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Si terrà a Milano il prossimo 7 ottobre il delicato (per Renzi) vertice europeo sulla crescita economica. Si tratta del momento clou del semestre europeo a presidenza italiana che vede il nostro paese al centro delle ripetute e malevole pressioni della Troika che è tornata a esternare i suoi diktat, in particolare sui tagli ai servizi, le privatizzazioni e la fine delle tutele sul lavoro. Il vertice europeo di Milano verrà anticipato dal vertice della Bce con le banchi centrali dei paesi europei previsto a Napoli per il 2 ottobre.

Si tratta di due appuntamenti rilevanti sia nella strategia antipopolare dell’Unione Europea che della mobilitazioni popolari tese a contrastarne la filosofia di ispirazione e le devastanti conseguenze sociali. “Costruiamo un autunno di mobilitazioni contro la guerra, le privatizzazioni, l'attacco ai lavoratori, la disoccupazione, lo smantellamento della democrazia in Italia e in Europa” è l’ambizione con la quale già da sabato 20 settembre a Roma (allo spazio sociale Scup dalle 10.00) si riunirà l’assemblea nazionale delle realtà politiche, sindacali e sociali che hanno attivato la campagna per il Controsemestre Popolare inaugurato con la manifestazione dello scorso 28 giugno.

In campo ci sono proposte di iniziative e mobilitazioni che verranno definite nell’assemblea di sabato. La mobilitazione contro la guerra, il riarmo e la politica militare della Ue e della Nato che spingono in questa direzione.  Sul contesto in cui si vanno rafforzando le tendenze alla guerra come possibile sbocco della crisi, c’è una discussione aperta e articolata. Per questo si propone di convocare un meeting pubblico di confronto su “L’Unione Europea e la guerra”. Resta confermato il convegno sulla Nato dell’11 ottobre organizzato dalla Rete No War, mentre si intende valutare la proposta di una settimana di mobilitazione contro la guerra che ogni territorio declinerà a secondo delle proprie priorità e possibilità nella prima metà di novembre.

La mobilitazione contro il vertice europeo in Italia del 7 ottobre capita di martedi e quindi la mobilitazione ricadrà principalmente sulle realtà milanesi e del nord. Ciò non toglie che questo appuntamento verrà discusso anche nell’assemblea del 20 settembre. I compagni di Napoli hanno invece già lanciato le iniziative di contestazione del vertice delle banche centrali europee con Draghi che si terrà il 2 ottobre a Napoli. Sempre a Napoli il 4 ottobre a Napoli il Controsemestre ha ha contribuito al convegno sulle privatizzazioni delle società partecipate, mentre nello stesso giorno a Parma ci sarà una manifestazione itinerante contro i diktat dell’Unione Europea e le privatizzazioni. Tra le proposte in campo quella di una giornata nazionale di mobilitazione contemporanea nelle varie città contro le privatizzazioni. I movimenti dei migranti si sono riuniti a Parigi ed hanno rilanciato l’iniziativa su diritto d’asilo, accoglienza, rifiuto della militarizzazione della questione immigrazione da parte della Ue. Tra il 13 e il 16 novembre, a Roma convergerà la mobilitazione europea dei migranti.

Infine c’è il nodo strategico dell’attacco alle tutele del  lavoro e ai lavoratori come punto centrale delle scelte del governo Renzi  e indicato con tracotanza dalla Bce e dalla Troika come prioritario. L’approvazione del Jobs Act incombe ormai sull’agenda del governo. I sindacati di base e conflittuali hanno in cantiere una riunione comune nella giornata di oggi  per discutere l’ipotesi dello sciopero generale.

Tra le proposte emerse da discutere all'assemblea di sabato 20 settembre c’è anche quella di gestire come campagna per il controsemestre la preparazione dello sciopero generale nel territorio e nei quartieri per arrivare lì dove i sindacati non riescono ad arrivare, quindi assemblee popolari nei quartieri, carovane informative, azioni di contestazione e blocco per preparare e amplificare lo sciopero generale oltre ai posti di lavoro. Inoltre è in preparazione un forum sui diritti del lavoro a livello europeo con presenze anche da altri paesi, la data presumibile è la prima settimana di dicembre e un incontro dei giuristi su Costituzione e Trattati Europei.

L'assemblea del Controsemestre popolare è convocata per sabato 20 settembre a Roma, dalle 10.00 in poi allo spazio sociale Scup (via Nola, zona San Giovanni, metro A fermata San Giovanni).

Pubblicato in Politica
Lunedì, 15 Settembre 2014 16:55

Milano. I risultati della lotta all'Afol

L'adesione allo sciopero è stata quasi totale nell'area formazione, soprattutto nel CFP Paullo (Centro di Formazione Professionale di prima formazione) dove più si sono concentrati i tagli, scarsa nell'area lavoro e in amministrazione.

Il dato interessante però non è questo, ma il grosso coinvolgimento che c'è stato da parte degli studenti e da parte dei genitori.

Diverse delegazioni di genitori e di studenti sono salite spontaneamente in direzione a portare le loro proteste. Calme ed educate quelle dei genitori, molto più "colorite" invece quelle degli studenti.

A riceverli non c'era però il direttore generale di AFOL, artefice dei tagli, ma il direttore della formazione che si è destreggiato in giri di parole senza però poter nascondere la natura dei tagli.

L'ottimo risultato di questo sciopero sta nell'aver svegliato le coscienze di queste ragazze e questi ragazzi. Hanno saputo oggi di non avere più a disposizione i tutor che sono stati loro importante punto di riferimento negli anni scorsi (vista l'utenza piuttosto difficile dei CFP, il tutor è una figura fondamentale). La loro reazione è stata quindi, oltre che solidale nei nostri confronti, di rabbia per essersi visti mancare un diritto.

20140915 091145Nei prossimi giorni si tratterà di lavorare  per far si che la rabbia si possa incanalare in una protesta dura e duratura contro la direzione.

Oggi si è visto che da parte loro c'è ls volontà, mancano però gli strumenti, ad esempio nessuno era al corrente che esistono di diritto le ore di assemblea d'istituto, anche perchè mai ne sono state fatte (e credo che non ne siano mai state fatte in qualsiasi CFP).

Stessa cosa per quanto riguarda i genitori, salvo alcune proteste di singoli nei nostri confronti, la quasi totalità dei presenti si è dimostrata solidale andando a protestare in direzione,  stringendo anche un primo legame fra di loro. Vista la situazione difficile, alcuni di loro hanno manifestato la volontà di formare una sorta di comitato genitori per monitorare la situazione. Anche qui si dovrà tenere alta l'attenzione prima che calino gli entusiasmi iniziali.

La mattinata di oggi ha dimostrato che la battaglia si può vincere, ma molto importante per i nostri scopi sarà la solidarietà che si verrà a creare tra personale, studenti e genitori.

Come recitava il nostro striscione, è solo l'inizio...

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Lunedì, 08 Settembre 2014 07:15

Napoli. Assemblea per "ricevere" la Bce

ASSEMBLEA Università via Mezzocannone 16 - III piano - Napoli

Il due ottobre 2014 si riunisce a Napoli il Governing Council della Banca Centrale Europea! 

I 18 governatori delle banche centrali dei paesi UE e i sei executive director della BCE, fra cui il presidente Mario Draghi, in convegno per “concordare politiche del rilancio economico”, in pratica per "celebrare" il disastro sociale da loro stessi apparecchiato col governo liberista della crisi, con le politiche di austerità e la totale deregulation del mercato del lavoro, la privatizzazione dei servizi, la sottrazione di democrazia e sovranità popolare con i trattati in nome dei quali si sono “giustificati” i tagli alla spesa sociale in tutti questi anni, da Maastricht al Fiscal Compact. 

Mentre la disoccupazione esplode, i consumi continuano a contrarsi e troppa gente non ce la fa ad arrivare alla fine del mese ci appare inaccettabile l’arroganza di chi, con la costruzione dell’euro, ha guidato il più potente esproprio di risorse sociali ai danni dei ceti deboli di tutta europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Per il gotha della tecnocrazia economica europea e gli interessi forti di cui si fa portavoce la linea certo non cambia: contrarre salari e diritti è l’unica riforma in cui crede per davvero. Il governo Renzi, nel semestre di presidenza europea, sarà sicuramente in prima fila col suo faticoso tentativo di fare del Pd il partito della stabilizzazione sociale e un programma politico che ha già mostrato il vero volto col "decreto Lupi" contro i movimenti per il diritto alla casa e il Jobs Act a istituzionalizzare la precarietà perpetua...

E’ evidente che la scelta di Napoli non cade casualmente. Una città “simbolo” della disoccupazione, del lavoro nero, della precarietà per significare “l’attenzione” dei signori dell’euro ai tanti sud dell’Unione Europea. Sud che invece, come rivelano tutti gli indicatori economici, hanno subito più di altri l’effetto del loro governo della crisi, approfondendo il divario dei redditi e dell’occupazione fino a precipitare in una situazione sociale drammatica. Non possiamo accettare anche l’umiliazione dell'etica della colpa, le prescrizioni e le buone intenzioni e tutta la retorica da subalterni che sicuramente ci vorranno propinare, mentre in realtà ci vedono come aree a salari, redditi e cittadinanza differenziale! 
Per i precari, gli studenti, i disoccupati, i senza casa, i lavoratori sempre più sfruttati, i tanti comitati territoriali è invece l'occasione di mobilitarsi insieme per una contestazione che contrapponga all'Europa autoritaria e antipopolare della Trojka e della moneta una prospettiva di emancipazione, diritti e cambiamento radicale costruita a partire dalle lotte sociali. 
Di fronte alla crisi politica di istituzioni europee antidemocratiche, in mano agli interessi del grande capitale, la vera alternativa non è tra dittatura finanziaria e rigurgiti nazionalisti e xenofobi ma una ribellione transnazionale che parli il linguaggio della solidarietà sociale, della lotta allo sfruttamento, alla precarietà e all'emarginazione, di eguaglianza sociale, del diritto al reddito per tutti e tutte, del contrasto alla militarizzazione delle frontiere e ai venti di guerra che la UE sta già portando ai suoi confini, dall'Afghanistan all'Ucraina e in Medio Oriente. Un altro mondo è possibile, ma passa per il rifiuto delle compatibilità strumentali imposte dai trattati dell'UE. 
Dobbiamo mobilitarci per portare le voci e le pratiche di alterità che in questi anni si sono sviluppate proprio nelle regioni dei tanti Sud a cittadinanza subalterna, sempre più stufe di essere governate come grandi discariche ambientali e sociali. Fare di queste giornate un'occasione di confronto e di resistenza sociale.
All'indomani dell'anniversario delle quattro giornate di Napoli questo appuntamento del 2 ottobre viene a ricordarci che proprio nella realizzazione delle aspettative di quel sommovimento che portò alla cacciata dei nazifascisti, oggi ci sono altri autoritarismi di cui dobbiamo liberarci...

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L’USB Alitalia conferma la propria opposizione agli esuberi in Alitalia ed appone la firma al Contratto aziendale e all’accordo temporaneo sul costo del lavoro.

“Il problema esuberi, motivo per il quale non abbiamo sottoscritto l’accordo quadro, rimane ancora sul tavolo”, spiega Andrea Cavola, dell’USB Alitalia. “Faremo tutte le pressioni dovute per tutelare i lavoratori, affinché venga costituito un bacino coerente e serio di tutto il personale del Trasporto Aereo che si trova in cassa integrazione, in mobilità o disoccupato. Il futuro di Alitalia e di tutto il settore dipende dal cambiare rotta, altrimenti continuerà ad essere una fucina di disoccupazione”.

Prosegue Cavola: “Abbiamo chiesto ed ottenuto da Alitalia norme di maggior tutela dei lavoratori per quanto riguarda le composizioni equipaggio ed i regimi di maggior tutela per alcune fasce deboli, che non erano previste nei documenti sottopostici ieri”.

“L’USB non ha riconosciuto la parte del contratto basata sul Testo Unico sulla rappresentanza - evidenzia Cavola - da noi ritenuto incostituzionale ed oggetto di ricorso presso la magistratura”.

“Continuiamo a mantenere la nostra linea di coerenza nell’interesse dei posti di lavoro e riteniamo inconcepibili alcuni balletti sindacali finalizzati ad interessi ben diversi da quelli dei lavoratori”, conclude Andrea Cavola.

 

Nei prossimi giorni,  l’USB indirà le assemblee per sottoporre ai lavoratori la ratifica dell’accordo.

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Riceviamo dai lavoratori Ataf, dopo l’assemblea sindacale dei lavoratori: il comunicato mostra bene quali sono le reali intenzioni dell’azienda, in particolare dopo la vendita di questa a Ferrovie: più profitti. Punto.

C’era da aspettarselo, non avevamo dubbi, specie dopo l’annuncio dell’aumento del biglietto e le sanzioni contro i lavoratori in sciopero.

Rappresentanza Sindacale Unitaria

 ATAF ASSEMBLEA DEL 7 LUGLIO 2014

I lavoratori di Ataf Gestioni, riuniti in assemblea il giorno 7 luglio 2014 presso il deposito Cure, non possono che condannare l’atteggiamento provocatorio e arrogante della dirigenza che, con il solito atto unilaterale (ennesima disdetta degli accordi aziendali) e alla faccia di quando scritto e stabilito con l’accordo di marzo, tenta di voler cancellare la contrattazione aziendale, solo ed esclusivamente per fare cassa, non certo per migliorare il servizio fornito alla cittadinanza.

La rabbia dei lavoratori sta proprio qui……aver fatto l’ennesimo e stavolta ancora più grosso sacrificio per poi vedersi il presidente Mazzoncini (amministratore delegato Bus Italia e attuale presidente di Ataf Gestioni, Ndr) vantarsi davanti alla stampa per essere riuscito ad aver fatto lavorare di più i propri dipendenti a costo zero….peccato che continuiamo a vedere un servizio offerto all’utenza tra i peggiori svolti da decenni: corse saltate, percorrenze da formula 1, autisti fermi in deposito per mancanza di vetture o lasciati in mezzo alla strada a svolgere un servizio in balia di sè stessi.

Tutto questo sta a dimostrare che chi gestisce quest’ azienda, con la complicità di chi governa ed ha governato la città, non ha la minima idea di cosa sia né il diritto alla mobilità nè quali potrebbero essere le vere soluzioni per offrire un trasporto pubblico degno di tale nome.

Adesso basta, i lavoratori hanno già dato!!!! Se l’azienda vuol normare in maniera diversa alcuni istituti della contrattazione aziendale, questi cambiamenti non possono essere a costo zero ma dovranno essere apportati in maniera remunerativa per i lavoratori.

A sostegno di tutto questo l’assemblea dà mandato alla rsu di attivare tutte le procedure di legge per poter essere pronti, qual’ora l’azienda non tornasse sui suoi passi, alla proclamazione di un pacchetto di ore di sciopero.

da http://www.inventati.org/cortocircuito

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Martedì, 01 Luglio 2014 08:35

Verona 1 luglio, con l'Ucraina antifascista

La guerra consumata nel silenzio dei media
Tutta la verità sulla guerra che l'Europa tace
 
Martedì 1 luglio 2014 ore 20.30
Centro Tommasoli Via Perini 7 Verona
 
Presenta: Franco Fracasso, giornalista.
 
Collegamento con:
- Stella Khorosheva, portavoce del sindaco di Slaviansk;
- Miroslava Berdinik, scrittrice ucraina
- Centro informazione fronte sud-est ucriano
- Petr Simonenko, segretario Partito Comunista Ucraino.
 
Fermiamo il genocidio nel sud-est ucraino
Fermiamo il fenomeno neonazista
 
CON L'UCRAINA ANTIFASCISTA
 
Promuovono: 
Ross@ Verona, 
Partito dei Comunisti Italiani Verona, 
Partito Comunista Verona
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DOPO IL PASSAGGIO ELETTORALE, VERSO LE MANIFESTAZIONI  DEL 28 GIUGNO A ROMA E DELL’11 LUGLIO A TORINO. 

RENZISMO 
ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA

I PARTITI E LA “POLITICA” AI TEMPI DELLA CRISI, L’ANOMALIA ITALIANA, LA COMUNICAZIONE COME ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA, ACCETTARE LA SFIDA 
CONTRO IL GOVERNO RENZI, PREPARARE IL CONTRO-SEMESTRE POPOLARE.

SERVE UN’ALTERNATIVA A TUTTO CAMPO. APRIAMO IL CONFRONTO.

 

ASSEMBLEA/DIBATTITO PUBBLICO

Giovedì 26 GIUGNO 2014 – ORE 21

Presso la Biblioteca Andrea Fisoni, Via Bovio 48 - Pisa

 

Parteciperanno

 

Luca Carelli – Ross@ Pisa Movimento Anticapitalista e libertario

Ciccio Auletta - Una città in Comune

Nicola Sighinolfi - Partito Comunista dei Lavoratori

Un rappresentante di Rebeldìa

Giovanni Bruno - Partito della Rifondazione Comunista

Alessandro Rossi “Lista Comunisti per Ponsacco”

Valter Lorenzi – Rete dei Comunisti

 

DURANTE LA SERATA SARANNO RACCOLTE LE ADESIONI PER PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 28 GIUGNO A ROMA PER UN CONTROSEMESTRE EUROPEO - Autobus da Pisa. Info: 3384014989 - 3460126412

Rete dei Comunisti – Pisa
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.    cell. 3384014989
 www.retedeicomunisti.org www.contropiano.org

Profilo facebook RETE DEI COMUNISTI PISA

 
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La lunga storia del movimento NoTav si è arricchita di un nuovo e particolare momento di lotta, mai proposto prima né in Italia né in Europa. Si tratta del ricorso presentato dal movimento NoTav al “Tribunale permamente dei diritti dei popoli”. Si tratta di un tribunale molto particolare, a carattere sovranazionale e con valenze para-giuridiche ma di grande influenza morale, teorica e culturale. Nacque su impulso dell’ex partigiano Lelio Basso il 4 luglio 1976 ad Algeri, sulle orme di quel Tribunale Russel fondato dieci anni prima da Bertrand Russel e Jean Paul Sartre, per denunciare a livello globale i crimini commessi in Vietnam e in America Latina.

Oggi il tribunale permanente esercita funzioni di monitoraggio sulle violazioni dei diritti fondamentali dei popoli in ogni parte del globo. I giudici che ne fanno parte si riservano la possibilità di istruire veri e propri processi che pur non avendo effetti giuridici sensibili, portano alla ribalta conflitti sociali particolarmente aspri e cruenti, se non invisibili.

Nel caso del movimento NoTav, il ricorso al tribunale permanente è stato promosso dal Controsservatorio Valsusa, l’organo di controinformazione gestito – tra gli altri – da Livio Pepino, ex magistrato di Torino ed ex presidente di Magistratura Democratica, ora capofila nell’ambito del movimento di un ampia e influente area di intellettuali, studiosi di varia formazione e docenti universitari.

Nell’incontro pubblico tenuto a Susa venerdì 13 presso la Sala Rosaz, i relatori Livio Pepino, Sandro Plano (sindaco di Susa), Alberto Perino e Alessandra Algostino hanno illustrato ai presenti gli aspetti più importanti del ricorso presentato al tribunale, sottolineando che si tratta del «primo caso in Italia e in Europa». Il documento ripercorre sinteticamente le origini e le motivazioni della lotta contro il treno per poi analizzare in dettaglio quelle che si configurano come sistematiche violazioni dei diritti del popolo valsusino.

Il ricorso denuncia come in Val di Susa gli abitanti siano stati privati del diritto a partecipare in modo diretto e attivo ai processi decisionali che riguardano la grande opera dell’Alta Velocità. Ciò nega quanto sancito in diversi punti della carta Europea dei diritti fondamentali dell’uomo, più volte citata nel testo: il diritto all’accesso alle informazioni; l’obbligo di trasparenza nei processi decisionali, che non possono piovere dall’alto, ma ai quali ogni singolo individuo ha il diritto-dovere di essere coinvolto; il diritto al dissenso, sistematicamente calpestato con politiche repressive che di fatto indeboliscono - secondo un chiaro intento politico e lobbystico - una realtà forte e articolata come il movimento NoTav.

E ancora, si cita la «Dichiarazione Universale dei diritti umani» approvata dall’Onu nel 1948, la quale stabilisce che «è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione»; la costituzione della Repubblica italiana, citata in più passaggi, invece dichiara che «la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione», che «è compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale […] che impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione economica, politica e sociale» e che «la repubblica riconosce e promuove le autonomie locali».

Il ricorso si snoda poi su un altro caposaldo della lotta NoTav: la dimensione ambientalista, ovvero la difesa, promozione e tutela del territorio e della salute, in contrasto alle logiche di land grabbing e di sfruttamento indiscriminato delle risorse. Ed è proprio la radice ambientalista, quella che fin dagli albori del movimento ha alimentato il conflitto tra stato e Valsusa. Anche in questo caso il testo del Controsservatorio richiama la costituzione: «la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione» nonché «la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività».

Il documento, redatto con numerose citazioni di documenti tradizionali del diritto sovranazionale, aspira a collocare il movimento NoTav sul piano dei grandi movimenti di lotta e indipendenza territoriale; le caratteristiche ci sono tutte, anche per quanto riguarda i tentativi ripetuti di reprimerlo.

Tuttavia è risaputo quanto le convenzioni europee e le carte sovranazionali redatte su temi di fondamentale importanza per i diritti individuali, non vengano quasi mai recepite dai nostri governi, così come la costituzione italiana sia ormai un testo obsoleto, una reliquia del passato da guardare sotto vetro con una certa nostalgia. Ed è risaputo quanto in Italia vengano privilegiati l’arbitrio, la deformazione sistematica del diritto, l’interpretazione ad usum proprium di qualsiasi norma, la corruzione come strumento di potere e contrattazione. In valle si tenta da 25 anni di sconfiggere tutto ciò, con ogni mezzo necessario, scagliandosi con forza contro una grande opera che in se racchiude il peggio - a ogni livello - delle politiche economiche e sociali del nostro paese.

Un diritto acquisito in Val di Susa può significare un diritto acquisito da tutti. Il ricorso dei NoTav al «Tribunale permanente dei diritti dei popoli», non è uno sterile esercizio di retorica giuridica, ma un fermo richiamo a principi inalienabili che sembrano ormai archiviati, contagiati dai mali che affliggono ogni governo contaminato da interessi lobbystici e di carattere privato.

Il ricorso è stato sottoscritto da tutti i sindaci NoTav della valle, da una serie di personalità della cultura come Ken Loach, Paolo Rumiz, padre Zanotelli, Serge Latouche, Ellekappa, oltre che da enti come l’International Association of Democratic Lwayers e l’Associazione Nazionale Giuristi Democratici.

L’obiettivo per presentare il ricorso è di almeno 10.000 firme.

La versione integrale del ricorso potete leggerla qui: http://controsservatoriovalsusa.org/esposto-al-tpp/il-testo

Per lasciare la vostra adesione, potete firmare qui: http://controsservatoriovalsusa.org/esposto-al-tpp/aderisci-all-iniziativa

* Corrispondente in Valsusa

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Su molte delle questioni strategiche il progetto industriale determinato dall'alleanza con Etihad, e presentato dall'A.D. di Alitalia Del Torchio, è ambizioso ed in controtendenza con gli errori e gli “orrori” del passato.

Il problema è che proprio gli errori di questi decenni hanno portato l'Alitalia a questo appuntamento in condizioni drammatiche. 

Ciò che l’USB ritiene ingestibile, peraltro in una previsione di sviluppo per i prossimi anni, è il pesantissimo di esuberi (circa 150 piloti, 420 assistenti di volo e 1700 personale di terra) previsti dal piano industriale ed ulteriori richieste di taglio del costo del lavoro. 

Secondo la dirigenza Alitalia, entro la metà di luglio la trattativa dovrà essere definita per evitare il tracollo aziendale e permettere a Etihad di concludere il contratto alle condizioni pattuite.

Pur prendendo atto dell'atteggiamento franco del capo azienda, l’USB ha ribadito con la massima chiarezza che senza una politica di “esuberi zero” e di ricollocazione delle migliaia di esuberi frutto dei precedenti piani industriali,  e senza la necessaria assunzione di responsabilità da parte del Governo, la situazione rischia di essere ingestibile. 

Per questo l’USB chiama il Governo ad affrontare immediatamente le contraddizioni di un mercato che impiega la metà degli addetti rispetto ad altri paesi europei, che raddoppia i passeggeri ma licenzia 12.000 lavoratori in pochissimi anni; dove le low-cost taglieggiano gli aeroporti imponendo tariffe dimezzate rispetto le concorrenti e al tempo stesso aziende di handling falliscono una dietro l'altra, come nel caso Groundcare a Fiumicino e Ciampino. 

Martedì è convocata una seconda riunione con i sindacati per ulteriore analisi di merito di tutti gli ambiti riguardanti il personale. Pertanto, l’USB confermato le assemblee dei lavoratori a Fiumicino, spostandole da martedì 17 giugno al giorno successivo, 18 giugno, aperte a tutto il personale presso la sala mensa, dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.00.

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Questa mattina cittadini e lavoratori di Acea hanno presidiato l'assemblea dei soci che, tra i punti all'ordine del giorno, ha discusso la composizione del consiglio direttivo.
All'ingresso abbiamo ironicamente consegnato a tutti i soci un CV collettivo, per ribadire che l'Acea che vogliamo deve essere non solo pubblica, ma partecipata da cittadini e lavoratori e libera da logiche di profitto.
L'andamento dell'assemblea ha invece confermato come una SpA consideri l'acqua una merce qualunque e non un diritto umano, è stato infatti ribadito, proprio dallo stesso Marino, che il primo obiettivo dell'azienda è massimizzare i profitti, mentre Suez e altri azionisti privati ribadivano la necessità di fare scelte in linea con i desideri dei mercati sottolineando che il prossimo Ad di Acea “non debba essere influenzato dal Comune di Roma”.
C'è quindi poco da esultare per l'approvazione della riduzione dei membri del cda da 9 a 7 e della presenza di un solo consigliere espressione del gruppo Caltagirone, perché le parole d'ordine dell'azienda rimangono “mercato e profitti”.

1mekorot

Troppe le questioni cruciali completamente assenti dalla discussione e dagli interessi dei soci: il progressivo peggioramento del servizio a fronte dell'aumento dei dividendi, i distacchi che lasciano a secco intere famiglie per poche decine di euro di morosità incolpevole, depuratori sequestrati e non funzionanti, appalti esterni “poco chiari”... e l'elenco è ancora lungo e supera i confini nazionali.
Dai cittadini in presidio sono state infatti ricordate al Sindaco Marino le oltre 7.000 firme raccolte contro l'accordo Acea-Mekorot e con le quali si chiede di seguire l'esempio della Vitens, il primo operatore idrico dell'Olanda, che ha cancellato un analogo accordo con la Mekorot per le violazioni del diritto internazionale compiute negando il diritto all'acqua in Palestina.
Da tempo sosteniamo, insieme ai milioni di cittadini che hanno detto sì all'acqua pubblica, che l'unica strada per garantire il diritto all'acqua sia quella di una gestione pubblica e partecipata.
Per questo stiamo promuovendo con altre realtà cittadine la campagna “de-Liberiamo Roma”: quattro delibere di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione di Acea, l'uso sociale del patrimonio immobiliare abbandonato, la scuola pubblica e la finanza sociale.
A tre anni dalla vittoria referendaria che ha fermato la definitiva privatizzazione dei servizi pubblici locali, è il momento di liberare Roma dalla speculazione su quelli che sono beni comuni, ed utilizzare invece le sue molteplici ricchezze nell'interesse della collettività. 

Coordinamento Romano Acqua Pubblica

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