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Sabato 13 novembre all' ex-Asilo Filangieri di Napoli s' è svolta l’Assemblea campana di bilancio del Controsemestre Popolare. Erano presenti una quarantina di compagne/i di forze politiche (Rifondazione, Carc, Rete dei Comunisti, Sinistra Anticapitalista, Un'altra Europa con Tsipras) del sindacalismo conflittuale (Usb, il Sindacato e' un' altra cosa) di alcuni centri sociali, il Comitato dell' Acqua pubblica, il Comitato Stop Ttip, Attac, Ross@ ed il Comitato Pace. A livello territoriale, oltre a compagni napoletani erano presenti attivisti da Caserta, Giugliano, Salerno.

Il dibattito,sulla scorta del documento diffuso nei giorni scorsi, è stato ricco ed articolato. Ci sono stati 14 interventi.
La discussione, oltre a riguardare singole vertenze sociali e sindacali ha approfondito un primo bilancio delle mobilitazioni autunnali in risposta alle politiche dell' Unione Europea (gli scioperi generali, le mobilitazioni contro la BCE, lo Sblocca/Italia, le lotte territoriali in difesa dei beni comuni). Riguardo al contesto regionale si è tracciata una prima analisi delle prospettive politiche
e sociali della realtà campana; l' impostazione prevalente è stata quella di rafforzare l'unità delle forze anticapitaliste ed antiliberiste con un profilo politico e culturale di nuovo meridionalismo e di attenzione al blocco sociale dei settori popolari di riferimento.
Si è anche affrontato il tema delle elezioni regionali della prossima primavera. La possibilità di presentare una lista indipendente ed alternativa al  Pd ed ai suoi alleati sarà verificata dopo un ampio dibattito tra tutte le realtà potenzialmente interessate alla discussione collettiva. Su questi temi parteciperemo alla costruzione di una assemblea regionale assieme a tutti i compagni interessati a questo confronto pubblico.

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Domenica, 14 Dicembre 2014 11:53

Terni. L'assemblea delle "ditte terze" in Ast

Sabato 13 Dicembre nel parcheggio della portineria 'Serra0 si è svolta un assemblea spontanea dei lavoratori delle "ditte terze" (cui sono state esternalizzate alcune lavorazioni che avvengono all'interno dell'Ilva) che accusano: «Ci ritroviamo con un pugno di mosche in mano, svolgendo la parte di comprimari in una vertenza che ci ha visto diventare merce di scambio».

Le ditte terze ast-tk impegnano circa 1200 lavoratori suddivisi in circa 120 piccole, medie, grandi aziende; ad alcune gia è stato tolto l appalto e alle restanti è stato chiesto una riduzione del 20% del costo e di rimettere a gara gli appalti.

All' assemblea - che si è svolta in modo totalmente spontaneo - hanno partecipato 70/80 lavoratori che non ci stanno a sottostare ad accordi e di continuare con un sindacato che non li salvaguarda; che si sentono abbandonati nonostante abbiano partecipato ai presidi notte e giorno, sofferto, perso salario, manifestato insieme ai lavoratori AST... ma oggi sono considerati lavoratori di serie B.

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Negli interventi, perlopiù sparsi,  ci si sfoga, si respira la difficoltà a dare risposte, c é tanta rabbia e sconcerto quasi rassegnazione di chi si sente tradito. Pian piano si fa largo la proposta - ch deriva da una necessità ormai evidente - di autorganizzarsi e di creare una struttura autonoma; per cominciare a ragionare con la propria testa, per difendere il proprio diritto al lavoro, in forme e modi tutti da creare e decidere insieme.

Nei vari interventi si fanno affermazioni preoccupanti: "nei prossimi giorni si chiuderà a tutti i costi la vertenza e la nostra partecipazione al referendum è solo formale". Un giovane operaio interviene dicendo che in sette anni di lavoro ha visto sempre più peggiorare le proprie condizioni e il futuro è totalmente incerto; ricorda "gli operai saliti sulle torri per difendere l'appalto e fatti desistire con l'inganno, ma proprio per questo è necessario autorganizzarsi". Un altro, indicando la fabbrica di fronte,ricorda “noi li dentro, moriremo di tumore”; e ancora ”licenzieranno noi per dare il lavoro ad altri, a 7-800 euro al mese”.

Interviene un lavoratore "non Ast" che esprime la solidarietà e afferma "la necessita di auto-organizzarsi nel proprio posto di lavoro proprio perché questi sindacati concertativi non difendono più i lavoratori" e ricorda: "in questa vertenza, nel momento in cui l'azienda cominciava a temere la lotta dei lavoratori, per il rischio di dover pagare le penali per le mancate consegne e si acquistava maggior potere contrattuale, si è deciso di far rientrare progressivamente i lavoratori, di dare la cosiddetta disponibilità. Le rsu locali hanno dovuto cedere alle decisioni dall alto dei vertici sindacali nazionali". Ricorda Landini ("che è il meno peggio") quando gridava a quattro venti “occuperemo le fabbriche” e poi niente. "Il loro compito è fare da pompiere, perché hanno paura della forza dei lavoratori; per questo sono arrivati ai manganelli davanti al mise".

La necessità di darsi un'auto-organizzazione pian piano convince; si programmano altri incontri per darsi una struttura, si invita a informare colleghi di lavoro sullo svolgimento dell'assemblea, verrà creata una pagina su Facebook (“Assemblea delle ditte terze AST”) come strumento di informazione; ci si augura che nel prossimo incontro siano presenti molti più lavoratori... In fondo, si dice, "a  questo punto non abbiamo niente da perdere”. 

Il volantino condiviso dall'assemblea e che verrà diffuso in fabbrica e in città:

com ast-esterni

 

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Il consiglio comunale di Roma va sciolto per le infiltrazioni mafiose e fasciste emerse dall’inchiesta su mafia capitale. Giovedi 18 dicembre, ore 17.30 assemblea cittadina alla sala di via Galilei 53

Di fronte a quanto emerso dalle indagini, la rottura e l’unità, l’indipendenza politica e la priorità degli interessi popolari diventano un percorso obbligato per tutti coloro che hanno una idea di città alternativa a quella dei poteri forti.
Nell’assemblea di giovedi interverranno il giurista Piero Adami (che illustrerà la sostanza dell’ordinanza dell’inchiesta su mafia capitale), i comitati di lotta territoriali, i sindacati di base, le associzioni degli inquilini e di difesa del territorio, urbanisti e personalità coerentemente democratiche.
Appuntamento giovedi 18 dicembre, ore 17.30, sala di via Galilei 53 (Metro Manzoni)
Ross@ di Roma

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Il collettivo romano di Ross@ insiste nel chiedere che il consiglio comunale della Capitale si dimetta e che l’attuale macchina amministrativa del Comune venga rimossa alla luce delle connessioni con mafia capitale e la fascisteria romana legata ai gruppi malavitosi. Niente sconti per nessuno dunque. Su questo è stata convocata una assemblea pubblica cittadina il prossimo giovedi 18 dicembre. Qui di seguito la lettera/volantino che presenta l’iniziativa:

L'inchiesta sull'intreccio mafia-amministrazione-fascisti spalanca una finestra sul modello di potere, di decisione e distribuzione delle risorse su Roma capitale.

Il dato che emerge è che non più la politica ma i poteri forti – anche mafiosi – a decidere come, dove e a chi vanno i soldi dei servizi sociali, dell'emergenza casa, dell'accoglienza agli immigrati, delle scelte urbanistiche.

Ma quanto accaduto nella struttura del Comune di Roma è la conferma che solo l'indipendenza politica e la priorità delle esigenze popolari nelle scelte sulla città, possono fare la differenza tra il malaffare e una amministrazione pubblica degna di questo nome.

A Roma da troppo tempo comandano solo i poteri forti (costruttori, affaristi, fascisti e malavita) e vengono annullati gli interessi popolari, delle periferie come dei lavoratori delle aziende municipalizzate.

Tutto questo deve essere spazzato via e ricostruito su basi e priorità completamente diverse.

Riteniamo infatti inaccettabile che, ad esempio, il governo dell'area metropolitana di Roma attraverso il Consiglio Metropolitano, non sia stato votato dai cittadini ma solo dai consiglieri comunali di Roma e Provincia. Riteniamo altrettanto inaccettabile che negli strumenti di controllo adottati sui bilanci comunali non siano previsti organismi di vigilanza e controllo popolare ma solo commissari nominati dal governo.

O si cambia registro o si rovescia il tavolo, a cominciare dalla struttura di funzionamento del Comune di Roma.

Ross@ ha invitato tutti i comitati territoriali, i lavoratori, i sindacati di base, gli utenti, le associazioni, ad una assemblea cittadina pubblica giovedi 18 dicembre alle ore 17.30 alla sala di via Galilei 53.

 

 

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Circa 20 educatrici e maestre hanno trascorso la notte all’interno della sede del Dipartimento risorse umane del Comune di Roma mentre un gruppo di precarie ha iniziato lo sciopero della fame. “Vogliamo un incontro con il sindaco, il ritiro del contratto, l’apertura di un tavolo sul precariato, la riqualificazione servizi pubblici!” affermano le manifestanti.

Ieri pomeriggio in quasi 200 le educatrici e le maestre di Roma Capitale aderenti all’Unione Sindacale di Base, dopo la partecipata assemblea "Le mani sporche sulla città" realizzata all’interno del Campidoglio dal sindacato di base, hanno deciso di rimanere all’interno della sede istituzionale e di presidiare il tavolo delle trattative preposto a discutere la riorganizzazione dei servizi scolastici di Roma all'interno dell'Ufficio del Personale.
Una riorganizzazione che secondo maestre ed educatrici in lotta “svilisce la qualità del servizio pubblico aumentando il numero di bambini nelle scuole e nei nidi e realizzando un taglio enorme sul precariato che da anni presta servizio in nidi e scuole. Vogliamo impedire l'applicazione del nuovo contratto per difendere i servizi pubblici e il posto di lavoro di circa 3000 persone che da precarie si ritroveranno disoccupate. Roma deve garantire diritti ai piccoli cittadini e alle loro famiglie” affermano le lavoratrici. Che denunciano un atteggiamento inaccettabile da parte dei responsabili istituzionali della Giunta Marina, a partire dall’Assessore Alessandra Cattoi che di fronte alla protesta “è andata via scortata come se dovesse proteggersi da delinquenti pericolosi”. 
“E’ necessario che il Sindaco si faccia carico di questa istanza e che avochi a sé la gestione politica di questo negoziato” afferma Caterina Fida (Usb) che poi aggiunge: “Sebbene l’USB ritenga questa Giunta moralmente inadeguata a trattare alcunché, apprezzeremmo un deciso cambio di marcia se il Sindaco fosse disposto a recepire le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori capitolini, delle aziende e della cittadinanza tutta, piuttosto che dar credito a chi ha speculato sulla nostra pelle, compresa l’alta dirigenza capitolina”.

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Sabato pomeriggio, a Napoli, all’ ex- Asilo Filangieri, alle ore 15,30 terremo l’ iniziativa di chiusura della campagna del Controsemestre Popolare con un’Assemblea sulla “dimensione” regionale. Il capoluogo campano, negli ultimi mesi, è diventato una sorta di “capitale” del Movimento:

agli inizi di ottobre la mobilitazione contro la BCE, il 22/11 una delle Assemblee Nazionali contro i licenziamenti politici, il 30/11 l’ Assemblea Nazionale dei Laboratori per lo Sciopero Sociale, il 7/12 l’ Assemblea Centro-Meridionale contro lo “sblocca-Italia”.

Il susseguirsi di queste importanti e riuscite iniziative ha posto l’esigenza ad un gruppo di militanti, con diversa provenienza politica e sindacale accomunati dal riconoscersi nella campagna del Controsemestre, di trovare un momento di confronto e riflessione nel vivo delle battaglie di questi mesi e di quelle che ci attendono dai decreti delegati del jobs acts, al rifiuto del Commissariamento di Bagnoli, alla lotta contro la privatizzazione dei servizi.

L’asse scelto per il confronto è quello del radicamento territoriale della coalizione sociale, della non autosufficienza della stessa pur nella considerazione che è parte determinante e dinamica d’ un più vasto blocco sociale da costruire nella comune lotta contro le politiche neoliberiste di Trojka, Governi “nazionali” e poteri forti.

Uno degli ambiti privilegiati del radicamento territoriale è sicuramente quello regionale che per la Campania significa liberarsi da visioni Napolicentriche,  rifiutare  una visione della Città Metropolitana come elemento di gerarchizzazione verso le altre Province,  aprirsi ad una strategia per le “zone interne” oggi oggetto di un brutale attacco con trivellazioni petrolifere, gasdotti e, più in generale, politiche di devastazione ambientale.

E’ da tempo che il Capitale ha individuato il territorio come una delle fonti di accumulazione, tuttavia, sia come Movimento che come Sinistra d’alternativa non siamo mai andati aldilà di analisi descrittive o di mere intuizioni, dalla “fabbrica diffusa” e all’ “operaio sociale” degli anni ’70 fino allo “sciopero sociale” e/o all’intuizione dell’idea di “sindacalismo metropolitano”di oggi.

Trarre le conseguenze sul piano dell’ analisi strutturale e dell’ elaborazione programmatica dalle corrette intuizioni di Movimento è il compito ambizioso che ci attende per dare ulteriore spinta alle battaglie dei prossimi mesi e per determinare una adeguata Rappresentanza Politica degli interessi dei settori popolari della società.

 * attivista Controsemestre Popolare - Napoli

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Partecipatissima e molto sentita l’assemblea che si è svolta alla Sala della Protomoteca in Campidoglio indetta dall’USB.

Accanto ad una folta rappresentanza delle educatrici precarie dei nidi e delle materne - il cui posto di lavoro viene messo in pericolo dal nuovo piano di riorganizzazione dei servizi, che costituisce il cuore del contratto integrativo del nuovo contratto integrativo – molti lavoratori dell’arcipelago 29 Giugno che sta al centro della nota indagine della magistratura, oltre a delegazioni delle aziende partecipate del Comune di Roma.

Gli interventi hanno chiarito con molta determinazione che né i dipendenti comunali né chi lavora nelle partecipate o nei servizi esternalizzati sono disposti a subire il prezzo del malaffare, ma al contempo hanno affermato come l’ amministrazione comunale e il sindaco Marino in primis non possono cavarsela con un ‘non sapevamo niente, non siamo Sherlock Holmes ‘ visto che l’inchiesta ha svelato il coinvolgimento sia di consiglieri che di dirigenti. E un capo dell’amministrazione ha il dovere preciso di vigilare sulla correttezza degli atti e delle decisioni altrimenti non si capisce cosa ci stia a fare.

Gli interventi dei lavoratori dell’AMA, dell’ATAC, del Comune di Roma hanno evidenziato come negli ultimi anni il costo degli appalti e delle esternalizzazioni siano triplicati, come pure il fatto che mentre ai dipendenti comunali viene tagliato il salario accessorio i dirigenti hanno visto aumentare in poco tempo i loro appannaggi fino al 350%, come testimoniato dalla relazione degli ispettori del Ministero delle Finanze già lo scorso anno.

L’USB del Comune di Roma ha raccolto in un dossier, numerosissime segnalazioni ad opera dei lavoratori dei vari sevizi capitolini, in cui venivano evidenziati gli sprechi, l’inosservanza da parte delle ditte appaltatrici dei lavoro loro assegnati, dossier che fu consegnato nelle mani dell’Amministrazione Comunale ai massimi livelli e a cui non seguì alcun provvedimento.

Il sospetto, molto chiaramente espresso dagli intervenuti, è che a questa situazione si risponda con un’ulteriore spinta verso la privatizzazione di altri importanti servizi, verso la cessione ai privati del trasporto pubblico locale, verso la revoca degli appalti alle cooperative coinvolte nell’ ‘affaire Mondo di Mezzo’, facendo pagare i costi della corruzione, del malaffare criminale, ai lavoratori,con il risultato di punire chi in questi anni è stato trattato come merce avariata, a basso costo, ricattata.

L’assemblea ha posto con molta evidenza la necessità della lotta unitaria di tutto quel mondo del lavoro che ruota intorno al Comune, stimato in 70.000 persone tra dipendenti pubblici e privati, appalti e convenzioni.

Chi non è in grado di governare se ne deve andare, è stato il leit motive di molti interventi.

E mentre le educatrici precarie si recavano al Tempio di Giove per un sit in al dipartimento delle risorse umane dove si svolge la trattativa sul contratto integrativo, l’assemblea si è conclusa con l’invito ad una prossima manifestazione di tutte e tutti in Campidoglio.

Ultim’ora: oltre 100 educatrici precarie hanno fatto irruzione nel Dipartimento Risorse per bloccare la trattativa il cui sbocco, come dicevamo, aumenta i carichi di lavoro del personale di ruolo decretando il loro licenziamento dopo anni di precariato.

 

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Mercoledì, 10 Dicembre 2014 09:31

No Expo No Israele 2015, un'assemblea a Roma

Nutrire il pianeta”, questo il tema conduttore dell'Expo 2015 che si terrà a Milano il prossimo anno. Sarà, prevediamo, la fiera dell'ipocrisia e della menzogna. I grandi affamatori del pianeta e delle popolazioni del mondo saranno fra i principali “ospiti” ovvero i protagonisti di questa kermesse.

Grandi multinazionali e stati asserviti ai loro interessi che, attraverso guerre di rapina delle risorse dei popoli e di sfruttamento, si presenteranno come “i salvatori” dell'umanità.

L'Expo oltre ad essere un'opera già di per sé conveniente alla devastazione dei territori, alla connivenza con le mafie e per lo spudorato ricorso al lavoro precario super-sfruttato, lo è ancora di più per l'ulteriore inganno che rappresenta.

La presenza in pompa magna di Israele nell'Expo conferma che dietro il tema “nutrire il pianeta” si nascondono coloro che si muovono in senso esattamente opposto.

Il padiglione dello stato sionista, denominato “Campi di domani”, sarà situato in una posizione privilegiata, a fianco di quello italiano – paese organizzatore, a dimostrazione dei saldi legami tra i due stati - all'incrocio fra i due assi principali dell'Esposizione e, con una dimensione di 2.400 metri quadrati intenderà propagandare le “eccellenze” dell'Occupazione israeliana, come l'agricoltura e lo sfruttamento delle risorse idriche arabo-palestinesi.

Nel filmato di propaganda di Israele all'Expo si afferma tra l'altro che “i contadini israeliani coltivano con ottimi risultati quella terra da 120 anni”. Considerato che lo stato di Israele esiste da 66 anni, e qui la menzogna è esplicita, non si dice che la terra di Palestina per secoli è stata abitata e coltivata dai contadini indigeni (palestinesi), ai quali è stata depredata manu militari.

Viene occultata una quotidianità fatta di confisca delle terre palestinesi, della sistematica distruzione delle coltivazioni, della rapina delle risorse idriche a favore dei coloni. Ma soprattutto fatta di ciclici bombardamenti a tappeto e rappresaglie contro la popolazione civile, per terrorizzarla e costringerla alla resa o all'esilio.

Senza vergogna il Comitato Expo, i cui partner sono il Ministero dell'Economia, la Regione Lombardia, la Provincia e il Comune di Milano, sul suo sito pubblica una scheda di presentazione del padiglione dello stato sionista nella quale indica come capitale di Israele Gerusalemme anziché Tel Aviv, soprassedendo spudoratamente sul fatto che la stessa ONU considera la proclamazione di Gerusalemme capitale da parte del parlamento israeliano “nulla e priva di validità, una violazione del diritto internazionale e un serio ostacolo alla pace in Medio Oriente”, tant'è che l'unico stato al mondo che riconosce Gerusalemme quale capitale di Israele è proprio quello sionista. Il connubio e la complicità col sionismo del Comitato Expo e delle istituzioni nazionali e locali italiane sono, quindi, una vergogna manifesta.

A dimostrazione ulteriore della sionizzazione del mega-evento, va aggiunto che la security sarà assicurata dalla Selex, nota multinazionale fornitrice dell'esercito israeliano, che sperimenterà lì nuovi sistemi di sicurezza e controllo, già testati nel laboratorio dell'occupazione della Palestina, tecnologia sempre più spesso presente anche sul nostro territorio.

Il ruolo privilegiato assegnato dall'Expo allo stato e al business israeliano conferma l'invasività sionista nelle istituzioni nazionali e locali, che fanno dell'Italia uno dei principali complici della colonizzazione della Palestina e del conflitto mediorientale.

Non è più accettabile la politica di complicità col sionismo, che oltraggia i sentimenti di fratellanza e di pace con tutti i popoli, valori affermati dalla lotta di Liberazione dal nazi-fascismo di cui, in concomitanza con l'apertura dell'Expo, ricorrerà il settantesimo anniversario.

Invitiamo tutti i movimenti, le associazioni e le persone che si battono contro il sionismo internazionale e per la giustizia in Medio Oriente a mobilitarsi e ad organizzare iniziative di denuncia contro questi ennesimi sopruso e aggressione mediatico-affaristica. 

COMITATO PROMOTORE NO EXPO-NO ISRAELE ROMA

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Lunedì, 08 Dicembre 2014 09:06

Napoli.Assemblea del controsemestre popolare

SABATO 13 DICEMBRE 2014, ore 15,30
NAPOLI - EX ASILO FILANGIERI - VICO MAFFEI 4 (TRAVERSA DI S. GREGORIO ARMENO)
Assemblea del Controsemestre Popolare: dopo il Controsemestre popolare, per un confronto sulla dimensione reginale con la sinistra antiliberista e di movimento, il sindacalismo conflittuale, i comitati e le associazioni

Invitiamo al confronto strutture di movimento, forze del sindacalismo conflittuale e della sinistra d'alternativa

I compagni del Controsemestre Popolare di Napoli

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Si è tenuta oggi a Napoli una importante assemblea pubblica aperta a tutte le realtà conflittuali che si stanno muovendo sul terreno della lotta al decreto "Sblocca-Italia". Assemblea molto partecipata che ha visto ancora una volta la città partenopea in prima fila sul terreno del conflitto.

Decine di realtà, organizzazioni, associazioni, comitati locali che dalla Campania, dalla Basilicata, dalla Puglia, dall'Abruzzo, dalla Calabria e dalla Sardegna hanno alimentato un serrato dibattito sulla natura dello "Sblocca/Italia", sul livello dello scontro imposto dal governo centrale, sui percorsi di lotta da sperimentare, creare e rafforzare per colpire il dispositivo di comando normativo ed il centro decisionale.

E' stato ribadito che lo "Sblocca/Italia" crea un quadro normativo ed operativo a scala nazionale, bypassando le sfere decisionali regionali e locali, espropriandole di ogni potere decisionale. Nella misura in cui il potere di decisione viene concentrato, esso appare nella sua unilateralità anche come nemico da combattere. Lo "Sblocca/Italia", quindi, fornisce a chi si pone sul fronte critico un quadro nazionale o comunque sovraregionale entro cui operare in un'ottica di condivisione di esperienze e di unificazione delle vertenze.

Dalla questione di Bagnoli agli inceneritori che vorrebbero spargere sui nostri territori, dalle trivellazioni che vedono interessate alcune aree campane e soprattutto della Basilicata all'acqua pubblica: la logica sottesa allo "Sblocca/Italia" è quella della messa a valore del territorio, delle risorse naturali, di segmenti protetti dell'economia e gestiti in maniera privatistica: il saccheggio è l'unica via d'uscita per un capitalismo incapace di recuperare saggi di profitto che consentano un nuovo ciclo di accumulazione.

L'assemblea si è conclusa con le seguenti proposte: organizzare una campagna nazionale sullo "Sblocca/Italia" che sia alimentata da varie assemblee macroregionali che connettano le varie istanze provenienti dai territori in vista di una assemblea nazionale da tenersi nei primi mesi del prossimo anno; all'interno di questo percorso, convocare una manifestazione nazionale che componga in un evento particolare tutti i percorsi che matureranno in coordinamento nei prossimi mesi; sostenere una manifestazione nazionale in Basilicata da tenersi nel mese di gennaio.

L'assemblea, inoltre, esprime solidarietà alle realtà di lotta lucane vittime di criminalizzazione. E' di oggi la notizia che i giornali della controparte stanno facendo passare di un fantomatico uso di una molotov da parte chi si batte contro le trivelle. La coincidenza ha voluto che oggi pomeriggio a Milano, durante le contestazioni alla Scala meneghina, la polizia abbia sequestrato un'altra molotov dalle mani di un manifestante che però, stranamente, sarebbe riuscito a fuggire. E' da Genova 2001 che le forze dell'ordine provano ad attribuire l'uso di molotov a chi si batte per un mondo più giusto. E' da allora che precostituiscono prove false per criminalizzare i moti di lotta. Ora spuntano due molotov a distanza di un giorno: che sia un indice del nuovo livello di repressione che sta praticando il potere costituito? E' anche per questo che durante l'assemblea napoletana è stato ribadito da più parti che la questione della repressione delle lotte deve essere posta all'ordine del giorno della riflessione politica.

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Il comunicato approvato dall'assemblea:

Prima Assemblea del Centro-Sud contro lo Sblocca-Italia

Ad un mese dalla mobilitazione di Bagnoli del 7 Novembre, sull’onda delle mobilitazioni di questi mesi (da Potenza alle marce contro il biocidio) si è svolta la prima partecipatissima assemblea del centro-sud contro lo SbloccaItalia.

Un primo importante momento di confronto, con centinaia di partecipanti, tra realtà, organizzazioni, coordinamenti, comitati e resistenze territoriali con l’obiettivo di costruire unitariamente una campagna contro la legge SbloccaItalia, inserita all’interno di una generale aggressione del capitale alle condizioni di vita, economiche, sociali ed ambientali.

L’articolato del decreto è una raffica di misure per la svendita del patrimonio immobiliare pubblico, la deregolamentazione degli interventi edilizi, il rilancio indiscriminato delle grandi opere inutili, l’incentivazione degli strumenti finanziari a servizio della speculazione, la promozione degli impianti per l’incenerimento dei rifiuti, commissariamenti, l’agevolazione delle trivellazioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi, la proliferazione di gasdotti e gassificatori.

Passato con l’ennesima fiducia al Senato con l’accelerazione da parte dell’esecutivo, il governo con lo Sblocca-Italia è riuscito paradossalmente nell’intento di unire le tante vertenze territoriali.

L’esigenza di una campagna nazionale nasce non solo per includere le singole vertenze in un contenitore che le rafforzi ma anche e soprattutto a prefigurare un movimento effettivamente unitario che contrasti questo decreto nella sua interezza essendo inserito organicamente nella logica politica che ispira tutte le controriforme del governo Renzi sul lavoro, la scuola, la casa, il governo del territorio, i servizi locali: dal Jobs act alla Buona scuola, dalla legge Lupi sull’urbanistica al Piano casa.

L’assemblea esprime l’esigenza di costruire in maniera condivisa, con i tempi ed i passaggi opportuni, uno spazio di coordinamento che connetta tutte le vertenze in prospettiva di un superamento della pur positiva esperienza delle reti di mutuo soccorso.

Si valuta positivamente la proposta di una mobilitazione coordinata sui territori da realizzarsi entro fine Dicembre, possibilmente lo stesso giorno, per spingere le Regioni ad impugnare lo Sblocca-Italia di fronte alla Corte Costituzionale.

Sul piano organizzativo, e’ stata condivisa la proposta di costruire una assemblea nazionale attraverso assemblee di macro area. Il 14 dicembre si terra’ presso Pescara la assemblea delle realtà di Abruzzo, Molise e Marche. Per quanto riguarda il Sud, si e’ espressa l’esigenza di ampliare la rappresentatività dell’assemblea di oggi, lavorando ad un nuovo momento d’incontro anche con altre realtà meridionali; per tale incontro si e’ individuata la data del 18 gennaio, presso un luogo più baricentrico rispetto al sud quale la Certosa di Padula - Salerno. Attraverso questo appello ed i contatti con i comitati attivi del nord, si sollecita la convocazione di un assemblea di macro-area anche nel Nord. In modo da arrivare ad un assemblea nazionale verso la metà di Febbraio con la proposta all’ordine del giorno di una mobilitazione unitaria e nazionale contro lo Sblocca-Italia.

Ribadiamo che chi “devasta e saccheggia” è lo Stato, il quale mentre attacca le comunità che si oppongono ai processi speculativi assolve chi inquina ed uccide come nel caso del processo Eternit.

La generalizzazione delle lotte è la risposta politicamente più forte all’ondata repressiva che sta montando contro le esperienze di resistenza sui territori: dalla NoTav a Bagnoli, passando per le accuse ai NoTriv lucani, fino ai NoMuos.

Le varie iniziative che si svilupperanno sui territori già calendarizzate potrebbero condividere l’utilizzo di un unico canale comunicativo (anche attraverso hashtag in rete “No #SbloccaItalia”) che dia il senso della costruzione di un unico coordinamento inclusivo.

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Calendario delle iniziative sui territori

Sabato 13 Dicembre

Assemblea pubblica “StopBiocidio” all’Auditorium di Caivano

Manifestazione a Cagliari contro le servitù militare della Sardegna

 

Venerdi 19 Dicembre

Manifestazione “Difendiamo Taranto - No a Tempa Rossa” h 17:00 Zona Palamazzola

Per fine Dicembre - Manifestazione e Presidi a Pisticci ed altrove

 

Sabato 3 Gennaio Irpinia - Gesualdo

Manifestazione contro il Pozzo Gesualdo 1

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Prima Assemblea del Centro-Sud contro lo Sblocca-Italia

Partecipanti: Laboratorio Politico Iskra, Assise cittadina per Bagnoli, Coordinamento Studenti Flegrei, Stop Biocidio, Comitato No Inceneritore di Giugliano, Bancarotta/Lido Pola Bagnoli, Stop Tempa Rossa di Taranto, No Triv Potenza - Coordinamento Basilicata, Rap Molise, Zer081, Attac Napoli, StopTTip, Cantiere Sociale Chiaiano, Lab. Occ. Insurghencia, Coordinamento Nazionale No Triv - Sez.Basilicata, Communia Lazio, Rete Campana Salute Ambiente, Comitato Acqua Pubblica Salerno, Coord. Regionale Acqua Pubblica Campania, Rete Ambiente e Salute Salerno, PRC Salerno, Laboratorio sociale per i beni comuni - Potenza, L’altra Europa/L’altra Campania, No Triv Sannio, No Triv Irpinia, Abruzzo Social Forum, Forum abruzzese - Movimenti per l’Acqua, Coordinamento Comitati Fuochi, Usb/Ross@, Usb - Gruppo di lavoro Società Partecipate, Radio Vostok, Isde Salerno, Isde Puglia, Laboratorio Politico Kamo.

 

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