi in Olanda, poi ancora in Danimarca e in Tunisia, come risponderebbe l’opinione pubblica italiana? Che capacità avrebbe di reazione di fronte al richiamo al “fronte comune contro il terrorismo” tutto quel mondo dell’ex sinistra pacifista che ormai sembra addormentata nel migliore dei casi o purtroppo spesso complice dei governi nel piegare l’attività di ong,  associazioni e sindacati alle esigenze degli apparati politici e militari? La sfida che abbiamo davanti – hanno affermato vari degli intervenuti al dibattito nella sala di via Galilei – è quella di lavorare mettendo in rete le diverse esperienze, di amplificare l’impatto delle iniziative di ogni singola realtà e di coordinarne di comuni, di lavorare per affinare il dibattito e l’analisi su uno scenario in continua e rapida evoluzione, affinché non si venga colti impreparati da un’improvvisa precipitazione degli eventi che potrebbe ridare fiato agli spiriti guerrafondai all’interno delle classi dirigenti del nostro paese e della stessa sinistra. Non è un nuovo comitato unitario che la Rete dei Comunisti propone, ma un meccanismo di dibattito e consultazione stabile tra diverse realtà che entri in campo con maggior forza rispetto al passato, in occasione ad esempio delle manifestazioni indette per il 25 aprile – per supportare le resistenze internazionaliste e dei popoli in lotta e per respingere i tentativi di boicottaggio da parte del Pd e delle Comunità Ebraiche, hanno sostenuto Maurizio Musolino (Pcdi) e il Comitato con la Palestina nel cuore) – oppure del prossimo 2 giugno, in cui la proposta è quella di una giornata di mobilitazione nazionale nei vari territori. Altri momenti di mobilitazione comune indicati per le prossime settimane riguardano le iniziative di supporto della lotta delle popolazioni del Donbass contro l’azione bellica del regime di Kiev, tra cui la commemorazione della strage di Odessa del 2 maggio dello scorso anno e la Carovana Antifascista coordinata dalla Banda Bassotti.
D’altronde l’Italia è già in guerra visto che questo paese viola vari trattati ospitando sul suo territorio varie decine di testate nucleari statunitensi e spendendo almeno 80 milioni ogni giorno per il proprio apparato militare e per sostenere missioni militari all’estero illegali, un argomento che i soggetti impegnati contro la guerra dovrebbero maggiormente impugnare in epoca di austerity e di tagli continui e irresponsabili allo stato sociale, al lavoro, alle pensioni, all’istruzione, alla cura del territorio.
E’ evidente che se appare relativamente facile mobilitarsi e schierarsi quando è il classico e sfacciato imperialismo statunitense a intervenire in qualche quadrante del mondo, lo è assai di più farlo quando invece è l’imperialismo di casa nostra, quello incarnato dall’Unione Europea, ad agire, anche a causa di un ritardo anche di quei settori della sinistra sociale e radicale che continuano a considerare il progetto di un polo geopolitico europeo riformabile e comunque da preferire al contraltare d’oltreoceano. Ma è evidente anche che una coerente mobilitazione contro la guerra non può che fare i conti innanzitutto con il proprio imperialismo, come ha ricordato Mauro Luongo di Rossa.

Rete dei Comunisti - Roma

(da www.retedeicomunisti.org)

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Mercoledì, 15 Aprile 2015 11:43

Le cinque giornate della Milano #NoExpo

Il documento conclusivo dell'assemblea nazionale No Expo tenutasi sabato scorso a Milano

350 persone provenienti da tutta Italia hanno alimentato l’assemblea nazionale No Expo di sabato 11 aprile. A pochi giorni dall’apertura dei cancelli dell’infausto grande evento, tanti e diversi soggetti, che in tutta la penisola ogni giorno alimentano lotte e resistenze contro il modello di vita e sviluppo che in Expo si rappresenta, si sono incontrati ancora una volta.

Precari, studenti, contadini, lavoratori, sindacati di base, collettivi, centri sociali, produttori e movimenti ecologisti hanno individuato nella cinque giornate di Milano un momento centrale per una lotta comune nella costruzione di territori, città e di un mondo diverso.Dal 29 aprile al 3 maggio, prima, durante e dopo l’inaugurazione di Expo, Milano sarà laboratorio sociale di resistenze e alternative.

Storie diverse provenienti da luoghi differenti si uniranno in una sola opposizione, gioiosa, potente ed arrabbiata, ad un’idea di saccheggio e devastazione ben rappresentata dal progetto Expo, dal sistema che promuove e di cui si fa portatore oltre i 6 mesi dell’evento: debito per tutti e tutte, colate di cementificazione e precarietà quotidiana perricattare il presente ed ipotecare il futuro.

La forza e il miscuglio di intelligenze offensive, che in quei cinque giorni invaderanno Milano, obbligheranno gli organi d’informazione, oggi impegnati nella demonizzazione del percorso No Expo,a parlare della potenza dei contenuti della protesta e della moltitudine che scenderà per le strade.

La città vetrina che vogliono mostrare è una città buona per pochissimi, è una città che cancella diritti, possibilità e futuri. La città secondo Expo è la città che vorrebbero replicare ovunque, riproducendo dominio e sfruttamento in ogni luogo e su ogni essere. Alla vetrina preferiamo gli angoli nascosti e reali, le periferie e le esperienze di lotta, le diversità e le vite che si nascondono dietro le immagini patinate con cui si cerca di imbellettare la realtà di crisi e di fatica che tutte e tutti viviamo ogni giorno.

Apriamo allora questa città, per cinque giorni che altro non sono che i primi cinque giorni di contrasto ad Expo iniziato. Cinque giorni che vogliamo attraversati dal maggior numero possibile di persone, che costruiscano un corteo partecipato e di massa,che renda visibili le ragioni della nostra opposizione al modello Expo e che sappia parlare con gli strati popolari di questa città.

Cinque giorni che seguono anni di lotta e denuncia sociale.
Cinque giorni che precedono l’alterexpo, ovvero i nostri sei mesi di opposizione al grande evento.

Se i sei mesi di Expo significheranno per istituzioni e media confermare vane promesse, per noi saranno il periodo per sedimentare le anomale reti ricompositive che stiamo sperimentando per fortificare i percorsi contro il Jobs Act, per il diritto all’abitare, per i diritti ed il riconoscimento delle libertà sessuali e dei generi, per la difesa dei territori da eventi e opere grandi, piccole, medie che altro non sono che atti predatori di spazi, ricchezze, beni comuni, diritti, agibilità e risorse per tutti. Non solo in Italia.

Il nostro No Expo è un percorso di senso che non si esaurirà con le giornate dal 29 aprile al 3 maggio,e che certamente non finirà il 1 novembre. È, e sarà sempre, complice e solidale con le lotte No Tav che dalla Val di Susa a Brescia, passando per l’alessandrino e il territorio ligure, mostrano la dignità delle popolazioni locali contro un’opera inutile, così come è vicina a tutti i piccoli e grandi movimenti di resistenza alle grandi opere inutili ed imposte. È, e sarà sempre, dalla parte degli antifascisti che difendono la memoria ed il territorio dall’ignobile ideologia fascista, che in tempi di crisi lucra sulle difficoltà quotidiane per farsi spazio.

Per questo l’assemblea nazionale di sabato chiede l’immediata liberazione dei compagni colpiti da
arresti per avere difeso l’antifascismo a Cremona.

Il programma della cinque giorni di Milano, contro e oltre il modello Expo 2015:

  • 29 APRILE MILANO SI OPPONE ALLA MARCIA FASCISTA-coordinamento Fascisti e Razzisti No Grazie

  • 30 APRILE: CORTEO STUDENTESCO NAZIONALE- INIZIO CAMPEGGIO INTERNAZIONALE NOEXPO che durerà fino al 3 maggio con dibattiti e workshop

  • 1 MAGGIO: #NOEXPOMAYDAY ore 14 piazza XXIV MAGGIO

  • 2 MAGGIO: MOBILITAZIONI DIFFUSE CONTRO EXPO

  • 3 MAGGIO: ASSEMBLEA PLENARIA GENERALE di lancio della mobilitazione per i 6 mesi di Expo

  • DAL 3 MAGGIO IN AVANTI: 6 MESI DI #ALTEREXPO! conflitto, incontro e alternativa contro il modello Expo e oltre i grandi eventi

Le compagne e i compagni della Rete Attitudine NoExpo

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Martedì, 14 Aprile 2015 10:05

Forlì. Pomeriggio antifascista

SABATO 18 APRILE 2015
POMERIGGIO ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA
IN PIAZZA A FORLÌ - DALLE ORE 15:OO

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Lavoratori, lavoratrici,

nelle scorse settimane, oltre Marghera, sono entrati in sciopero tutti i cantieri, da quelli liguri a Palermo, da Ancona a Castellammare a Monfalcone. È stata una prima risposta alle provocazioni dell’azienda, ma per respingere l’aggressione padronale va fatto un deciso e compatto passo in avanti.

Bono&C. si sono presentati a questa vertenza con il bazooka in mano, intenzionati a rapinare salario, tempo di vita, diritti a operai, tecnici e impiegati di Fincantieri e alle maestranze degli appalti, con un vero e proprio diktat: o fate quello che diciamo noi, o andiamo all’estero. Un ricatto vecchio e spuntato, ok, ma il diktat resta comunque.

L’ing. Bono – nel 2013 uno stipendio di 1,039 milioni di euro, nettamente aumentato nel 2014 con l’entrata in borsa di Fincantieri – si gonfia il petto in modo ridicolo parlando dell’”eccellenza” di Fincantieri, come se a progettare e costruire le navi non fossero gli operai e i tecnici, ma lui e i suoi scagnozzi. E immediatamente dopo minaccia proprio i lavoratori che di questa “eccellenza” sono i produttori con il loro lavoro, il loro sudore, la loro salute, la loro vita, con la brutalità di un negriero: perché Fincantieri vada avanti (nell’accumulare profitti), voi dovete andare indietro! E tanto per far capire che fa davvero sul serio, disdetta l’integrativo dal 1° aprile e annuncia rappresaglie.

Ecco perché è privo di senso “ricordare” a Bono, come fa Papignani della Fiom, che Fincantieri è un’azienda pubblica, o chiamare in causa addirittura Renzi, perché è proprio Renzi, insieme a Marchionne, il paladino di Bono&C.: è il suo attacco allo Statuto dei diritti dei lavoratori, è il suo Jobs Act, è la sua politica ad avere spinto i vertici di Fincantieri ad attaccare. Ancora peggio è piatire dai parassiti del vertice aziendale che diventino ragionevoli, come fanno i dirigenti di Fim e Uilm. Il modo per fermarli è uno solo: flettere i nostri muscoli, rafforzare la lotta, sapendo bene che ci sono mille ragioni di farlo. Per noi, per il nostro futuro, per le nostre famiglie, per tutta la classe lavoratrice.

E per rafforzare la lotta, è necessario:

1) Passare dagli scioperi articolati (o disarticolati) cantiere per cantiere, allo sciopero congiunto di tutti i cantieri. Certo, alcuni cantieri hanno problemi di sopravvivenza o di lavori urgenti, ma anche questi problemi è più facile affrontarli e risolverli in un contesto di azione finalmente unitaria e coesa di tutti i cantieri. Se invece ogni cantiere va per conto suo, come negli ultimi anni, e l’uno in concorrenza con l’altro, siamo tutti più deboli, su tutti i piani.

2) Attuare questo primo, grande sciopero compatto di tutti i cantieri il 13 e 14 aprile, quando riprende la “trattativa” (trattativa???) e prepararlo con una assemblea nazionale dei delegati e dei lavoratori più attivi in cui serrare i ranghi.

3) Integrare l’azione dei dipendenti diretti Fincantieri con quella degli operai e dei lavoratori degli appalti: non farlo, esitare a farlo, o farlo a metà, è un regalo all’azienda, che li vuole divisi tra loro e divisi dai dipendenti Fincantieri per poterli meglio super-sfruttare. Dobbiamo dire insieme: basta con la giungla del super-sfruttamento!, e far entrare a pieno nella lotta contro Bono&C. le aspettative e le rivendicazioni dei lavoratori degli appalti in materia di salari arretrati, livelli salariali, stabilizzazione del lavoro, sicurezza sul lavoro, accesso alla mensa, diritti sindacali, etc.

4) Coinvolgere le nostre famiglie portandole fuori ai cancelli dei cantieri il 13 e 14 aprile, perché 100-200 euro in meno al mese o mezz’ora di lavoro in più al giorno, con il taglio secco o totale di ferie e di permessi retribuiti, sono altrettanti colpi alle condizioni di esistenza dei nostri cari.

5) Spiegare agli altri lavoratori e lavoratrici che questa lotta li riguarda in pieno perché se perfino in un’azienda che ha commesse fino al 2022 (parola di Bono), passano il taglio del 10-15% del salario, la rapina di 80-100 ore di lavoro gratuito l’anno, la totale flessibilità della prestazione lavorativa e, dopo questa, il cottimo individuale, il chip di controllo nelle scarpe o nel casco, mentre viene azzerato il diritto di organizzarsi sul luogo di lavoro, cosa potrà accadere nelle altre aziende? Un modo per spiegarsi può essere volantinare sabato 11 ai grandi centri commerciali. Lo facemmo come Comitato di sostegno nella vertenza del giugno-agosto 2013, e avemmo buoni riscontri.

6) Stare in guardia da “scambi a perdere” che potrebbero essere proposti dall’azienda e accettati dai dirigenti sindacali. Finora Bono&C. hanno detto: vogliamo tutto! Però è possibile che davanti a una ferma azione dei lavoratori, provino a tenderci una trappola, dicendo: si può trattare sulle 104 ore gratuite (magari riducendole a 70-80) oppure su questo o quell’aspetto di dettaglio del premio di produzione, ma sul resto non se ne parla neppure! Non bisogna cadere in questa trappola!

7) Ribadire che è irrinunciabile il punto 2 dell’odg approvato il 23 marzo dalle assemblee di Marghera: ogni ipotesi di accordo va sottoposta al “voto vincolante” delle assemblee dei lavoratori.

Da parte nostra c’è l’impegno di far arrivare le informazioni su tutto ciò negli altri cantieri in Italia e anche all’estero.

Marghera, 8 aprile 2015
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri

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Erano centinaia sulla piazza del Campidoglio nella giornata di ieri a ribadire il no all'arroganza della Giunta Comunale contro le lavoratrici e i lavoratori capitolini. non ci voleva molto per capire che quel Contratto, che hanno avuto l’ardire di scrivere e sottoscrivere con l’Amministrazione, ai lavoratori capitolini non piaceva proprio. Ci saremmo aspettati almeno l’accenno di una autocritica; ma, evidentemente, i loro stessi iscritti hanno in gran parte votato contro le loro indicazioni.

Quando la mattina del 26 marzo migliaia di lavoratori hanno provato uno strano senso di soddisfazione e rappresentavano visivamente la gioia per qualcosa che giustamente consideravano una loro “vittoria”, non lo facevano per incoscienza o per ignoranza delle difficoltà che la scelta di bocciare un contratto miserabile avrebbe posto a tutti noi nel prossimo futuro; lo facevano “nonostante” la consapevolezza di tali difficoltà.


Lo facevano perché erano riusciti a provare, dopo forse troppo tempo, l’orgoglio di aver drizzato la schiena e di aver gridato un sonoro “NO” a chi pretendeva che tornassero a inginocchiarsi sotto la pressione di un infame ricatto. Oggi, terrorizzati dalla inaspettata prova di forza e dignità dei lavoratori, reagiscono in modo scomposto e, in alcune occasioni, pericolosamente aggressivo.

Hanno chiamato a raccolta i migliori tra i loro scribacchini perché aprano un fuoco incrociato contro i “ribelli”, a suon di ricostruzioni creative di quello che sarebbe accaduto. Raccontano di un contratto fantastico che stava per regalare a tutti centinaia, se non migliaia di euro a tutti. E di lavoratori che, poveri ingenui, si sono fatti infinocchiare dal lupo cattivo ed hanno incredibilmente rifiutato questo dono graziosamente elargito da un’amministrazione buonina buonina.

Che fenomeni! Hanno firmato un accordo che nessuno voleva, hanno preteso di realizzare un referendum con modalità autodirette. E dopo averlo perso, invece di rendersi conto dell’accaduto e rifletterci su, cercano all’esterno il colpevole di una disfatta che è soltanto loro, riuscendo nel miracolo di offendere ancora l’intelligenza dei lavoratori trattandoli da imbecilli.  

Usb non terrà conto degli sfoghi esistenziali di qualcuno, ma darà corso al mandato ricevuto dai lavoratori per fare la cosa più importante: costringere l’Amministrazione a tornare immediatamente al tavolo di trattativa.

Pubblicato in Lavoro & Conflitto

Discutiamo delle possibilità di formazione e lavoro offerte dai fondi europei e di come organizzarci per ottenere un lavoro e un salario dignitosi! ASSEMBLEA PUBBLICA sabato 11 aprile a Piazza Don Bosco Roma.

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