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La manifestazione di Napoli

La manifestazione di Pisa

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La manifestazione a Genova

Pubblicato in Politica

Sconfiggiamo la Trojka: sosteniamo il no al referendum greco

Da mesi il Governo di Syriza sta conducendo una trattativa con l'Unione Europea per stabilire un accordo che mantenga la Grecia nell'Unione senza ulteriori tagli sociali e ai lavoratori. È una trattativa disperata in cui il Governo greco si è spinto fino a cambiare il suo programma originale e accettare compromessi con chi da anni lavora per smantellare diritti e tutele in tutti i paesi. Nonostante le concessioni, i creditori continuano a chiedere di più e a rifiutare ogni tentativo di trovare un compromesso che non gravi esclusivamente sulle fasce deboli della popolazione. L'Unione Europea e i creditori vogliono strozzare definitivamente il popolo greco e continuare con le politiche di smantellamento del welfare e dei diritti in tutti i paesi europei.
Il fallimento delle trattative ha portato il Governo a decidere che sarà il popolo greco a dover decidere del proprio futuro con un referendum dove accettare il ricatto dei padroni o respingerlo mettendo in moto un meccanismo di resistenza popolare che puo' essere di stimolo per tutti i cittadini e lavoratori europei.
Questo referendum è fondamentale e può rappresentare una svolta non solo per il martoriato popolo greco ma per tutti noi. Per questo è necessario che tutti i lavoratori, i cittadini e le organizzazioni della sinistra si attivino per far capire al popolo greco che non è solo e che la lotta per i nostri diritti passa per una rottura netta con chi in questi anni ha voluto politiche di distruzione dei diritti e del welfare.
Pensiamo che occorra, in questo momento, far sentire tutta la solidarietà militante dei nostri territori al popolo greco e a chi vuol condurre questa lotta votando contro i ricatti dei potenti.
La loro lotta è la lotta di tutti

Per il no al referendum sul ricatto dei debitori. Rifiutamo il ricatto dell'austerità. Potere al popolo. Rompiamo la gabbia dell'Unione europea.

Presidio di solidarietà

Venerdì 3 luglio

ore 17,30 Piazza De Ferrari

Pubblicato in Italia (flash news)

La giornata appena conclusa (domenica 28 giugno, ndr) è stata una giornata decisamente positiva. Abbiamo pensato e organizzato la manifestazione per rimetterci in marcia verso il cantiere, tutti insieme, con la determinazione che appartiene al nostro dna notav. Ci siamo trovati a Exilles con l’ottusità della prefettura e della questura che ancora una volta ha deciso di cancellare il diritto alla libera circolazione in Valsusa, piegato ai voleri e agli affari del sistema tav e alla cricca delle grandi opere. Prescrizioni e divieti che ci dovevano impedire di percorrere le strade della nostra terra oggi e magari chiedere “permesso?” per spostarci domani.

Fin dal mattino presto abbiamo capito che oggi il popolo no tav non avrebbe accettato divieti e con le propie forze avrebbe tentato l’impossibile per andare fino al cantiere. Così tra colori, sorrisi e bandiere non abbiamo osservato, uno dopo l’altro, i divieti che ci erano stati imposti e in migliaia siamo partiti dal Forte di Exilles per arrivare fino al punto più vicino al cantiere: i cancelli della centrale di Chiomonte.

Tutti insieme siamo andati fino a dove ci è stato possibile e come ci eravamo prefissati, abbiamo tentato di superare gli sbarramenti con un mix di partecipazione che ci caratterizza: giovani e meno giovani, come sempre. Qui un gruppo di noi ha provato il passo in più e ha tentato di agganciare i betadefence con i rampini per tentare di farli cadere. Non è stato possibile, una pioggia di lacrimogeni ha tempestato le prime file e le retroguardie del corteo, facendoci indietreggiare.

“Ci copriamo il volto per farci vedere” ha affermato una volta il popolo zapatista, e anche noi abbiamo dovuto fare lo stesso. Troppo alto il prezzo pagato in questi due anni per difendere la nostra terra per andare a volto scoperto incontro al momento in cui era necessario tentare di spostare le barriere poste in serata. Troppi i sacrifici chiesti ai notav in questi anni per essere riconosciuti facilmente dagli inquirenti per non usare kway e maschere antigas. Ed è qui che la cronaca poliziesca e giornalistica ha visto i “black bloc” con cui hanno composto titoli e articoli di queste ore. Lo dicemmo nel 2011, qui non ci sono nè black nè bloc, ci sono giovani e meno giovani che si attrezzano con abiti a basso costo per praticare la resistenza. Il nero è il colore che va per la maggiore tra questi capi, vorrà dire che la prossima volta cambieremo colore se potrà servire.

Una volta ritirati, il corteo è rimasto unito e in marcia, si è diretto a Chiomonte per riposarsi dopo la mattinata di fatica sotto il solo, e doopo un’ora di ristoro ha ripreso la marcia verso il cantiere passando dal paese di Chiomonte, scendendo per i tornanti che dal paese portano verso la centrale idroelettrica. Qui dopo una lunga battitura, con dei rampini e delle corde sono caduti come in un soffio di vento i betadefence posti sul ponte, e per una manciata di minuti le truppe di occupazione, che poco prima ci osservavano con disprezzo dalle reti , si sono trovate in difficoltà.

Uniti e compatti abbiamo tenuto il tempo necessario e nel frattempo un gruppo di notav riusciva ad entrare nel cantiere passando da un sentiero secondario, piombando nella zona definitiva inviolabile. Con orgoglio, come ci eravamo prefissati, siamo rientrati in paese, soddisfatti e contenti per aver dimostrato ancora una volta che ci siamo e che, una battaglia alla volta, fermeremo questo scempio.

Non potevamo non pensare a come, mentre a Ventimiglia per uomini e donne in cerca di futuro le frontiere siano chiuse e come invece qui nella nostra valle, le frontiere per le merci (che non ci sono) vengano spalancate da tunnel e difese da eserciti di polizia.

Non potevamo non pensare a come ogni euro speso per quest’oscenità sia un euro rubato a qualcosa di utile per tutti.

Non potevamo e non lo abbiamo fatto. Ci abbiamo messo coraggio, cuore e tenacia, e ci abbiamo provato portando a casa una buona giornata di lotta.

Nel tardo pomeriggio arriva poi la ripicca della questura, che evidentemente in imbarazzo per le reti cadute in un soffio, si vendica fermando il furgone dell’amplificazione mettendo in stato di fermo (nel momento in cui scriviamo) due notav, Brandua e Gianluca, che vogliamo liberi qui tra di noi (aggiornamento: sono stati rilasciati intorno alle 3 di notte con una denuncia) .

Avanti notav, la resistenza si fa un passo alla volta!

da NoTav.info

Pubblicato in Politica
Domenica, 28 Giugno 2015 07:07

Calvi Risorta in piazza contro la centrale

Qualche giorno fa la scoperta del " più grande sito di smaltimento clandestino di rifiuti tossici" a Calvi Risorta, in provincia di Caserta, e oggi corteo contro il biocidio. Qui a Calvi. Già Cales. Uno dei luoghi prediletti di Annibale. In realtà la manifestazione ha obiettivi assolutamente concretissimi. Come l'impedimento dell'apertura del sito della Centrale a bio masse. Questo territorio ha di tutto bisogno meno che di una centrale di smaltimento rifiuti. E gli ultimi ritrovamenti stanno lì a dimostrarlo. Lo stress che la terra ha già subito è notevole.

image-28-06-15-12-53-1E in effetti a venire qui a Calvi Risorta, territorio di 5000 anime, uscendo dall'autostrada a Capua e immergendosi nei sette km di tragitto, fatto di campi di coltivazione di frutta, di ulivi, frantoi, pianure e colline, paesaggi rilassanti e pannelli solari, viene da interrogarsi sulla follia che determina così tante e profonde ferite a una terra bellissima, di un sistema economico che spinge alla ricerca del profitto in maniera così parossistica da affidare a gruppi camorristi lo smaltimento dei rifiuti industriali tossici. Si questa terra ha già dato.

Così oggi l'Agro Caleno è terra di resistenza. E' lo slogan della giornata d'altronde. Non siamo Terra dei Fuochi ma Terra di Resistenza.

image-28-06-15-12-53-2Arrivati in piazza del paese a Calvi in realtà la situazione sembra essere depressiva. Neanche un migliaia al concentramento. Pensi che comunque è un piccolo paese, probabilmente gentrificato come tanti di questi tempi e poco propenso alla mobilitazione. Questi sono i numeri e cerchi di fartene una ragione. Invece dalla partenza in poi è tutto un ingrossarsi. La gente semplicemente esce di casa e si accoda al corteo. I numeri, per quanta importanza gli si possa dare, cambiano drasticamente.Le carrozzine, le mamme coi bambini, gli anziani. Adesso è tutto più semplice da interpretare.

D'altronde gli uomini e le donne, i ragazzi e le ragazze del Comitato per l'Agro Caleno questo territorio lo conoscono a menadito. Sanno di che pulsioni vive. Ne conoscono il battito. Gli abitanti di questo paese non vogliono la centrale per i rifiuti. E oggi scendono in piazza.

image-28-06-15-12-53-3Il sound system del corteo invece è del Centro Sociale Tempo Rosso di Pignataro, comune vicinissimo a Calvi. Reggae,rap e raggamaffin più cover degli Stormy Six a risuonare per i vicoli del paese. Nelle discese per arrivare alla Casilina. A intervallare gli interventi al microfono. Che invitano nella prima parte gli abitanti del paese a uscire di casa. Ad unirsi alla protesta. Come poi effettivamente accade.

A proposito di centri sociali da segnalare quella dei ragazzi di Zero81 di Banchi Nuovi a Napoli, arrivati qui a sostenere una lotta che riguarda anche loro abitanti della metropoli. Nessuno può ritenersi escluso da una lotta di autodeterminazione.

image-28-06-15-12-53-4Soprattutto quando tra le rivendicazioni vi è quella di bonifiche a controllo popolare. Si perchè non sempre, anzi quasi mai, le poche bonifiche effettuate hanno portato dei reali miglioramenti, ma semplicemente si è messo in moto un meccanismo di clientele in grado di assicurare guadagni facili per pochi e zero benefici per la collettività. Spesso le bonifiche si sono rilevate farlocche. D'altronde basta corrompere un certificatore e il gioco è fatto. Soldi pubblici facili da incassare. Invece le bonifiche, che sono assolutamente necessarie perchè questa terra merita davvero, possono anche diventare traino di sviluppo economico, posti di lavoro basati sulla qualità in quanto destinati a migliorare la vita della collettività. E' questa la giusta prospettiva in uno scenario di lotta. Sono presenti, non a caso, anche gli attivisti di NO INCENERITORE di Giugliano, anche loro alle prese con analoghi problemi e anche loro loro convinti che le bonifiche debbano, a parte ovviamente risanare la terra, diventare un democratico e intelligente sistema di distribuzione di posti lavoro.

image-28-06-15-12-53-5Lo urla forte al microfono Chiara Iodice, giovane e stimatissima attivista locale, instancabile nello spiegare i perchè della protesta e nel denunciare l'atteggiamento assurdo della Prefettura di Caserta che a tutt'oggi nega un incontro al Comitato per discutere sulle sorti della Centrale a bio-masse. La manifestazione termina infatti con l'occupazione della strada Casilina, via consolare romana che conduce diritta alla capitale. Qui fa la comparsa un gazebo e diverse tende. La polizia per adesso si tiene lontano. Aspettiamo notizie per le prossime ore. Ma uno sgombero della strada e il ripristino del traffico non sarà comunque cosa drammatica. Spiacevole si ma la lotta non si fermerà di certo. L'Agro Caleno antagonista esiste e farà la sua parte in commedia. La parte del ribelle appunto.

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Pubblicato in Ambiente

Ennesima emergenza ambientale e sanitaria in Campania dopo la scoperta da parte delle Guardie Forestali di una discarica abusiva presso l’area dell’ex Pozzi Ginori a Calvi Risorta in provincia di Caserta.
Discarica che è stata classificata come la più grande mai scoperta sinora, in un territorio dove molteplici sono stati i ritrovamenti negli ultimi due decenni. Si tratta di materiali chimici in forma liquida che a contatto con la terra hanno provocato lo sprofondamento dei rifiuti a una profondità notevole rendendo complicata la bonifica e probabilmente contaminando le falde acquifere. I rifiuti chimici provengono molto probabilmente, cosi come si evince dalla dichiarazioni del defunto pentito di camorra Carmine Schiavone, dalle fabbriche del Nord Italia. In realtà sono almeno dieci anni che tale sito è segnalato da diverse associazioni come inquinato da rifiuti tossici interrati e non si capisce perché ci sia voluto tanto tempo per effettuare i dovuti controlli.
Adesso ovviamente è il momento della rabbia e dell’indignazione. Per l’ennesima volta, sperando che le istituzioni preposte facciano finalmente il loro dovere avviando le bonifiche del territorio e la messa in sicurezza dell’ambiente circostante.
In realtà se siamo arrivati a questo punto è proprio per via delle istituzioni che avrebbero dovuto vigilare e non lo hanno fatto. Perché se è “normale” che la Camorra cerchi di lucrare cinicamente sullo smaltimento dei rifiuti industriali tossici e che una certa imprenditoria cerchi di risparmiare e quindi aumentare i propri profitti affidando ai camorristi e a ditte compiacenti lo smaltimento, non è però normale che tutte le istituzioni in campo siano risultate assenti o collaborative.
Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, Asl, Arpa, enti locali e finanche i servizi segreti appaiono, salvo rarissime soggettive eccezioni, come protagonisti negativi di questa e di altre vicende. Impressionante il numero di funzionari pubblici corrotti, un quadro da repubblica delle banane più che da moderno stato democratico.
Così il Comitato per l’agro Caleno , già attivissimo sul territorio nella lotta alla Centrale a Biomasse di recente progettazione, ha indetto una mobilitazione popolare per sabato pomeriggio 27 giugno, alle 17.00, proprio a Calvi Risorta.
Le parole d’ordine della manifestazione sono "No alla Centrale a Biomasse", "No al Commissariamento per la bonifica", "Si alle bonifiche sotto controllo popolare".
Perché quello delle bonifiche è il punto nodale e principale. I comitati di lotta da anni insistono perché queste avvengano sotto controllo pubblico e che diventino anche un’occasione per creare posti di lavoro in territori dove la disoccupazione riguarda, nel migliore dei casi, almeno un terzo della popolazione attiva.
Insomma la terra dei fuochi, già terra del lavoro, deve trasformarsi in terra di resistenza. Non ci sono alternative. L'appuntamento è a sabato pomeriggio. Almeno la dignità, quella no, non possono sotterrarla.

Pubblicato in Ambiente

La polizia armena ha disperso con idranti e manganelli di gomma centinaia di manifestanti nella capitale Erevan, che protestavano contro la decisione del governo di aumentare le tariffe dell’elettricità. Il portavoce della polizia ha fatto sapere che 237 manifestanti sono stati fermati e sette dimostranti e 11 poliziotti sono stati feriti.
La protesta, a cui hanno partecipato circa cinquemila persone, è stata organizzata da giovani attivisti che non sono affiliati ad alcun partito politico, ed è stata innescata dall’aumento delle tariffe dell’elettricità dal 17 al 22 per cento a partire dal 1 agosto. L’aumento è stato chiesto dall’azienda che fornisce l’elettricità in Armenia, una succursale della russa Inter Rao, ed è stato motivato dal calo della moneta armena, il dram.
L’Armenia, una repubblica ex sovietica che dipende in larga misura dall’economia russa, è stata duramente colpita dalla crisi economica che ha danneggiato le esportazioni e ha ridotto le rimesse dei lavoratori armeni che vivono in Russia.

Pubblicato in Esteri (flash news)

Domenica 21 giugno, gli Antifascisti Bruxelles sono scesi in piazza con un loro spezzone, in occasione di una manifestazione organizzata nella settimana europea di mobilitazione in solidarietà con la Grecia. Dopo Berlino, Londra, Parigi e Roma è stato il turno di Bruxelles, dove una piattaforma coordinata dai due maggiori sindacati del Belgio, la FGTB e la CSC, e di cui fanno parte associazioni e partiti (tra cui Syriza Belgique, il collettivo Initiative de solidarité avec la Grèce qui resiste, il CADTM e l'Alter Summit), ha portato circa 5000 persone in piazza contro l'austerità e in sostegno al popolo greco.

Il successo elettorale di Syriza del 25 gennaio scorso, è stato la dimostrazione del fatto che il popolo greco vuole mettere la parola fine alle politiche di austerità che lo opprimono da più di cinque anni; il partito di Alexis Tsipras si è presentato con un programma politico preciso: uno degli obiettivi principali è stato fin da subito quello di far sì che i frutti dei sacrifici imposti ai greci e del loro lavoro fossero destinati al popolo e all'economia del Paese anziché a ripagare i creditori internazionali.

La Grecia è stata utile laboratorio dove il capitale ha potuto mettere in atto misure volte non tanto a uscire dalla crisi, quanto a sperimentare fino a che punto la crisi stessa possa diventare il grimaldello per distruggere le conquiste dei lavoratori, aumentando precarietà, povertà: movimenti, collettivi e partiti si sono schierati a fianco del popolo greco e contro chi voleva renderlo schiavo.

Mentre la piazza greca e quella europea si mobilitavano, in aprile la presidente del Parlamento greco ha lanciato una commissione di audit del debito, le cui conclusioni preliminari, presentate il 17 giugno, attestano il carattere illegittimo, illegale e odioso di questo debito. Se il governo greco ripagasse questa cifra, che si aggira intorno ai 270 miliardi di euro, rimetterebbe in discussione i suoi obblighi internazionali in materia di diritti fondamentali, quali il diritto all'educazione, all'acqua, all'assistenza sanitaria: quello a cui la commissione è giunta è quindi la superiorità, a livello giuridico, dei diritti fondamentali rispetto ai diritti dei creditori.Foto di Valerio Nicolosi 2In una società stretta nella morsa dell'austerity la presa dei movimenti e dei partiti di estrema destra, come Alba Dorata, è massiccia. Da un lato perché, delusi dai partiti tradizionali, i greci si sono sempre più spostati verso schieramenti estremisti, pronti a raccogliere voti di pancia, ma pronti anche a proporre soluzioni pratiche alla crisi come, ad esempio, la distribuzione di derrate alimentari da parte di militanti di Alba Dorata.

Nello striscione che apriva lo spezzone degli Antifascisti Bruxelles campeggiava la scritta “L'AUSTERITA' SEMINA IL FASCISMO”, un chiaro riferimento a chi, in questo momento di crisi e annullamento dei diritti, non fa altro che aumentare miseria e guerra tra poveri facendosi promotore di odio e razzismo. Mai come adesso sentiamo il bisogno di identificarci nei valori di solidarietà, antifascismo e antirazzismo: per questo eravamo presenti ieri, insieme a tanti compagni e tante compagne, in un'ottica internazionalista. Siamo convinti del fatto che la battaglia del popolo greco sia anche la nostra e che, se il popolo greco dovesse perdere, perderemmo tutti in favore di chi, dall'altra parte, riproporrebbe ancora una volta il fantasma del “there is no alternative”.

* Le foto sono di Valerio Nicolosi

Foto di Valerio Nicolosi 3

Foto di Valerio Nicolosi 4

Foto di Valerio Nicolosi

Pubblicato in Internazionale
Sabato, 20 Giugno 2015 17:55

Ventimiglia cambia pelle

Sono venuti in centinaia, da tante città, spontaneamente. A manifestare solidarietà attiva con i migranti e i rifugiati da giorni assediati, respinti, inseguiti a Ventimiglia, dai gendarmi francesi e dalla polizia italiana, rinchiusi in una sorta di terra di nessuno dopo aver attraversato l'inferno ed essere riusciti ad uscirne vivi.

Un tam tam era risuonato nei giorni scorsi e tante persone, individualmente o collettivamente, si sono detto "Io vado a Ventimiglia". Per riscattare la vergogna di un paese che non riesce e non vuole dare protezione a chi ha sfidato il mare, la morte o mille vessazioni per chiederla. Per denunciare una Unione Europea che ha prodotto il vergognoso Trattato di Dublino, che è andata a saccheggiare, bombardare, sostituire presidenti, imporre accordi disuguali all'Africa e al Medio Oriente e adesso si dice impaurita delle conseguenze delle sue azioni. E a Ventimiglia le persone sono arrivate per stare insieme a migranti e rifugiati che da giorni chiedono di poter passare, di potersi rincongiungere con i parenti già arrivati negli altri paesi europei. Chi è arrivato in treno, chi in pullman, chi in macchina ed alcuni additittura in barca. La stazione di Ventimiglia è stata blindata dalla polizia. I manifestanti non sono stati autorizzati a dirigersi verso il confine francese dove, si intravedono già schierati plotoni della Gendarmerie e i corpi antisommossa.

La manifestazione è stata aperta alle 14, dalla Coalizione internazionale sans-papiers, migranti, rifugiati e richiedenti asilo.  Guarda QUI il video. Il portavoce della Coalizione, Aboubakar Soumahoro, denuncia che “il governo francese di François Hollande ha tradito e violato, con la complicità dell’Unione europea e Italia compresa, il significato della parola Liberté, Égalité e Fraternité, noi gli rispondiamo Ouvrez les frontières!”. Tant'è che a un certo punto qualcuno quella frontiera maledetta l'ha superata. Qui un altro video della manifestazione a Ventimiglia.

COMUNICATO STAMPA

Ventimiglia. Migranti superano il confine per protesta contro l'Europa
"Il governo francese di François Hollande che ha tradito e violato, con la complicità dell'Unione europea e Italia compresa, il significato della parola Liberté, Égalité e Fraternité, noi rispondiamo: Ouvrez les frontières! Con questa richiesta siamo oggi al confine a Ventimiglia per chiedere la libertà di circolazione e di residenza" lancia Aboubakar Soumahoro portavoce della Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo.

"Alcuni migranti hanno ci hanno appena comunicato di aver superato il confine in queste ore come atto dimostrativo e per dire all'Europa e i suoi Stati membri che hanno fallito. Perché difronte ad un sistema illegale e razzista, come il Regolamento Dublino III e Schengen, bisogna agire e l'unico modo è mentre in discussione le cause dell'ingiustizia." annuncia Soumahoro.

"Ci volete schiavi, ma noi risponderemo con la liberazione dalle vostre leggi che rappresentano un razzismo di stato" conclude Soumahoro.

La delegazione è costituita da: Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiatie Richiedenti asilo (CISPM ) - Ufficio Europeo WFTU - Movimento Migranti e Rifugiati - USB

Ventimiglia, 20 Giugno 2015

Per info: 347 92 50 741

Unione Sindacale di Base

Pubblicato in Politica

Hanno marciato a decine di migliaia oggi nella capitale britannica per denunciare la guerra e l’austerità. 
Un vasto cartello di gruppi politici di sinistra, di associazioni e di sindacati ha convocato una manifestazione che ha sfilato oggi nel primo pomeriggio dalla City – il cuore finanziario di Londra - davanti alla Bank of England, fino a Westminster, a Parliament Square, per contestare le politiche rigoriste del governo conservatore di David Cameron, riconfermato al potere dalle elezioni del 7 maggio.
All'inizio del mese l'esecutivo britannico ha lanciato un nuovo piano di privatizzazioni e di tagli con la scusa di ridurre il debito pubblico, con riduzioni di budget complessivi nei prossimi due anni per un valore complessivo di 13 miliardi di sterline nei ministeri e altri 12 miliardi per quanto riguarda lo stato sociale. Tagli draconiani che si aggiungono a decine di miliardi di riduzioni già operate negli scorsi anni e che hanno prodotto un aumento esponenziale della diseguaglianza e della povertà in tutto il Regno Unito.
Diverse le manifestazioni realizzate oggi in tutta la Gran Bretagna, ma la più importante è quella che ha attraversato Londra e alla quale hanno partecipato secondo gli organizzatori circa 250 mila persone superando le più rosee previsioni degli organizzatori. Nel mirino dei manifestanti le nuove misure di austerità e la riduzione della spesa introdotte dal governo britannico e l'impatto dei futuri tagli, in particolare su sanità ed educazione scolastica. "Non ci fermeremo finché i servizi non torneranno in mano pubblica – ha spiegato uno degli organizzatori, Sam Fairbairn, dell'Assemblea del Popolo - Questo è solo l'inizio di una campagna di proteste, scioperi e disobbedienza civile che coinvolgerà tutto il Regno Unito". 
Alla marcia hanno partecipato anche attivisti pacifisti, ambientalisti e anche diversi esponenti del mondo della cultura, del cinema, dello spettacolo e dell’arte, tra i quali l’attore e presentatore Russell Brand e la cantante Charlotte Church. 
Insieme a loro anche numerose organizzazioni che si battono contro il nucleare. Kate Hudson, segretario generale di Campaign for Nuclear Disarmament, ha detto che la mobilitazione è "il modo per convincere il governo a non rinnovare il programma nucleare Trident” che comporta una enorme spesa per uno stato che afferma di avere le casse vuote per sanità, istruzione e pensioni. 
Tra i dirigenti politici che hanno sfilato anche Martin McGuinness, ex membro dell'Esercito Repubblicano Irlandese e attualmente viceprimo ministro dell'Irlanda del Nord per il Sinn Fein.
La leader del partito ambientalista, Natalie Bennett, ha addirittura preso a pretesto le affermazioni del Fondo Monetario Internazionale per criticare le politiche governative. "C'è qualcuno del Fondo Monetario qui? Credo di no, ma l'Fmi ha detto che l'austerity di George Osborne è una cattiva politica ed è la direzione sbagliata per la Gran Bretagna. L'austerity fa pagare ai poveri l'avidità e la corruzione dei banchieri e noi non vogliamo più avallarla" ha detto ai giornalisti la Bennett. 
Tra i manifestanti anche l’esponente della sinistra laburista Jeremy Corbyn, secondo il quale l’austerità è solo una “copertura” per giustificare una crescente disuguaglianza. Corbyn  ha accusato la direzione del Labour Party di aver “comprato l’agenda di tagli alla spesa pubblica” dei conservatori in campagna elettorale. “Il Regno Unito è una società più ingiusta, sta diventando una società più ingiusta e l’austerità di fatto è una copertura per l’aumento della disuguaglianza” ha sostenuto il leader della sinistra laburista.

"I tagli al bilancio del governo Cameron producono effetti drammatici" sulla società britannica ha denunciato ai media Sian Bloor, maestra di una scuola elementare di Trafford, vicino Manchester. "I bambini vengono a scuola col terrore che li caccino dalle loro case perché il governo ha sospeso i sussidi ai loro genitori" ha spiegato.
Dietro striscioni che recitavano come “Basta con l’austerità”, "L'austerità non funziona" e “Abbasso il governo tory”, i manifestanti hanno sfilato in modo pacifico, e un gruppo di attivisti incappucciati si è limitato a sparare qualche petardo e qualche fumogeno colorato. Ma la polizia ha militarizzato non solo il percorso della manifestazione, ma anche diversi altri punti della città fin dalle prime ore dell’alba di oggi, ed ha bloccato molti attivisti e manifestanti segnalati per essere stati coinvolti in alcuni “disordini” in occasione di una precedente protesta, impedendogli così di partecipare alla marcia di oggi.

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Pubblicato in Internazionale
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