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NESSUNA “GIOIA” SOLO DOLORI…

Il 3 di settembre ricomincia un altro campionato, quello che ci vede sempre in prima posizione…l’implacabile gara di provvedimenti esecutivi di sfratto…
Dopo troppi anni ci facciamo quasi l’abitudine, eppure come ogni anno ci rendiamo collettivamente consapevoli che la situazione rasenta oramai una vera e propria agonia…

NESSUNA GIOIA

La situazione è profondamente cambiata non solo e unicamente per il peggioramento della condizione economica con un vertiginoso aumento delle diseguaglianze sociali, ma anche per l’introduzione di normative, che in perfetto stile “renziano” introducono la meritocrazia anche tra i precari della casa, il che significa:

*La morosità è solo elemento di colpa, quindi nessun punteggio per le vittime della crisi..

*Fine della realizzazione di alloggi ERP (EDILIZIA SOCIALE) ma solo concessioni ai grandi costruttori per ottenere in cambio alloggi in affitti concordati

*Incarico per gli ultimi e i disagiati dallo sfratto unicamente ai servizi sociali, che hanno muna funzione oramai solo di controllo sociale sui nuclei familiari e sulla vita delle persone…

solo dolori

Questa forma di lotta alla povertà aggiunge disagio al disagio, scatena guerre tra poveri, aumenta le diseguaglianze, cancella la solidarietà e il mutuo soccorso, in tutta Italia aumentano i casi di suicidio e forme di autolesionismo…

Ma la reazione ai pacchetti di leggi INIQUE devono trovare una RISPOSTA COSCIENTE E COLLETTIVA, UNA RABBIA ORGANIZZATA CHE SI TRASMETTA TRA I PRECARI DELLA CASA…

A TUTTE E TUTTI DEVE ESSERE RICONOSCIUTO IL DIRITTO ALLA CASA, NESSUNO DEVE ESSERE LASCIATO SOLO, OGNUNO DEVE FARE LA PROPRIA PARTE

MERCOLEDI’ 2 SETTEMBRE ORE 18 VIA ALDINI 5 RIUNIONE CITTADINA DEGLI SFRATTATI

GLI SFRATTATI DEL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA

Pubblicato in Italia (flash news)
Lunedì, 31 Agosto 2015 08:20

Napoli. Massa critica, assemblea

Sabato 5 settembre 2015 ore 10 presso l'Asilo Filangieri, Napoli

assemblea aperta

A chiusura di un denso anno politico, desideriamo concludere con la possibilità di un nuovo inizio. Convochiamo per sabato 5 settembre 2015 un'assemblea aperta a chiunque agisca sul territorio napoletano. Avvertiamo il bisogno di un momento di confronto ampio e libero, che porti per l'inizio di ottobre alla costruzione di un ulteriore appuntamento cittadino.

Al centro della discussione ci interessa porre la forza politica che dal basso può nascere, attraverso l'unione e la condivisione di pratiche, per il perseguimento di obiettivi comuni, nel rispetto delle differenze di ciascuno. Se il regime di crisi gestito dal sistema politico-finanziario continua a dispiegare il suo feroce dominio su milioni di persone fuori e dentro l’Europa, come dimostrano le recenti vicende greche, la sua stabilità appare oggi meno granitica. La caduta di consenso ai blocchi politici, prevalentemente socialdemocratici, che hanno gestito le politiche di austerity alimenta l’astensione elettorale ma anche il consenso a nuove esperienze politiche che pongono variamente in discussione l’Europa neoliberista e le sue gerarchie decisionali (da Syriza a Podemos). [...]

Il prossimo anno vedrà lo spazio politico cittadino pervaso dalla campagna per le elezioni comunali, dove i temi che hanno contraddistinto l'azione dei movimenti, dalla difesa dei beni pubblici a quella dei diritti sociali, saranno agitati da soggetti eterogenei, incluse aggregazioni improvvisate con pezzi di ceto politico riciclato. Porsi aprioristicamente fuori da questo processo significa regalare a tali soggetti, frutto ambiguo della disintegrazione del vecchio sistema politico, buona parte del discorso pubblico su un patrimonio di lotte che ha ben altra origine e radicalità. 

Ci sembra invece che occorra valutare se e come attraversare questa fase, per coinvolgere pezzi di città oggi esterni all'area di movimento in un progetto ambizioso che ne rilanci le prospettive: promuovere uno spazio pubblico di elaborazione e mobilitazione politica inclusivo, interessante ed efficace. 

Un'agorà politica permanente, che lavori su temi concreti dandosi forme, tempi, scadenze e obiettivi: questo è il modo per provare a superare ghetti identitari ed aprirsi alla città con linguaggi, discorsi e pratiche di relazione innovative, per interrogarsi fattivamente sui nodi problematici del territorio metropolitano e tracciare percorsi condivisi per affrontarli. [...]

Sappiamo che un percorso di questo tipo richiede un grande sforzo collettivo, esige il contributo di ogni esperienza disponibile a mettersi in gioco per costruire qualcosa di nuovo. 

Per questo invitiamo tutte e tutti, movimenti, comitati, singoli, a contribuire a questo difficile ma indispensabile momento cittadino.

Pubblicato in Eventi

Dal 28 settembre (forse spostato al 4 ottobre) fino al 6 novembre si svolgerà in Italia, Spagna e Portogallo la «Trident Juncture 2015» (TJ15), definita dallo U.S. Army Europe «la più grande esercitazione Nato dalla caduta del Muro di Berlino». Con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 200 aerei da guerra di 33 paesi (28 Nato più 5 alleati), questa esercitazione servirà a testare la forza di rapido intervento  - Nato Response Force (NRF) - (circa 40mila effettivi) e soprattutto il suo corpo d’élite (5mila effettivi), la Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), enfaticamente soprannominata Spearhead (punta di lancia), in grado di essere schierata in meno di 48 ore per rispondere “alle sfide alla sicurezza sui nostri fianchi meridionale e orientale”.  In altre parole ad intervenire rapidamente, portando la “guerra preventiva”,  ovunque si ritengono minacciati gli interessi occidentali estendendo, quindi, l’azione della Nato ad ogni angolo del mondo. 
Sebbene rappresenti un appuntamento decisivo per certificare le nuove strategie interventiste, Trident Juncture 2015 non è la sola grande esercitazione militare messa in campo dalla Nato. 
Dall’”esplosione” della crisi ucraina le esercitazioni a ridosso dei confini russi sono più che raddoppiate. Decine di migliaia di uomini e centinaia di mezzi hanno partecipato alle manovre aereo-navali nel mar Nero,  al largo delle coste sia di Romania e Bulgaria che della Georgia, nel mar Baltico, al largo della Norvegia e delle Repubbliche baltiche, rafforzando di fatto la presenza navale Nato. E  ancora, esercitazioni terrestri in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e nei paesi baltici cui si sta accompagnando un crescente processo di riarmo con il trasferimento in questi paesi di centinaia di carri armati, pezzi di artiglieria ed altri mezzi militari e l'avvio del programma di dispiegamento della cosiddetta “Difesa antimissile” in Polonia.
Una provocatoria pressione militare sulla Russia che,  in uno scenario internazionale dove, dall’Ucraina alla Libia, dalla Siria allo Yemen, dalla Palestina all’Africa nord e sub-sahariana, crescono e si acuiscono i conflitti militari,  aumenta il rischio di uno scontro diretto Nato/Russia portandoci dritti ad un nuovo conflitto militare internazionale. 
Ma l’esercitazione è anche una prova di forza diretta a quei paesi o pezzi di paesi (ormai) riluttanti ad accettare supinamente il dominio dell’imperialismo.  E’ di appena qualche giorno fa il minaccioso appello che i principali membri della Nato, Italia in primis, hanno indirizzato "a tutte le fazioni libiche” perché arrivino ad un "governo di concordia nazionale che, in cooperazione con la comunità internazionale, possa garantire la sicurezza al Paese (alias  agli affari dei “nostri” imprenditori, al “nostro” petrolio, alle “nostre” coste) contro i gruppi di estremisti violenti che cercano di destabilizzarlo".  
Un pretesto, quello del terrorismo, che, insieme alla lotta  contro i trafficanti di esseri umani, serve a legittimare una nuova aggressione alla Libia. Il via libera alla missione navale EuNavForMed con cinque navi militari, due sottomarini, l’uso dei droni, tre elicotteri e un migliaio di soldati per bloccare la partenza dei migranti dalle coste libiche, ne è solo la fase preparatoria.
Opporsi a queste esercitazioni per dire no alla politica di aggressione della Nato ed alla politica militarista del nostro governo è necessario.  
L’esercitazione sarà guidata dal Jfc Naples, comando Nato (con quartier generale a Lago Patria, Napoli) agli ordini dell’ammiraglio Usa Ferguson, che è a capo delle Forze navali Usa in Europa e delle Forze navali del Comando Africa. Non è occasionale; il Jfc Naples, infatti, si alternerà annualmente con Brunssum (Olanda) nel  comando operativo della Nato Response Force, confermando il ruolo strategico di Napoli nelle strategie dei comandi militari.
E’ a Napoli, quindi, che, riteniamo, si debba fare il massimo sforzo per provare a costruire una mobilitazione contro la Trident Juncture, la militarizzazione dei territori e le politiche di guerra.
A Trapani, dove sia l’aeroporto civile che la base militare di Birgi saranno coinvolti nella Trident Juncture 2015 con circa 80 velivoli da combattimento e  5mila militari, il Coordinamento per la Pace di Trapani ha lanciato un comunicato contro le esercitazioni. 

In Sardegna la “Rete no basi né qui né altrove”  (la cui straordinaria lotta contro le esercitazioni ha determinato lo spostamento della TJ15 da Decimomannu a Trapani “perché non sussistevano le condizioni di necessaria serenità per svolgere attività di questa portata”) ha già indetto per il 9 – 10 – 11 Ottobre tre giorni di mobilitazione contro le servitù militari e la guerra.

A Zaragoza, in Spagna, gli attivisti antimilitaristi hanno avviato una campagna di opposizione alle manovre Nato e stanno preparando mobilitazioni.

Si tratta di provare a coordinare queste e le tante altre opposizioni che si daranno dentro e fuori dall’Italia in una mobilitazione unitaria contro queste esercitazioni e la Nato in generale. Per discuterne insieme invitiamo tutte le realtà, singole e collettive, a partecipare alla riunione che si terrà a Napoli 


MERCOLEDI’ 2 SETTEMBRE ALLE ORE 17,30
Presso la Sede Cobas – Vico Quercia, 22 (vicino al Cinema Modernissimo)

Proponenti: 
Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione - Campania

Rete Napoli No War

 

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Alla vigilia del primo sciopero contro il governo Tsipras in Grecia, ieri sera in Piazza S. Francesco a Bologna, la Rete dei Comunisti ha promosso, insieme a collettivo Hobo, Noi Restiamo e Ross@, una serata di dibattito in solidarietà con il popolo greco e su quanto sta accadendo in questi giorni.
Dopo una introduzione, due collegamenti dalla Grecia hanno ricordato la difficile situazione che si vive in queste ore, dove il Parlamento si appresta a votare il nuovo Memorandum, sancendo molto probabilmente la spaccatura dentro Syriza, dove la reazione del popolo tradito si alterna tra la confusione e la rabbia, dove la sinistra fuori Syriza si sta organizzando per presidiare le piazze e per essere pronta a far sentire la sua voce contro la troika e contro l’avanzata possibile delle nuove destre.
La serata è stata partecipata da un centinaio di persone, tutti gli interventi successivi hanno portato la loro solidarietà ai compagni greci, e hanno rimarcato sotto varie forme la natura politica di questi eventi. Ciò che sta accadendo in Grecia è un messaggio chiaro a tutti i popoli dell’Unione Europea, le stesse dichiarazioni di Varufakis sono utili su cosa sia l’Unione Europea, e dovrebbero togliere ogni ombra di dubbio sulla sua irriformabilità. Non c’è futuro dento questa gabbia, dove la disoccupazione galoppa soprattutto tra le fasce giovanili, dove il lavoro è svenduto al primo offerente e si diventa sempre più simile ad un modello schiavistico, dove l’avanzata delle destre reazionarie cavalca populismi e nazionalismi che parlano alla pancia della gente ma che in verità rappresentano soltanto l’altra faccia della schiavitù di classe.
Le reazioni di Shauble, Merkel e compagnia sono state durissime, mostrando che nemmeno con il consenso popolare si può invertire la rotta delle politiche di austerità, e confermando una volta per tutte che questa Unione Europea non è fatta per i popoli, ma solo per i capitali delle borghesie europee. 
Occorre immaginare un alternativa che si basi su valori di solidarietà e di rispetto tra i popoli. Anche per questo è stato distribuito il testo dell’appello Eurostop, una campagna lanciata a conclusione del Forum Euromediterraneo di Napoli promosso dalla Rete dei Comunisti, che è stata presa ad esempio come primo tentativo di creare una rete transnazionale che si basi su una proposta credibile di superamento dell’Unione Europea e di rottura del giogo dell’Euro, di uscita dalla NATO e di stop al trattato TTIP.

Pubblicato in Politica
Mercoledì, 08 Luglio 2015 14:01

Roma. E se anche noi dicessimo NO?

Martedi 14 luglio, alle ore 18.00 al centro sociale Corto Circuito (via F. Serafini 57)

Assemblea - dibattito pubblico

Per discutere:

- L'esito del referendum in Grecia

- Contro l'Unione Europea che ha prodotto il taglio dele spese sociali, le privatizzazioni, la precarietà del lavoro, la riduzione dei salari, l'aumento della disoccupazione, l'attacco al diritto alla casa e all'ambiente

- le lotte sociali dentro l'orizzonte della rottura dell'Unione Europea

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Venerdi 10 luglio Assemblea popolare in piazza a San Basilio, organizzata dalla Carovana delle periferie

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Lunedì, 06 Luglio 2015 08:58

Firenze. Incontro con i licenziati Fiat

Venerdí 10 luglio al Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos

alle ore 20.00
aperitivo, ore 20.30 iniziativa e dibattito con alcuni operai licenziati
della FIAT di Pomigliano.

A seguire cena e serata benefit.

Contro licenziamenti politici, provvedimenti disciplinari, reparti
confino e repressione sui luoghi di lavoro

ESTENDERE LA SOLIDARIETÀ
RILANCIARE LA LOTTA!

Assemblea NO Jobs Act -Firenze

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"Nella Roma di mafia capitale oggi 23 giugno 2015 la priorità di questura e amministrazione è sgomberare uno spazio di cultura e socialità sottratto dal 2010 alla speculazione. La proprietà Longobardi per 30 anni l'aveva lasciato abbandonato come per gli altri quattro cinema che possiede nello stesso quadrante", scrivono gli ex occupanti nel volantino che distribuiscono durante l'iniziativa di oggi.

"Sventolando una presunta inagibilità dell'edifico, tutta da verificare, 6 blindati si sono presentati per sgomberare il CineTeatro Preneste che da anni svolge attività culturali nel quartiere. Contestualmente ne hanno approfittato per sgomberare la palazzina adiacente che dava una risposta concreta all'emergenza abitativa di diversi giovani 'precari'". 

Dopo l'assemblea si è snodato un corteo per le vie del quartiere.

Foto di Patrizia Cortellessa.

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Pubblicato in Italia (flash news)

Di fronte a razzismi, sfruttamento e business dell’accoglienza bisogna agire uniti per la giustizia sociale e la libertà di circolazione! Non possiamo consegnare il nostro destino nelle mani di coloro che di fatto hanno costruito la loro fortuna sul piano elettorale, mediatico ed economico, mettendo in contrapposizione migranti e italiani, migranti ed europei, fomentando razzismi e pregiudizi!

Oggi l’Unione Europea (UE), la Banca Centrale Europea, insieme ai vari governi europei, hanno trasformato i migranti in dannati della terra, mentre in un contesto di crisi economica e culturale si sta intenzionalmente scatenando una “caccia alle streghe” contro chi arriva in Europa spinto da guerre, fame, persecuzione, o nella speranza di condizioni di vita migliori.

In questi anni l’Italia ed i paesi membri UE hanno costruito, attraverso leggi o norme come la Bossi-Fini, il Regolamento Dublino III, l’Accordo di Schengen, i CIE, le varie delibere anti-migranti o anti Rom, le basi culturali e materiali del razzismo e di una guerra tra poveri nelle periferie, diventate delle vere discariche di disagi sociali: disoccupazione, taglio al trasporto pubblico locale, mancanza di asili nido, sfratti in crescita gigantesca, famiglie costrette a vivere nella fame e nella povertà.

Nel frattempo alcuni soggetti nel mondo delle cooperative (rosse, bianche, laiche, eccetera) hanno costruito un vero impero economico nella gestione dei centri accoglienza, utilizzando mezzi legali ed illegali, sulla pelle dei migranti e sullo sfruttamento degli operatori: “Mafia Capitale” non è purtroppo un caso isolato.

Le istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, le multinazionali, l’industria degli armamenti e i vari governi corrotti sono coloro che attraverso le loro politiche, orchestrando e creando guerre e fame, hanno causato la fuga di tanti esseri umani dall'Africa o dalla Siria. Sono proprio gli stessi che di fronte alla morte di oltre 20.000 persone nel Mar Mediterraneo hanno versato lacrime di coccodrillo o fatto dichiarazioni piene d’ipocrisia davanti ad un crimine di cui sono politicamente responsabili!

Per queste ragioni in quanto migranti, richiedenti asilo e rifugiati, insieme ai vari movimenti e forze sociali, con tutte le persone che lottano contro ogni forma di razzismo e di sfruttamento, abbiamo deciso di prendere in mano il nostro destino convocando un’assemblea nazionale per Sabato 18 luglio a Roma, dalle ore 10 in Via Giolitti 231.

Perché la lotta per la dignità e la giustizia sociale ci deve UNIRE tutte/tutti, indipendentemente dal coloro della pelle o dalla provenienza geografica. Si tratta di una lotta che non daremo MAI in appalto a nessuno. Invitiamo tutte e tutti a costruire e condividere, con determinazione e partecipazione, questo cammino per LA GIUSTIZIA SOCIALE, LA LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE E CONTRO I RAZZISMI!      


ASSEMBLEA PUBBLICA
SABATO 18 LUGLIO ORE 10.00 VIA GIOLITTI, 231 ROMA
Per adesioni, informazione e sostegno
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pubblicato in Interventi

In sei tra studenti e ricercatori condannati a due mesi, commutati in 15.000 euro a testa di pena pecuniaria, con l’accusa di aver partecipato alla mobilitazione. L’assemblea che sostenne quella lotta: “Così bastonano chi rivendica diritti”.

Se c’è una cosa che nelle grigie stanze della Procura e della Questura sembra non mancare è la fantasia. Perversa, ma pur sempre fantasia. L’ultima sparata però esce perfino dai confini abituali del grottesco: sei studenti e ricercatori di Hobo hanno ricevuto un decreto penale che condanna senza processo ognuno a due mesi di carcere, commutati in 15.000 euro a testa (!) di sanzione pecuniaria, 90.000 euro in tutto. Ma a rendere la cosa decisamente più grave sono il contesto e il motivo di questo aberrante dispositivo giuridico: i sei studenti e ricercatori sono infatti accusati di aver partecipato il 15 e 16 aprile 2014 allo sciopero dei lavoratori dell’Università di Bologna appaltati a Coopservice “attaccando sui portoni manifesti e striscioni e apponendo del nastro di colore bianco e rosso” (!); il tutto “in esecuzione di un medesimo disegno criminoso e con altre 30 persone” (!). Ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate, se la cosa non fosse molto seria. A essere attaccate sono infatti le mobilitazioni di lavoratori pagati 2,80 euro all’ora, che con il sindacato di base Cub portarono per mesi avanti una coraggiosa lotta con scioperi e picchetti. Al loro fianco si schierarono fin dall’inizio studenti e precari (tra cui i 6 colpiti dal decreto penale), costituendo insieme l’Assemblea studenti-lavoratori-precari. Lo hanno fatto non per semplice solidarietà, ma perché sapevano che quella lotta riguardava la dignità, il presente e il futuro di tutte e tutti. Quel 15 e 16 aprile e in altre giornate di sciopero e mobilitazione presero posizione anche vari docenti, che decisero di fare delle lezioni davanti ai picchetti e a quel “nastro di colore bianco e rosso”. Dopo mesi di mobilitazione si ottennero dei risultati, parziali ma significativi: dei miglioramenti salariali per i lavoratori pagati 2,80 euro all’ora, l’impossibilità per Coopservice e Unibo di estendere il contratto vergogna agli altri lavoratori.

Vorremmo che fosse chiara una cosa: questo non è un attacco a un collettivo o a un sindacato di base, qui c’è in ballo ben altro. Quello che ci viene detto è che da oggi in avanti i lavoratori devono essere disponibili a qualsiasi forma di sfruttamento, perfino a lavorare gratis o per pochi euro all’ora, perché se alzano la testa e rivendicano dei diritti verranno bastonati. Se non accetti 2,80 euro all’ora, ti diamo 15.000 euro di sanzione! Condannare penalmente chi partecipa a un picchetto significa negare il diritto di sciopero. Anzi, da oggi lo sciopero è equiparato ad attività criminale. È qui, nella Bologna del ministro di Legacoop Poletti, che la vera natura del Jobs Act trova i suoi primi terreni di applicazione concreta.

Quanto al provvedimento penale utilizzato, poi, come nel caso delle misure cautelari viene ancora una volta rovesciato quello che dovrebbe essere il normale procedimento giuridico: prima c’è la sentenza, poi eventualmente il processo. La presunzione di innocenza diventa presunzione di colpevolezza: anche gli ultimi barlumi del cosiddetto stato di diritto, per chi ci ha mai creduto, vengono cancellati. Le casse dello Stato vengono così rimpinguate cancellando le ultime vestigia dei diritti dei lavoratori, anche la repressione diventa un business e un modo per far fronte ai tagli alle amministrazioni pubbliche. E ancora una volta tentano di far pagare la crisi a chi quotidianamente la subisce e cerca di opporvisi.

Ma Procura e Questura sono dei semplici strumenti nelle mani del potere politico: i primi responsabili sono infatti le controparti di quella vertenza, cioè Coopservice e Università di Bologna, che non si limitano a sfruttare i propri lavoratori, ma fanno intervenire polizia e denunce per chi alza la testa. Ecco il bel curriculum con cui il rettore uscente Dionigi si è conquistato la fiducia di Renzi e i servigi con cui si guadagna la poltrona a Palazzo d’Accursio. E i candidati rettore cosa dicono di questo, dopo aver dedicato tanto tempo della loro campagna elettorale a prendere le distanze dalla fallimentare amministrazione Dionigi e a parlare delle indegne condizioni dei lavoratori dell’Unibo?

Il messaggio lanciato dal sistema di potere di questa città è molto chiaro: chiunque tocca la sacra famiglia Pd o una delle sue articolazioni (Comune, Legacoop, Università e compagnia cantando) deve essere duramente punito. Il nostro messaggio è ancora più chiaro: la vostra punizione dimostra che sentite la paura della fragilità. Dimostra che questa è la strada giusta per chiunque voglia vivere in una città libera. Chi pensa che la questione non lo riguardi, oppure crede di poter preservare i propri spazietti voltandosi dall’altra parte, ha fatto decisamente male i suoi conti. Qua dal ventre della bestia diciamo che di questo mostro o ci si libera collettivamente, oppure spazi non ce ne saranno per nessuno. Chi abbassa la testa oggi, vi dovrà rinunciare domani.

Ci volete divisi, ci troverete uniti! Se toccano uno, toccano tutti!

Convochiamo per domani mercoledì 17 giugno alle ore 12 una conferenza stampa in Rettorato (via Zamboni 33).

Assemblea studenti-lavoratori-precari

Pubblicato in Lavoro & Conflitto
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