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Circa duemila precarie, fra educatrici degli asili nido e insegnanti delle scuole per l’infanzia, stanno assediando in queste ore a Roma la Sala del Tempio di Giove dove è in corso un incontro con l’assessore alle Politiche Educative e Scolastiche dell’amministrazione capitolina, Marco Rossi Doria.
“Rinnoviamo la richiesta di ritiro del bando per i nidi e per le scuole per l’infanzia pubblicato lo scorso 21 agosto – afferma Daniela Mencarelli, dell’Esecutivo Nazionale USB Pubblico Impiego – perché si escludono le lavoratrici che hanno maturato un periodo complessivo di trentasei mesi di attività licenziando, di fatto, 5.000 lavoratrici solo a Roma”.
“Nella capitale c’è il rischio che il servizio non possa essere prolungato oltre l’orario delle 14.30 proprio per mancanza di personale.  Ma la situazione può degenerare ovunque - spiega la dirigente USB – abbiamo infatti notizia che a l’Aquila l’amministrazione comunale ha avanzato l’ipotesi di affidare ai privati il servizio dei nidi per mancanza di personale, affermando che non può rinnovare il contratto a chi ha superato i trentasei mesi di lavoro”.
Prosegue Mencarelli: “La nostra richiesta d’incontro urgente, inviata al Ministro Madia lo scorso 25 agosto, non ha ancora ottenuto risposta, mentre al tavolo in corso in queste ore l’assessore di Roma Capitale Rossi Doria continua a dire che non ci sono novità e che della questione è stata investita l’ANCI”.
“Non accettiamo che l’ignavia dell’amministrazione comunale e il silenzio del governo produca licenziamenti di massa. Insieme alle lavoratrici daremo la sveglia agli uni e agli altri, per costringerli ad accettare una deroga al limite dei trentasei mesi, come avvenuto nelle amministrazioni dello Stato, chiedendo al tempo stesso un piano di stabilizzazione delle educatrici dei nidi e delle insegnanti delle scuole per l’infanzia, nello spirito della sentenza con la quale la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha censurato l’operato del governo italiano”, conclude la sindacalista.

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Venerdì 28 agosto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sarà a Firenze su invito del premier Renzi, a coronamento di una politica estera caratterizzata da una sempre più spiccata aggressività politico/militare contro i paesi del Sud Mediterraneo e dell’Est europeo. 

La visita di Netanyahu è, in questa cornice, particolarmente odiosa, per il ruolo ricoperto da questo sanguinario personaggio, da sempre impegnato nella distruzione fisica del popolo palestinese e recentemente attivo nel proteggere e sostenere i tagliagole del cosiddetto Stato Islamico.

Solo la stampa di regime italiana nasconde all’opinione pubblica questa verità emersa oramai da tempo: sulle alture del Golan siriano, i terroristi dell’IS trovano costantemente un retrovia strategico, assistenza medica, logistica e militare grazie all’esercito israeliano, insediato con la forza ed illegalmente in quei territori dal 1967.

Il curriculum criminale di Benjamin Netanyahu si allunga così di altre terribili responsabilità, oltre a quelle già insostenibili verso il popolo palestinese, contro il quale scatenò nell’estate del 2014 l’operazione “Margine Protettivo”, costata la vita a più di 2000 civili palestinesi di Gaza e un numero incalcolabile di feriti. Un massacro che non si è mai fermato, costato la vita e la salute ad altre centinaia di palestinesi in quest’anno che ci separa da quell’operazione militare.

Così, mentre ogni giorno Renzi e i suoi pari si stracciano le vesti per condannare i tagliatori di teste, mentre l’esercito italiano (insieme alle altre forze armate dell’Unione Europea) si prepara a invadere di nuovo le coste libiche con la scusa di fermare l’espansione dell’IS, venerdì 28 agosto stringerà la mano a uno dei più attivi sostenitori di questo fenomeno fondamentalista.

Le alleanze strategiche del governo Renzi sono di questo tipo, facendo assumere sempre più alla penisola italiana il ruolo di vera e propria portaerei del polo imperialista europeo e della NATO contro i popoli del Sud Mediterraneo e dell’Est Europeo.

Un ruolo sempre più pericoloso, perché addensa sui nostri confini un sentimento di odio profondo, alimentato ogni giorno dalla disperazione di milioni di persone costrette a fuggire dalle proprie terre, a causa di guerre promosse da chi poi li fa morire a migliaia nel Mediterraneo, soffrire nei campi profughi, essere perseguitati da un razzismo fomentato ad arte da mass media, governi e destre reazionarie, infine li riduce a manodopera servile quando riescono a entrare in uno dei paesi della “fortezza europea”.

Venerdì 28 agosto ore 18 P.zza Ciompi parteciperemo alla mobilitazione promossa da “Firenze per la Palestina”, per esprimere da una parte sdegno e rabbia per la presenza del terrorista Netanyahu in Italia, dall’altra solidarietà attiva alla Resistenza del popolo palestinese per la fine dell’occupazione e la liberazione definitiva della Palestina.

I palestinesi ogni giorno combattono contro l’Apartheid sionista di Israele, alleato strategico del polo imperialista europeo, degli USA e della NATO.. Non solo solidarietà, quindi, ma comuni nemici.

Solo l’abbattimento del militarismo imperialista dell’Unione Europea e della NATO può fermare la guerra e i mostri che esso produce, come sionismo e Stato Islamico. 

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Il bisogno di casa non va in vacanza. Ieri a Milano centinaia di famiglie hanno manifestato  davanti la Prefettura con Asia/Usb e il Comitato Abitanti San Siro. Obiettivo la sanatoria delle occupazioni soluzioni abitative per le famiglie messe sulla strada ad agosto.

Dopo le colazioni anti-sgombero a San Siro, gli attivisti per il diritto alla casa sono andati a portare solidarietà a 10 delle 65 famiglie sgomberate alcuni giorni fa da via Comacchio.

Questi 10 nuclei, tutti composti da genitori e bimbi piccoli, si sono visti buttare giù le porte delle loro abitazioni alle prime luci dell'alba, senza ricevere poi alcuna proposta di soluzione degna per tutti. Container come fossero merci o animali, comunità che prevedono la separazione obbligatoria per uomini e donne coi bambini.

A questo punto, queste famiglie, hanno deciso di auto-organizzarsi e iniziare a lottare per il loro diritto alla casa e costruirsi una possibilità di vita degna, sfidando innanzi tutto la vergognosa operazione mediatica che per giustificare la barbarie di bimbi e persone lasciati senza un tetto quando ci sono migliaia di alloggi sfitti e non assegnati in balia delle speculazioni, ha buon gioco a bollare tutti indiscriminatamente come criminali.

"Siamo genitori con i bambini, abbiamo lavori precari che non ci permettono di pagare un affitto alto o di contrarre un mutuo, abbiamo diritto alla casa e alla dignità".

Qui di seguito pubblichiamo la loro presa di parola:

Siamo 10 famiglie delle 56 che sono state sgomberare mercoledì scorso alle 7 del mattino dalla polizia per conto dell’Aler con la scusa di dover riqualificare il palazzo. Dopo lo sgombero i mass media hanno fatto passare tutti gli occupanti come delunquenti, criminalizzandoci tutti.

Ma noi non siamo così: siamo genitori con bambini e lavori precari, che non ci possiamo permettere di pagare un costoso affitto o un mutuo. Abbiamo deciso di organizzarci nello spazio di piazza Ferrara tra quelli che credono che la casa é un diritto base e non un business. Aler e compagnia hanno usato migliaia di euro per realizzare questo sgombero a sorpresa e per giunta violento. Hanno buttato giù le porte con la forza e in alcuni casi hanno usato anche le asce. Ma l’unico obbiettivo che hanno raggiunto è stato quello di metterci per strada insieme ai nostri figli, senza nessuna vera soluzione. In questi giorni corriamo sempre il rischio di essere buttati in mezzo alla strada da un momento all’altro.

Di fronte alle false promesse del comune di offrire a tutti nuovi alloggi, abbiamo deciso di resistere costruendo una alternativa degna alla speculazione che gioca sulle nostre vite. Basta sgomberi e vogliamo l’assegnazione delle case sfitte a chi ha bisogno. Basta case senza persone e vogliamo la regolarizzazione della nostra condizione. Noi senza tetto non ci stiamo.

Oggi alle 18.30 allo sportello di via Micene assemblea popolare del Comitato Abitanti San Siro per organizzare la resistenza e la mobilitazione nei prossimi giorni.

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Il neoassessore Rossi Doria si definisce maestro di strada, ma per strada ci sono finite le precarie. Nella mattina odierna si é svolto in Campidogio un presidio spontaneo, sostenuto dall'USB, delle lavoratrici dei nidi e delle scuole dell'infanzia di Roma Capitale, licenziate in tronco dall'emanazione di una determina dirigenziale.

Non sono stati sufficienti gli oltre 10 anni di precariato, che queste lavoratrici hanno svolto presso il Comune di Roma, per garantire un percorso di stabilizzazione. La giunta Marino mortifica il lavoro di migliaia di lavoratori, in maggioranza donne, che per anni hanno reso possibile il regolare funzionamento dei servizi educativi e scolastici.

L'Assessore Marco Rossi Doria, intervenuto al presidio, si definisce maestro di strada, ma per ora per strada ci sono finite le precarie. Restiamo in attesa di capire quanto corrisponda al vero la sua disponibiltà, dichiarata al presidio, a lottare al fianco delle lavoratrici. Il bando va bloccato senza se e senza ma e la sentenza della Corte di Giustizia Europea deve essere applicata nel modo corretto, dopo 36 mesi tutte e tutti assunti.

L'USB, in attesa di ulteriori chiarimenti sulle modalità di apertura dei servizi per la prima infanzia di Roma Capitale, sosterrà la dura battaglia delle lavoratrici (che coinvolgerà anche le maestre e le educatrici di ruolo), iniziando dalla proclamazione di uno stato di agitazione e da presidi permanenti che porteranno all'assemblea già indetta per il primo settembre.

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Il 19 settembre, giornata nella quale è previsto l’arrivo di Abu Mazen all’Expo - contestualmente, nello stesso mese, alla presenza di un rappresentante israeliano - deve essere un’occasione per far sentire la nostra voce, rilanciare la lotta contro Expo e la narrazione che ci propina, opporsi alla presenza di Israele come principale partecipante alla fiera delle multinazionali, occasione in cui la Palestina che si presenta si fa relegare, invece, in un piccolo stand nella “zona arida”.

Invitiamo quindi tutti i solidali con la Resistenza Palestinese e i suoi prigionieri, gli antimperialisti, coloro che sono impegnati nell’appoggio alle resistenze dei popoli e le realtà di lotta contro Expo a costruire con noi la mobilitazione. Questo diventa un compito cui nessuno si dovrebbe sottrarre.

Perché?

  • L’indomabile ed eroica Resistenza Palestinese è un insegnamento rivolto a tutti gli sfruttati, gli oppressi e le classi subalterne del nostro paese per opporsi a un destino di miseria e sottomissione. Mentre l'Unione Europea e le sue istituzioni tecnocratiche impongono ai lavoratori di tutto il continente politiche di lacrime e sangue per foraggiare il sistema finanziario capitalista, trovano i fondi per finanziare l'economia di guerra del più importante stato colonialista del mondo: Israele. Sono quasi settant’anni che questo stato, in nome dell'ideologia sionista e razzista, impone un sistema di Apartheid anti-arabo e la colonizzazione della terre palestinesi. Anche le ultime, recenti, pseudo-elezioni, hanno riconfermato alla guida dell'entità sionista una giunta paramilitare, sostenuta da un blocco politico fondamentalista e coloniale, che ha come programma l'annientamento delle aspirazioni della popolazione arabo-palestinese. Un governo in perfetta sintonia con l’aggressione di un anno fa, ennesimo massacro perpetrato dai bombardamenti israeliani su Gaza che ha provocato 2.200 morti, di cui 600 bambini, e oltre diecimila feriti.

  • Occorre proseguire e rilanciare la campagna di denuncia della presenza sionista in Italia e nel mondo. Il 10 novembre del 1975, con la risoluzione 3379, perfino l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite stabilì che il sionismo è una forma di razzismo, equiparabile al nazifascismo. È un terreno assolutamente da percorrere perché il progetto sionista di occupazione di spazi e potere all’interno dell’Italia non è stato né sconfitto né si è fermato. Lo dimostra chiaramente il tentativo di presentare come candidato sindaco di Milano un sionista dichiarato, sostenitore di Israele e dei crimini che ha commesso in questi decenni: parliamo del responsabile nazionale PD con delega alle Riforme e deputato Emanuele Fiano che, inoltre, dal 2005 è segretario nazionale di Sinistra per Israele. Riteniamo che i contenuti di un antifascismo reale e di una condanna forte del sionismo siano temi imprescindibili per chi crede in un vero cambiamento nel nostro paese.

  • Bisogna riaffermare con forza la lotta contro chi collabora, ad ogni livello, con l'occupazione della Palestina. L'Autorità Nazionale Palestinese di Abu Mazen non è nient'altro che una creatura del processo di pacificazione tra la borghesia compradora palestinese, l'entità sionista e l'imperialismo internazionale, in primis Usa e Ue. Per questo motivo, essa collabora direttamente e dichiaratamente con gli occupanti, contro la Resistenza Palestinese, incarcerandone i militanti, come già accaduto per il segretario generale del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, Ahmad Saadat, rapito dai sionisti nel 2006 proprio mentre si trovava in una galera dell'ANP gestita con gli imperialisti occidentali. Il fine ultimo dell'esistenza dell'Autorità Nazionale Palestinese è essere base politica per la cosiddetta soluzione “due stati due popoli” il che significa legittimazione storica dell'occupazione e creazione di un “bantustato” palestinese, inevitabilmente succube e strumentale al progetto sionista in Palestina, in tutta la regione araba e a livello globale.

  • È importante denunciare e contrastare le politiche del PD, partito che in Italia sta conducendo una politica al servizio di banche e poteri forti, al servizio dell’imperialismo e del sionismo. Oltre a ridurre in frantumi ciò che rimane delle conquiste emerse dalla lotta di liberazione dal nazifascismo della quale in troppi, pateticamente, si sono riempiti la bocca durante le celebrazioni del 70°, proprio in questi giorni ha dato il colpo di grazia alla scuola pubblica, dopo aver affossato ogni tutela dei lavoratori con l’approvazione del Jobs Act. Il PD, indossati i panni dello squadrismo, il 25 aprile è sceso in piazza non per commemorare il 70° della Liberazione ma per scortare i sionisti. Infatti quel giorno a Milano a seguito dei sionisti sventolavano le bandiere del PD, anch'esse duramente contestate dalla folla, che da un lato e dall'altro della strada gridava ripetutamente slogan contro la politica guerrafondaia, di complicità con l'occupazione della Palestina e di attacco ai lavoratori portata avanti dal governo Renzi. Non ci ha sorpreso, quindi, che gli agenti dello stesso PD abbiano scortato i sionisti della Brigata Ebraica, alla stregua di guardie giurate di un'agenzia privata che scorta il portavalori. Un “gruzzolo”, il capitale sionista, che sta copiosamente innaffiando le campagne elettorali di tale massoneria, in cui la presenza di esponenti di spicco come Emanuele Fiano fa da garante sul “tesoro”, come un direttore di banca sul caveau.

  • È necessario contrastare l’esportazione del modello sionista anche nel suo aspetto militare e di controllo della società. Israele è una vera e propria industria della violenza con un apparato militar-industriale all’avanguardia, la Palestina è un laboratorio di oppressione, Gaza un grande campo di sperimentazione e una vetrina dell’industria bellica, la Cisgiordania un laboratorio per il controllo delle masse. L'industria della repressione israeliana fa affari in tutto il mondo esportando modelli e tecnologie per la sicurezza alle frontiere e per la sorveglianza sociale oltre che per la guerra.

19 settembre 2015 - ore 15.00
CORTEO da Piazza Repubblica, Milano

ore 20.00 - PIZZATA e CONCERTO al CSA Baraonda
per la campagna a sostegno dei prigionieri palestinesi

A sostegno della Resistenza Palestinese e di tutti i popoli che si ribellano alla schiavitù e all’oppressione, contro vecchi e nuovi fascismi, a sostegno dei prigionieri palestinesi e di tutti coloro che sono stati repressi per aver lottato contro Expo!

Fronte Palestina

 

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Nei giorni scorsi centinaia di donne hanno marciato per le strade della capitale peruviana Lima, fino al Palazzo del Congresso, per chiedere che venga presa in esame la legge che depenalizzi l'interruzione volontaria di gravidanza, ma sono state respinte dalla polizia con idranti e gas lacrimogeni.
Il corteo organizzato da alcune associazioni per la difesa delle donne puntava a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla condizione femminile ancora assai arretrata nel paese in tema di diritti.
"Oggi stiamo chiedendo il diritto di tutte le donne a decidere del nostro corpo. Noi chiediamo che si depenalizzi l'aborto, purtroppo solo in caso di violenza sessuale. E' un primo passo, perchè il Perù è un paese arretrato" ha spiegato l'attivista Maria del Carmen Gutierrez.
Le associazioni per i diritti umani hanno raccolto 80.000 firme in favore della legge che prevede appunto la depenalizzazione dell'aborto almeno in seguito di una gravidanza prodottasi in conseguenza di uno stupro e la creazione di istituti per la protezione delle donne maltrattate e violentate.
Attualmente una donna che abortisce in Perù rischia fino a tre mesi di carcere.

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Ieri sabato 8 agosto a Niscemi oltre un migliaio di compagni/e, hanno manifestato contro la base militare Usa che ospita il Muos, per la chiusura definitiva del sistema di guerra, con cui gli Usa  pensano di dominare il mondo inquinando e danneggiando la salute dei niscemesi e del territorio.
Nonostante la pioggia battente ,forte è stata la determinazione di mantenere il corteo e di rinnovare il messaggio e la mobilitazione antimilitarista, rivolta a quanti nel mondo abbiano abbiano  a cuore l'interesse preminente dell'umanità.

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OGGI , 9 AGOSTO 70° ANNIVERSARIO DI NAKASAKI, su cui venne sganciata dagli Usa la 2° atomica nel '45 che fece oltre 150.000 morti, si chiude il Campeggio NO Muos con l'assemlea di bilancio e il rilancio dell'attività NO Muos per i mesi a venire. Tra i prossimi appuntamenti la mobilitazione contro le manovre militari di guerra della Nato "Trident Juncture" in Italia che inizieranno il prossimo 28 settembre.

Nel corso della manifestazione contro la guerra svoltasi a New York, in contemporanea alla manifestazione di Niscemi,  si è formato un presidio di solidarietà e informazione contro il Muos. No Muos Ovunque!

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Giovedì, 06 Agosto 2015 09:07

Cesena al fianco del popolo kurdo

In solidarietà con il popolo curdo, per la cessazione dei bombardamenti e della repressione da parte della Turchia. Venerdì 07/08 Piazza del Duomo. Cesena ore 20.30 Presidio.

La Turchia attacca i Curdi: i pochi che veramente combattono l’Isis. Stop bombardamenti!

La mattina di lunedì 10 Luglio a Suruç nel giardino del centro culturale Amara è esplosa una bomba durante un raduno dei giovani socialisti della SGDF (Federazioni delle Associazioni dei Giovani Socialisti). Un kamikaze si è fatto saltare in aria provocando la morte di circa 30 ragazzi e oltre 100 feriti: una strage di giovani socialisti, tra i quali si trovavano anche due giovanissimi militanti anarchici.

Erano giovani turchi e curdi che si sarebbero recati di lì a poco a Kobane, città simbolo della resistenza al Califfato Islamico, per portare aiuti e costruire una biblioteca. Il ricordo di questi giovani martiri non dovrà mai svanire, ed il loro coraggio e impegno nel combattere per la libertà ci deve essere d’esempio. Di questa orribile strage però pochi sanno e pochi si ricordano: complice l’assurda non curanza dei media che ha dedicato a questi giovani eroi non più di qualche titolo e qualche scarsa descrizione dei fatti.

Più assurdo però è il seguito che questo attentato ha avuto in Turchia: il governo turco dapprima ha inspiegabilmente oscurato Twitter (non è la prima volta che accade), per impedire che circolasse qualsiasi tipo di materiale audiovisivo sulla strage, e poi ha represso violentemente le manifestazioni di solidarietà con le persone uccise. Tale violenza sarebbe stata “giustificata” in quanto tra le file dei cortei sarebbero apparse scritte che attaccavano il premier turco (“Erdogan è un assassino” e “Erdogan è un collaboratore”). Attacchi pesanti, ma non nuovi né completamente infondati.

La Turchia infatti da tempo mantiene un atteggiamento ambiguo nei confronti dell’ISIS: da una parte appartiene ufficialmente alla coalizione anti-Califfato, dall’altra però i suoi combattenti attraversano tranquillamente il confine sotto gli occhi dei militari turchi; confini che però sono stati più volte chiusi violentemente nei confronti di chi voleva portare aiuti e risorse verso le città curde assediate dall’ISIS.

Non solo, ma poco tempo dopo, con grande seguito e titoli da parte dei nostri media, “la Turchia dichiara guerra all’ISIS”: con una serie di bombardamenti in territorio siriano e iracheno, che sembrano collocare definitivamente la Turchia nella coalizione anti-ISIS, e consacrare la linea del governo Erdogan il quale punta ad apparire come “unico difensore della patria dopo l’attacco subito”. Anche qui la realtà si presenta molto più amara di come invece ci viene posta. La Turchia ha certo attaccato alcune postazioni del Califfato Islamico, ma anche, e in maniera molto più massiccia, basi di combattenti curdi: l’unico popolo che in quella parte di mondo combatte davvero e con forza l’ISIS!

Oltre a questo Erdogan ha messo in atto all’interno del Paese una dura repressione di ogni tipo di protesta e tramite quella che è stata definita “operazione antiterrorismo”, sono stati arrestati centinaia di curdi appartenenti ad organizzazioni politiche giudicate “pericolose”, e quindi accusati di terrorismo. I curdi sono un antico popolo che vive da millenni in un’ampia regione situata tra il Caucaso ed il Golfo Persico; popolo senza nazione, in quanto tale regione è spartita tra diversi stati nazionali tra i quali la Turchia, la Siria etc. Vivono in comunità tra loro differenti per costituzione e tipo di governo, ma gli aspetti culturali e i valori che li uniscono costituiscono tra di loro un’identità forte: l’emancipazione delle donne, la laicità, il grande valore che attribuiscono alla libertà (individuale e collettiva), e la difesa del patrimonio ambientale come obbiettivo comune, ne fanno un popolo da ammirare e da difendere di fronte alle barbarie dell’ISIS, che è la negazione di tutti questi valori.

Di fronte quindi ai recenti e violenti attacchi della Turchia nei loro confronti, non possiamo rimanere in silenzio e voltare la testa, e non possiamo non denunciare l’atteggiamento della “comunità internazionale” che tace questo scempio e avvalla le ambizioni imperialistiche turche. Manifestiamo quindi per dei motivi molto precisi:

· Vogliamo esprimere la nostra vicinanza alle vittime, e alle famiglie delle vittime, della strage di Suruç; agli oppositori politici del governo Erdogan che sono in questi giorni perseguitati e repressi; e a tutto il popolo curdo, che si trova ad affrontare eroicamente non solo la terribile minaccia dell’ISIS ma ora anche quella dell’esercito turco.

 

· Vogliamo sensibilizzare tutta le persone verso ciò che sta accadendo in queste parti di mondo, che pur essendo lontane sono strettamente collegate a noi e alla nostra vita quotidiana: lo vediamo ad esempio col fenomeno migratorio, e con le minacce, sempre più vicine e reali, che il Califfato Islamico lancia contro la nostra civiltà.

· CHIEDIAMO A GRAN VOCE LA CESSAZIONE DEI BOMBARDAMANTI E DELLE VIOLENZE NEI CONFRONTI DEL POPOLO CURDO DA PARTE DELLA TURCHIA!

Per queste ragioni chiediamo al Comune di Cesena di rispondere al nostro appello, e di esprimere simbolicamente la propria solidarietà nei confronti del popolo curdo, vittima di violenti e sanguinosi attacchi da parte del Califfato Islamico e della Turchia.

Cesena per il Kurdistan

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Con la comunicazione del ricorso alla cassa integrazione ed alla mobilità direzione Marangoni si è mostrato per quello che realmente è: un padrone delle ferriere.

Infatti non ha nemmeno atteso che il lavoratore, ucciso dalle condizioni di lavoro, sia stato sepolto che lui ha lanciato il suo pesante ricatto nei confronti dei lavoratori e dell'intera comunità.

Per chi osa alzare a testa ci sono pronte 50 lettere di cigs.

Un ricatto in piena regola che ci ricorda i padroni dei latifondi che mandavano a casa  “ad un semplice cenno del capo” (licenziamento “ad nutum”) che osava contestare.

Oggi il licenziamento “ad nutum” è vietato ma si può ottenere lo stesso risultato con il ricorso alla cassa integrazione e successivamente se questi non piegano la testa con la mobilità ed il conseguente licenziamento.

Per questo non convincono le dichiarazioni dei confederali che oggi, davanti alla cigs, levano i loro lamenti per il mancato rispetto dell'accordo. Le classiche lacrime del coccodrillo.

Che a Marangoni fosse interessato ad una sola parte dell'accordo era lapalissiano in quanto chiari e precisi erano le normative che cancellavano la pausa mensa, aumentavano i ritmi di lavoro, riducevano il salario e le pause di lavoro, mentre generici e per niente vincolanti erano gli impegni da parte aziendale (investimenti e occupazione).

Oggi, senza un minimo di etica morale e di rispetto per i suoi dipendenti Marangoni comunica per il tramite la Confindustria che deve ridurre il personale.

Lo fa dopo che con la sua faccia di bronzo aveva espresso vicinanza ai famigliari di un suo dipendete ucciso delle pensati ed inumane condizioni di lavoro dela sua fabbrica. Oggi con la una faccia “da tola” comunica che 50 lavoratori non avranno il “privilegio” di morire in via del Garda in un reparto di vulcanizzazione.

Definire questo comportamento vergognoso è sempre poco.

Con il ricorso alla Cigs Marangoni ha voluto ribadire ai suoi dipendenti, ma anche all'intera città di Rovereto ed alle istituzioni, che chi comanda e Lui e quindi tutti devono essere docili e rispettosi verso chi rappresenta il potere.

Ma noi non intendiamo essere né docili né sottomessi e lo vogliamo gridare forte: basta con gli omicidi sul lavoro, basta con la venerazione del mercato, basta morire per il profitto. E' ora di dire a gran voce che la vita umana, il lavoratore, la sua dignità non hanno prezzo.

Per questo domani siamo in piazza per dire alla città che la normalità non può essere quella di morire per il profitto. Basta morti in fabbrica e nei cantiere (Miodrag Jankovic il 13 luglio scorso).

Vogliamo dire ai lavoratori, ai cittadini che cambiare è possibile, anzi è doveroso e quindi bisogna andare oltre la commozione, mobilitarsi e opporsi alle stragi sul lavoro (oltre 1000 all'anno) ed al quotidiano stillicidio di diritti sociali e al sempre più diffuso sfruttamento che caratterizzano la nostra società.

Per Carmine, per Miodrag per noi e per i nostri figli giovedi 6 agosto 2015 noi partecipiamo al corteo che partirà alle 18,00 da piazzale Posta a Rovereto. E tu cosa fai????

Pubblicato in Lavoro & Conflitto
Giovedì, 30 Luglio 2015 10:27

Roma. Stamattina blitz all'ambasciata turca

Da diversi giorni il governo turco bombarda villaggi civili e postazioni militari del popolo curdo. In tutti questi mesi, Erdogan ha sostenuto e appoggiato l’ISIS. Dal confine turco sono passate autobombe dirette a Kobane, miliziani dello Stato Islamico sono stati curati negli ospedali turchi, mentre si continua a tenere chiusa la frontiera con la città curda liberata da YPG/YPJ. Anche nel recente attentato che ha causato la morte di decine di giovani socialisti e anarchici a Suruc, le responsabilità del governo dell’AKP stanno emergendo con sempre maggiore chiarezza.

Il dittatore turco Erdogan ha annunciato di voler combattere l’ISIS solo perché si sente estremamente debole, sia all’interno, che all’esterno del Paese. Dopo le ultime elezioni non è in grado di ottenere la maggioranza necessaria a formare un governo, anche grazie alla straordinaria affermazione dell’HDP, partito capace di parlare ai curdi e a tutta la sinistra turca. Inoltre, è stato messo alle strette dall’accordo sul nucleare iraniano e, soprattutto, ha paura che l’esperienza di democrazia radicale del Rojava possa consolidarsi e diventare contagiosa.

1catenePer queste ragioni, dietro la maschera della lotta all’ISIS, Erdogan ha lanciato una campagna contro la resistenza curda e contro le opposizioni interne. Su circa 800 arresti, meno del 10% riguardano presunti membri dello Stato Islamico: tutti gli altri sono militanti curdi o membri delle opposizioni.
Questa operazione è condotta con la complicità degli USA e dei Paesi dell’Unione Europea, mentre i media internazionali, che fino a pochi giorni fa esaltavano le gesta delle eroiche guerrigliere curde capaci di fermare l’avanzata dell’ISIS, adesso descrivono le stesse persone e le stesse organizzazioni come “terroriste”.
Dopo mesi di solidarietà attiva nei confronti della popolazione curda e delle sue unità di autodifesa, oggi vogliamo rompere il muro di silenzio e menzogne creato intorno all’aggressione militare che stanno subendo. Vogliamo denunciare il terrorismo di Erdogan e dello Stato turco. Vogliamo affermare che in Turchia e nel Kurdistan HDP, PYD, PKK, insieme ai movimenti sociali esplosi negli ultimi anni, sono gli unici garanti della democrazia e dei valori umani.

Per la fine dei bombardamenti e la pace in Kurdistan e in tutta l’area medio-orientale.

Per il rilascio immediato di tutti gli oppositori al regime autoritario turco.

Per l’eliminazione del PKK, unico fronte all’avanzata dell’ISIS e unico garante possibile per un processo di pace nell’area, dalle liste del terrorismo internazionale.

Per il riconoscimento del confederalismo democratico del Rojava, per una possibilità di pace e libertà per i popoli del Medio Oriente.

Roma per il Kurdistan

Pubblicato in Italia (flash news)
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