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Sabato 30 maggio attraverseremo in corteo le strade di Torrevechia e Primavalle, per ribadire la nostra opposizione alle attuali politiche sulla casa, al decreto lupi, all’art 5 e all’art 3.
Crediamo che la casa sia un diritto di tutti e siamo stanchi di vedercelo sottratto da quegli stessi politici e speculatori che alimentano guerra tra poveri e razzismo per dividerci.

Vogliamo lo stop a tutti gli sgomberi e gli sfratti perché il problema della casa è di ordine sociale e politico, non di ordine pubblico.

Le nostre vite valgono più dei profitti di chi sull'emergenza abitativa ci specula. Vogliamo, quindi, che sia garantita la possibilità di regolarizzazione per tutti gli inquilini morosi o occupanti che non possono accedere al mercato privato degli affitti, perchè siamo sicuri che la requisizione e il recupero di alloggi e stabili già esistenti possano soddisfare la richiesta alloggiativa della città.

Vogliamo l'abrogazione del decreto lupi in particolare dell'art. 3 e dell'art. 5 perchè nessuna legge ci può negare la dignità.

Per questi motivi scendiamo in piazza
SABATO 30 MAGGIO ORE 16:30
CORTEO DA VIA C. NUMAI; non solo per fare una sfilata, ma per organizzare forme di resistenza.

Pubblicato in Italia (flash news)

Procede il tentativo della regione Emilia Romagna di smantellare il suo già fiore all’occhiello, il Patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica. In occasione della riunione della giunta regionale dell'Emilia-Romagna è stato chiamato ieri sotto la Regione un presidio dalle realtà di lotta per la casa ASIA-USB e ADL-COBAS.  Il presidio ha denunciato le recenti modifiche che la giunta doveva approvare ieri in merito ai criteri di accesso alle graduatorie per l’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP). In particolare, i manifestanti hanno rimarcato il carattere estremamente escludente del nuovo regolamento, che prevede l’abbassamento della differenza tra il reddito massimo per l’accesso e quello per la permanenza: secondo le indicazioni della giunta il secondo dovrà essere maggiore al primo in una percentuale compresa tra il 20% e il 60%, ma ancora piu grave è il requisito di residenza: in Emilia Romagna, per l accesso all’ERP, secondo questo programma, si dovrebbe presentare un certificato di residenza o attività lavorativa stabile nel territorio regionale valido da almeno tre anni. Punto questo che segna definitivamente la fine di ogni caratteristica di avanguardismo sociale della regione dell’equo canone per eccellenza. I bei tempi sono finiti, ce n eravamo resi conto da qualche decennio.. ma oggi non solo si gioca al ribasso sul welfare, ma si tenta di smantellarlo, privatizzarlo in modo da renderlo sempre piu escludente!

In giunta SEL, Movimento 5 Stelle e alcuni delegati del PD contrari all'emendamento, mentre Lega Nord e altri delegati PD favorevoli. Per ora il voto è stato rimandato alla prossima giunta regionale ma gia ASIA USB e ADL COBAS hanno giurato di non mollare la presa.

Le modifiche al regolamento Erp non devono passare!

Questa mattina, insieme al sindacato Adl Cobas ed alcuni abitanti delle occupazioni abbiamo lanciato un presidio davanti alla sede della Regione Emilia Romagna per rimandare al mittente le assurde proposte che la giunta sta avanzando come modifiche al regolamento Erp. Oggi, in particolare, si sarebbe tenuta la discussione e votazione dei nuovi emendamenti in Consiglio Regionale.

Tra questi spicca la proposta suffragata con forza dalla Lega Nord ed appoggiata dal Partito Democratico di imporre come requisiti all’accesso in graduatoria l’obbligo di residenza o di attività lavorativa stabile e certificata sul territorio regionale per almeno tre anni. In questo modo, non si fa altro che limitare le possibilità di accesso ad un alloggio popolare, ma non si restringe affatto la parte di popolazione che vive l’emergenza abitativa. Infatti, chi subisce condizioni di precarietà lavorativa, chi vive in Regione da poco o  chi si vede negato il diritto di residenza, continua a versare nella stessa emergenza, costituendo di fatto un settore che necessita di soluzioni socio-economiche e quindi anche abitative adeguate.

L’incontro ottenuto questa mattina con la Presidente del Consiglio ed il vice presidente, non ha fatto altro che confermare la cecità dei poteri regionali di fronte a tale situazione. Spacciare come soluzione il restringimento dell’accesso alle poche case popolari disponibili (ricordiamo i dati delle recenti graduatorie nella città di Bologna a cui sono iscritti regolarmente più di 6000 nuclei a fronte di 250-350 assegnazioni) non cambia la situazione di emergenza, a cui l’unica risposta possibile è l’attuazione di politiche volte a garantire condizioni di vita degne ed eque. Dunque, è improponibile la pratica di vendere case popolari imposta a livello nazionale dal governo Renzi, abbassare i limiti reddituali alla permanenza negli alloggi come proposto dalla recente delibera regionale e introdurre pratiche di “turn-over”. La tendenza dovrebbe essere invece quella di ampliare il patrimonio ERP, valutarne limiti reddituali e canoni in virtù delle reali condizioni delle fasce sociali che ne necessitano, sempre più estese e sempre più degradate, anche operando acquisizioni, permute e requisizioni dell’immensa fetta di stabili sfitti nelle città. A partire dalle proprietà pubbliche, ma senza dimenticare il ruolo quasi criminale svolto dai grandi proprietari privati, lo sfitto è sempre più una vergogna e una parte non secondaria dell’emergenza abitativa, creando terreno di speculazione edilizia e sottraendo di fatto un gran numero di alloggi che, se riqualificati ed equiparati alle normative ERP potrebbero accogliere molti di coloro che oggi vivono in strutture, per la strada o sono costretti ad occupare.

Per questo, oggi abbiamo espresso ferma contrarietà allo svolgimento della votazione, visto anche il mancato coinvolgimento, in alcuna forma, delle rappresentanze delle parti sociali nella discussione di provvedimenti così salienti per i soggetti coinvolti, elaborati e promulgati in tempi brevissimi.

Siamo stati dunque ricevuti in un secondo momento dai capigruppo dei vari partiti che presentano esponenti in Regione, in quanto depositari della facoltà di modificare l’ordine del giorno o chiedere la sospensione della seduta. L’unico reale dato emerso è la posizione granitica e complice di PD e Lega Nord nel non retrocedere di un passo rispetto agli emendamenti, dando conferma di un atteggiamento di opposizione soltanto mediatica ma di un effettivo asse nel difendere gli interessi delle classi dirigenti. D’altra parte, le parziali perplessità di altre forze, come SEL, Movimento 5 Stelle e L’Altra Emilia Romagna non appaiono in alcun modo incisive nel contrastare tali politiche antipopolari.

Nonostante questo la votazione non ha avuto luogo, essendo rimandata a metà giugno, e non mancheremo di riportare la nostra protesta e controproposta nuovamente in quella sede, pur consapevoli che è l’intero impianto normativo che regola il patrimonio ERP che va rivisto e modificato a tutela di lavoratori,precari e disoccupati. Quindi la nostra lotta avrà luogo in tutte le sedi preposte, a partire dalla Commissione in cui tali norme sono discusse, creando una mobilitazione capace di riportare al centro dell’attenzione una tematica finora sottaciuta, ma centrale per le condizioni di vita della popolazione.

Le istituzioni che finora hanno avuto mano libera nell’attuare politiche peggiorative per le condizioni sociali delle città dovranno confrontarsi con la rabbia e la coscienza di chi le subisce.

ASIA-USB Bologna

 

Pubblicato in Italia (flash news)
Mercoledì, 27 Maggio 2015 11:18

Bologna. Guerra alla guerra. Presidio in piazza

DICHIARIAMO GUERRA ALLA GUERRA APPUNTAMENTO PER IL 2 GIUGNO
ORE 10.00 PIAZZA 8 AGOSTO A BOLOGNA

L'’articolo 11 della Costituzione proclama il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie

internazionali. Nella realtà, il coinvolgimento dell’Italia negli scenari della “guerra globale” è crescente e multiforme: dalla partecipazione dirette alle missioni militari , alla concessione delle basi militari in territorio italiano alle guerre USA e NATO nel Mediterraneo e nel Medio-Oriente, non trascurando l’aumento folle delle spese militari per l'’ammodernamento dell’arsenale bellico.
Insomma, tutta la politica estera del nostro paese è intrisa della scelta bellica, con una chiara responsabilità in devastazione e massacri sempre meno occultabile. L’Italia permane il solido alleato di Stati apertamente impegnati in politiche di aggressione contro altri Stati sovrani e popolazioni civili inermi. Ciò avviene per Israele contro la Palestina e l’Arabia Saudita contro lo Yemen, o con il sostegno agli “amici della Siria” coalizione complice degli jihadisti (contro cui combatte l’eroica resistenza curda), ma anche in Europa con il sostegno ai golpisti internamente
alleati ai nazisti al potere in Ucraina e in guerra per impedire la autodeterminazione delle repubbliche indipendenti ed antifasciste. 

MOBILITARSI AFFINCHE'’ L’ITALIA ESCA DALLA SPIRALE DI GUERRA

La guerra era e resta sempre solo strumento di distruzione e morte; le devastazioni di intere regioni, i crimini perpetrati contro moltitudini di esseri umani la cui unica colpa è quella di essere nati nelle “parti sbagliate” del globo hanno visto il proliferare di meccanismi di sostegno ideologico agli interventi militari e di mistificazione della loro reali motivazioni, sotto la coltre della guerra umanitaria e di liberazione dai regimi tirannici, operazioni alimentate in modo pressoché unanime da tutto il mondo dell’informazione occidentale. Nel nostro paese inoltre l’assunzione piena della legittimità della “guerra umanitaria o per l’estensione della democrazia” nell’orizzonte politico della maggiore forza
politica di derivazione progressista, il Partito Democratico, ha indebolito notevolmente la diffusione di analisi critiche di stimolo alla mobilitazione di massa contro la guerra, che per decenni ha rappresentato una prerogativa dei movimenti.

RIANNODARE LE RETI DELLA SOLIDARIETA’'

Il 2 giugno data della festa della Repubblica, è l’occasione per promuovere una giornata di mobilitazione nazionale contro la guerra, articolata nelle realtà territoriali, concepita come contraltare alle parate militari, rimettendo al centro dell’attenzione il carattere pacifista e antifascista della nostra Costituzione.

COSTRUIAMO LA GIORNATA NAZIONALE CONTRO LA GUERRA L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA E I GUERRAFONDAI

PER QUESTO LANCIAMO L’APPUNTAMENTO PER IL 2 GIUGNO ORE 10.00 PIAZZA 8 AGOSTO A BOLOGNA

Prime adesioni: Rete dei Comunisti Bologna, Noi Restiamo, Ross@ Bologna, Partito Comunista dei Lavoratori Bologna, Partito comunista d'Italia Bologna, Comitato Palestina Bologna, Coordinamento Nazionale per la
Jugoslavia Onlus, Comitato Ucraina Antifascista Bologna …

Per adesioni:

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Sabato prossimo a Parigi ci sarà una marcia per celebrare i dieci anni dalla vittoria nel referendum contro il Trattato costituzionale europeo. La manifestazione partirà da Place Eduard Herriot alle 14.00. Importanti le parole d'ordine: uscire dall'Unione Europea e dalla Nato, uscire dall'euro. Resistenza per la la democrazia, la sovranità popolare, il progresso sociale. In prima fila nella manifestazioni le organizzazioni comuniste francesi che nel 2005 furono parte attiva e protagonista della campagna per il NO nel referendum che bocciò il tentativo di imporre il Trattato Costituzionale europeo. Il risultato francese, insieme a quello dell'Olanda, bloccarono l'operazione tesa ad imporre costituzionalmente l'ordoliberismo nell'Unione Europea come modello dominante. Solo la crisi del 2008, utilizzata come “evento scatenante”, ha permesso alle classi dominanti europee di imporre l'accelerazione nell'imposizione dei trattati europei vincolanti che era stata bocciata nel 2005.

La manifestazione di Parigi appare una ulteriore conferma di come gli obiettivi e la discussione emersi nel Forum Euromediterraneo di Napoli promosso dalla Rete dei Comunisti siano in sintonia con quanto si sta muovendo sul piano del conflitto sociale e del cambiamento politico in Europa. La rottura del quadro esistente – e della subordinazione all'Unione Europea – diventa la condizione ineludibile per riaprire a tutto campo una prospettiva di cambiamento.

Pubblicato in Internazionale
L'Unione Europea sta preparando un nuovo intervento militare in Libia. Con la copertura  ideologica e mediatica di combattere gli scafisti e la tratta dei migranti, il governo Renzi nasconde in primis la volontà dirafforzare gli interessi dei poteri forti italiani nel Mediterraneo e poi l'ipocrisia di una nuova "guerra umanitaria" che occulta e copre le cause della fugadalla guerra, dalla fame e dalla miseria di migliaia e migliaia di migranti dai loro paesi indotte proprio dalle potenze occidentali. Insopportabile è lanoncuranza criminosa della politica di fronte alla tragedia quasi quotidiana degli annegamenti dei fratelli migranti dinanzi alle nostre coste.
Per dire no ad una seconda guerra in Libia, alle spese militari e all'apartheid contro i migranti, per contrapporre alla parata militare del 2 giugno una giornata contro la guerra, in diverse città italiane martedi 2 giugno si terrano manifestazioni e sit in. A Roma l'appuntamento è alle ore 10.00 davanti al Comando Operativo Interforze (Coi) che avrà il comando della nuova operazione militare in Libia. Il Coi si trova all'ex aeroporto di Centocelle. L'appello lanciato per questa mobilitazione è sottoscritto da Rete Nowar, Rete dei Comunisti, Collettivo Militant, Comitato con la Palestina nel cuore, Comitato con il Donbass Antinazista, Pcdi, Ross@, ma la discussione nelle ultime settimane si è allargata estendendo sia la lista di adesioni alla giornata di lotta del 2 giugno che il ventaglio delle iniziative. Ma nella giornata del 2 giugno contro la guerra si manifesterà anche a Bologna (piazza 8 agosto), a Genova, Napoli, Pisa.
Approssimandosi la data del 2 giugno, i giornali della destra lanciano campagne allarmistiche contro le manifestazioni antimilitariste. Emblematico quanto scrive Il Tempo, giornale storico della destra capitolina:
"Antagonisti scatenati contro il 2 giugno. La festa della Repubblica non piace ai contestatori di professione che hanno deciso di «promuovere una giornata di mobilitazione nazionale contro la guerra, concepita come contraltare alla parata militare sui Fori Imperiali, rimettendo al centro dell’attenzione il carattere pacifista e antifascista della nostra Costituzione». Insomma un'occasione per centri sociali e movimenti antagonisti di ogni genere per scendere in piazza e provare ad alzare la tensione".
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Venerdì, 22 Maggio 2015 09:08

Firenze: oggi manifestazione antifascista

E' durata veramente poco la facciata ipocrita con cui i fascisti de La Fenice si sono presentati al quartiere delle Cure. Venerdì 22 maggio la loro sede, il Ghibellin Fuggiasco in via Pagano 12, ospiterà il responsabile nazionale di “lealtà azione”, Stefano del Miglio. Non è una sorpresa, solo poche settimane fa fuori Firenze si è tenuto l'ultimo concerto organizzato in collaborazione con questo movimento nazista, una collaborazione che è diventata sempre più stretta negli ultimi anni.
Dietro “lealtà azione” si nasconde un manipolo di fanatici che credono nella supremazia della razza bianca. A questa sigla fa riferimento infatti la rete degli “Hammerskin”, nata negli anni '80 a seguito di una scissione con il Ku Klux Klan statunitense. Questa realtà, che ha in Lombardia la sua base di militanti, è stata pro­mo­trice di raduni e con­certi anche a carat­tere internazionale, il più impor­tante si è svolto del 15 giu­gno 2013 alla peri­fe­ria di
Milano, con dele­ga­zioni nazi­ste da mezza Europa ed espo­nenti del Ku Klux Klan. Hanno aperto sedi a Milano (quar­tiere Cer­tosa), Bol­late, Lodi e Monza, con una dispo­ni­bi­lità di risorse finan­zia­rie deci­sa­mente supe­riori a quella delle altre organizzazioni neofasciste. La sede milanese di Certosa è stata concessa in comodato d’uso gratuito da Michelangelo Tibaldi, imprenditore in odore di Ndrangheta.I suoi aderenti si sono resi responsabili negli anni di diverse aggressioni contro chiunque la pensi diversamente da loro. Stefano del Miglio vanta nel proprio "curriculum" un duplice tentato omicidio e aggressioni armate ai danni di militanti dei centri sociali milanesi. Insieme a lui, nell'aggressione che nel 2004 a Milano lasciò sul terreno ben 6 feriti, Giacomo Pedrazzoli, altro camerata di “lealtà azione” che è venuto a festeggiare l'uscita dal carcere proprio a Firenze con un concerto organizzato dai fascisti de La Fenice.Come gli altri gruppi neofascisti, “lealtà azione” rivendica con orgoglio l'esperienza della repubblica sociale eapprofitta della propaganda istituzionale revisionista sulle foibe e il cosiddetto “olocausto italiano” per fomentare l'odio anticomunista e antislavo. Lo scorso 25 aprile erano in prima fila a commemorare al cimitero monumentale di Milano i caduti della RSI e dei volontari italiani SS con una sfilata in stile militare e sfoggio di bandiere e saluti romani. Così come ogni anno sono in prima fila, nella giornata in cui il ricordo della “vittima” Ramelli diventa l'occasione per cancellare la violenza dei fascisti negli anni Settanta contro proletari e studenti: stragi (piazza Fon­tana, piazza della Loggia) e un’impressionante esca­la­tion di vio­lenze squa­dri­ste: tra il gennaio 1969 e il mag­gio 1974, solo in Lombardia, 180 aggres­sioni, 46 deva­sta­zioni, 36 lanci di bombe a mano o ordi­gni simi­lari, 63 lanci di bombe molo­tov, 14 esplo­sioni di bombe carta, dieci atten­tati esplosivi, 25 casi di ritro­va­menti di armi o esplo­sivi, 35 aggres­sioni a colpi di pistola, dieci accol­tel­la­menti e 30 incendi.
Si tratta della stessa retorica ipocritamente vittimista che Stefano del Miglio porterà a Firenze nell'iniziativa del 22, dedicata appunto a Ramelli. Una retorica che non può cancellare la realtà storica del fascismo e la propaganda razzista con cui oggi i fascisti vogliono dividere le classi popolari, contrapponendo italiani e immigrati, a tutto beneficio dei padroni e delle logiche di guerra di cui l'Unione Europea, con l'Italia in prima fila, si rende promotrice con sempre maggiore aggressività.Invitiamo perciò tutti gli antifascisti a scendere in piazza venerdì 22 maggio per ribadire che per questi lugubri personaggi a Firenze non c'è spazio.Fuori i fascisti dai nostri quartieri!Firenze è antifascista!

MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA22 MAGGIO ORE 19, PIAZZA DELLE CURE

Firenze Antifascista 

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“Vi chiediamo di non dare il via libera alla ‘missione navale’ in Libia annunciata dalla UE”, così la CISPM (Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo) si rivolge ai Presidenti dei Paesi membri del Consiglio di Sicurezza ONU in una lettera inviata questa mattina  a firma del Portavoce per l’Italia, Aboubakar Soumahoro. 

La CISPM chiede inoltre “un incontro urgente al fine rappresentarVi le nostre preoccupazioni riguardo alla conseguenze, sotto ogni profilo, di tale missione in un delicato contesto già martoriato dalla guerra”, ed annuncia la Giornata Internazionale di Azione, indetta il 22 maggio prossimo per la giustizia sociale, contro le politiche schiaviste, razziste, repressive, per il diritto alla libertà di movimento, all’asilo, alla regolarizzazione ed alla libertà di residenza e di lavoro in Europa.

La giornata internazionale di azione sarà preceduta da numerose iniziative: oggi, 21 maggio, sit-in a Rabat (Marocco) davanti alla sede UE e a Varsavia (Polonia) “l’Anti Frontex day”, manifestazione per rivendicare documenti per tutti.

Il 22 maggio sono invece indette manifestazioni a Madrid, Parigi, Bruxelles. In Italia, oltre alla manifestazione di Roma che si terrà dalle ore 15.00 in piazza dell’Esquilino, il 22 maggio si terranno iniziative in diverse città: a Bari in piazza Cesare Battisti, ore 11.00; a Torino, manifestazione in piazza Carlo Felice ore 15.00; a Pisa, in piazza XX Settembre alle 18.00; a Bologna, iniziativa alle case occupate “Nelson Mandela”, via Irnerio 13/15, ore18.00. Durante le manifestazioni saranno ricordate le oltre 22.000 persone uccise negli ultimi quindici anni nel mar Mediterraneo nonché le vittime del sisma in Nepal.

La Giornata in Italia è promossa dalla Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo (CISPM Italia) col sostegno di: USB, Movimento Rifugiati e Migranti, Sans-Papiers, AS.I.A/USB, Scup, Senza Confine, Rete Iside Onlus, Noi Restiamo, i vari movimenti di solidarietà con i rifugiati ex Moi Torino, Ross@, PRC Roma, Associazione Sesto Continente.

La mobilitazione per dire stop alla guerra nel Mediterraneo e ad un nuovo intervento militare europeo in Libia non si ferma però oggi. Intorno alla data del 2 giugno - la "festa della Repubblica - e ad un appello partito da alcune reti e organizzazioni a Roma, si va definendo una giornata nazionale di mobilitazione No War, contro l'intervento militare in Libia e a fianco dei migranti con sit in, iniziative e manifestazioni in diverse città italiane. A Roma, per la giornata del 2 giugno, è stata convocata una manifestazione alle ore 11.00 davanti al Coi (Comando Operativo Interforze che si trova all'ex aereporto di Centocelle) che gestirà la missione militare europea in Libia, altre iniziative sono previste fino alla sera sia al parco della ex Snia che al parco di Centocelle con feste popolari. Manifestazioni contemporanee nella stessa data del 2 giugno sono già state annunciare a Bologna, Pisa, Napoli, Genova. Altre sono in via di definizione.

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Molte migliaia di attivisti pacifisti hanno manifestato ieri a Naha, la capitale dell'isola di Okinawa, contro il progetto di "ricollocazione" (in realtà di ampliamento) di una base militare degli Stati Uniti nell'arcipelago delle Ryukyu, a sud del Giappone.
I manifestanti protestano contro il previsto trasferimento della base aerea di Futenma, dove si trovano i Marines Usa, a Henoko, nel nord di Okinawa. Gli organizzatori hanno calcolato una presenza record di 35mila manifestanti.
Nel loro vertice avvenuto il 29 aprile scorso a Washington, il presidente Usa Barack Obama e il primo ministro giapponese, il nazionalista Shinzo Abe, hanno ribadito che il progetto verrà realizzato.
Gli abitandi di Okinawa si oppongono da anni alla presenza militare statunitense, una vera e propria occupazione straniera. Metà dei 47mila GI che stazionano in Giappone sono infatti dislocati a Okinawa e questa presenza crea grandi disagi agli abitanti.

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Lunedì, 18 Maggio 2015 18:19

A Pisa fascisti e leghisti non passano

Il 14 marzo scorso ci hanno provato CasaG e Fratelli d'Italia, il primo maggio Salvini, il 16 maggio, di nuovo, il Matteo padano. 
Niente da fare. 
La determinazione degli antifascisti pisani, sommata ad una forte dose di deficienza fascio-leghista, hanno sino ad ora bloccato la strada alla campagna elettorale nero/verde nella città della torre.
Sabato scorso mezza Toscana antifascista si è mobilitata contro i comizi volanti di Salvini, con una punta a Massa, costata la salute di alcuni compagni, mazzolati a sangue dalle forze dell'ordine sempre pronte a proteggere - fianco a fianco con i mazzieri di CasaPound - il troglodita padano alla ricerca di voti in un territorio ancora ostile alla vulgata xenofoba e razzista del lepenismo in salsa padano/fascista.
Evidentemente stremato dalla giornata e avvertito delle centinaia in piazza che lo stavano aspettando, il ducetto leghista ha mancato l'appuntamento nel centro storico pisano, dove sino a poche ore prima aveva giurato di fermarsi per un aperitivo, prima del comizio al chiuso di un "resort" di Calambrone, zona costiera ai confini con la darsena livornese, che più lontano dal centro di Pisa solo Volterra….
Gli strali, le urla, la rabbia dei leghisti per questa ennesima sconfitta politica li ha portati a giurare su una prossima tappa in città, per far cadere "il muro rosso di Pisa". Gli antifascisti, gli antirazzisti, i democratici e i comunisti saranno al loro posto, ad organizzare un ottimo comitato d'accoglienza. Per ora 3 a 0,  palla al centro.

Redazione di Contropiano - Pisa
1mai con salvini
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Oggi è la giornata del lutto cittadino dopo la folle sparatoria di ieri a Miano, area nord di Napoli, e avrebbe dovuto invece essere la giornata dell’inaugurazione della metropolitana di piazza Municipio presenziata dal sindaco De Magistris, dal Governatore della Regione Caldoro e soprattutto dal premier Matteo Renzi. Tutto saltato.
Non è saltato invece l’appuntamento delle realtà antagoniste napoletane e dei sindacati di base che intendevano contestare l’ennesima passerella del Premier in città. Quest’ultimo, inaugurata la bellissima stazione della metro, avrebbe poi dovuto incontrarsi con il candidato Pd alle elezioni regionali Vincenzo De Luca presso la Stazione Marittima a pochi passi da piazza Municipio. Saltato ovviamente anche questa appuntamento. I movimenti di lotta di Napoli e di altre località campane hanno comunque deciso di realizzare ugualmente il corteo.

Concentramento alle 9 a piazza Dante. Se non fosse saltata all'ultimo momento la visita di Renzi la partenza sarebbe stata alle 9 in punto poiché poco dopo sarebbe iniziata la cerimonia di piazza Municipio ma l’assenza del premier ha concesso al corteo di oggi una rilassatezza inaspettata. Così alle 9 la piazza appare ancora semivuota. E’ sabato mattina e  i militanti, non più assillati da orari stringenti, se la prendono comoda.

Alle 10 però finalmente si parte. Lo striscione che apre il corteo recita "RENZI STATTE ‘A CASA", lo slogan che ha accompagnato tutte le numerose iniziative realizzate in città quotidianamente nel corso nelle ultime due settimane.

E’ un bel corteo, giovane e colorato, ma anche arrabbiato e determinato a urlare la propria rabbia contro le politiche antisociali del governo Renzi e dei suoi addentellati locali. Vi sono tutti i centri sociali di Napoli ma anche gli insegnanti in lotta, capeggiati dalla pasionaria insegnante con megafono Marcella Raiola e i lavoratori dell’Usb, presente con un gran numero di attivisti. Uno spezzone è invece composto dai rifugiati politici che qualche settimana fa inscenarono una rivolta spontanea nei pressi di Porta Capuana per protestare contro le vessazioni della Croce Rossa e i ritardi della Prefettura nel rinnovo dei permessi di soggiorno.         

Il percorso del corteo - ultimamente a Napoli è la norma - non si concentra solo sulle vie del centro, del turismo e dello shopping ma prevede anche il passaggio nella zona popolare della Pignasecca. E qui tra venditori di pesce, bancarelle di frutta e signore che fanno la spesa fanno la loro comparsa i manifestanti delle realtà sociali e politiche antagoniste. Bandiere rosse al vento e canti e slogan contro il dittatorello fiorentino.
Non vi è nessun furgone e nessun sound-system e questo è il modo in cui il movimento napoletano intende rispettare la giornata di lutto cittadino proclamato dopo l'eccidio di ieri pomeriggio. Nessun rumore superfluo, nessuna musica sparata a palla ma solo rabbia legittima contro chi ti ruba il futuro e ti costringe a una vita di stenti.

Verso le 11 il corteo arriva finalmente in Piazza Municipio, é il momento clou della giornata. Arrampicato su una gru da una settimana c'è Mimmo Mignano, operaio licenziato dalla Fiat di Pomigliano e salito domenica notte in compagnia di un collega per aspettare proprio la venuta di Renzi e rovinargli la festa. Il collega dopo un giorno è stato però costretto a scendere per le avverse condizioni climatiche. Un caldo asfissiante durante il giorno con temperature che toccavano i 33 gradi e freddo e vento la notte. Mimmo invece resiste accompagnato dalla solidarietà di tanti compagni e compagne.
E dopo aver messo a dura prova i nervi degli uomini della Questura per una settimana può finalmente scendere. E’ un momento emozionante. Tutto il corteo è a testa in su per vedere Mimmo che prende il suo zainetto e scende lentamente. Il viso dell'operaio appare bruciato dal sole, è nerissimo, ha perso diversi chili, cammina piano sorretto dai compagni e dalle urla festanti del corteo. Ma la testa non ha perso nulla della sua lucidità, malgrado una stanchezza epica. E così afferra un megafono e improvvisa un discorso. Serio e rigoroso attacca Marchionne e la Fiat, Renzi e il suo governo, i padroni e i sindacati complici. Finito l'intervento e abbracciati tanti manifestanti, Mimmo può finalmente concentrarsi sul meritato riposo. Un compagno lo accompagna a casa.
Il corteo invece prosegue la sua marcia fino ad arrivare in piazza della Borsa dove si scioglie.
In definitiva si può parlare di un buon corteo e una buona partecipazione e soprattutto ben preparato nelle settimane precedenti con riunioni unitarie, assemblee pubbliche e tanto lavoro politico e creativo nei territori. Impossibile non ricordare il divertente video, divenuto presto virale tra gli internauti napoletani, realizzato da alcuni giovani militanti del centro sociale Zero81, che accompagnandosi con una sagoma di Renzi chiedevano ai passanti cosa volessero dire al premier.
C’è poi da aggiungere che se non ci fosse stata la strage di Miano non è comunque detto che il premier sarebbe realmente venuto in città. Anzi negli ultimi giorni erano aumentate le voci che volevano il premier assente, poiché allertato dalle contestazioni. E a pochi giorni dal voto delle Regionali non sarebbe stato proprio un ottimo spot. Ancora nella mattinata di ieri nessuno dell’entourage del sindaco era in grado di confermare alcunché. Insomma l'assurda strage compiuta dall’infermiere del Cardarelli ha tolto a Renzi le castagne dal fuoco.
Quantomeno per oggi. Ma deve avere capito che a Napoli non gode di grande simpatia. E’ vero che grazie agli 80 euro ha preso anche qui tanti voti alle europee dell’anno scorso ma il consenso e il rispetto non li compri con quattro denari e quindi RENZI STATTE ‘A CASA…

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