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Giovedì, 18 Settembre 2014 11:36

“Una Scozia per milioni, non per milionari”

EDIMBURGO - “Non si tratta di cambiare bandiera o capitano, si tratta di costruire una società diversa”. E’ questo il messaggio che nelle ultime ore di campagna elettorale, così come hanno fatto in un crescendo di mobilitazione che non ha eguali nella storia recente della società scozzese, stanno lanciando i gruppi della sinistra radicale che ieri sera a Edimburgo hanno organizzato diversi momenti di confronto e visibilità. Uno dei quali, all’interno della Augustine Church, ha riunito un centinaio di entusiasti partecipanti mentre a poca distanza, nel parco di Meadows, altre centinaia di persone distribuivano materiale per il ‘si’ accompagnati da una colonna sonora fornita per l’occasione da una band locale. Non nota come i Mogway o i Franz Ferdinand, che qualche giorno fa hanno suonato per chiedere ai loro fans di votare indipendentista, ma comunque apprezzata.

Le troupe di una televisione giapponese e di una emittente tedesca, insieme a quelle di alcuni media locali, si contendono i manifestanti che sventolano le bandiere scozzesi o quelle catalane. I più ricercati sono quelli con i capelli azzurri, o i cani con al collo la Croce di Sant'Andrea. Da Barcellona e dintorni sono arrivati davvero in tanti per assistere allo storico evento di oggi, e non si tratta solo di giornalisti o esponenti politici, ma ci sono anche tanti comuni cittadini desiderosi di respirare un’aria di libertà e di futuro che vorrebbero si respirasse anche da loro il prossimo 9 novembre. Un rappresentante della Cup, il movimento della sinistra indipendentista radicale catalana, interviene brevemente alla conferenza e ricorda che catalani e scozzesi hanno a disposizione – se la sono conquistata, nessuno ha regalato loro nulla – una occasione storica per cambiare il corso della storia e iniziare ad autodeterminare il proprio futuro. Ma non certo per trasferire il potere dai potentati di Londra o Madrid a quelli di Edimburgo o Barcellona. Si tratta di costruire una “indipendenza per milioni, non per milionari” è del resto uno degli slogan più utilizzati dalla campagna denominata “Radical Indipendence” che in questi mesi, e anche ieri sera, ha riunito comunisti, socialisti, ecologisti radicali e antimilitaristi, organizzati o meno, in una mobilitazione partita in sordina ma che negli ultimi giorni è montata come non era mai successo.
Sono anche alcuni degli attivisti più addentro a stupirsi del crescendo di entusiasmo, partecipazione, creatività che sta portando nelle strade per un porta a porta capillare migliaia di persone, molte della quali non si erano mai impegnate direttamente in alcuna attività politica. Il fatto che per la prima volta nella storia il 97% degli aventi diritto al voto si siano registrati per poter votare la dice lunga sul momento che la società scozzese sta vivendo. Ancora più inusuale il corteo spontaneo partito ieri sera da Meadows e che lungo il percorso che lo ha condotto fino al parlamento scozzese ha raccolto i partecipanti alla conferenza della ‘Radical Indipendence’. Una manifestazione spontanea, disordinata ma molto rumorosa, come non se ne ricordavano da anni, mentre nelle strade del centro di Edimburgo caroselli di automobili strombazzanti percorrevano le strade principali. Ovunque bandiere scozzesi: sulle auto, sui balconi, sulle porte, spesso associate a quelle catalane. Insieme a quelle della Corsica, o del Quebec. E non sono mancate neanche alcune bandiere palestinesi, sventolate dalle automobili o portate da manifestanti che si avvicinavano ad un parlamento che, se oggi si dovesse affermare il ‘si’, nel 2016 ospiterebbe una assemblea costituente incaricata di redigere una nuova Costituzione.

La capillare presenza nelle strade dei sostenitori dell’indipendenza ha riattivato energie sopite, valori a lungo rimossi dal discorso pubblico, speranze riaccese dalla possibilità di decidere quale Scozia si vuole edificare. Una occasione unica per recuperare un punto di vista ed un progetto collettivo e contestare un modello basato sull’individualismo e la delega ai leader dei vari partiti. Un modo di contendere l’egemonia della campagna al laburista Snp del premier Salmond, e di stigmatizzare i paludati dibattiti televisivi in cui a scontrarsi sono spesso vip ed esperti che nulla hanno a che fare con le condizioni di centinaia di migliaia di abitanti della Scozia alle prese con i tagli allo stato sociale, la disoccupazione, il degrado delle periferie. 

Ed è ovvio che all’interno del fronte indipendentista si giochi la partita di valori da affermare, del modello di società da costruire. Una socialdemocrazia integrata nell’Unione Europea e nel Commonwealth guidato dalla Regina d’Inghilterra per il partito egemone, lo Scottish National Party. Una Scozia repubblicana, basata sull’eguaglianza e sulla giustizia sociale, un’istruzione e una sanità di qualità, smilitarizzata e solidale per coloro che si riconoscono nell’arcipelago che in queste settimane ha preso forma nella ‘Radical Indipendence’.
E che ieri ha incassato l’importante endorsement di Billy Bragg, un affermato artista inglese che però dalla sua prospettiva internazionalista ha chiarito che occorre sostenere il movimento nazionale scozzese, progressista, contro un nazionalismo inglese retrogrado e reazionario. La solidarietà di Bragg espressa dalle colonne del Guardian è un sostegno ‘pesante’. Così come quello arrivato poch ore prima di Andy Murray, popolare campione di tennis.
Stamattina i 2600 seggi hanno aperto presto, alle 7, e non chiuderanno prima delle 22, per permettere ad una massa inconsueta di votanti di poter esprimere la propria opinione. Secco e breve il quesito: “Dovrebbe la Scozia essere Stato Indipendente?”. I risultati cominceranno ad affluire già durante la notte e tra le 4 e le 6 del mattino di domani, con lo spoglio dei voti delle due maggiori città – Glasgow ed Edimburgo – il responso dovrebbe più o meno essere certo. Gli ultimi sondaggi danno i ‘no’ e i ‘si’ più o meno alla pari, e quindi occorrerà attendere parecchio per sapere se domani l’Europa assisterà o meno alla fine della Gran Bretagna. Comunque andrà, oggi gli scozzesi stanno facendo la storia e il loro esempio potrebbe essere seguito presto da altri popoli di un continente i cui governi non dormono più sonni tranquilli.

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E’ stata superiore alle aspettative la partecipazione alla manifestazione che ieri in Sardegna ha contestato l’asservimento militare del territorio dell’isola. Alla fine sono stati alcuni migliaia i partecipanti al corteo (cinquemila secondo le stime più credibili) che si è concluso fuori dai cancelli del poligono militare di Capo Frasca, sulla costa centro-occidentale della Sardegna, provenienti da ogni angolo dell’isola e mobilitati in particolare dai partiti indipendentisti e dai coordinamenti pacifisti e antimilitaristi, con la partecipazione di varie forze politiche della sinistra e di qualche delegazione proveniente dalla penisola. Compresa qualcuna non proprio ben accetta dal resto dei manifestanti, in particolare quelle dei partiti che solo a parole sostengono la lotta contro le servitù militari ma poi all’interno del governo italiano e di quelli locali sostengono attivamente lo sfruttamento militare del territorio sardo.

L’ampia partecipazione all’iniziativa è stata fomentata sicuramente dalle recenti esercitazioni militari che hanno devastato decine di ettari di macchia mediterranea, bruciata dagli ordigni sganciati da alcuni bombardieri tedeschi, e addirittura danneggiato alcuni antichi nuraghi; una manifestazione quanto mai esplicita del disprezzo che lo stato italiano e i comandi militari nutrono per il territorio sardo, il suo patrimonio naturale e storico. L’indignazione per quanto accaduto proprio nei giorni scorsi si è aggiunta alle motivazioni storiche del movimento che contesta una presenza oggettivamente spropositata delle forze armate italiane nell’isola. Del resto i poligoni imposti alla Sardegna rappresentano circa il 60% delle servitù militari esistenti in tutto il territorio dello stato italiano e a questo occorre aggiungere che in queste aree controllate dalle forze armate si svolgono spesso le esercitazioni di vari paesi della Nato e addirittura di Israele, come avvenuto proprio mentre le bombe di Tel Aviv facevano strage di innocenti nella Striscia di Gaza.

Quando il serpentone pieno di striscioni e bandiere è arrivato davanti alle reti del poligono, i manifestanti si sono trovati di fronte i militari schierati all’interno e i carabinieri e i poliziotti schierati all’esterno in tenuta antisommossa. Per un po’ dal palco allestito poco lontano si sono susseguiti gli interventi dei rappresentanti delle varie forze promotrici dell’iniziativa, con il presidente della Regione Pigliaru che si è beccato anche una sonora contestazione.

Fino a che un folto gruppo di manifestanti – alcune centinaia - si sono fatti largo verso la base e sono riusciti ad entrare all’interno del poligono militare dopo aver divelto o tagliato la recinzione in due punti differenti. Gli attivisti hanno sventolato le loro bandiere - molte quelle palestinesi - e gridato alcuni slogan, e l’occupazione simbolica è durata a lungo prima che i contestatori decidessero di toglierla. 

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Continua la mobilitazione a sostegno dei lavoratori licenziati al polo logistico Ikea di Piacenza dopo le iniziative nazionali davanti ai punti vendita di Milano, Bologna, Napoli , Parma , Padova, Roma, Torino. Sabato 13 settembre ci sarà un corteo a Piacenza in solidarieta con i 24 lavoratori licenziati (concentramento alle ore 16.00 giardini margherita davanti alla stazione)

Ventiquattro lavoratori del magazzino Ikea di Piacenza sono stati licenziati a maggio perché attivisti SI Cobas, il sindacato cui aderiva la maggioranza dei lavoratori. La loro lotta per il reintegro è la lotta di tutti i lavoratori per difendere la possibilità di organizzarsi e di lottare per le proprie condizioni, contro il terrorismo padronale.

 

Sono stati licenziati dalla Cooperativa San Martino, ma l’AD di Ikea Italia, Lars Petersson, è subito corso al Ministero degli Interni ottenendo centinaia di poliziotti e carabinieri per reprimere le iniziative di lotta dei lavoratori e  aiutare a imporre il terrore all’interno, con la minaccia di licenziare chiunque osi ancora scioperare.

 

Con la loro richiesta di rispettare il contratto nazionale e di avere la malattia pagata, ma soprattutto perché si erano organizzati in un sindacato non addomesticabile, questi lavoratori erano una minaccia al continuo aumento dei profitti dei padroni di Ikea, che nel 2013 hanno raggiunto i 3,3 miliardi di euro.

 

Tutto il blocco di potere economico e politico piacentino, dal sindaco PD alla Provincia ai sindacati confederali e il mondo delle cooperative, si è vergognosamente schierato contro i lavoratori licenziati e il loro sindacato.

 

Se l’Ikea è la più grande multinazionale del mobile, presente in 42 paesi e 151 mila dipendenti diretti, oltre a decine di migliaia indiretti, la San Martino è una delle più grosse “cooperative” di produzione, che hanno trovato il loro business nel fornire manodopera a buon mercato a grandi e piccoli padroni.

 

Il Presidente e AD della San Martino, Francesco Milza, è anche Presidente della Confcooperative, l’associazione delle cooperative ex “bianche” di Piacenza e dell’Emilia Romagna. Le coop bianche sono alleate di quelle ex “rosse” della Lega Coop nell’Alleanza delle Cooperative Italiane, 1 milione e 200 mila dipendenti in gran parte malpagati e supersfruttati, di cui era Presidente l’attuale ministro del Lavoro Poletti.

 

Questo blocco di potere che va dalle multinazionali alle cooperative ai partiti parlamentari (con il PD al centro) alle istituzioni dello Stato borghese ha come missione quella di arricchirsi sulle spalle dei lavoratori (il padrone di Ikea, Kamprad, è la quinta persona pi ù ricca al mondo, subito dopo Bill Gates).

 

Colpendo i lavoratori Ikea vogliono impedire che si allarghi il movimento di lotta che, partito dalla logistica, si va estendendo anche ad altri settori e territori.

 

Ikea, che si fa pubblicità per le sue attività sociali e per un arredamento ‘sostenibile” cerca in tutto il mondo il massimo profitto rendendo insostenibile il lavoro e la vita dei suoi dipendenti. Come a Piacenza, anche negli Stati Uniti, In Irlanda, Cekia, Turchia e Russia cerca di impedire che i lavoratori si organizzino sindacalmente. A Richmond in Canada da 13 mesi tiene fuori 350 lavoratori che rifiutano di accettare il peggioramento di salari e benefit, offrendo aumenti a chi rompe i picchetti; in Francia i suoi dirigenti sono sotto inchiesta per avere corrotto poliziotti per ottenere informazioni sui dipendenti; in Belgio e Olanda i sindacati denunciano l’uso di camionisti dell’Est a salari pari a un quarto di quelli locali e condizioni disumane; nella ex Germania Est aveva utilizzato per 30 anni il lavoro schiavistico dei detenuti politici, ecc. Questa la sensibilità sociale di Ikea!

 

La lotta dei lavoratori Ikea di Piacenza contro i licenziamenti è la lotta di tutti i lavoratori.

 

Boicottiamo ogni negozio Ikea, partecipiamo alle iniziative davanti ai cancelli e contribuiamo alla Cassa di Resistenza per Ikea!

 

Manifestazione a Piacenza, partenza dai Giardini Margherita alle ore 16,00

 



 

Pubblicato in Lavoro & Conflitto

A Manca pro s'Indipendentzia ha lavorato insieme ad altri soggetti politici indipendentisti e comitati di lotta, per organizzare la manifestazione nazionale del 13 settembre contro l'occupazione militare della Sardegna, con la quale i sardi potranno esprimere la propria ferma volontà di porre fine ad una situazione insostenibile che dura da troppo tempo e che vede il futuro di un popolo intero sacrificato agli interessi militari dello stato italiano e dell'imperialismo occidentale.

Da sessanta anni immense porzioni del nostro territorio, del nostro cielo e del nostro mare vengono sottratte all'uso dei sardi ed affittate alle multinazionali delle armi e agli eserciti di tutto il mondo: le conseguenze sull'economia, sull'ambiente e sulla salute del nostro popolo sono disastrose e incalcolabili e inoltre le basi militari rappresentano una pesante ipoteca che grava sul nostro futuro e sul nostro diritto di decidere in modo libero e sovrano.

La manifestazione del 13 settembre, a cui parteciperanno decine e decine fra comitati ed organizzazioni e migliaia di cittadini sardi, sarà l'inizio di una lotta più grande che non finirà se non con la dismissione di tutte le basi, poligoni e servitù italiane nella nostra terra, a cui dovrà seguire la bonifica e la loro restituzione alle attività produttive delle nostre comunità.

Noi non chiediamo ai partiti italiani che governano la Sardegna e alle loro stampelle sarde di farsi paladini della lotta contro l'occupazione militare, perchè sappiamo che il loro intervento in questa lotta sarà succube degli interessi dello stato italiano, con una svendita al ribasso delle legittime rivendicazioni dei sardi.

Vogliamo invece utilizzare la mobilitazione popolare per obbligare la politica regionale a schierarsi concretamente, prendendo posizione a favore o contro gli interessi dei sardi.

Crediamo che solo una grande lotta del popolo sardo sarà capace di chiarire a tutti che esiste uno scontro politico oggettivo fra la Sardegna e lo stato italiano: scontro politico determinato dall'incompatibilità della vita e dello sviluppo dei sardi con le politiche coloniali.

La manifestazione nazionale del 13 settembre sarà la dimostrazione che è possibile una lotta unitaria degli indipendentisti che raccolga intorno a sè tutto il nostro popolo e che l'unità non potrà essere costruita a colpi di proclami, nè su un terreno astratto e ideologico, ma su quello concreto delle innumerevoli lotte per difendere la Sardegna dai continui attacchi contro i suoi diritti e la sua dignità e per affermare il diritto dei sardi ad essere sovrani nella nostra terra.

La nostra lotta si inserisce inoltre in una lotta più ampia che oltrepassa i confini della nostra isola, in quanto riappropriandoci del nostro territorio e cacciando da esso le basi militari daremo concretamente un grande contributo alla lotta internazionale dei popoli contro l'imperialismo.

Chiamiamo tutto il nostro popolo a partecipare a questo importante atto di dignità e risveglio nazionale, per dire allo stato italiano, abituato a decenni di indolenza e servilismo della classe politica sarda, che dovrà prendere atto che in Sardegna esiste un popolo che non è più disposto a tollerare i soprusi stranieri.

A Manca pro s'indipendèntzia

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La festa di Casa Pound in provincia di Lecce ha innescato prevedibili tensioni. Ieri sera nel centro storico del capoluogo salentino si sono verificati scontri tra gruppi di antifascisti e i neofascisti.
I primi scontri si sono verificati in via Acaya e sono proseguiti poi nella centralissima piazza di Sant'Oronzo dove sono giunte numerose volanti della polizia. Il Corriere del Mezzogiorno riferisce che qualche ora prima degli scontri nel centro della città, poliziotti della Digos e delle Volanti erano intervenuti per presidiare, dopo una "soffiata" che dava per imminente l’arrivo di una "trentina di anarchici" (i famigerati anarchici leccesi delle veline che sono circolate spesso in occasione di manifestazioni a Roma), la casa del consigliere regionale di Forza Italia Saverio Congedo, invitato a partecipare oggi pomeriggio alla festa nazionale di Casa Pound alla quale è stata annunciata anche la partecipazione del nazileghista Borghezio.
La festa dell'organizzazione capitanata da Iannone, dal titolo "Direzione rivoluzione 2014", durerà fino a domenica e si sta svolgendo in una struttura ricettiva di Surbo, comune industriale alle porte di Lecce, di cui non è stato reso noto l'indirizzo 'per motivi di sicurezza'. Cioè per evitare le contestazioni da parte delle organizzazioni antifasciste.
Per domani gli antifascisti salentini hanno comunque convocato una manifestazione con concentramento in Porta Napoli, al margine del centro storico della città.

Pubblicato in Politica
Lunedì, 01 Settembre 2014 09:21

27 settembre: fermiamo Cupinoro, manifestazione

FERMIAMO CUPINORO: 

il 27 settembre LA MANIFESTAZIONE DEI CITTADINI

L’appuntamento è sabato 27 settembre sull’Aurelia a Torrimpietra, ore 10.00.

Parola d’ordine: FERMIAMO CUPINORO.

Dopo il via libera del Governo Renzi, i cittadini intendono affermare con forza il no alla riapertura di Cupinoro e all’impiantistica ad alto impatto ambientale prevista dalla Regione Lazio e dalla Bracciano Ambiente.

Interverranno al presidio sull’Aurelia esperti per illustrare i rischi - di diverso genere - a cui la cittadinanza andrà incontro se il progetto dovesse essere realizzato e le pesanti ricadute sulla salute, sull’agricoltura e sull’economia di tutto il territorio in presenza di una vera e propria industria dei rifiuti.

FERMIAMO CUPINORO non vuole essere l’ennesima sigla di un comitato locale, ma un richiamo trasversale e omnicomprensivo alla difesa del territorio e all’affermazione di politiche gestionali rispettose della salute e dell’ambiente. 

Comitato Bracciano Stop Discarica

Pubblicato in Italia (flash news)

Di nuovo, in Svezia, scontri tra manifestanti antifascisti e polizia schierata a difesa di un gruppuscolo di estrema destra. Anche ieri una manifestazione convocata da diverse realtà della sinistra e del movimento antirazzista contro un comizio del ‘Partito degli Svedesi’ a Stoccolma è sfociata in duri scontri con i reparti antisommossa. Alla fine si sono contati tre feriti tra i manifestanti e quattro tra i poliziotti, anche se in realtà molti dei contestatori contusi non hanno fatto ricorso alle cure mediche. Sono state invece 17 le persone arrestate - la maggior parte con l'accusa di aver indossato delle maschere durante una manifestazione politica - secondo quanto ha detto il portavoce della polizia della capitale svedese Lars Bystrom.

Quando un centinaio di membri dell’organizzazione di ideologia neonazista si sono riuniti nei pressi della Royal Opera, nella capitale svedese, protetti dalla polizia, a poca distanza hanno trovato un folto presidio antifascista con la partecipazione di circa 10 mila persone.
Per tentare di rompere l’accerchiamento dei cordoni di agenti in tenuta antisommossa schierati anche con i cani per “impedire scontri tra le opposte fazioni” gli antifascisti, molti dei quali erano a volto coperto, hanno cominciato a lanciare uova, pietre e petardi contro i poliziotti. A quel punto sono partiti i lanci di lacrimogeni e le cariche alle quali una parte dei manifestanti ha resistito. Poco prima anche le campane di una vicina chiesa avevano suonato in segno di protesta contro il raduno dell’estrema destra e la protezione accordata ai neonazisti dalle autorità.

Già sabato scorso un’altra manifestazione a Malmo, nel sud del paese, che contestava un comizio del Partito degli Svedesi era stata attaccata dalla polizia a cavallo e si era conclusa con fermi e feriti. 

Alle scorse elezioni politiche del 2010 il Partito degli Svedesi – conosciuto fino a qualche tempo fa come Fronte Nazionale Socialista, e che chiede la chiusura del paese all’immigrazione e la non concessione della cittadinanza a persone che non abbiano l’eredità genetica e culturale occidentale (!) – ha ottenuto solo 680 dei circa 8,5 milioni di voti totali. Ma alle elezioni politiche previste tra due settimane il consenso all'estrema destra potrebbe crescere parecchio in linea con quanto sta avvenendo in tutto il continente europeo.

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Un appello per una manifestazione nazionale antifascista il prossimo 25 ottobre a Verona. E' la proposta che sta circolando in rete, per ora, e che gli antifascisti veronesi hanno lanciato al paese dopo la vicenda del concerto dei 99 Posse annullato a causa delle intimidazioni dei fascisti e alla copertura data dalle istituzioni locali alla campagna neofascista. In particolare - e giustamente - l'appello parte dalle responsabilità "dall'alto", quelle del sindaco Tosi che con gli ambienti dell'estrema destra veronese ha un rapporto molto stretto e molto particolare nella città che continua ad essere il "cuore nero" di questo paese.

Qui di seguito il testo dell'appello lanciato dal Kollettivo Autonomo Antifascista di Verona:

Lo Sceriffo ha parlato.

«Dopo di che», puntualizza Tosi, «io sono liberale e come il Comune ha dato gratis l’Arena alla manifestazione con padre Alex Zanotelli, anche se non la pensa come me, sono doppiamente convinto che esso debba concedere la possibilità a tutti di esprimere le proprie idee». Perciò, conclude Tosi, «ho invitato gli organizzatori di Vrban a mantenere il concerto dei 99 Posse. Chi vorrà andarci ci andrà e chi non vorrà non ci andrà. E pazienza se ci sarà un po’ di polemica politica. Ma sia chiaro: io non condivido nulla delle idee e dei testi del 99 Posse».

Una dichiarazione oseremmo dire “voltairiana”, utile a rappresentarsi come lungimirante e moderato amministratore, tanto poi il concerto non si fa! “Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò alla morte perché tu possa esprimerle” diceva nel ’700 il celebre illuminista francese. Difficilmente Voltaire avrebbe immaginato che la sua frase avrebbe potuto essere rovesciata in tale maniera ed usata più a sproposito di così.

Chi a Verona ci vive tutti i giorni non può non rendersi conto di quanto ridicola, se non pilatesca possa essere in realtà questa affermazione! Soprattutto per come poi si è conclusa la vicenda, con l’annullamento del concerto.

Chi propose, nel luglio 2007, Andrea Miglioranzi (Veneto Fronte Skinheads, ex appartenente alla band nazirock Gesta Bellica) come rappresentante del Comune di Verona all’interno dell’Istituto Storico per la Resistenza? Flavio Tosi.

Di quale lista fu capogruppo in Consiglio Comunale lo stesso Andrea Miglioranzi dal 2007 al 2012? Della lista di Flavio Tosi (l’attuale capogruppo, dal 2012, è Massimo Piubello, appartenente a Progetto Nazionale, altra organizzazione di estrema destra).

In quale lista sono stati eletti i referenti di CasaPound Marcello Ruffo (che ha anche un paio di processi in corso per aggressione a mano armata) e Vittorio Di Dio? In quella di Flavio Tosi, naturalmente.

Chi sfilò il 15 dicembre 2007 alla testa di un corteo contro l’immigrazione clandestina organizzato da Forza Nuova e Veneto Fronte Skinheads? Flavio Tosi.

Chi concesse gratuitamente il palcoscenico dell’Arena di Verona per il compleanno dell’Hellas Verona nel 2013, su cui si esibirono due band (1903 e Sumbu Brothers) dichiaratemente filonazisti? La Giunta di Flavio Tosi.

Chi fu, nel marzo 2000, a presentare in Consiglio Comunale una mozione per istituire “entrate differenziate” sui mezzi pubblici per i veronesi e per gli immigrati? Il “liberale” Flavio Tosi (allora però capogruppo della Lega Nord)!

Certo era il Ku Klux Klan che materialmente bruciava gli afroamericani, ma era la segregazione razziale voluta dai politici la maggiore responsabile! Allo stesso modo è inaccettabile che Flavio Tosi, dopo aver sdoganato ogni tipo di fascista vecchio e nuovo presente in città, si lavi le mani di tutto quello che ciò ha provocato. Invece di dire simili sciocchezze si dimetta! Se ne vada portandosi dietro il carrozzone di integralisti ed intolleranti con i quali da ormai 7 anni governa questa città come fosse un suo feudo personale, decidendo come un podestà cosa si può fare e chi lo può fare. Esattamente come in questo caso hanno deciso che a Verona il concerto dei 99 Posse non si doveva fare.

Per questo lanciamo l’appello per una Manifestazione Antifascista a Verona per il 25 Ottobre 2014, per sottolineare ancora la necessità di un antifascismo militante, che si barrica contro il risorgere dei fascismi laddove, in particolare a Verona, la loro forza è consolidata dal rapporto con le istituzioni. L’antifascismo è un valore che va messo in pratica tutti i giorni e ci vuole l’impegno di tutte e tutti perché non passi mai in secondo piano; a Verona questo è accaduto il 28 maggio 2007 ed il 7 maggio 2012 quando un personaggio dalle chiare simpatie neofasciste come Flavio Tosi è stato eletto sindaco.

CON LA PARTECIPAZIONE DI TUTT* RESPINGIAMO IL FASCISMO!

#Verona #Antifa #25Ottobre

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Dopo anni di lotte, di blocchi degli sfratti, di occupazioni, di denunce, di condanne, di sgomberi, d’incontri con le istituzioni troppo spesso sorde di fronte all’emergenza abitativa che la crisi ha ampliato e reso strutturale; ora, anche all’interno della Giunta comunale bolognese, c’è chi sostiene che la requisizione d’immobili pubblici sfitti, per adibirli a uso abitativo, è una soluzione attuabile. L‘esponenziale aumento degli sfratti, saranno 2000 a partire dall’autunno, in una città dove la crisi economica picchia duro come in altre parti del Paese e che ogni giorno perde posti di lavoro e pezzi di welfare a favore degli interessi privati, obbligano tutti al confronto per la ricerca di soluzioni non più rinviabili. La necessità del blocco degli sfratti, della requisizione degli alloggi sfitti, della legalizzazione delle occupazioni abitative, quali soluzioni dell’emergenza abitativa dovrebbero obbligare anche quella parte della Giunta comunale che non le considera più un tabù, a battersi contro il decreto reazionario del governo Renzi che toglie a chi occupa, per necessità, la residenza, l’acqua e la luce e che si accanisce contro chi una casa non l’ha.

Con il presidio del 26 agosto riparte una mobilitazione che mette al centro la difesa del bene pubblico, perché lasciare immobili pubblici, pagati con i soldi di tutti noi, sfitti a marcire, in balia del degrado e dei topi, è una vergogna!

Se non ci sentiranno saremo orgogliosi custodi di altri immobili, oltre agli attuali, insieme a centinaia di famiglie che oggi soffrono anche a causa
dell’ottusità politica di chi non si vuole “sporcare le mani” con le necessità cui devono fare fronte questi settori della popolazione per avere una vita dignitosa.

Per questo il 26 agosto 2014 il presidio si terrà in Piazza Maggiore sotto il palazzo di tutti i cittadini bolognesi in contemporanea con la riunione di giunta comunale.

Saremo in Piazza per dire no a tutti gli sfratti, chiedendo la moratoria di tutti gli sfratti incolpevoli, no agli sgomberi di chi ha trovato soluzioni che i politici non danno, per dire no alla svendita dello stato sociale e di beni pubblici, per la requisizione degli immobili sfitti pubblici per adibirli a uso abitativo.

Per difendere le Occupazioni (le Ex Scuole Ferrari, la Casa occupata Nelson Mandela, Centro di Accoglienza Occupato Lampedusa) aggredite dal Reazionario Piano Renzi-Lupi, che tenacemente resistono e difendono la loro “casa”.

Diamo appuntamento a tutti il 26 agosto 2014 alle ore 10:00 in Piazza Maggiore sotto palazzo d’Accursio.

Asia-Usb
Usb

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L'occupazione militare della Sardigna rappresenta un sopruso che dura da sessanta anni e che non siamo più disposti a tollerare.
La nostra terra è ridotta a un campo di sperimentazione militare in cui diventa lecita qualsiasi soglia di inquinamento e viene testata qualsiasi tecnica di sterminio.
Col passare del tempo lo Stato italiano intensifica il ritmo e il peso delle esercitazioni militari.
L’occupazione militare rappresenta la negazione più evidente della nostra sovranità nazionale e impedisce uno sviluppo socio-economico indipendente del nostro popolo, condannando la Sardigna all'infamante ruolo di area di servizio della guerra.
Vogliamo che la Sardigna diventi un'isola di pace e che il suo territorio sia assolutamente indisponibile per le esercitazioni di guerra, di qualunque esercito (compreso quello italiano) e sia interdetto a qualunque attività o presenza connesse con chi usa la guerra per aggredire altri popoli o per crimini contro i civili, colpendo ospedali, scuole, rifugi per sfollati e abitazioni civili.
Chiediamo che la Sardigna sia immediatamente e per sempre interdetta all'aviazione militare israeliana.

Invitiamo tutto il popolo sardo, le associazioni, i partiti e i comitati ad aderire e partecipare alla manifestazione indetta a Capo Frasca il prossimo 13 di settembre per pretendere a gran voce:
- Il blocco immediato di tutte le esercitazioni militari.
- Chiusura di tutte le servitù, basi e poligoni militari con la bonifica e la riconversione delle aree interessate.

A Manca pro s'Indipendentzia, Sardigna Natzione Indipendentzia, Comitato Sardo Gettiamo le Basi, Comitato Su Giassu, Comitato Civico Su Sentidu

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