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La Fiom oggi è scesa in piazza a Roma con una manifestazione nazionale contro il Jobs Act e contro "l'attacco ai diritti". In piazza per la manifestazione nazionale della Fiom "c'è tutta la segreteria della Cgil, noi siamo della Cgil e non un'altra cosa", ha detto Maurizio Landini, in apertura del corteo.

Infatti alla manifestazione di oggi c'era anche il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. che ha raggiunto testa del corteo ed ha salutato con una stretta di mano il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, Landini e più tardi, sul palco, ne ha ricevuto un bacio immortalato dalle foto e che diventerà virale in molti sensi (e non solo in quello della rete e dei mass media).

"Non siamo in piazza per difendere cose che non ci sono più, anche perché ci hanno tolto tutto - ha aggiunto Landini -. E Renzi stia tranquillo, non siamo qui contro di lui, ma abbiamo l'ambizione di proporre idee per il futuro dell'Italia". "Unire il lavoro: questa è la nostra proposta. Non è un percorso facile ma intendiamo andare avanti, sia per riformare il sindacato sia per ridare voce" a tutti i lavoratori, ha detto ancora Landini. "Ci sono persone che non sono rappresentate ma ora inizia una nuova fase, una nuova primavera, nei prossimi giorni metteremo in campo azioni concrete anche nei luoghi di lavoro", ha spiegato il segretario della Fiom-Cgil. "Se uno dice è anche una manifestazione politica, assolutamente sì, fatta dal sindacato". "In Italia tutti fanno politica, compresa Confindustria", ma anche il sindacato "così è da 100 anni, non esisterebbe la Cgil se non fosse anche soggetto politico".

Il governo Renzi "sta proseguendo come i governi precedenti Monti e Letta e anche con un peggioramento rispetto al governo Berlusconi": così il segretario generale della Fiom dal palco della manifestazione di piazza del Popolo che si è riempita di gente, ma più militanti ed ex militanti politici che metalmeccanici.

Dal palco è intervenuto anche Stefano Rodotà affermando che: "Oggi è una giornata diversa dalle altre, un fatto che inquieta. Qui non stiamo disturbando un manovratore ma va riconosciuta la dignità dei lavoratori, garantire l'esistenza dignitosa è un obbligo costituzionale. Ai lavoratori va bene che venga riconosciuto diritto di presenza e parola in tutte le situazioni. Ciò che va bene per i lavoratori va bene per l'Italia. Questa è la frase che dobbiamo dire oggi".

Si sono espressi a sostegno del progetto di Landini anche gli esponenti della “sinistra” di Repubblica ossia Sandra Bonsanti e Gustavo Zagrebelsky animatori di Libertà e Giustizia, mentre in piazza si sono visti anche esponenti del Pd come Fassina e Rosy Bindi.

 

 

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Otto fermati ed un ferito portato via in ambulanza. La blindatura della polizia a protezione della manifestazione di Salvini ha già prodotto i suoi effetti.

Il video delle cariche

Gli scontri

Il corteo delle reti antifasciste e antirazziste torinesi ha provato ad avvicinarsi a piazza Solferino, dove è stata convocata la manifestazione della Lega e dei fascisti con comizio di Salvini, ma la polizia in via XX Settembre ha fatto subito partire una carica durante la quale sono stati fermati otto manifestanti. Un altro manifestante è stato portato via in ambulanza per le ferite riportate.

Le prime file avevano appena raggiunto il cordone in via Xx settembre quando è partita la prima carica I manifestanti sono arretrati verso la piazza del Duomo. La polizia ha lanciato diversi lacrimogeni mentre si sentono le esplosioni di petardi e bombe carta mentre il corteo si è ricomposto.

In una Torino blindata dalla polizia, in piazza Solferino, insieme alla Lega, è in piazza un vasto assortimento di fascisti tra cui quelli di Sovranità (creatura di Casa Pound) e Fratelli d'Italia.
"E' triste manifestare protetti da grate di ferro e cordoni di polizia - ha detto Salvini -  E' indegno e mi spiace che questo accada soprattutto a Torino. Non capisco perché qui sia sempre così". Infatti in ogni città dove Salvini si è recato ha trovato contestazioni che ne denunciano il progetto razzista e reazionario del tutto speculare alla politica del governo Renzi. La sola differenza è che il primo cerca voti con la guerra tra poveri ed il secondo con la guerra contro i poveri.

Leggi anche: La cronaca audio e video dal blog di Noi Restiamo
                     Renzi e Salvini, due facce della stessa medaglia

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A Torino oggi una manifestazione popolare contesterà la demagogia populista e razzista della Lega Nord la quale punta a rafforzarsi in Piemonte e nel resto del paese per incanalare in una prospettiva reazionaria ed antiproletaria il malcontento sociale provocato dai provvedimenti della Troika e dalle continue misure governative di macelleria sociale, copione già visto in Francia con il Fronte Nazionale e in Grecia con Alba Dorata.

La Rete dei Comunisti aderisce e partecipa all’appuntamento torinese e sostiene tutte le iniziative che mirano a ricostruire attraverso il conflitto una rappresentanza politica degli interessi popolari autonoma ed indipendente dalle compatibilità capitalistiche e da ogni subalternità politica verso i poteri forti.
Il rafforzamento di una opposizione organizzata ai provvedimenti antipopolari dell’Unione Europea, ai pericoli di guerra, alle crescenti spinte autoritarie della società dovrà fondarsi su una ripresa del conflitto articolata e generalizzata - nei posti di lavoro, nei territori e nell’intera società - sconfiggendo la pericolosa demagogia leghista, razzista e fascista che non è assolutamente una soluzione dei problemi dei ceti popolari ma rappresenta un ulteriore fattore di debolezza, divisione ed arretramento dei nostri interessi storici ed immediati.

Rete dei Comunisti - Torino

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Sabato 28 marzo la Lega Nord ha organizzato una manifestazione a Torino per chiedere lo scioglimento della giunta regionale a maggioranza PD guidata da Sergio Chiamparino, per via di un presunto scandalo legato alle firme false per la presentazione delle liste elettorali.

Ancora una volta Salvini ed i suoi cercano di presentarsi come l'unica alternativa al PD e alle sue politiche di austerità targate UE, offrendo soltanto razzismo e xenofobia come risposta.

In questo quadro vanno inseriti il tentativo a dicembre del segretario leghista di visitare le palazzine dell'Ex MOI, occupate da mesi da centinaia di rifugiati e richiedenti asilo, o la recentissima visita al campo rom di Lungo Stura Lazio. L'operazione della lega è chiara: buttare fumo negli occhi, attribuire le cause dell'impoverimento, la precarizzazione, la perdita dei diritti e del welfare ai crescenti flussi migratori e non al processo di lotta in classe dall'alto verso il basso partito dagli anni '80 e in cui viviamo ancora oggi.

A questa operazione si deve dare una ferma opposizione, militante e popolare.

Per questo motivo sabato dalle ore 15.00  come nodi locali della campagna Noi Restiamo saremo in Piazza Castello a Torino: per opporci al razzismo fascioleghista, per opporci all'austerity del PD e dell'UE, per la ricomposizione sociale.

Noi Restiamo  

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A Manca pro s’Indipendentzia sostiene la lotta delle popolazioni per la difesa dei territori contro l’ingerenza di speculatori e contro manovre calate dall’alto che desertificano, inquinano e impoveriscono la nostra terra.

A Manca pro s’Indipendentzia si oppone fermamente al progetto di ampliamento dell’inceneritore, un progetto che costerebbe 40 milioni di euro di soldi pubblici per la costruzione di una nuova linea che sostituirebbe le due attualmente presenti a Tossilo per incenerire 60 mila tonnellate di rifiuti all'anno, avvelenando irrimediabilmente il territorio circostante e compromettendo gravemente la salute dei cittadini, degli animali e della terra.

A Manca pro s’Indipendentzia crede nel progetto di ciclo virtuoso dei rifiuti per mezzo di un processo di differenziazione degli stessi a beneficio del cittadino.

Ciò consentirà di garantire una maggiore occupazione di personale, assicurerà agli stessi cittadini produttori la proprietà e la vendita delle materie prime derivanti dalla differenziazione, permettendo di ottenere un drastico abbassamento delle tasse sullo smaltimento e un completo rispetto per l’ambiente.

Per questo motivo A Manca pro s’Indipendentzia aderisce con convinzione ed entusiasmo alla manifestazione conovocata per sabato 28 marzo dal comitato Non Bruciamoci il Futuro di fronte all’inceneritore di Tossilo a Macomer, chiamando tutti i militanti, sostenitori e simpatizzanti a partecipare per poter dare alla Sardigna un futuro di lavoro, benessere e rispetto per l’ambiente.

A Manca pro s’Indipendentzia

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14 dicembre 2010. Nel giorno del voto di fiducia al Governo Berlusconi, un’imponente manifestazione nazionale inondava le strade di Roma. Una marea umana provava in quel giorno ad opporsi allo scempio della compravendita di voti in Parlamento. Un Parlamento completamente delegittimato da quanto accadeva al suo interno con la fiducia strappata grazie ai vari Scilipoti e Razzi, ma anche con il beneplacito di chi oggi gode della nomea mediatica di “unica opposizione” al governo Renzi (la Lega Nord di Salvini) che, a braccetto con la grande coalizione, ha votato le maggiori riforme strutturali vigenti in questo paese, dalla Biagi alla Gelmini, passando naturalmente per l’approvazione dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione.

Cinque anni dopo, la procura romana cerca di agire la propria rivalsa chiedendo pene spropositate per alcuni manifestanti, identificati come presunti “organizzatori” di quella giornata. Una sete di vendetta alimentata non solo dal protagonismo politico di alcuni magistrati, ma anche e soprattutto da valutazioni politiche volte a legittimare un sistema in cui le uniche opposizioni riconosciute al “partito unico” di Matteo Renzi sono quelle funzionali alla narrazione neoliberale, come la “nuova” Lega Nord. Questo perché quella giornata fu figlia di un lungo percorso che vide in quel 14 dicembre uno dei momenti di apice per un movimento che dispiegò in quell’autunno tutta la sua capacità di mobilitazione, diffusa a livello nazionale. Un movimento composto dai più diversi settori sociali e dalle più eterogenee rivendicazioni. Che prese le mosse dagli studenti che si opposero con forza e per mesi alla Riforma Gelmini e che ebbe la capacità di generalizzare, nel pieno della crisi economica, le ragioni dell’opposizione al governo, costruendo il primo tentativo di movimento anti-crisi nel nostro paese: dai senza casa perennemente in emergenza abitativa, ai cittadini aquilani devastati dal terremoto e dalle speculazioni successive, dalle lotte sul lavoro e contro la precarietà, fino alle popolazioni campane in lotta contro gli inceneritori.

Un movimento composito dunque, fuori dallo schema della compatibilità politica perché unica opposizione credibile nel Paese. Da qui deriva il tentativo di reprimerlo ed escluderlo da ogni forma di legittimità. Quel che è accaduto quel 14 dicembre non è infatti riconducibile a dinamiche avanguardiste, a fantomatici gruppi organizzati di “spaccavetrine” evocati in continuazione dai media, non è tantomeno possibile individuarne gli “organizzatori”: quella giornata fu la giornata di centinaia di migliaia di persone, per questo Piazza del Popolo fu e resta la piazza di tutt*! Il tentativo è quello di ridurre una complessa storia collettiva fatta di discussioni, azioni, cortei, condivisione, emozioni, notti insonni, assemblee e voglia di partecipazione, desiderio di esserci attraverso le più diverse forme, scritta da un pezzo rilevante del nostro paese, ad un banale episodio di criminalità. Ricordiamo il forte consenso di buona parte della società verso quel movimento, consenso che portò centinaia di migliaia di persone a scendere in piazza e a manifestare la propria rabbia verso lo scempio che si consumava ai piani alti della politica di questo paese. Ricordiamo le macchine in coda applaudire i cortei che bloccavano la circolazione e gli abitanti sostenere dalle finestre i serpentoni che si dispiegavano anche nelle periferie, ricordiamo la frequenza con cui accadevano queste cose, in quelle intense settimane vissute “in movimento”. Quell’approvazione sociale, quel conflitto inscritto in un larghissimo consenso, sono la misura della gravità delle accuse che i magistrati rivolgono a quei cittadini ora ingiustamente inquisiti in Tribunale per il 14 dicembre; accuse che si inseriscono all’interno di un quadro che ha visto moltiplicarsi i procedimenti giudiziari e il numero di persone inquisite sui fatti di quell’autunno del 2010.

 

Oggi questo paese vive una chiusura degli spazi di agibilità democratica senza precedenti e a tutto tondo, fortemente collegata all’acuirsi della crisi e del carico delle misure d’austerity su tutt* noi, quell* che non hanno prodotto alcun debito da ripagare e che non si sono arricchiti dalla e nella crisi finanziaria. Come nel caso del 14 dicembre 2010 e delle tante giornate di quell’autunno finite nelle aule di Tribunale, apprendiamo con sdegno che ad altri che hanno portato avanti quel movimento, come a Palermo, vengono notificate 17 obblighi di firma, con tanto di “teorema” volto a ipotizzare una presunta associazione a delinquere degli stessi. Allo stesso modo consideriamo più che un campanello d’allarme il fatto che misure cautelari vengano applicate verso chi partecipa a uno dei tanti e quotidiani picchetti antisfratto, come accaduto a Roma qualche giorno fa; segno che dai momenti più larghi e diffusi alle pratiche più quotidiane e locali il tentativo è proprio quello di eliminare ogni forma di dissenso e di conflitto dal novero della compatibilità democratica, quella interna al regime delle “larghe intese”.

Invitiamo tutti i cittadini e le cittadine, i lavoratori e le lavoratrici, gli studenti e le studentesse, i cassintegrati, le realtà organizzate che erano in piazza quel 14 dicembre a prendere parola e difendere la Storia che insieme abbiamo costruito e che, oggi, è messa alla sbarra per essere riscritta. Non lasciamo soli gli imputati e rivendichiamo la libertà di opporci, di manifestare e di costruire una vera opposizione sociale nel paese.

Il 14 dicembre 2010 è un patrimonio collettivo: se cercano criminali da isolare, basta cercare tra i nomi di quelli che sedevano in parlamento.

Che nessun* resti sol*, quel 14 dicembre in piazza c’eravamo tutt*

Invitiamo tutte e tutti, da oggi al 2 aprile stesso, giorno della sentenza, ad esprimere solidarietà e complicità attraverso una campagna virale con striscioni, cartelli, articoli e foto da far girare ed inviare alla mail:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

#14D 2010:La piazza è del Popolo, tutti e tutte liber@

#14D 2010 La Piazza è del Popolo, Nessun* resti sol*!

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In migliaia sono scesi in strada, i cittadini dei quartieri periferici di Roma Est ed hanno bloccato la Via Prenestina per dire no al progetto della giunta comunale di un nuovo "ecodistretto", una sorta di megadiscarica altamente inquinante per l'ambiente e nociva per la salute. La manifestazione, partita da via della Borghesiana e diretta all'impianto di Rocca Cencia, ha di fatto bloccato la via Prenestina. La gente dei quartieri del quadrante periferico era già scesa in piazza lo scorso 29 novembre, e poi una settimana fa direttamente in Campidoglio. Non si sono fidati delle rassicurazioni dell’assessore all’Ambiente di Roma Capitale, Estella Marino, che ha promesso di incontrarli nuovamente il 23 marzo, e oggi sono scesi in strada per una nuova protesta.

Pubblicato in Italia (flash news)

Sabato 21 marzo alle ore 10  i comitati, i cittadini, le associazioni del versante est  del VI municipio, scenderanno in strada ancora una volta per manifestare contro l'ecodistretto di Rocca Cencia, sede dell'AMA.  Un progetto, che prevede la costruzione di un biodigestore e di un centro di raccolta del differenziato. Insomma, siamo alle solite: la periferia come luogo di sversamento oltre che di problemi sociali anche di "monnezza". Adesso basta! Siamo stanchi di essere considerati fucina di produzione del profitto..Dal mondo di sopra al mondo di mezzo, c'è una novità ed è che, il mondo di sotto scala la vetta e si riappropria della propria dignità. Il tema dei rifiuti sappiamo quanto sia legato ad interessi anche illegali. E' uno dei  grande temi del nostro secolo. Ma questo deve interrogare tutti,sul modello di consumo e su un nuovo modo di gestione dei rifiuti. Sentirsi dire che a Tor Bella Monaca o a Ponte di Nona non si può fare la raccolta porta a porta perché ci sono le case popolari, non è un modo di ghettizzare ancora la periferia? Immaginate invece, il porta a porta, le isole ecologiche in ogni quartiere, i cittadini veri organi di controllo, insomma, quanto  lavoro si potrebbe creare con questa modalità? Il punto è che per gli ecomostri ci sono finanziamenti e per le buone pratiche non c'è nulla. E' tutto qui il problema.  E allora, la scommessa in realtà sarà continuare la lotta anche dopo che si chiuderà la vicenda. Infatti, mentre oggi siamo tutti insieme, impegnati in questa lotta comune, l'auspicio  è di non tornare ognuno nel proprio spazio ma fare di questa esperienza un punto di partenza. Un'esperienza che sta dimostrando come realtà diverse, abitanti delle case popolari, disoccupati organizzati ecc..oggi, insieme a chi non ha per fortuna questi problemi, siano insieme su obiettivi comuni, veri, per i quali si  superano i luoghi comuni. A differenza, invece di chi vuole dividere per "imperare"!

* Asia- Usb Tor Bella Monaca


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Venerdì 20 marzo a Palermo è stata convocata una manifestazione di solidarietà nei confronti dei  17 giovani dei centri sociali del capoluogo siciliano - Ex Karcere e Anomalia - contro i quali sono state emanate nei giorni scorsi rigide misure cautelari: su di loro pesa la sproporzionata accusa di associazione a delinquere. Da più di una settimana gli attivisti sono sottoposti, per decisione del Gip Vittorio Anania, all'obbligo di firma per diversi fatti accaduti tra il 2010 e il 2012.
“E' una delle prime volte che in Italia si contesta l'associazione a delinquere semplice per reati legati a scontri di piazza, – ha affermato lunedì scorso, nel corso di una conferenza stampa, il legale degli attivisti-  viene veicolato il messaggio che l'attività dei centri sociali è un'attività finalizzata ad associazione  a delinquere semplice, dunque non reati di sovversione, non reati di terrorismo ma un semplice reato associativo. Il prossimo passaggio sarà quello di fare istanza di riesame al Tribunale della Libertà di Palermo.”
A favore dei giovani è subito partita una campagna di solidarietà su facebook e su twitter con l'hastag #SUI 17 CI METTO LA FIRMA. Le lotte non si arrestano.
Tanta la gente comune che ha già aderito, oltre ad attivisti e rappresentanti politici e dei movimenti sociali, a dimostrazione di come queste due realtà aggregative siano ben radicate nel tessuto sociale cittadino. Si sono tra gli altri pubblicamente schierati al loro fianco i consiglieri comunali di Palermo, Alberto Mangano, Rosario Filoramo e Antonella Monastra; diversi consiglieri di circoscrizione, Rifondazione Comunista e Sel, l' Anpi, l'Usb, l' Arci, diverse categorie aderenti alla Cgil, lo Slai Cobas, l'Unione Inquilini di Palermo e numerose altre associazioni. Non è mancata la testimonianza di personaggi del mondo dello spettacolo come quella dell'attrice Sabina Guzzanti e del regista teatrale Claudio Collovà o di personaggi dello sport, come quella del pugile professionista Lenny Bottai e del calciatore del Palermo, Michel Morganella..

Diffusa anche la solidarietà proveniente dal mondo dell'antagonismo e dallo sport popolare, settore quest'ultimo in cui l'attività del Csoa Ex Karcere è ben nota,  per l' impegno profuso e le gesta sportive degli atleti della Palestra Popolare Palermo.
L' appuntamento è a Palermo, dunque, in Piazza Verdi, Venerdì alle h. 17,00.

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 La sentenza del TAR di Palermo del 13 febbraio ha decretato che il Muos è illegale ed illegittimo; partendo da questo giudizio, la lotta del movimento NO MUOS in questi anni rappresenta quindi la volontà popolare di applicare quella giustizia sociale che solo a distanza di sei anni dall'approvazione del progetto Muos in c.da Ulmo ha avuto una conclusione giudiziaria.

Sul versante globale, mentre qui gli avvocati sono impegnati a sbrogliare quelle matasse burocratiche che hanno permesso l'installazione del Muos, i mass media sono indaffarati a presentare il nuovo prodotto delle politiche guerrafondaie degli stati occidentali, ovvero l'Isis nato sulle ceneri degli interventi “umanitari” delle precedenti guerre in Africa e Medio Oriente.

I maestri nell'arte della strumentalizzazione e della guerra, cinicamente, cercheranno di usare questo nuovo spauracchio per giustificare ancor di più gli investimenti nel settore militare compreso quindi il Muos, gli interventi che serviranno a consolidare il dominio in quei territori ricchi di risorse energetiche e sempre peggiori politiche securitarie volte ad neutralizzare qualsiasi forma di dissenso interno e a dissuadere tutti quei migranti che fuggendo dagli inferni della guerra e della miseria, quotidianamente rischiano in migliaia la vita nel Mar Mediterraneo per cercare di immaginare un futuro migliore.

Come i curdi che in Rojava, coraggiosamente difendono le loro città dagli assalti dell'Isis, noi qui ora e adesso ci stiamo difendendo da queste criminali politiche di militarizzazione e nocività.

Questa nuova sentenza ha ulteriormente dimostrato che siamo noi ad essere dalla parte della giustizia; siamo noi che abbiamo difeso la sughereta dalla devastazione ambientale, noi che abbiamo difeso la salute dei cittadini di Niscemi con i nostri corpi e le nostre pratiche di lotta, noi che abbiamo scelto in modo chiaro ed inequivocabile da che parte stare. Abbiamo subito denunce, intimidazioni, ritorsioni: non ci siamo fermati e non ci fermeremo mai.

Questo è successo nonostante i continui attacchi da parte delle istituzioni schierate a difesa dell'illegalità (prefettura, consolato americano, forze dell'ordine, regione Sicilia e Governo Nazionale).

La sentenza del TAR ha però il grande merito di elencare ad una ad una tutte le inadempienze di cui si sono resi responsabili gli enti preposti a “far rispettare le regole”. Tutti quanti, nessuno escluso, hanno applicato la regola del “Non vedo, non sento e non parlo” delle tre scimmiette.

Ecco perché dopo le giornate del 9 agosto, i blocchi stradali, i cortei, lo sciopero sociale chiamiamo tutti ancora una volta alla mobilitazione, e per questo invitiamo tutti e tutte a una grande manifestazione nazionale il 4 Aprile per ribadire che la terra è nostra e non di Cosa NOSTRA, americani e guerrafondai, politicanti e burocrati prezzolati.
L'appuntamento è per le ore 14,00 al presidio in Contrada Ulmo.

Allora #CI VEDIAMO A NISCEMI!  CONTRO IL MUOS, CONTRO OGNI GUERRA

Pubblicato in Ambiente
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