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Sabato, 25 Ottobre 2014 09:30

La Cgil in piazza con le sue contraddizioni

La Cgil porta in piazza la sua forza assieme a tutte le sue contraddizioni. In questi decenni il principale sindacato italiano da un lato è stato l'attore sociale della sinistra, perfettamente collaterale al PD, dall'altro ha ripetutamente tentato un "patto dei produttori" con l'impresa, per agire di concerto con essa rispetto al potere politico. Entrambi questi capisaldi della strategia della Cgil ora franano clamorosamente e il suo gruppo dirigente non sa letteralmente che fare; il che non è un buon messaggio da trasmettere ad una piazza. Certo ci saranno altre mobilitazioni e magari anche uno sciopero generale. Ma senza mai riuscire a chiarire dove si sta andando. Perché la rivoluzione reazionaria di Renzi si combatte non solo rompendo con le sue manifestazioni estreme, ma anche con le ragioni e con il percorso che ad essa ci hanno portato.

Il governo Renzi, ma lo potremmo chiamare il governo Renzi-Marchionne almeno per quel che riguarda il lavoro, rappresenta l'ultimo e più intelligente tentativo delle classi dirigenti italiane ed europee di imporre da noi le politiche liberiste che hanno distrutto la Grecia. Intelligente perché si è capito che la pura brutalità dei diktat della Troika alla lunga non paga. Per questo le politiche liberiste oggi devono essere accompagnate o addirittura precedute da cambiamenti politici e culturali che rendano accettabile o persino condivisibile l'accentuazione delle già così esplosive diseguaglianze sociali. Per fare questo non basta la destra tradizionale, bisogna occupare il campo della "sinistra" e portare la parte più grande di essa a sostenere politiche più a destra della destra tradizionale. Questo è il renzismo, l'ultima versione di quel trasformismo politico che nella storia del nostro paese é sempre partito dalla mutazione genetica della sinistra.

La cancellazione dell'articolo 18 ha il valore simbolico dell'abbattimento dell'ultima bandiera dell'uguaglianza e serve a rendere accettabili provvedimenti ben più ímmediatamente sostanziosi, come il via libera ai licenziamenti di massa dato alla Tyssen Krupp, o il regalo alla Confindustria della riduzione delle tasse sui profitti pagata con i ticket dei malati. "Abbiamo realizzato un sogno", ha detto Squinzi mentre lavoratori e precari vivono nell'incubo.

Un governo così sfacciatamente filopadronale non poteva che nascere da una operazione culturale e politica che si accampasse e giustificasse nel Pd. Il governo Renzi riassume trenta anni di politiche liberiste contro il lavoro e le conduce alla punto estremo. E proprio per questo rende palese la doppia contraddizione della Cgil. La prima e più evidente è che il rapporto del primo sindacato italiano con il Pd sta diventando sempre più insostenibile, ma allo stesso tempo resta inscindibile. La Cgil, i suoi gruppi dirigenti hanno sinora avuto il Pd come referente istituzionale fondamentale, rompere con esso significherebbe praticare un mare aperto nelle reIazioni politiche che fa paura. Questa contraddizione rischia di essere fotografata dalla presenza al corteo della Cgil di quegli esponenti del Pd critici con Renzi , ma poi disciplinati nel votare la legge sul lavoro.

Ma ancora più pesante di quella politica è la contraddizione sindacale vera e propria. La Cgil oggi si oppone al jobs act, ma in questi trenta anni ha sempre finito per accettare tutti i patti e i provvedimenti che hanno portato ad esso. La legge Fornero sulle pensioni e il primo attacco all'articolo 18 del governo Monti son passati tranquillamente. E se ora la Cgil si oppone alla legge delega, non fa certo altrettanto con quei jobact diffusi che vengono definiti in accordi che riducono diritti e salario. Da ultimi l'accordo del 10 gennaio con la Confindustria sulla rappresentanza e alcuni pessimi contratti.

Lo scatto d'orgoglio della Cgil di fronte agli sfregi di Renzi è un fatto comunque positivo, ma non sufficiente né a fermare l'offensiva di un governo che le contraddizioni del sindacato ben le conosce ed usa, né tantomeno a invertire la tendenza al degrado delle condizioni di chi lavora. Perché tutto questo cambi è necessaria una rottura di fondo della cgil con la linea politica e le pratiche sindacali di questi trenta anni. Ma di questo al momento non si vede alcuna traccia.

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Genova ha visto sfilare per le vie del suo centro i partecipanti alla manifestazione indetta in coincidenza con lo sciopero generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base per il 24 Ottobre.

E’ stato un corteo partecipato, colorato chiassoso e pieno di slogan che ha fornito la misura di una presenza del Sindacato di Base sicuramente consistente e rappresentativa di settori importanti del mondo del lavoro, in particolare servizi, pubblico impiego e trasporti (avevano aderito anche OR.SA e Unicobas).

Non è il caso di entrare nel dettaglio delle singole specificazioni contenute nella piattaforma rivendicativa che stava alla base delle motivazioni dello sciopero: job act, intensificazione dello sfruttamento, precarietà, riferimenti europei riassumibili nel dominio della troika.

Riferendoci al piano generale sono 3 i punti da sollevare dopo aver partecipato alla manifestazione di oggi:

1)      Si è trattato del primo atto concreto di opposizione al governo Renzi senza infingimenti o obiettivi “spuri” di spostamento del quadro politico come sarà, invece, nella manifestazione romana della CGIL del 25 Ottobre. Uno sciopero questo dell’USB realizzata in piena autonomia dal punto di vista dell’espressione di contenuti e di prospettiva politico – sindacale nel solco della quale far seguire il complesso delle lotte necessariamente da impostare nella prossima fase;

2)      E’ indispensabile estendere il piano delle “lotte di opposizione” al complesso delle strutture sindacali non confederali puntando alla costruzione, in un periodo relativamente breve, di un sindacato confederale di classe che oggi appare strumento indispensabile proprio nel momento in cui la gestione capitalistica del ciclo porta all’intensificazione dei meccanismi di dominio e di sfruttamento con il conseguente acutizzarsi degli elementi fondamentali della lotta di classe;

3)      Non è possibile che il quadro delle lotte sociali in corso non trovi uno sbocco di natura politica, di rappresentanza concreta sul terreno dell’organizzazione e della relativa aggregazione. Va aperto urgentemente un dibattito sui nodi veri della situazione che, al di là dei fondamentali temi di carattere economico –sociali trova il suo punto di saldatura nella prospettiva, specifica nel “caso italiano” all’interno del quadro internazionale, di una svolta autoritaria in atto. Trascurare il piano politico significa sottovalutare colpevolmente lo stato di cose in atto e consentire lo scivolamento in uno stato di riduzione sostanziale degli spazi di democrazia. Questo governo rappresenta un vero e proprio punto di vera e propria deprivazione nichilista del sistema di valori repubblicano, puntando a sostituirlo con la politica di potenza dell’uomo solo al comando, instaurando una nuova qualità di totalitarismo. E’ urgente costruire uno strumento che si contrapponga direttamente a questa drammatica prospettiva.

La delegazione di Ross@ Savona che ha partecipato alla manifestazione di Genova

 

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Venerdì, 24 Ottobre 2014 18:32

Bologna: un corteo compatto e determinato

Uno sciopero che si annunciava non privo di difficoltà, quello di oggi. Tra le 20 e più città nelle quali si sono organizzate manifestazioni e mobilitazioni, a Bologna oltre un migliaio di lavoratori sono scesi in piazza oggi con l'USB e hanno attraversato la città in modo compatto e determinato.
In un momento in cui la crisi morde, e la politica divide i lavoratori dai disoccupati e dai precari, i giovani dai pensionati, gli italiani dai migranti, chi ha la casa e chi non ce l ha, chi ha un lavoro da chi non ce l'ha… oggi lo sciopero generale del sindacato di base ha sfilato in corteo unendo tutti i lavoratori, i disoccupati e i precari in un'unica istanza: mandare a casa questo governo e tutto ciò che esso rappresenta. Uno sciopero indetto contro il jobs act e le politiche  dettate dalla troika al governo Renzi sul lavoro e la pubblica amministrazione e contro il blocco dei contratti nel pubblico impiego; per l’occupazione e in difesa dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori. Un no chiaro alla politica della Troika, alla macelleria sociale che questo governo mette in atto per difendere gli interessi di un Unione Europea che non ci rappresenta. Unire le lotte, per una nuova sfida sindacale, è stato il motto che ha accompagnato la nascita dell Unione Sindacale di Base. Oggi a Bologna le migliaia di persone che sono scese in piazza, bloccando il trasporto pubblico, i servizi pubblici, le scuole, e parte del lavoro privato ha dimostrato che questa sfida è possibile e praticabile con la lotta e con l unione dei lavoratori.

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Il corteo, partito alle 9 di questa mattina da Piazza XX settembre, ha attraversato via Indipendenza e via Castiglione, sanzionando un agenzia interinale e la Deutche Bank come simbolo di rifiuto della precarizzazione della vita e della società, per finire davanti alla sede di Confindustria. Qui, un fantoccio costruito con la faccia di Renzi, su cui era stato appeso un cartello con su scritto “scemo” è stato lanciato contro la sede degli industriali italiani, accompagnato da una lettera di licenziamento indirizzata a Renzi. Una lettera, come richiamato dal megafono, simile a come quella che hanno ricevuto e stanno per ricevere molti lavoratori colpiti da questa crisi e che oggi non servono piu al capitale di questo Paese.
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La novità c'è: è la prima manifestazione della Cgil contro il partito-guida.

Diciamo che ci ha messo un po' a rompere la “cinghia di trasmissione”, anche se sarebbe più corretto dire che è stato “il partito” - anzi: il suo nuovo duce da Pontassieve – a distruggerla. Possiamo scherzare sul fatto che le cinghie di trasmissione, ormai, quasi non si usano più neppure nell'automobile, quindi la rottura è arrivata decisamente fuori tempo massimo, persino come metafora.

Ma la novità resta. E in qualche misura cambia lo scenario in cui siamo tutti collocati, chiudendo l'epoca dei “governi amici”, che tanto male hanno fatto al movimento dei lavoratori, alla cosiddetta “sinistra radicale”, e anche agli antagonisti a corrente alternata (“contro” nell'ideologia e nel frasario, “dialettici” se c'era qualcosa da rimediare all'ombra della spesa pubblica, ai confini del “terzo settore” e dei “progetti” finanziati da questo o quell'ente locale).

Renzi è l'icona di un progetto economico-politico che rovescia come un guanto la costituzione materiale e formale del paese. È un disegno reazionario, elitario, autoritario sul piano istituzionale e antipopolare su quello sociale. Tronca come inutili i “corpi intermedi” - partiti, sindacati, associazionismo “politicizzato” - in seguito alla scomparsa della “mediazione sociale”. La crisi ha reso quest'ultima un costo insopportabile per il bilancio pubblico, per il sistema dell'accumulazione, perché la mediazione si fa con le risorse per il welfare (dalle pensioni ai “progetti”, appunto, passando per sanità, istruzione, ammortizzatori sociali, assistenza). E un sistema che non ha più spazio per la mediazione, le cui decisioni sono prese in luoghii sottratti all'influenza del “voto popolare” (Commissione Ue, Bce, Fondo monetario internazionale, “mercati”, ecc), non ha più bisogno dei canali attraverso cui i “bisogni popolari” venivano filtrati, interpretati, contrattualizzati, trasformati in legislazione compensativa.

Per i sindacati compatibili, istituzionali, consociativi, “complici” (definizione di Maurizio Sacconi, qualche anno fa), è la fine di un ruolo storico. La loro nuova occupazione saranno Caf e patronati, oltre a qualche guardiania aziendale (quel che fanno Fim-Cisl, Uilm e Fismic in Fiat, già oggi). “Ruolo politico” zero.

La Cgil è ancora il “sindacato più grande d'Europa”, per iscritti. Comprensibile che non accetti di scomparire senza dire la propria.

Il problema è che questa volontà di esser preso in considerazione come “soggetto” dal sistema politico – ormai ridotto al solo governo e qualche comprimario – avviene nelle vecchie modalità, come ricerca di una contrattazione, sia pure al ribasso, per la quale non è più previsto alcuno spazio.

Non è senza significato che la Cgil manifesti all'indomani di uno sciopero generale proclamato dall'Usb e alcuni altri sindacati di base. Quello sciopero che la Cgil camussiana non vuole fare nemmeno in punto di morte, per ragioni politiche e culturali che vanno ben al di là delle terribili difficoltà di uno sciopero generale in piena crisi economica, con lavoratori spesso ricattati fino terrore, sotto la clava del jobs act che cancella tutti i diritti individuali e collettivi (a partire da quello di sciopero, che è il vero motivo dell'abolizione dell'art. 18).

Una manifestazione dunque. Usando tutta la residua capacità organizzativa, per portare “un milione di persone in piazza”. Oggettivamente contro il governo e la sua politica, ma senza dirlo e senza scriverlo, per non aprire un conflitto aperto che non si vuole, che non si può gestire con quelle prospettive, con quegli obiettivi. Come ogni protesta che non individua un “nemico”, dunque, resterà senza effetti.

Per chi come noi è fuori e contro la logica che anima la Cgil degli ultimi trenta anni – il sindacalismo di base, va ricordato, nasce dalla critica militante dei “bulloni” scagliati contro i palchi dei segretari generali – è comunque un termometro della situazione cui va prestata attenzione. Termometro indiretto, a distanza, impreciso e parecchio manipolabile. Ma il sentiment della classe – per usare un termine della finanza globale – sarà avvertibile anche nelle strade che portano a piazza San Giovanni.

Certo, difficilmente ci sarà spazio per la contestazione che si è manifestata con forza a Terni, venerdì scorso. Certo, il funzionariato Cgil userà tutta la sua residua esperienza “militare” per controllare la piazza e gli slogan, gli striscioni e i cartelli.

Ma quel che avverrà nelle strade di Roma andrà comunque analizzato, interpretato in maniera oggettiva, attentamente. Perché i grandi numeri sono sempre un fatto politico. E stavolta non c'è possibilità che quei grandi numeri – al contrario del 2003, al Circo Massimo, contro un governo di destra, apertamente “nemico” – ottengano qualcosa.

È una novità. Che segnerà più i mesi a venire, non tanto i giorni a ridosso del 25. Quella domanda sociale che salirà comunque dalla piazza chiede risposte all'altezza. Lo sciopero generale del 24 è solo un primo tassello, ma per fortuna c'è.

 

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Il 1 novembre prossimo sarà una giornata di mobilitazione globale a sostegno dei diritti e della resistenza del popolo kurdo. Un appello internazionale lancia questa Manifestazione globale contro ISIS, per Kobanê, per l’Umanità:

ISIS ha lanciato una pesante campagna militare su più fronti contro la regione kurda di Kobanê nel nord della Siria. Questo è il terzo violento attacco a Kobanê dal marzo 2014. Dato che ISIS non ha avuto successo nelle due precedenti occasioni, sta attaccando con forze maggiori e vuole prendere Kobanê.

Nel gennaio di quest’anno, i kurdi del Kurdistan occidentale (Rojava) hanno costituito amministrazioni locali sotto forma di tre cantoni. Uno dei tre cantoni creati è Kobanê. Il confine turco è al nord di Kobanê e tutti gli altri lati sono circondati da territori controllati da ISIS. ISIS si è avvicinato ai confini di Kobanê usando armi pesanti di fabbricazione USA. Centinaia di migliaia di civili sono minacciati dal più brutale genocidio della storia moderna. La popolazione di Kobanê sta cercando di resistere usando armi leggere contro i più brutali attacchi dei terroristi di ISIS, assistita solo dalle Unità di Difesa del Popolo nel Kurdistan occidentale YPG e YPJ, ma senza alcun aiuto internazionale.

Per questo una Manifestazione Globale contro ISIS – per Kobanê – per l’Umanità è vitale.

La cosiddetta coalizione internazionale per combattere ISIS non ha aiutato la resistenza kurda in modo efficace nonostante stia assistendo al genocidio in atto contro Kobanê. Non hanno adempiuto ai loro effettivi obblighi di legalità internazionale. Alcuni paesi nella coalizione, in particolare la Turchia, sono tra i sostenitori finanziari e militari dei terroristi di ISIS in Iraq e Siria.

Per questo una Manifestazione Globale contro ISIS – per Kobanê – per l’Umanità è vitale.

Se il mondo vuole la democrazia in Medio Oriente deve sostenere la resistenza kurda a Kobanê. L’autonomia democratica nel Rojava promette un futuro libero per tutti i popoli in Siria. A questo proposito il “Modello Rojava” – la posizione laica, non settaria, democratica nel Rojava è il modello che pratica l’unità nella diversità.

 

Agisci Ora

È ora di dare agli attori globali la ragione di ricredersi.

Invitiamo le persone in tutto il mondo a mostrare la loro solidarietà con Kobanê. Scendete in piazza e manifestate, dovunque viviate.

Vi chiediamo di unirvi alla Manifestazione Globale per Kobanê.

Sostenete la resistenza contro ISIS – per Kobanê – per l’Umanità!

 

Agite ora!

Primi Firmatari:

Prof Noam CHOMSKY-US; Adolfo Perez ESQUIVEL, Nobel Peace Prize Laureate 1980-Argentina; Archbishop Emeritus Desmond TUTU, Nobel Peace Prize Laureate, South Africa; Hugo BLANCO, leader of the CCP (Campesino Confederation of Peru)-Peru; Prof Bill BOWRING, University of London, Birkbeck College -UK; MICHAEL MANSFIELD QC, President of Haldane Society of Socialist Lawyers-UK; Dr Felix PADEL, Sussex University-UK; Lord HYLTON, House of Lords, UK; Margaret OWEN O.B.E, human rights lawyer-UK; Nick HILDYARD, policy adviser-UK; Prof Kariane WESTRHEIM, EU Turkey Civic Commission (EUTCC)-Norway; Prof Michael GUNTER, EU Turkey Civic Commission (EUTCC)-US; Dr.ir. JP Joost JONGERDEN, Wageningen University, The Netherlands; Estella SCHMID, Peace in Kurdistan Campaign-UK; Dr. David GRAEBER-anthropologist, author, UK;  Mark THOMAS, writer/comedian-UK; Peter TATCHELL, Director, Peter Tatchell Foundation-UK; Dr Derek WALL, International Coordinator of the Green Party of England and Wales-UK; Stephen SMELLIE, UNISON Lanarkshire, Scotland-UK; FABIO AMATO, Foreign Representative of the PRC Party and Secretariat of the European Left-Italy; Moni OVADIA, perfomer/musicians/theatrical author–Italy; Michel ROLAND,  President of Médecins du Monde, Belgium; LUDO DE BRABANDER, spokesperson Vrede vzw (Belgian Peace Organisation)- Belgium; WARD KENNES, Mayor of Kasterlee/ MP, Member of the Flemish Parliament-Belgium; Stephen BOUQUIN, Prof of Sociology, Universite d’Evry-Val-d’Essone and Chairman of ROOD-Belgium; Dr. Suresh KHAIRNAR, National Convenor, All India Secular Forum-India; Kishore JAGTAP, President, Phule-Ambedkar Intellectual Forum-India; Amaresh MISRA, Editor-in-Chief, Medhaj News-India; Feroze MITHIBORWALA, National President of Bharat Bachao Andolan (Movement to Save India from Imperialism & Zionism)-India; Dr Radha D’SOUZA, Indian Association of People’s Lawyers – India; Manuel MARTORELL, historian and journalist-Spain; Osvaldo BAYER, historian, writer and anarchist-Argentina; Stella CALLONI, journalist, international analyst and writer-Argentina; Fernando SIGNORINI, Coach of the Argentinian Soccer Team-Argentina; Nora CORTINAS, Human rights activist, co-founder of the Mayo’s Square Mothers-Argentina; Rosana ALVARADO, First Vice-President of the National Assembly-Ecuador; Maria Augusta CALLE, President of the Commission on Sovereignty and International Relations of the National Assembly-Ecuador; Virgilio HERNANDEZ, Member of the Board of Directors of the National Legislative Assembly- Ecuador; Pedro DE LA CRUZ, President of the Andean Parliament–Ecuador; Francisco VELASCO, Former Minister of Culture, Member of the Administrative Board of “Alliance Country”-Ecuador; Guillaume LONG, responsible for External Relations of Ecuador Alianza Pais Party-Ecuador; Fernando BOSSI, People’s Bolivarian Congress-Argentina; Prof Kamal A.Mitra CHENOY, Centre for Comparative Politic & Political Theory, School of International Studies-India; Achin VANIK , Professor of International Relations and Global Politics from the University of Delhi (retired)-India; Amir M. MAASOUMI, Peace Ambassador-India; Sushovan DHAR, Radical Socialist-India; Jatin DESAI, veteran journalist & General secretary of the “PIFPD” (Pakistan India Forum for Peace & Democracy) – India; Wilfred DACOSTA, Indian Social Action Forum (INSAF), New Delhi- India; Sandhya JAIN, Journalist, New Delhi – India; Asha KACHRU, Writer-India; Dr. Suresh KHAIRNAR, National Convenor, All India Secular Forum-India; Kishore JAGTAP, President, Phule-Ambedkar Intellectual Forum-India; Amaresh MISRA, Editor-in-Chief, Medhaj News-India; Anwar KOMBAI, Documentary Filmmaker, writer & journalist, Chennai, India; Javed ANAND, Muslims for Secular Democracy, Mumbai-India; Rohini HENSMAN, Writer and Independent Scholar, Bombay-India; Jawad MOHAMMED,Lawyer from Chennai-South India; Sukla SEN, EKTA (Committee for Communal Amity), Mumbai-India; Sushovan DHAR, Radical Socialist-India; Jatin DESAI, veteran journalist & General secretary of the “PIFPD” – Pakistan India Forum for Peace & Democracy-India; Raghu JAYANTIYA, Engineering Design Manager-UK; Mukta SRIVASTAV, National Alliance of People’s Movements, Mumbai-India; Com. VASUDEVAN, Bluestar Trade Union, Mumbai–India; Com Deepti GOPINATH, Airport Workers Trade Union, Mumbai-India; Akshay KUMAR, Orissa Farmers Struggle, Bhuvaneshwar-India; Prof. Rakesh RAFIQUE, Yuva Kranti, Founder, Moradabad-India; Ravi KOHAR, Convenor, Yuva Kranti (Revolutionary Youth), New Delhi-India; Shelley KASLI, Journalist, Bangalore-India; Salim ALWARE, Indian Muslim Intellectual Forum, Convenor-India; Jyoti BADEKAR, Bharat Bachao Andolan, Mumbai-India; Farouk MAPKAR, Bharat Bachao Andolan, Convenor, Mumbai-India; Yusuf PARMAR, President, Indian Muslim Development Council, Rajkot-India; Arif KAPADIA,  Bharat Bachao Andolan, Mumbai-India; Afaque AZAD, Bharat Bachao Andolan, Mumbai –India; Bhupen SINGH, Journalist, New Delhi-India; Shujaat Ali QADRIQ, Convenor, Muslim Students Organization, Lucknow-INDIA; Ashraf Ali ZAIDI, Bharat Bachao Andolan, New Delhi-India; Sanjay SINGHVI, General Secretary, Trade Union Centre of India (TUCI), Communist Party of India (Marxist-Leninist) CPI-ML-India; Luisa MORGANTINI – Former Vice President of EP-Italy; Massimo ARTINI, MP, Vice President of Defence Committe in Parliamnet- Italy; Prof. Annamaria RIVERA, Anthropologist-Italy; Prof. Enrico Pugliese, Sociology-Italy; Prof. Giorgio FORTI, Emeritus at the Faculty, University of Milan, and Member of the Lincei National Academy-Italy; Prof. Maria Immacolata MACIOTI, Association of Sociology in Italy (AIS)-Italy; Alessia MONTUORI, Association ‘Senza Confine’-Italy; Alfonso DI STEFANO, Comitato NoMuos/ NoSigonella Commitee-Catania-Italy; Anna DI SALVO, Associations of the “La Città Felice”; Antonio RAMPOLLA, No Muos, Palermo- Italy; Claudio TREVES, General Secretary of the Labor Union Nidil-Cgil-Italy; Enrico Campofreda, journalist-Italy; Fabrizio GATTI, alias Bilal Ibrahim el Habib, journalist and author-Italy; Gianni RINALDINI, former General Secretary of the Labour Union Fiom-Cgil and Member of the Cgil National Board; Giorgio CREMASCHI, Former President of the Central Committee of the Labour Union Fiom-Cgil; Luca CASARINI, co-worker; Pippo GURRIERI, director of the Sicilia libertarian-Italy; Teresa MOAFFERI, Cobas Scuola; Sicilia, Italy; Anarchist Federation of the Sicilia -Italy; Association s of the ‘Un ponte per…’- Italy; Associations of the ‘RUMORI SINISTRI’ –Rimini-Italy; Embassy of the Rights, Marche-Italy; MADIBA Network House- Rimini-Italy; Magazine of the ‘Sicilia Libertaria’-Italy; NO MUOS Ragusa-Italy; Polisportiv of the ACKAPAWA, Jesi-Italy; Polisportiv of the ANTI-RACISTS, Rimini-Italy; Polisportiv of the ‘ASSATA SHAKUR’ Ancona-Italy; Social Center Groups of the Marche regions-Italy; Social Center of the AQ16 -Reggio Emilia-Italy; Social Center of the INTIFADA, Empoli, Italy; Social Center of the NORTH EAST-Italy; Social Center of the S. LABAS, Bologna-Italy; Social Center of TPO-Italy; YA BASTA! Bologna-Italy; YA BASTA! Marche -Italy; YA BASTA! Trento -Italy; YA BASTA!, Padova-Italy; YA BASTA!, Treviso-Italy; Laxman  SINGH, Research Scholar (Jamia Millia Islamia)-India; Michel ROLAND,  President of Médecins du Monde, Belgium; LUDO DE BRABANDER, spokesperson Vrede vzw (Belgian Peace Organisation)- Belgium; Georges-Henri BEAUTHIER  Lawyer-Belgium; Hind RIAD, Lawyer-Belgium; Selma BENKHELIFA, Lawyer-Belgium; Olivier STEIN, Lawyer-Belgium; Joke CALLEWAERT, Lawyer-Belgium; DOMINIQUE WILLAERT, Artist- Belgium;

Kariane Westrheim, Chair
Prof Dr Michael Gunter, Secretary General

EU Turkey Civic Commission (EUTCC)

UK contact: Estella Schmid

Peace in Kurdistan -Campaign for a political solution of the Kurdish Question

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Tel: 020 7586 5892 www.peaceinkurdistancampaign.com

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Domenica, 19 Ottobre 2014 12:51

La Milano antirazzista e antifascista c’è!

Tanti, ma proprio tanti, tra i 15 e i 20 mila. Mentre giungevano notizie che il corteo nazi-xenofobo era, come previsto, molto partecipato, già fin dalle prime ore del pomeriggio Largo Cairoli a Milano non riusciva più a contenere le migliaia di persone affluite alla manifestazione grazie quasi esclusivamente ai soliti tam tam via web delle ultime 2 settimane.

La testa del corteo era aperta da uno striscione che recitava “Chi ama la libertà odia la Lega” seguito da comunità di migranti, tantissimi giovani, tantissime donne e poi la Milano antifascista di sempre.

Assente non pervenuta, la Cgil. La quale, solo attraverso dichiarazioni a mezzo stampa denunciava il carattere razzista della manifestazione dei Salvini boys. Ma Milano antirazzista e antifascista c’é!!!

Mentre il corteo scorre nei pressi del popolarissimo mercato alimentare di viale Papiniano, solidarietà e condivisione sono palpabili. Molti lavoratori migranti (in prevalenza nord-africani) vi lavorano ed esprimono la loro partecipazione anche regalando ceste di frutta ai manifestanti. Il corteo si ingrossa sempre più. Gioioso e militante, consapevole che le piazze di Milano non devono essere lasciate a chi specula (da destra) ed usa demagogia a go-go per alimentare una guerra tra poveri unendosi ai fascisti di Casa-Pound.

La fine della manifestazione è a Piazza S.Stefano, ma la testa del corteo si accorge ben presto che non può contenere tutti. I nuovi e vecchi antifascisti e antirazzisti milanesi sono incazzati con una Questura che fa barriera ad un avanzamento del corteo. Ma per oggi può bastare!

* Ross@ Milano

 

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Domenica, 19 Ottobre 2014 08:39

Bologna: antifascismo è anticapitalismo

E' stata quella di ieri una giornata importante, in cui si è avuta l'emersione compatta di quelle forze che da settimane hanno ripreso ad accumularsi a Bologna, in un corteo partecipato e determinato che ha saputo coniugare al meglio la lotta antifascista con quella anticapitalista.

Abbiamo risposto al governatore di Bankitalia, Visco, per dirgli che non abbocchiamo al disegno di chi, con Renzi e Draghi, millanta una crescita fatta di precarietà, sfruttamento del territorio,privatizzazione, smantellamento del welfare, concentrazione della ricchezza e dei processi decisionali in poche sporche mani.

Ci siamo rivolti ai lavoratori in lotta, ai migranti sfruttati, ai compagni che non mollano, a chi difende gli spazi liberati dalla polvere, agli abitanti che nelle occupazioni hanno trovato una casa e un tetto altrimenti negati da un sistema ingiusto, ai nostri coetanei che non si arrendono all'idea di veder cancellato il proprio futuro. Abbiamo detto tutti insieme che nella crisi sociale ed economica di questi anni non lasceremo alcuna agibilità a chi pensa di risolvere i problemi portando odio, xenofobia e sessismo per distogliere lo sguardo degli oppressi dal loro nemico reale, una classe padronale che dall'alto della cupola dell'Unione Europea affama le fasce più deboli della popolazione di questo continente. Forza Nuova, Fiore e ogni forma di vecchi e nuovi fascismi si sono quindi visti sbattere nuovamente la porta in faccia, in una città che oggi si è assunta la responsabilità di scacciarli senza diritto di appello, perchè l'unico odio che possiamo sostenere è quello contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.Non ci hanno fermati dunque i manganelli di chi pensa di fare del disagio, economico e sociale, materia di competenza per il Ministero degli Interni, e una volta in più abbiamo fatto un passo in avanti verso la generalizzazione politica di questioni che come tali devono essere trattate.
Solidali con chi lotta per un futuro diverso ovunque nel Mediterraneo, solidali con i compagni che oggi hanno pagato la propria deteterminazione con le ferite inferte dalle FdO.
E soprattutto solidali con Teo, che vogliamo vedere presto tornare a lottare in questa città!
Pubblicato in Politica

Nel giorno dell'Orgoglio Razzista, ovvero nella giornata in cui le destre estreme ( Lega Nord, Casapound, Forza Nuova ) manifestano in diverse città d'Italia al grido di “Stop Invasione”, a Castel Volturno sfilano invece proprio i presunti "invasori" ovvero la comunità di migranti e rifugiati che vivono e lavorano lungo il Litorale Domizio.

In realtà si era scelto questa data già da luglio per manifestare indipendentemente dalle sfilate xenofobe convocate in seguito, per rispondere alle rivolte dei lavoratori africani provocate dal ferimento di due ragazzi da parte del datore di lavoro e di suo figlio che avevano aperto il fuoco contro gli immigrati. L'ennesimo e tragico episodio che aveva portato alle stelle la tensione tra la comunità autoctona e quella migrante. Qui infatti la metà della popolazione residente è di origine africana, senza contare poi i migranti "invisibili" sprovvisti di permesso di soggiorno. Un luogo simbolo, Castel Volturno, dell'immigrazione nel sud d'Italia e delle contraddizioni insite nel processo di sfruttamento selvaggio dei migranti.

L'appuntamento è sulla statale Domiziana, in testa al corteo Il Movimento dei Migranti e dei Rifugiati e il centro sociale Ex Canapificio di Caserta, organizzatori della giornata di lotta. Dietro di loro circa 5000 persone, per lo più immigrati africani. Corteo gioioso, coloratissimo e soprattutto molto giovane nella sua composizione. D'altronde la forza lavoro richiesta in questi territori è in larghissima parte destinata al settore agricolo, un lavoro duro che ha bisogno di braccia forti e giovani. Sotto la spinta della crisi, poi, sono precipitati i livelli salariali e le condizioni di sicurezza e sono invece aumentate le tecniche di sfruttamento. Un contratto regolare è praticamente un miraggio, qui infatti si è ritornati in quanto a condizioni lavorative a inizio Novecento. Il caporalato è il sistema di gestione normale del lavoro e all'alba di ogni giorno lungo la Domiziana furgoncini di caporali caricano i migranti in cerca d'occupazione. La paga per 10\12 ore di lavoro talvolta è di soli 15 o 20 euro, qualche volta qualche euro in più. Di politiche abitative da parte delle amministrazioni comunali neanche a parlarne. Gli immigrati spesso vivono in catapecchie o cascine agricole fatiscenti ammassati l'uno sull'altro. Oggi però vogliono parlare, spiegare, farsi sentire. Le voci che parlano al microfono e ai megafoni parlano lingue straniere, gli interventi che si susseguono sono in francese, in inglese, in arabo, raramente in italiano. Hanno però le idee chiare: Il problema principale è la Bossi-Fini, un mostro legislativo che precarizza oltre i limiti di qualsiasi decenza le loro esistenze. Legge che li spinge a forza nella clandestinità e nell'incubo dell'espulsione coatta, pur senza avere mai commesso reati o crimini se non quello di non avere i documenti in regola. Durante il corteo si sprecano gli insulti per Salvini e per la Lega Nord che sul razzismo antistranieri ha costruito parte delle sue fortune politiche ed elettorali. Il percorso del corteo è molto lungo, circa 5 km, tutti sulla Statale Domizia  e si conclude nel centro del paese nella piazza accanto al Municipio.

E' un corteo senza tensioni, le forze dell'ordine non indossano neanche i caschi. D'altronde ci sono tanti bambini negli spezzoni, difficile immaginare situazioni violente. La musica di Bob Marley la fa da padrona e quando risuonano le note di One Love, canzone sull'amore universale contro ogni barriera ideologica, il corteo si muove seguendo il ritmo.

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Ma oltre a divertirsi e a ballare la comunità migrante ha rivendicazioni serie da proporre. Regolarizzazione, almeno per cominciare, per i migranti che hanno almeno 10 anni di soggiorno in Italia; un piano da concordare con le istituzioni locali per affrontare l'emergenza abitativa e sanitaria; contratti di lavoro regolari con base minima salariale; avvio dei progetti di bonifica e riqualificazione del territorio martoriato dall'interramento di rifiuti tossici provenienti dal Nord Italia e dall'inquinamento delle falde acquifere, da parte della Camorra, che rendono pericolosa la balneazione del litorale.

Se proprio si vuole trovare un difetto alla manifestazione che ha sfilato oggi a Castel Volturno è la scarsissima presenza di italiani. Pochi anche i militanti dei centri sociali giunti da Napoli. Non più di una cinquantina. Tra loro i disoccupati del comitato Banchi Nuovi, qualcuno di Mezzocannone Occupato, 081 e Ska, i centri sociali del centro storico, e facce note dell'antagonismo napoletano come Alfonso De Vito e Francesco Caruso.

Quella di oggi è comunque una manifestazione riuscita. Buona anche la risposta della cittadinanza che salutava i dimostranti ai lati del corteo o sorrideva dalle finestre. Nulla insomma che possa ricordare i problemi tra italiani e stranieri dei mesi scorsi. I migranti anzi invitano gli italiani a fare fronte comune perché è l'unico modo per uscire da una crisi economica e sociale come quella odierna. Riconoscersi per cittadinanza e per condizione di classe e non per nazionalità. Perché i problemi in questi luoghi non sono certo i migranti a portarli. A loro viene addebitato da media e classe politica il degrado e finanche la decadenza dell'industria turistico-balneare ma i veri produttori di degrado e malessere sono i camorristi e gli imprenditori collusi. I turisti da queste parti non ci vengono più non certo per l'alta concentrazione di lavoratori africani ma perché bagnarsi lungo le coste domiziane è un atto di coraggio visti i livelli d'inquinamento del mare.

Una manifestazione, quella di oggi, più che mai necessaria in una giornata così nefasta per il paese, durante la quale fascisti e nazileghisti si ergono a difensori del ‘popolo italiano’ contro “lo straniero rubalavoro e criminale” per definizione. Oggi hanno ragione loro, i migranti, il razzismo è ignoranza. Oggi invece qui a Castel Volturno siamo tutti un po’ più ricchi. Di umanità.

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