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Giorgio Cremaschi denuncia in questo commento video il vergognoso silenzio dei mass media sulla manifestazione di sabato a Milano contro il Jobs Act e il modello Expo sul lavoro.

Pubblicato in Politica
Lunedì, 02 Marzo 2015 10:57

"Rispediamo al mittente il modello Expo"

“In tanti a Milano, nel cuore di quel modello Expo che dovrebbe fare da vetrina per l’Italia, a dire che quel modello, fatto di precarietà, lavoro gratuito e cementificazione del territorio, lo rispediamo dritto al mittente”, dichiara Fabrizio Tomaselli, dell’Esecutivo Nazionale USB, a seguito dal corteo nazionale dove hanno sfilato circa 10.000 manifestanti tra lavoratori, precari, inquilini, migranti. “Per prima cosa lo rimandiamo indietro  a Renzi, a cui diciamo che i lavoratori e le lavoratrici non ci stanno a farsi rottamare da lui e dal suo governo di finti innovatori, dove un Alfano qualunque si vanta di aver cancellato l’articolo 18 portandoci indietro di cent’anni”, prosegue Tomaselli. Ma il dirigente dell'Usb non sfugge un'altra parte del problema: “Poi lo rispediamo indietro al Matteo numero due, e a quella Lega che in piazza fa finta di fare l’opposizione ma che in Lombardia, a braccetto col PD,  ha anticipato il jobs act per la cogestione del business Expo”. “Non ultimo, lo rispediamo a Cgil-Cisl-Uil, che per Expo hanno sottoscritto l’incredibile accordo sindacale che autorizza sfruttamento e lavoro gratis ed hanno poi la faccia tosta di chiamare i lavoratori a scioperare soltanto a cose fatte”, conclude Tomaselli.

 

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Roma antifascista c'è! E Roma non cede alle lusinghe dell'ultimo incantatore di serpenti, dell'ultimo attrezzo convinto di essere "nazional-popolare".

C'erano molte premesse sbagliate, nella giornata di oggi, a partire dall'allarme più che sagerato pompato all'unisono dal governo, dai media di regime, dallo stesso Salvini e dalla questura. Le contestazioni della giornata precedente - l'occupazione di una chiesa, con la gente sgomberata e alzata di peso, un po' di manganellate distribuite dalla polizia davanti a quattro fumogeni e un po' di slogan - erano state gonfiate oltre ogni senso del ridicolo, quasi fossero l'anticamera dell'insurrezione.

E invece la mobilitazione è stata quello che doveva essere: una manifestazione di popolo, antifascio-leghista, antirazzista, certo. Ma anche contro il governo Renzi, la Troika, l'Unione Europea e l'austerità. Persino i tg di regime non hanno potuto negare la realtà, parlando di manifestazione "enorme, tra le 30 e le 50mila persone", molte di più di quelle paracadutate a Roma dalle regioni del Nord con la sola alleanza "in loco" dei mazzieri di CasaPound, i nazionalisti di Fratelli d'Italia e qualche riciclato delle clientele romane in fuga dal Pdl (come il consigliere comunale Pomarici, neo leghista in Campidoglio). Poca gente, non oltre le quindicimila presenze, e con l'invadente protagonismo dei fascisti di Casapound che hanno riempito la piazza con i saluti romani e i profili del Duce ed hanno addirittura ottenuto un intervento dal palco per Simone di Stefano, il numero due dell'organizzazione squadrista tutta 'patria e marò'.

Dall'altra parte, invece, grandi numeri, di quelli che nella capitale non si vedevano da parecchio tempo. Come da tradizione a Roma, il concentramento a Piazza Vittorio è stato dapprima timido, poi pian piano il corteo si è gonfiato. Ragazzi di molti tipi e dai molti look, vecchi militanti, migranti, lavoratori, donne di tutti i colori, organizzazioni con i loro spezzoni, comitati, collettivi internazionalisti... Una manifestazione allegra ma determinata e combattiva, con buona pace dei criminali di governo che speravano di poter ridurre l'opposizione di una città e di un popolo a una semplice, miserabile, ottusa, questione di "ordine pubblico".

Le foto fino agli asterischi (*****)  sono di Patrizia Cortellessa.

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Appuntamento per tutte e tutti alle 14.00 a Piazza Vittorio, corteo fino a Campo de' Fiori. Ripudiamo Salvini e il suo codazzo di fascio/leghisti.

Secondo le autorità di pubblica sicurezza sono più di 3000 gli agenti di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza schierati da ieri nella capitale 'per garantire l'ordine'. In realtà sembra che la principale preoccupazione della Questura e delle altre autorità di pubblica sicurezza sia impedire ogni possibile contestazione alla manifestazione convocata dalla Lega Nord in Piazza del Popolo alle 15, e alla quale parteciperanno anche Casapound, Fratelli d'Italia e altri gruppi di estrema destra. Una preoccupazione evidente fin da questa mattina presto, quando gli abitanti della zona di Piazza Vittorio, dove i "fascisti del terzo millennio" hanno tenuto uno sparuto presidio per difendere "l'italianità del quartiere" (!), hanno assistito alla blindatura delle strade. Sotto l'occhio vigile delle forze di sicurezza degli operai hanno montato delle barriere di metallo alte più di due metri a protezione in particolare della sede neofascista di Via Napoleone III. Le foto che stanno rimbalzando sui social network parlano da sole.

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Di seguito invece alcune foto delle cariche di ieri a Piazza del Popolo e a Piazzale Flaminio, dove i celerini hanno più volte respinto e sgomberato, con l'uso dei manganelli e dei lacrimogeni, alcune centinaia di manifestanti che protestavano contro la concessione del centro di Roma alla provocazione di Salvini. La giornata si è saldata con alcuni feriti, alcuni contusi e anche cinque fermati tra i manifestanti.

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Roma. "Mai con Salvini". Cariche a Piazza del Popolo, sgomberata chiesa occupata

Come se non bastasse approfittando dell'arrivo a Roma di estremisti di destra da varie regioni italiane alle 18, nel quartiere Prati, alcune organizzazioni neofasciste commemoreranno Mikis Mantakas, un militante neofascista greco morto a Roma quarant’anni fa. Incredibilmente, a neanche duecentometri da piazza del Popolo la questura ha autorizzato un presidio critico nei confronti della Lega dei fascisti di Castellino.

Scrive il Collettivo Militant a proposito dei fatti di ieri e del senso della giornata di oggi a Roma:
"Le cariche violente, indiscriminate, illegali di stasera a Roma sono il segno di un potere che garantisce le sue opposizioni ideali e spazza via tutto il resto. Salvini, da questo punto di vista, è l’alternativa perfetta al sistema “democratico”. Populista abbastanza per coagulare attorno a sé l’opposizione di centrodestra in questa fase di vuoto di potere, ma privo di quella credibilità necessaria ad esprimere la volontà di una “maggioranza”, ad essere insomma un competitor effettivo al governo “democratico”. Salvini è l’assicurazione sulla vita del governo Renzi, motivo per cui viene e verrà sempre più difeso oltre ogni legalità democratica. La prova l’abbiamo avuta per l’appunto oggi, quando è stato messo in campo un tentativo sicuramente determinato ma in fin dei conti pacifico e dimostrativo di occupare simbolicamente la Piazza del Popolo. Evidentemente, la possibilità di esprimere effettivamente il proprio dissenso non viene prevista dalla Questura romana, che da un lato domani garantirà ai neonazisti di Casapound di manifestare nella stessa piazza dove partirà il corteo dei movimenti, mentre oggi vieta con la violenza agli stessi movimenti di presenziare simbolicamente, e il giorno prima, la piazza scelta per la manifestazione fascio-leghista. La più trita dinamica dei due pesi e delle due misure. Mai nella storia di questo paese ad un’organizzazione neofascista era stata concessa la stessa piazza delle forze democratiche, nello stesso giorno e con solo due ore di scarto, sugellando la direzione politica di una polizia incontrollabile, vero potere politico parallelo a quello ufficiale. Succede oggi, testimoniando la resa di ogni possibile discorso sui diritti e sulla natura “antifascista” della Costituzione e delle istituzioni. Chiacchiere spazzate via dai manganelli di poche ore fa a piazzale Flaminio, dove circa 500 manifestanti del percorso “MaiConSalvini” si erano dati appuntamento. Roma non vuole Salvini, così come non vorrà l’infame Le Pen ad aprile, e questo rifiuto non potrà continuare ad essere gestito solo attraverso l’ordine pubblico, le cariche, mentre dall’altro lato si legittimano le formazioni neofasciste di tutta Europa. Siamo di fronte ad un cambio di paradigma per la storia politica del paese. La legittimazione democratica e antifascista sta crollando sotto i colpi della marginalità di un movimento incapace di assumersi l’onere degli eventi, mentre dall’altro lato il sistema “democratico” legittima le opposizioni reazionarie in quanto funzionali al suo sistema di potere. La storia corre veloce di questi tempi, e quando si sarà riassestata attorno ad un paradigma post-antifascista anche nelle forme, ci ritroveremo più deboli di prima. Tutti quanti, nessuno escluso. Le cariche di stasera non sarebbero state possibili un tempo. Oggi lo sono, con il consenso unanime del quadro parlamentare". (da www.militant-blog.org).

Assai inquietante invece il breve ma duro commento del giornalista del quotidiano 'La Stampa' Mattia Feltri, che sull'edizione online odierna scrive: 
"Da stamattina Roma è in movimento. La città è percorsa da camionette di forze dell’ordine e sorvolata da elicotteri. Ha un senso tutto questo? Era proprio necessario autorizzare cortei dichiaratamente ostili l’uno all’altro nella stessa giornata? Non era meglio rinviarne uno dei due? Il sindaco e il prefetto sono sicuri di aver fatto un buon lavoro? Per le risposte, ci si risente stasera". 
Indovinate secondo il quotidiano padronale quale delle due manifestazioni andava proibita? E quel "ci si risente stasera" non sembra promettere niente di buono...

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Partenza alle ore 14 da Largo Cairoli, conclusione del corteo in piazza della Scala. Contro i ladri di diritti, il modello Expo, il jobs act, il lavor gratuito e il razzismo. Più salario, più casa. più reddito, più diritti.

Difficile la piazza di Milano, da anni. Ma la prova stavolta riesce alla grande. Troopo grande lo sfregio del lavoro gratuito per chi deve far funzionale l'Expo, troppo volgare il criminale decreto chiamato Jobs Act, che distrugge il sistema dei diritti del lavoro e riporta i lavoratori a prima dell'autunno caldo.

Grande merito all'Usb, che copre dall'inizio alla fine del lungo corteo, con le sue bandiere e i suoi lavoratori, lo spazio politico e sindacale. L'iniziativa era partita dal Forum diritti lavoro, che riunisce giuslavoristi, sindacalisti di lungo corso come Giorgio Cremaschi, una vita in Cgil e nella Fiom.

Grande merito ai vigili del fuoco, capaci di animare un happening continuo dal luogo di partenza fino al Duomo, a piazza San Babila, in una Milano attenta ai temi del corteo, mai allarmata da questa "invasione" d'altri tempi che parla al cuore, al portafoglio, alla dignità di chi trae dal lavoro di che vivere.

C'è anche la determinazione poco conosciuta del pubblico impiego,  bersaglio preferito del qualunquismo e del governo Renzi, che a guiorni andrà alle elezioni per il rinnovo delle Rsu battagliando contro sigle sindacali di regime, intente sempre alla compravendita dei privilegi e non più ai diritti di chi lavora.

E grande, forte, allegra, la presenza dei migranti - da Roma, Napoli, Torino,Bologna, Bergamo ecento altre città - a testimonianza che il lavoro non ha colore, che non si divide su questo, che non si può contrapporre una sfumatura di pelle chiara a tutte le altre.

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Si è da poco concluso in piazza San Babila il corteo nazionale CONTRO I LADRI DI DIRITTI, che ha visto sfilare per le vie di Milano 10.000 manifestanti contro jobs act, precarietà e razzismo.

Tante le realtà del lavoro pubblico e privato, dei movimenti sociali, dei coordinamenti cittadini e regionali, fianco a fianco con i precari, i disoccupati, i migranti e i senza casa.

In piazza gli intervenuti conclusivi di Giorgio Cremaschi, per il Forum Diritti/Lavoro che ha lanciato la manifestazione; Nicoletta Dosio, del movimento No Tav; Aboubakar Soumahoro, portavoce italiano della Cispm (Coalizione Internazionale Sans Papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti Asilo) e Pierpaolo Leonardi, dell’Esecutivo nazionale USB.

“I lavoratori e le lavoratrici, ma anche chi il lavoro lo ha perso, o i giovani a cui Expo chiede di lavorare gratis, non si fanno certo incantare dalle favole di Salvini, sedicente neo paladino dei più deboli – ironizza dalla piazza Guido Lutrario, dell’USB nazionale – qui, nel cuore di Milano, si hanno ben presenti le prodezze di cui è capace la Lega, sia quando era al Governo nazionale, sia adesso che governa la Lombardia, dove per Expo ha ratificato il lavoro sfruttato e gratuito, con la benedizione di Cgil Cisl Uil”.

“Lo sanno bene anche i migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo, tantissimi oggi in piazza con noi, che Salvini insieme ai neofascisti vorrebbe far ‘riaccompagnare a casa’ dalla nostra Marina Militare”, aggiunge il sindacalista.

“Sono troppe le parti in commedia – prosegue Lutrario - sia per Salvini che per Renzi, l’altro sedicente innovatore che ha riportato il diritto del lavoro ai tempi di Kunta Kinte, come era scritto su uno striscione del bellissimo corteo di oggi”.

“I lavoratori e le lavoratrici non ci cascano – evidenzia il rappresentante USB –  sanno bene chi, seguendo un percorso coerente, difende i loro interessi praticando un conflitto vero, nei posti di lavoro e nei territori; chi non li porta a scioperi e manifestazioni mentre in contemporanea firma accordi vergognosi. Questa di oggi è stata la prima grande manifestazione contro il jobs act e contro tutti i ladri di diritti - conclude Lutrario – da qui continua la nostra battaglia”.

 

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“Oggi siamo in tanti a Milano, nel cuore di quel modello Expo che dovrebbe fare da vetrina per l’Italia, a dire che quel modello, fatto di precarietà, lavoro gratuito e cementificazione del territorio, lo rispediamo dritto al mittente”, dichiara Fabrizio Tomaselli, dell’Esecutivo Nazionale USB, dal corteo nazionale dove stanno sfilando circa 10.000 manifestanti.

“Per prima cosa lo rimandiamo indietro  a Renzi, a cui diciamo che i lavoratori e le lavoratrici non ci stanno a farsi rottamare da lui e dal suo governo di finti innovatori, dove un Alfano qualunque si vanta di aver cancellato l’articolo 18 portandoci indietro di cent’anni”, prosegue Tomaselli.

Aggiunge il dirigente USB: “Poi lo rispediamo indietro al Matteo numero due, e a quella Lega che oggi in piazza fa finta di fare l’opposizione ma che in Lombardia, a braccetto col PD,  ha anticipato il jobs act per la cogestione del business Expo”.

 “Non ultimo, lo rispediamo a Cgil-Cisl-Uil, che per Expo hanno sottoscritto l’incredibile accordo sindacale che autorizza sfruttamento e lavoro gratis ed hanno poi la faccia tosta di chiamare i lavoratori a scioperare soltanto a cose fatte”, conclude Tomaselli.

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Pubblicato in Politica

Sono arrivati alla stazione centrale di Milano e stanno già sfilando in tanti per le vie del capoluogo lombardo: sono i manifestanti, giunti questa mattina da tutta Italia a bordo del treno speciale organizzato per il corteo CONTRO I LADRI DI DIRITTI, che dalle ore 14.00 di oggi partirà da largo Cairoli per raggiungere piazza San Babila.

 

Per la manifestazione nazionale stanno raggiungendo Milano decine pullman e treni da tutte le regioni, per dire no al jobs act, alla riforma della P.A., all’Expo dello sfruttamento e del cemento.

 

All’iniziativa, lanciata dall’associazione di giuslavoristi ed avvocati Forum Diritti/lavoro e sostenuta dall’USB,  hanno aderito la Coalizione Internazionale dei Sans Papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti Asilo (CISPM), che sarà presente con rappresentanti provenienti da tante nazioni; il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua; l’Unicobas; il Sindacato è un’altra cos­a – opposizione Cgil della Lombardia.

 

Questo il percorso del corteo: partenza largo Cairoli, Foro Buonaparte, via Illica, piazzale Cadorna, via Carducci, via Olona, piazza S. Agostino, viale Papiniano, piazzale Cantore, corso Genova, via Correnti, via Torino, via Orefici, piazza Duomo, via dell’Arcivescovado, piazza Fontana, largo dei Bersaglieri, corso Europa, piazza San Babila.

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Pubblicato in Lavoro & Conflitto
Venerdì, 27 Febbraio 2015 08:50

Se due Matteo vi sembran pochi....

La manifestazione del 28 febbraio a Milano promossa dal Forum Diritti Lavoro non ha solo la bellezza plastica della contrapposizione con la Lega. La Lega si trasferisce a Roma, noi conquistiamo Milano. Non è certo questo il senso che ci muove nell'adesione alla manifestazione di Milano.

La Lega sta abbandonando il primitivo federalismo celtico che utilizzava argomentazioni di dubbia natura etnica nella prospettiva di collocare aree produttive del paese, coincidenti per loro con le regioni del nord, nel nuovo polo imperialista europeo. L'impossibilità di questa operazione, per l'incedere della crisi e la gerarchia economico finanziaria all'interno dell'UE, ha spinto la Lega ad aderire al progetto di una destra europea, che ovviamente rilancia la questione nazionale. La manifestazione di Roma lancia questo progetto nazionale della Lega, nel tentativo di catalizzare su se stessa il disagio sociale diffuso a piene mani dalle politiche europee. Così può permettersi di ignorare le problematiche del lavoro, della corruzione e del disastro ambientale prodotto con il consumo di terreno agricolo presenti nell'organizzazione dell'Expo'. Una chiara ammissione di condivisione di quel modello di sviluppo.
La manifestazione di Milano ha invece obiettivi ambiziosi ma concreti per la ripresa dell'opposizione sociale sui temi del lavoro che sono scomparsi dal dibattito nazionale e vengono letti unicamente in funzione dei decreti previsti dalla legge delega sul jobs act.

Svelare il doloroso inganno dell'Expo di Milano
Riaffermare la centralità del lavoro a fronte dell'Expo' 2015 che è stato un vero e proprio laboratorio per la destrutturazione del mercato e del mondo del lavoro.
L'argomento dell'Expo' "nutrire il pianeta", un problema reale che non si risolve con le esposizioni finalizzate all'export e allo sviluppo delle alleanze economiche e che nell'attuale clima di guerra globale rischia di farci  apparire come il paese del mulino bianco.  Secondo la Fao, nel mondo vengono prodotti alimenti sufficienti per una popolazione di 12 miliardi di persone, se consideriamo che la popolazione attuale del globo è vicina ai 7 miliardi, è facile comprendere che il problema non è la produzione alimentare ma la distribuzione di quella già abbondantemente prodotta.  Un'ulteriore considerazione ci porta verso il problema del lavoro, dei 900 milioni di abitanti del pianeta che soffrono la fame, ben l'80% vivono nelle campagne e producono il cibo. Lo sfruttamento  selvaggio delle popolazioni e dell'ambiente, come il condizionamento delle politiche nazionali e delle culture locali sono appannaggio delle 10 multinazionali che controllano il 70 % dei prodotti alimentari consumati nel mondo. Bene queste multinazionali, unitamente agli undici gruppi italiani che operano sul mercato nazionale, li ritroveremo all'interno dell'Expo', gli affamatori del pianeta ci spiegano come loro intendono vendere i loro prodotti prescindendo dal problema della fame nel mondo. Problema della fame nel mondo che nasce proprio dalla loro esistenza, sono la causa e non la soluzione del problema.
Ma questa, seppure dolorosa mistificazione per i problemi che crea nel mondo, non è solo l'unica, la questione del lavoro nell'organizzazione dell'Expo' ha una centralità devastante e sperimenta le nuove forme di sfruttamento definito di ultima generazione.
L'Expo', presentato come evento salvifico dell'economia nazionale, in realtà è una società per azioni creata da Berlusconi nel 2008 e vede la partecipazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze con una quota del 40%, del Comune di Milano con il 20%, della Regione Lombardia con il 20%, della Provincia di Milano con il 10%, della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Milano con il 10%.
A questa società si aggiunge Il 1º giugno 2011  Arexpo, con lo scopo di acquisire le aree del sito espositivo di Expo 2015, metterle a disposizione dell'azienda per l'organizzazione dell'Esposizione universale e gestire lo sviluppo urbanistico dell'area, con particolare focalizzazione sugli utilizzi post-manifestazione. Un affare nell'affare con la partecipazione societaria analoga a quella di Expo' 2015 con quote differenziate. Costruita la cordata istituzionale è stato fin  troppo facile acquisire gli immancabili cgil csil uil per l'operazione mercato del lavoro con la partecipazione del governo Letta e  del ministro Giovannini. La continuità nelle scelte strutturali tra il governo Berlusconi e quello Letta con la versione aggiornata di Renzi dimostrano per l'ennesima volta che ci troviamo di fronte a politiche cosiddette di sistema che vengono portate avanti prescindendo dalla coalizione che governa. Un elemento importante di comprensione degli eventi che vanno riportati al modello di sviluppo in costruzione.
Il 23 luglio 2013 cgil cisl uil, comune di Milano e expo' 2015 s.p.a. sottoscrivono un accordo che viene non a caso definito come il contratto di lavoro dell'Expo'. In deroga alle normative fino a quel momento sopravvissute, si prevede la assunzione a termine di 800 lavoratori e l'utilizzo di 18.500 volontari. La settimana precedente Camera di Commercio e Politecnico di Milano sottoscrivono un accordo che prevede l'utilizzo di stagisti con un compenso di 1 (uno ) euro l'ora. Prontamente il governo Letta, tramite il ministro Giovannini predispone un decreto che prevede l'utilizzo dell'apprendistato mantenendo solo il limite dell'età a 29 anni, abolendo  l'obbligo di certificare la formazione svolta e l'obbligo di stabilizzazione della quota del 30%. È bene considerare che la stabilizzazione può avvenire con due livelli inferiori a quello in cui si viene utilizzato e che il 90% dei contributi sociali sono a carico dello stato. Allo stesso modo viene ridotta la pausa tra un contratto a tempo determinato e il successivo, oltre a mantenere l'acasualità. Create le condizioni per la flessibilità totale si passa al lavoro volontario. Vengono previsti 18.500 volontari da utilizzare per l'accoglienza utilizzati su due terni di 5 ore al giorno per un massimo di 475 unità per ogni giorno per un massimo di due settimane ciascuno. Letta dichiarò, soddisfatto del proprio lavoro, che il modello Expo' poteva essere esteso a livello nazionale definendo quanto si stava facendo come un vero e proprio laboratorio. Tanto è vero che con successivo accordo del 5 giugno 2014 tra cgil cisl uil e regione Lombardia il contratto Expo' a tutta la Lombardia per le attività correlate all'evento e trasformando la regione in area vasta di riferimento, con validità fino al 31 marzo 2016, poi c'è il jobs act.

Il lavoro sfruttato, non pagato, non rappresentato
L'impatto occupazionale di questo evento consentirà l'assunzione a tempo determinato per 800 lavoratori assunti per 6 mesi suddivisi in 340 apprendisti con età inferiore ai 29 anni, altri 300 saranno a tempo determinato e i restanti utilizzati per disoccupati e lavoratori in mobilità. 195 stagisti con un compenso di 516 euro e 18.500 volontari da utilizzare come sopra esposto.
In base alle previsioni di Expo' che conteggia circa 20 milioni di visitatori, è stato commissionato uno studio dalla Camera di Commercio di Milano all'Università Bocconi i cui esiti sono stati diffusi all'inizio del 2013. Tale studio prevede la creazione di 200.000 posti di lavoro. Di fronte alla realtà la segreteria milanese della cgil è costretta a denunciare il flop occupazionale, a maggio 2014 gli avviamenti al lavoro erano circa 3400, ad ottobre 2014 il dato è aumentato di circa 700 unità, raggiungendo il numero di 4185. La deregolamentazione non produce affatto occupazione.
Se questa è la condizione occupazionale dell'Expo', possiamo immaginare quello che può accadere nell'indotto prodotto dall'evento e nei servizi pubblici che dovrebbero, a detta degli organizzatori, assorbire l'impatto di 20 milioni di presenze i 6 mesi.
L'Expo' presenta una serie di elementi che è bene riassumere  e che riaffermano l'importanza della manifestazione del 28 febbraio a Milano. È evidente che il contratto dell'Expo' rappresenta il primo evento che realizza e materializza le politiche di destrutturazione del mercato del lavoro in grande scala. Renzi sta completando l'opera iniziata dal governo Letta e sta realizzando l'estensione del modello expo' su tutto il territorio nazionale dal punto di vista legislativo. La precarizzazione del rapporto di lavoro è un elemento strutturale del nuovo mercato del lavoro, basta pensare che un contratto di apprendistato dura 4 anni e, se stabilizzati, si conquistano altri 3 anni di sospensione contrattuale, si ha un totale di 7 anni di precarietà. La flessibilità mansionaria completa il quadro e consegna il lavoratore nelle mani del datore di lavoro senza alcuna difesa. La sospensione delle prerogative sindacali giustificate con l'eccezionalità dell'evento annullano ogni potere contrattuale. Al lavoro flessibile si aggiunge il volontariato strutturato a vera e propria componente fondamentale dell'impresa. Il progetto della riforma del servizio civile e del terzo settore va in questa direzione, utilizzare il volontariato come elemento di socializzazione lavorativa per costruire rapporti e relazioni che potrebbero dare un domani seguito ad un posto di lavoro. Il modello è quello dei boy scout, una formazione preventiva di subordinazione gerarchica, culturale e ideologica che consente una fidelizzazione il cui grado consente l'acquisizione di un posto di lavoro.
L'indotto, che già vive di precarietà e flessibilità è destinato, a caduta, a realizzare sulla propria pelle le innovazioni del mercato del lavoro, un modello già ampiamente sperimentato nelle grandi imprese. I servizi pubblici, sottoposti a tagli devastanti si troverà a sostenere un impatto di utenza senza precedenti, se si realizzano le previsione degli organizzatori. Esistono dunque tutti gli elementi per la ripresa di un'opposizione sociale che rimetta la questione lavoro al centro dell'attenzione pubblica, il problema dei servizi e dell'esercizio delle garanzie sociali. È un condizione unica per contestare il nuovo modello di sviluppo nella sua interezza.   
La manifestazione di Milano è un segnale al paese per ricomporre un fronte sociale di opposizione al governo Renzi e alla sua devastazione del mercato del lavoro e dell'intero modello sociale. La mobilitazione di Roma ha l'obiettivo di contenimento di una deriva di destra che tenta di costruire un proprio percorso di legittimazione politica e sociale.

Pubblicato in Interventi
Mercoledì, 25 Febbraio 2015 22:49

La Roma antifascista "bracca" Salvini

Contestato Salvini a Roma durante la conferenza stampa di presentazione della sua manifestazione del 28 febbraio. In Campidoglio questa mattina il leader della Lega, creato dai mass media e sdoganatore dei fascisti, ha presentato la calata su Roma di sabato prossimo. Ma gli antifascisti romani gli hanno guastato la festa. Qui di seguito il comunicato sulla contestazione a Salvini:

Oggi mercoledì 25 febbraio Matteo Salvini si è presentato in piazza del Campidoglio per la conferenza stampa di lancio del comizio di sabato prossimo in piazza del popolo. La piazza presidiata fin dalla mattina è stata evacuata poco prima del suo arrivo, ma chi era riuscito a rimanere nella piazza ha spontaneamente iniziato a contestarlo. Poco dopo seppur fermate e alcune identificate un “pericolosissimo” gruppo di donne, precarie, studentesse, mamme ha contestato con dei cartelli di carta Matteo Salvini. Hanno gridato tutta la loro disapprovazione contro chi ha insultato questa città, contro chi per anni ha inneggiato alla secessione e ora si presenta come opposizione sociale scordandosi di essere stato al governo per 15 anni sostenendo politiche che hanno precarizzato il mondo del lavoro, che hanno istituito il reato di immigrazione clandestina e contribuito al taglio dei servizi e alla distruzione delle politiche sociali. L'unica risposta articolata da Salvini e dai suoi è stata “tornate nel pollaio, andate a studiare”.

Non ci stupisce la pochezza di argomenti di chi vorrebbe presentarsi come alternativa al Governo Renzi ed era quasi disarmante la sua incapacità di sostenere un contraddittorio con chi esprime opinioni differenti. I messaggi politici di Salvini sono pericolosi e contribuiscono a fomentare l'odio e la xenofobia in questo paese, soffiando sul fuoco del disagio sociale a cui il suo stesso partito ha contribuito. Mille volte abbiamo manifestato in questa ed in altre piazze contro le politiche di austerità e in difesa dei diritti per tutti e tutte.

Non sono ne Salvini ne la Lega la vera opposizione al Governo Renzi.

Roma non ti vuole!!

La Roma solidale, antirazzista e antifascista manifesterà sabato 28 febbraio ore 14 da piazza Vittorio

#maiconsalvini

#romanonsilega

#28f

Guastata la festa. guarda il video della contestazione a Salvini in Campidoglio

Sempre questa mattina, le realtà che stanno organizzando la contromanifestazione a Roma rispetto a quella della Lega e dei fascisti, hanno tenuto una conferenza stampa a Piazza Vittorio, una piazza simbolo della multienicità di Roma e dalla quale sabato alle ore 14.00 partirà il corteo antifascista e antirazzista. Negli interventi è stata ribadita la determinazione a mantenere la partenza del corteo da Piazza Vittorio nonostante la provocazione fascista di CasaPound che ha convocato lì un presidio proprio per sabato mattina. Una determinazione rafforzata inoltre da un comunicato di adesione dell’ANPI di Roma al corteo di sabato. Significativo lo striscione esposto durante la conferenza stampa “no alle politiche d’austerity, no al governo Renzi”, come a dire che la vera opposizione al governo e ai diktat di Bruxelles non è quella di Salvini, della Lega e dei fascisti ma di chi da anni si sta battendo metro su metro contro i veri poteri decisionali che devastano la vita della popolazione, sia essa italiana che immigrata.

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Pubblicato in Politica
Mercoledì, 25 Febbraio 2015 11:24

28 febbraio #maiconsalvini

Pubblicato in Video
Mercoledì, 25 Febbraio 2015 10:02

Un 28 febbraio di lotta a Roma e Milano

In piazza a Milano e Roma: Renzi e Salvini due facce della stessa medaglia

Il 28 febbraio le strade di Milano e Roma saranno attraversate da due manifestazioni che hanno al centro dei loro obiettivi il rilancio dell’opposizione politica e sociale al complesso delle strategie dell’Unione

Europea, del governo Renzi assieme al deciso stop ad ogni tentativo leghista e fascista di interpretare strumentalmente il crescente disagio dei settori popolari colpiti dalla crisi.

A MILANO: il Forum Diritti/Lavoro assieme al sindacalismo conflittuale contesta il cosiddetto Modello Expo il quale - sulla scorta dei micidiali effetti antisociali del Job Act - spiana la strada ad una nuova e più spietata frammentazione di ogni forma di organizzazione politica e sindacale dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati;

A ROMA: una manifestazione popolare contesta la demagogia populista e razzista della Lega Nord la quale punta ad insediarsi a Roma e nel resto del paese per incanalare in una prospettiva reazionaria ed antiproletaria il malcontento sociale provocato dai provvedimenti della Trojka e dalle continue misure governative di macelleria sociale, copione già visto in Francia con il Fronte Nazionale e in Grecia con Alba Dorata;

La Rete dei Comunisti aderisce e partecipa ad entrambi gli appuntamenti di lotta e sostiene tutte le iniziative che mirano a ricostruire attraverso il conflitto una rappresentanza politica degli interessi popolari autonoma ed indipendente dalle compatibilità capitalistiche e da ogni subalternità politica verso i poteri forti.

Il rafforzamento di una opposizione organizzata ai provvedimenti antipopolari dell’Unione Europea, ai pericoli di guerra, alle crescenti spinte autoritaria della società dovrà fondarsi su una ripresa del conflitto articolata e generalizzata - nei posti di lavoro, nei territori e nell’intera società - sconfiggendo la pericolosa demagogia leghista, razzista e fascista che non è assolutamente una soluzione dei problemi dei ceti popolari ma rappresenta un ulteriore fattore di debolezza, divisione ed arretramento dei nostri interessi storici ed immediati.

Rete dei Comunisti    (www.retedeicomunisti.org)                                                         Noi Restiamo             (noirestiamo.noblogs.org)

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“Il Ministro dell'Interno Alfano esulta per ‘aver cancellato l'articolo 18 e lo Statuto dei Lavoratori’, e il Governo Renzi, fregandosene dei pareri delle Commissioni di Camera e Senato, approva il jobs act in una forma anche peggiore di quella prospettata qualche mese fa”, dichiara Fabrizio Tomaselli, dell’Esecutivo USB. “Lo dicevamo chiaramente che l'approvazione del Parlamento di una Legge Delega, che non necessita di ulteriori ok vincolanti di Camera e Senato, avrebbe dato carta bianca a Renzi per smontare completamente il diritto del lavoro ed i diritti dei lavoratori. A poco servono, ed appaiono quasi un gioco delle parti, le proteste di parte del PD, che ha votato comunque la Legge delega, e della Cgil, che tutta insieme ha scioperato soltanto dopo l'approvazione in Parlamento”.

“Serve invece la mobilitazione dei lavoratori, dei precari, dei pensionati -  incalza il dirigente USB  - ed il 28 febbraio saremo nelle vie di Milano per dimostrare che esiste un'opposizione reale, che si può e si deve dire NO a chi sta rubando i diritti e il futuro di milioni di lavoratori, per protestare contro quell'Expo che intende cementificare ulteriormente la città e realizzare la maggiore aspirazione di padroni e Confindustria, il lavoro gratuito di migliaia e migliaia di giovani”.

“Ma c'è anche un'altra importante ragione per la quale si manifesterà il 28 febbraio proprio Milano. Mentre la Lega tenta la carta della ‘discesa’ verso Roma per rafforzare le proprie aspirazioni di guidare il centro-destra – aggiunge il sindacalista -   noi andremo a manifestare a Milano per raccogliere la protesta di chi è stanco del razzismo e della xenofobia”. “Dobbiamo dire no a guerra e razzismo, a quel sentimento che guida la mano della peggiore destra italiana quando indica come nemici del Paese coloro che fuggono da guerre e miseria, coloro che lavorano tutti i giorni al nostro fianco, che perdono la casa, che subiscono disoccupazione e impoverimento come tutti noi. Invitiamo dunque tutte le forze sociali, sindacali e politiche che intendono opporsi al Governo Renzi e alle politiche xenofobe della Lega a scendere in piazza con lavoratori, precari, disoccupati, pensionati, studenti e migranti. L'appuntamento per tutte e tutti è alle 14.30 in Largo Cairoli”, conclude Tomaselli.

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