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Ross@ invita a discutere della

DISTRUZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA ITALIANA

VENERDÌ 29 MAGGIO 2015

ORE 17.30

Fabrizio Capoccetti - Ross@
L’autonomia scolastica: “scuola azienda”, capitale umano e concorrenza

Pier Michele Pollutri - USB
Il Job Act della scuola: alternanza scuola lavoro, precarietà

Andrea Zini - USB
La buona scuola: precariato, esclusione e frantumazione della classe docente

Federico Scirchio - Collettivo BIC
Studenti: clienti e sfruttati

Sala Civica Cittadella - Bizzozero | via Antonio Bizzozero 15/A, Parma

Pubblicato in Eventi

Volantino diffuso questa mattina al Tribunale di Lucca in v. Galli Tassi.
"L'unica lotta persa è quella che si abbandona"

Sigg. giudici, vi aspettiamo in Tribunale a Lucca, mercoledì 20 maggio, per la testimonianza di Marco Piagentini

Mercoledì 20 maggio, presso il Polo fieristico di Lucca, nel corso dell'udienza per la strage ferroviaria di Viareggio, Marco Piagentini sarà ascoltato come testimone. Una buona occasione ed una sana opportunità per sentire dalla viva voce di Marco cosa accadde quella maledetta notte.

Marco ha invitato pubblicamente il presidente della regione Enrico Rossi. Noi invitiamo i giudici del lavoro, Luigi Nannipieri di Lucca e Giovanni Bronzini (presidente), Gaetano Schiavone e Simonetta Liscio di Firenze, per rendersi conto di cosa è stata la strage ferroviaria annunciata del 29 giugno 2009. Costoro sono i giudici che hanno emesso la 'sentenza-reato' nei confronti di Riccardo Antonini; una sentenza-inchino a poteri forti come il cavalier Moretti e gli altri imputati-rinviati a giudizio.

Nelle udienze precedenti del processo al Polo fieristico, vi sono state testimonianze che confermano l'assoluto dominio in ferrovia da parte di Moretti e le sue dichiarazioni sul fatto che avrebbe licenziato i ferrovieri impegnati sulla sicurezza (nella gestione Moretti da Ad delle ferrovie, dal 2006 al 2014, sui binari hanno perso la vita 54 lavoratori. Uno ogni 58 giorni! Sarebbe questa la SI-CU-RE-ZZA di Moretti!).

Nelle udienze, attraverso le testimonianze, è stato ricordato che Moretti, il 14 settembre 2009 nella sede regionale, disse di fronte ai numerosi presenti: 'quel ferroviere di Viareggio, prima o poi, lo licenzio …'. Voi, queste cose le sapete bene come sapete benissimo della conferma di ciò anche da parte dell'addetto stampa della regione presente quel giorno all'incontro di Firenze.

Che tipo di professione avete esercitato se neppure avete compreso che il licenziamento di Riccardo Antonini è stato di natuta politica e quindi ha carattere DISCRIMINATORIO?

Avete sancito il licenziamento di Riccardo perché dipendente infedele a Moretti, a Elia, a Soprano … imputati-rinviati a giudizio con accuse pesantissime per la strage ferroviaria di Viareggio. Se questi signori (gli Ad) avessero avuto la coscienza e la responsabilità di adottare le azioni prudenziali, preventive e protettive, richieste dai ferrovieri dopo innumerevoli incidenti o un numero maggiore di ferrovieri fosse stato infedele a questi Amministratori delegati, la strage di Viareggio sarebbe stata evitata!

Obbligo di fedeltà, Codice etico, conflitto d'interessi, riservatezza ... sigg. giudici, di fronte all'immane tragedia del 29 giugno, questo c'è nelle vostre sentenze. Sentenze con le quali avete mostrato sudditanza nei confronti di poteri forti e disprezzo per le Vittime, dal momento che avete disgustosamente tentato di imporre il silenzio su questioni dirimenti come la vita, la sicurezza, la salute, l'ambiente.

La nostra denuncia e l'informazione su sentenze vergognose sono un atto di giustizia, perché non possiamo e non dobbiamo avere timore né dei Moretti di turno, né di 'sentenze-reato'.

Assemblea 29 giugno

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  • Associazione dei familiari 'Il Mondo che vorrei'

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    Pubblicato in Lavoro & Conflitto
    Lunedì, 18 Maggio 2015 12:32

    Bologna. Guerra alla guerra ! Assemblea

    GUERRA ALLA GUERRA

    La pace in Europa non è più un dato scontato

    L’imperialismo dell’Unione Europea è una minaccia per i propri popoli.

    Fermiamo la guerra e opponiamoci ad ogni interventismo militare

     

    MERCOLEDì 27 MAGGIO 2015 ORE 20.30

    ASSEMBLEA CITTADINA

    Sala Consiliare - Giardino Lorusso

    Via dello Scalo 21 - BOLOGNA

     

    Coordina Carlos Venturi (Rete dei Comunisti Bologna)

    Partecipano:

    Marco Santopadre (RdC)

    con un report dalla Carovana di solidarietà antifascista in Donbass

    Partecipano:

    Campagna Noi Restiamo

    Ross@

    Comitato Ucraina antifascista (Bo)

    PCL

    Comitato Naz. per la Jugoslavia (onlus)

     

    Rete dei Comunisti Bologna

    www.retedeicomunisti.org

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    Pubblicato in Eventi

    Martedì 12 maggio si è tenuto a Novara un affollato incontro pubblico dal titolo “Fermiamo il  Trattato di libero scambio UE – USA”, con la partecipazione di Alessandra Algostino, docente di diritto costituzionale comparato all’Università degli Studi di Torino, Ivo Orrù del Comitato Stop TTIP Milano e Paola Palmieri dell’esecutivo nazionale USB dipartimento internazionale, introduzione di Norberto Breccia di USB Novara.

    Le relazioni e i molti interventi hanno evidenziato i gravi rischi e ripercussioni che sono previsti dall’accordo di libero scambio tra i due continenti (UE ed USA), peraltro tenuto parzialmente secretato.

    E’ stato evidenziato come l’obbiettivo dichiarato del TTIP sia quello di costruire la più grande area di libero scambio al mondo attraverso l' eliminazione delle barriere tariffarie che ancora limitano i flussi commerciali tra Usa ed Europa, rimuovere gli ostacoli esistenti  per facilitare acquisto e vendita di beni e servizi tra i due continenti, pur tuttavia, essendo già ridotte all’osso le barriere economiche (“dazi”) ed essendo per ora esclusi i sevizi finanziari da tale trattato, il citato abbattimento si tradurrebbe in un abbattimento delle tutele al lavoro ed alla salute. In Italia sono coinvolti, in particolare, il settore agricolo, industriale ed i servizi pubblici.

    L’ abbattimento dei regolamenti porterebbe quindi all’inevitabile degrado dei livelli di salute dell’ambiente, alla cancellazione del diritto alla salute e del sistema sanitario, quello all’istruzione e al lavoro buono, in sintesi, verrebbero cancellate  norme europee di salvaguardia dell’ambiente, della salute, dei diritti del lavoro a favore di quelle degli stati Uniti.

    I relatori, hanno rimarcato come primo blocco di diritti ad essere minacciato e' quello alla protezione del lavoro.
    In discussione c’è l’ipotesi di come cancellare definitivamente i diritti del lavoro già pesantemente attaccati dai recenti governi, in Italia - basta pensare al jobsact - adeguando il nostro paese alla normativa americana " rights to works"  definito dai sindacati americani Anti Union- Act. La sostanza sarebbe una nuova e più accanita concorrenza a ribasso tra i lavoratori sui loro diritti e retribuzioni.

    Gravissime conseguenze e pericoli  si avrebbero sulla sostenibilità ambientale, a partire, ad esempio, dalla tecnica (fracking)  estrattiva gas di scisto che negli USA  richiede  l' uso di una procedura ferale per le falde acquifere ed il suolo sottostante i giacimenti e le zone limitrofe. Si spalancherebbero le porte dell' Europa ( Polonia, Danimarca e Francia sono  regioni ricche di questo gas) alle imprese americane del settore e altre conseguenze si avrebbero riguardo all'importazione e all'uso degli Ogm e delle carni trattate con ormoni o sterilizzate con cloro-derivati, in Europa non consentite.
    Un altro aspetto interessante evidenziato è quello che col trattato le imprese avrebbero la possibilità, qualora si volessero opporre ad una regolamentazione statale o comunitaria troppo severa, di rivolgersi ad un organismo arbitrale terzo, di natura privata, l’ISDS (Investor State Dispute Settlement). Avrebbero così  un potente strumento per contrastare politiche e leggi divergenti dalle loro strategie aziendali, strumento che addirittura permetterebbe, come già avvenuto, di infliggere multe a Stati su richiesta di multinazionali.
    E’ stata unanime e condivisa la necessità di contrastare con una mobilitazione a tutto campo il trattato, ma anche le politiche economiche e sociali perseguite dall’Unione Europea che stanno “affamando” i paesi membri e perseguendo la definitiva distruzione del Welfare a favore degli interessi dei gruppi finanziari e delle grandi imprese per mantenere e, anzi, accrescere, il controllo sulle condizioni sociali e materiali delle popolazioni per salvaguardare i profitti.

    I partecipanti si sono impegnati ad invitare a far  sottoscrivere la petizione per chiedere alla Commissione Europea l’immediato arresto delle trattative sul TTIP. Una  raccolta di firme che prosegue intercettando il crescente consenso dell’opinione pubblica sul tema, con l’intento di arrivare ai  2 milioni entro i prossimi mesi , con firme ad oggi raccolte di  oltre un milione e 700 mila cittadini europei. E’ sempre più dimostrabile, quindi, che l’attuale modello di Unione Europea sia incompatibile con la democrazia di fatto e che quest’ultima sia incompatibile con il capitalismo.
    In conclusione i relatori ed i partecipanti hanno evidenziato la possibilità di ottenere un successo nell’arrestare le trattative sul TTIP in quanto in atto vi è uno scontro tra poteri imperialisti che potrebbe concludersi con un nulla di fatto, per questo hanno altresì richiamato la necessità e la possibilità di contrastare le politiche governative, di mera esecuzione dei diktat imposti dalla Commissione Europea, nelle già gravi condizioni economiche e sociali e nelle sue ulteriori e continue coerenti linee anche attraverso la ripresa del conflitto sindacale e sociale, partecipando e unendo le tante iniziative di contrasto territoriali e generali.

    Pubblicato in Lavoro & Conflitto
    Sabato, 25 Aprile 2015 12:58

    Vicenza. Assemblea deimigranti

    DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE HANNO MEMORIA CORTA

    «Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali».

    Dalla relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani, ottobre 1919. 
seguiteci cliccando mi piace su Il brigante

    Noi, loro, gli altri siamo tutti figli della stessa miseria, dello stesso schifo per la guerra e ne usciamo solo tutti assieme. Tutti!

    LAVORO – DIRITTI – DIGNITÀ - ORGANIZZAZIONE

    ASSEMBLEA PUBBLICA

    SABATO 2 MAGGIO ORE 14.30 A VICENZA Circoscrizione N° 4 - Via Turra 35 - Zona Anconetta

    Siamo parte degli oltre 33 milioni di migranti, di cui 12 milioni già cittadini dell’Unione Europea, che vivono in uno dei 28 paesi membri dell’Unione Europea e rappresentiamo il 4% dei 509 milioni di abitanti. L’anno scorso i lavoratori migranti hanno prodotto l’11 per cento del Pil italiano pari a circa 200 miliardi di euro e versano 12 miliardi all’anno all’Inps. L’immigrazione non può più essere liquidata come se si trattasse di due lavavetri!

    Vogliamo confrontarci tra di noi sulle problematiche che abbiamo quando ci rivolgiamo agli sportelli per avere informazioni su una pratica.... abbiamo constatato che la risposta cambia a seconda dell' addetto presente in quel momento.

    Chiediamo di essere trattati con dignità e rispetto dalle autorità e da chi le rappresenta.

    Chiediamo l’accesso alla cittadinanza per i bambini figli di migranti nati in Italia o comunque a prescindere dal reddito per tutti i migranti.

    Ci uniamo:

    Per la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro

    Contro ogni forma di razzismo o discriminazione

    Contro allo sfruttamento e al business dell’accoglienza!

    Pubblicato in Eventi
    I soci di Acea chiusi a discutere di profitti, i cittadini in piazza per conquistare diritti

    Il prossimo 23 aprile si terrà l'assemblea dei soci di Acea S.P.A. Si parlerà di dividendi, indici di mercato, ampliamento del CdA. Tutto in vista dell'espansione di Acea nel Centro-sud Italia: una gigantesca opera di fusione, che altro non è che una "vecchia" privatizzazione con un nome nuovo.

    Per contrapporre l'interesse collettivo a quello di pochi "grandi" azionisti, il 23 si svolgerà anche una grande assemblea pubblica, dove si parlerà di gestione dell'acqua: la qualità del servizio e degli investimenti, la tutela della risorsa idrica e dell'ambiente, la garanzia del diritto all'acqua violato quotidianamente dagli aumenti tariffari e dai distacchi.

    Ci saranno cittadini, lavoratori e amministratori locali di tutti i territori sui quali Acea allunga i suoi tentacoli: uniti è possibile far prevalere l'interesse pubblico, come avvenuto con la vittoria referendaria del 2011. Una vittoria che i poteri forti stanno cercando di cancellare, e che dobbiamo invece difendere, a partire dall'applicazione della legge regionale 5 per la gestione pubblica dell'acqua nel Lazio.

    Una delegazione di comitati e sindaci si recherà poi alla sede della Presidenza della Regione Lazio, per chiedere l'attuazione della legge regionale 5 e protestare contro le diffide a cedere i propri impianti ricevute da diversi comuni laziali.

    Loro saranno poche decine di soci rinchiusi in una sede lontana dalla città, noi in piazza, in difesa di milioni di sì per l'acqua pubblica!

    Giovedi 23 aprile, Ore 10.30 Piazzale Ostiense

     

     

    Pubblicato in Italia (flash news)

    Lavoratrici e lavoratori della Confederazione Nazionale Artigianato sono scesi in sciopero e stanno raggiungendo in massa l'Assemblea pubblica dei delegati del commercio indetta oggi dall’USB a Roma, nella sala del Carroccio in Campidoglio, dove sono attese delegazioni da tutte le regioni d'Italia, a partire dalle ore 11.00.

    I lavoratori, protagonisti di un corteo improvvisato, indossano magliette rosse con su l'hashtag #nonamiespese, ad esprimere la netta contrarietà alla firma di un contratto bidone, e sono preceduti da un grande striscione che evidenzia la vertenza nei confronti della CNA.

     

    “Non ci poteva essere miglior risposta alla convocazione di questa assemblea”, dichiara Francesco Iacovone, dell’Esecutivo Nazionale USB Lavoro Privato. “Mentre giungono delegazioni da tutte le regioni, incluse Sicilia e Sardegna, questo sciopero mette in evidenza il disagio vissuto dagli oltre 3 milioni di lavoratori interessati dal peggior rinnovo contrattuale di sempre”.

    “La disdetta unilaterale da parte della CNA del Contratto Integrativo Aziendale - prosegue il sindacalista USB - nonché la mancata retribuzione di alcune competenze contrattuali e l’inadeguato inquadramento professionale, sono alla base della protesta, ma molte di queste rivendicazioni potrebbero essere vanificate dalla sopravvenuta firma del contratto nazionale”.

    “Questo rinnovo - attacca Iacovone - sancisce la fine degli ancora pochi diritti rimasti per gli addetti del settore, abbassando gli standard di sicurezza nei luoghi di lavoro, rendendo i lavoratori sempre più precari e ricattabili. L'USB Lavoro Privato riparte da questa Assemblea Nazionale dei delegati affinché i milioni di donne e uomini del commercio prendano voce, abbiano una rappresentanza vera e rilancino le mobilitazioni per imporre alle controparti il proprio punto di vista”.

    “I lavoratori della CNA troveranno ad aspettarli tanti delegati del commercio e uno striscione: #dallaparteDisimona, dedicato alla lavoratrice del commercio affetta da una grave patologia, licenziata per il superamento del periodo di comporto e ancora non reintegrata. Quello striscione - conclude Francesco Iacovone - sarà a sollecitare le forze politiche per giungere rapidamente a misure che fermino lo stillicidio di licenziamenti di malati affetti da patologie oncologiche e da altre malattie gravi e invalidanti”.

     

    Pubblicato in Lavoro & Conflitto

    Nonostante il periodo elettorale, nonostante i costi di trasporto che pesano sulle piccole amministrazioni ma – soprattutto – nonostante i ricatti, espliciti e subdoli, che provengono dal governo Renzi è riuscita l’assemblea dei Sindaci contro lo Sblocca/Italia organizzata, a Napoli, dall’Amministrazione Comunale guidata da Luigi De Magistris.
    Nei mesi scorsi contro lo “Sblocca/Italia” circa 200 Sindaci, attraverso atti formali (delibere di giunte, ordine del giorno, mozioni consiliari..), hanno espresso la loro contrarietà a questo invasivo provvedimento governativo che, di fatto, privatizza e deturpa grandi fette del territorio del paese esautorando completamente, in maniera autoritaria, le rappresentanze elette.
    Da tempo il Sindaco Luigi De Magistris aveva preso impegno - durante alcuni momenti di mobilitazione che si erano svolti in varie parti d’Italia - di organizzare un momento di incontro e di coordinamento tra i vari Sindaci che, a vario titolo, si sono opposti al Decreto “Sblocca/Italia”.
    Una volontà politica maturata all’indomani della decisione del Governo Renzi di scalzare da ogni potere decisionale e progettuale l’Amministrazione Comunale di Napoli circa il futuro prossimo di ben 1/3 del territorio cittadino (l’area occidentale della città) dove i poteri forti del capitale vogliono, attraverso il cavallo di troia della cosiddetta bonifica della zona di Bagnoli, rimettere le mani su questa importante porzione della città.
    1sindaciMa alla decisione di Luigi De Magistris di opporsi alla decretazione arrogante del governo ha contribuito – soprattutto - lo sviluppo di un articolato movimento di opinione e di lotta che a Napoli, come altrove, contesta i variegati effetti dello Sblocca/Italia.
    In questo quadro la Manifestazione del 7 novembre scorso, in occasione di una annunciata visita a Napoli di Renzi, culminata con scontri con la polizia schierata a difesa della Città della Scienza (il mega sito abusivo realizzato negli scorsi anni dall’Amministrazione Bassolino sulla linea di costa del litorale di Coroglio in spregio alle norme del Piano Regolatore), rappresenta un importante tappa nel percorso di denuncia e di opposizione consapevole al disegno del Governo.
    Infatti da quella data si è enucleata una trama organizzativa che tiene assieme le mobilitazioni napoletane con quelle dei No Triv (nelle zone interne della Campania, della Basilicata e della Sicilia), con i No Tav (particolarmente applaudito è stato l’intervento del Sindaco di Susa che ha raccontato la lunga esperienza di lotta dei valligiani), con quelle in corso a Taranto, a Messina e nelle tante vertenze, grandi e piccole, che punteggiano la penisola.
    1demaMa l’incontro napoletano è stato un ulteriore momento in cui il Sindaco De Magistris ha denunciato l’insieme delle politiche del Governo Renzi le quali – anche attraverso l’annunciato prossimo ulteriore taglio di trasferimenti dallo Stato agli Enti Locali – consolidano la linea di condotta dell’austerity (ben oltre le abituali sparate propagandistiche del premier) e della compressione dei diritti politici e sociali dei settori popolari della società.
    Una denuncia forte che si intreccia – tenendo conto le caratteristiche specifiche di rappresentare un punto di vista di una composita Amministrazione - con quella rappresentata dai movimenti sociali e delle associazioni indipendenti che si battano su questo versante del conflitto.
    Una denuncia non a caso ridicolizzata ed infangata dal vigente sistema della disinformazione deviante il quale è, quotidianamente, impegnato nell’opera di delegittimazione delle ragioni sociali di queste mobilitazione e nella costante criminalizzazione degli attivisti politici e sociali.

    Pubblicato in Politica

    Come già in altre città italiane, anche a Roma la Rete dei Comunisti ha chiamato al dibattito e al confronto alcune delle realtà politiche, sociali e della solidarietà internazionalista che negli ultimi anni si sono caratterizzate per una tenace iniziativa contro la guerra, contro la militarizzazione dei territori e contro le spese militari.
    Una sfida difficile che ha dovuto fare i conti ormai nell’ultimo decennio con la scomparsa dalla scena del grande

    movimento pacifista che fino ad un certo punto ha cercato, promuovendo grandi mobilitazioni di massa, di stoppare la partecipazione italiana alle avventure militari nelle quali di volta in volta i governi di centrodestra o centrosinistra hanno trascinato il paese a rimorchio dell’imperialismo statunitense. 
    Ora che lo scenario globale è animato da più soggetti imperialisti, con l’emergere di un nuovo polo geopolitico europeo e il rafforzamento di quello giapponese dopo un lungo periodo di crisi, la guerra non solo non è scomparsa come strumento delle controversie internazionali ma sta di fatto diventando immanente. Come ci ha tenuto a ricordare l’intervento del Collettivo Militant, la crisi del capitalismo e la tendenza alla diminuzione del saggio di profitto nel contesto di un pianeta scosso dalla competizione tra diversi poli imperialisti in concorrenza tra loro per i mercati e le risorse, non possono che aumentare la tendenza alla guerra del sistema complessivamente inteso. Non è quindi questione di governi più o meno irresponsabili o guerrafondai, ma di una natura intrinseca dell’attuale condizione del capitalismo internazionale che rischia di trascinare il pianeta in una guerra globale dalle proporzioni non prevedibili a partire da conflitti locali sempre più numerosi all’interno dei quali sono le grandi potenze a confrontarsi spesso per interposta persona. 
    Basta scorrere la mappa per rendersi conto, ha affermato Roberto Luchetti della Rete dei Comunisti prima dell'introduzione di Gualtiero Alunni, che un vero e proprio ‘arco di fuoco’ circonda lo spazio dell’Unione Europea dal Maghreb passando per l’Africa Centrale fino al Medio Oriente e poi arrivando all’Afghanistan e all’Ucraina, laddove la placca geopolitica europea si scontra con gli interessi statunitensi e con quelli di Russia e Cina, soggetti internazionali che di fatto rappresentano oggi i maggiori competitori dei tre blocchi imperialisti.
    Uno ‘scenario di guerra permanente’ – come lo ha definito Nella Ginatempo, della Rete No War – che di fatto aumenta le responsabilità delle forze autenticamente pacifiste, internazionaliste e antimperialiste di fronte al venir meno del soggetto pacifista di massa, spappolatosi di fronte all’emergere di una Unione Europea che persegue i propri interessi attraverso interventi bellici mascherati da missioni umanitarie o di peacekeeping o facendo ricorso – come ha ricordato invece Alberto Fazolo (Comitato per il Donbass Antinazista) – alle più classiche strategie di destabilizzazione e al colpo di stato in Ucraina per perseguire i propri interessi egemonici ad est insieme ed in concorrenza con l’amministrazione statunitense. In questo quadro preoccupante emergono nuovi attori regionali con proiezione internazionale, come ad esempio quello che l’Istituto Affari Internazionali – ha sottolineato Marco Santopadre, della Rete dei Comunisti – definisce la ‘Nato islamica’, nata pochi anni fa attorno all’Arabia Saudita e che ormai rappresenta un soggetto dell’escalation bellica mondiale, basti vedere l’intervento militare delle petromonarchie e della coalizione sunnita prima in Libia e ora nello Yemen.
    E’ evidente che l’emergere del protagonismo dell’Unione Europea rispetto ad un indebolimento strategico degli Stati Uniti - che non rinunciano però alla propria aggressività militare e anzi la ripropongono per bilanciare l’ascesa di nuovi competitori – rischia di produrre un effetto di ulteriore indebolimento delle realtà sociali tradizionalmente critiche nei confronti della guerra, della militarizzazione e della spesa militare che anzi potrebbero sostenere un eventuale sforzo bellico del blocco europeo – all’ordine del giorno ad esempio per quanto riguarda lo scenario libico con il governo Renzi-Gentiloni che spinge per un intervento militare a salvaguardia dei propri interessi a Tripoli – in nome della difesa dei valori e delle condizioni di vita occidentali contro una minaccia islamista reale ma strumentalizzata dalle classi dirigenti di Bruxelles e Francoforte.
    Se nel nostro paese dovesse riprodursi uno scenario come quello che abbiamo visto negli ultimi mesi prima a Parigi, poi in Olanda, poi ancora in Danimarca e in Tunisia, come risponderebbe l’opinione pubblica italiana? Che capacità avrebbe di reazione di fronte al richiamo al “fronte comune contro il terrorismo” tutto quel mondo dell’ex sinistra pacifista che ormai sembra addormentata nel migliore dei casi o purtroppo spesso complice dei governi nel piegare l’attività di ong,  associazioni e sindacati alle esigenze degli apparati politici e militari? La sfida che abbiamo davanti – hanno affermato vari degli intervenuti al dibattito nella sala di via Galilei – è quella di lavorare mettendo in rete le diverse esperienze, di amplificare l’impatto delle iniziative di ogni singola realtà e di coordinarne di comuni, di lavorare per affinare il dibattito e l’analisi su uno scenario in continua e rapida evoluzione, affinché non si venga colti impreparati da un’improvvisa precipitazione degli eventi che potrebbe ridare fiato agli spiriti guerrafondai all’interno delle classi dirigenti del nostro paese e della stessa sinistra. Non è un nuovo comitato unitario che la Rete dei Comunisti propone, ma un meccanismo di dibattito e consultazione stabile tra diverse realtà che entri in campo con maggior forza rispetto al passato, in occasione ad esempio delle manifestazioni indette per il 25 aprile – per supportare le resistenze internazionaliste e dei popoli in lotta e per respingere i tentativi di boicottaggio da parte del Pd e delle Comunità Ebraiche, hanno sostenuto Maurizio Musolino (Pcdi) e il Comitato con la Palestina nel cuore) – oppure del prossimo 2 giugno, in cui la proposta è quella di una giornata di mobilitazione nazionale nei vari territori. Altri momenti di mobilitazione comune indicati per le prossime settimane riguardano le iniziative di supporto della lotta delle popolazioni del Donbass contro l’azione bellica del regime di Kiev, tra cui la commemorazione della strage di Odessa del 2 maggio dello scorso anno e la Carovana Antifascista coordinata dalla Banda Bassotti.
    D’altronde l’Italia è già in guerra visto che questo paese viola vari trattati ospitando sul suo territorio varie decine di testate nucleari statunitensi e spendendo almeno 80 milioni ogni giorno per il proprio apparato militare e per sostenere missioni militari all’estero illegali, un argomento che i soggetti impegnati contro la guerra dovrebbero maggiormente impugnare in epoca di austerity e di tagli continui e irresponsabili allo stato sociale, al lavoro, alle pensioni, all’istruzione, alla cura del territorio.
    E’ evidente che se appare relativamente facile mobilitarsi e schierarsi quando è il classico e sfacciato imperialismo statunitense a intervenire in qualche quadrante del mondo, lo è assai di più farlo quando invece è l’imperialismo di casa nostra, quello incarnato dall’Unione Europea, ad agire, anche a causa di un ritardo anche di quei settori della sinistra sociale e radicale che continuano a considerare il progetto di un polo geopolitico europeo riformabile e comunque da preferire al contraltare d’oltreoceano. Ma è evidente anche che una coerente mobilitazione contro la guerra non può che fare i conti innanzitutto con il proprio imperialismo, come ha ricordato Mauro Luongo di Rossa.

    Rete dei Comunisti - Roma

    (da www.retedeicomunisti.org)

    Pubblicato in Politica
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