sd t st m
Menu
Giovedì, 30 Luglio 2015 10:27

Roma. Stamattina blitz all'ambasciata turca

Da diversi giorni il governo turco bombarda villaggi civili e postazioni militari del popolo curdo. In tutti questi mesi, Erdogan ha sostenuto e appoggiato l’ISIS. Dal confine turco sono passate autobombe dirette a Kobane, miliziani dello Stato Islamico sono stati curati negli ospedali turchi, mentre si continua a tenere chiusa la frontiera con la città curda liberata da YPG/YPJ. Anche nel recente attentato che ha causato la morte di decine di giovani socialisti e anarchici a Suruc, le responsabilità del governo dell’AKP stanno emergendo con sempre maggiore chiarezza.

Il dittatore turco Erdogan ha annunciato di voler combattere l’ISIS solo perché si sente estremamente debole, sia all’interno, che all’esterno del Paese. Dopo le ultime elezioni non è in grado di ottenere la maggioranza necessaria a formare un governo, anche grazie alla straordinaria affermazione dell’HDP, partito capace di parlare ai curdi e a tutta la sinistra turca. Inoltre, è stato messo alle strette dall’accordo sul nucleare iraniano e, soprattutto, ha paura che l’esperienza di democrazia radicale del Rojava possa consolidarsi e diventare contagiosa.

1catenePer queste ragioni, dietro la maschera della lotta all’ISIS, Erdogan ha lanciato una campagna contro la resistenza curda e contro le opposizioni interne. Su circa 800 arresti, meno del 10% riguardano presunti membri dello Stato Islamico: tutti gli altri sono militanti curdi o membri delle opposizioni.
Questa operazione è condotta con la complicità degli USA e dei Paesi dell’Unione Europea, mentre i media internazionali, che fino a pochi giorni fa esaltavano le gesta delle eroiche guerrigliere curde capaci di fermare l’avanzata dell’ISIS, adesso descrivono le stesse persone e le stesse organizzazioni come “terroriste”.
Dopo mesi di solidarietà attiva nei confronti della popolazione curda e delle sue unità di autodifesa, oggi vogliamo rompere il muro di silenzio e menzogne creato intorno all’aggressione militare che stanno subendo. Vogliamo denunciare il terrorismo di Erdogan e dello Stato turco. Vogliamo affermare che in Turchia e nel Kurdistan HDP, PYD, PKK, insieme ai movimenti sociali esplosi negli ultimi anni, sono gli unici garanti della democrazia e dei valori umani.

Per la fine dei bombardamenti e la pace in Kurdistan e in tutta l’area medio-orientale.

Per il rilascio immediato di tutti gli oppositori al regime autoritario turco.

Per l’eliminazione del PKK, unico fronte all’avanzata dell’ISIS e unico garante possibile per un processo di pace nell’area, dalle liste del terrorismo internazionale.

Per il riconoscimento del confederalismo democratico del Rojava, per una possibilità di pace e libertà per i popoli del Medio Oriente.

Roma per il Kurdistan

Pubblicato in Italia (flash news)

Con la recente riforma della sanità toscana lo smantellamento e la privatizzazione del servizio pubblico procedono a grandi passi:

  • Si creano tre mega-aziende rendendo ancora più ingestibile il sistema;
  • Si intende mettere in esubero circa 2mila operatori sanitari che non verranno sostituiti;
  • Si continua a ridimensionare gli ospedali (grandi e piccoli);
  • La prevenzione, i servizi territoriali e l’assistenza domiciliare sono ancor più penalizzati;
  • Aumentano i ticket e i tempi di attesa, spingendo l’utenza verso le strutture private;
  • Sempre più servizi vengono esternalizzati;
  • La partecipazione delle comunità locali alla gestione della sanità sarà ancora più limitata;

Nella provincia di Livorno ci sono molti problemi particolari (età media più alta e reddito più basso rispetto alla media regionale, isole, poli industriali ad alto rischio, alta prevalenza di tumori...) ma qui paradossalmente i tagli hanno colpito più duramente (vedi tasso dei posti letto)...

È necessaria

UNA “VERTENZA LIVORNO” PER LA SANITA’

  • Fermare la controriforma della sanità
  • Realizzare ricerche epidemiologiche per definire le priorità sanitarie
  • Assicurare al servizio pubblico le risorse umane e finanziarie necessarie (vedi ristrutturazione dell’Ospedale di Viale Alfieri)
  • Rafforzare i servizi di base, la prevenzione e la sorveglianza ambientale
  • Creare consultori popolari di quartiere e organismi partecipativi dove la gestione dei servizi sanitari venga discussa democraticamente da cittadini e lavoratori

Per discuterne:

Assemblea pubblica

Martedì 28 luglio 2015 ore 21

c/o Arena Astra Piazza Luigi Orlando, Livorno

Partecipano: Il sindacato Fials-sanità, i gruppi consiliari di Buongiorno Livorno, Città Diversa e Movimento 5 Stelle, l’Amministrazione Comunale, i Comitati toscani in difesa della Sanità Pubblica. Tutti i cittadini sono invitati.

Redazione di SENZASOSTE

Libera Università Popolare ”Alfredo Bicchierini”

Pubblicato in Eventi

A provocazione fascista si risponde con la mobilitazione antifascista. È accaduto sabato scorso a Lucca, dove durante la notte del 15 Luglio la sede di alcune associazioni e collettivi studenteschi e giovanili di sinistra – ospitati presso la scuola media di Sant'Anna - è stata letteralmente devastata da alcuni estremisti di destra che per firmare “l’eroica azione” hanno lasciato sui muri una svastica dopo aver tentato di incendiare le suppellettili ed aver rubato vario materiale. Un episodio che l’amministrazione comunale e una parte della stampa locale aveva frettolosamente derubricato ad “atto di vandalismo”.
E così sabato pomeriggio alcune centinaia di persone – una parte delle quali arrivate anche da Pisa, da Firenze e da altre località dei dintorni – hanno marciato nonostante il caldo nel centro storico della città toscana riuscendo a conquistare la centralissima via Fillungo che la locale questura aveva inizialmente vietato. D’altronde inizialmente la questura aveva anche vietato piazza San Michele, scelta invece dai manifestanti per il concentramento della manifestazione convocata per dire no al fascismo e alle connivenze dell’estrema destra con i partiti della destra in doppiopetto e con le istituzioni.
Molti gli slogan contro le forze politiche e i gruppi fascisti - dito puntato contro Casa Pound, Fratelli d'Italia e Lega - che fomentano la discriminazione razziale e l’odio nei confronti dei diversi e dei migranti.

Pubblicato in Politica

NON CONTATE SUL NOSTRO SILENZIO MA SOLO SULLA NOSTRA RABBIA!
Lo scorso marzo la corte di appello di Firenze ha emesso una sentenza che, assolvendo sei stupratori (Lorenzo Lepori, Riccardo Mechi, Leonardo Nazzereno Victorion, Niccolò De Angelis, Francesco Michelotti, Lorenzo Riccò), ha invece messo sotto accusa la vita
della donna che ha subito violenza. Questa sentenza, che criminalizza la sessualità femminile, fa parte di una lunga serie di sentenze giudiziarie che incolpano le donne in quanto "consenzienti" o "provocatrici". Così vengono rispecchiati i valori della società
in cui siamo costretti a vivere, dove tutto è mercificato e la donna è concepita unicamente come "oggetto del desiderio", dove lo stupro non è che uno dei mezzi con cui annientare la volontà delle donne e appropriarsi dei loro corpi, della loro sessualità
e della loro libertà di movimento. L'uso strumentale che la politica fa di questo tipo di violenza - unicamente a fini razzisti, repressivi, e di controllo sociale - con i pacchetti sicurezza, la militarizzazione dei territori e compagnia brutta, bandisce
l'aggregazione sul territorio e produce un humus reazionario, individualista e fascista che nei confronti delle donne e di tutta la comunità si esprime in termini di maschilismo e violenza. Dopo una sentenza come questa e il modo in cui è stata motivata non
possiamo che ribadire che non è questa la sicurezza che vogliamo e soprattutto che non sono e non saranno le aule dei tribunali a renderci giustizia: questa la si puó ottenere solo sancendo una verità collettiva, rispondendo con la solidarietà, l'aggregazione
e l'informazione. Tutta la nostra solidarietà va alla ragazza, la cui lettera mettiamo in allegato, che ci insegna il significato dello slogan: Non contate sul nostro silenzio, ma solo sulla nostra rabbia!

Per questo rilanciamo l'appuntamento di martedí alle ore 21.00 la libertà è la nostra "fortezza" per la manifestazione che partirà proprio dalla Fortezza da Basso.

Centro Popolare Autogestito Firenze Sud

Pubblicato in Eventi
Domenica, 26 Luglio 2015 08:34

La speranza se ne va, arrivano le lotte

"Con quante foglie ti da' il buongiorno il sole!
Di quante bandiere splende il cielo!
...e loro dietro le sbarre...
....e loro sotto terra...
( zitto, che fra un po' suonano le campane)
...questa terra e' loro e nostra...."

Le parole della canzone di Theodorakis aleggiano sulla folla di bandiere e striscioni raccolta in Piazza Syntagma.
La manifestazione vede presenti i militanti di Antarsya, della Piattaforma di Sinistra {interna a Syriza); ci sono i lavoratori della Sanita', gli Anarcosindacalisti, gli attivisti dei movimenti che costituirono i comitati per il NO. Unica ma non sola, sventola anche la bandiera NO TAV. 
Nel vicino corso Amelias spicca il lungo rettangolo di bandiere rosse del Partito Comunista Greco.
La sera che sta scendendo ha gli stessi colori, la stessa brezza di pochi giorni fa, quando in questo luogo si festeggio' la vittoria del NO al memorandum.
Ma oggi manca l'allegria, la lieta baldanza di chi riconosceva, nella marea di volti sorridenti che gli stavano a fianco, la propria ragione e la propria forza..
Ad indicare che la tregua e' finita, sono ritornati i poliziotti antisommossa agli angoli della piazza, lungo i giardini che circondano il Parlamento. Altri ne abbiamo trovati ai lati del corteo ed altri ancora, tanti, sono appostati nelle vie laterali, lungo i viali che conducono ad Exarchia.
Dentro il palazzo i depuati votano le misure economiche imposte dalla troika. Dalle radioline arrivano brani della discussione in aula. a cui rispondono, da fuori, slogan e interventi al megafono. Parole e canti di resistenti determinati a non cedere,a non abbandonare il sogno di una Grecia libera e solidale.; volti bui, ma non rassegnati.
Mancano gli altri, il ceto politico accorso da tutta Europa al tempo del successo elettorale di Syriza per riscuotere il momento di gloria e splendere di luce riflessa davanti alle televisioni interazionali.
Manca soprattutto la tanta gente comune che aveva affidato a quel NO referendario le ultime speranze e che ora sembra tornare a casa, disillusa.
Mentre compare in cielo la falce della luna, si accendono le luci di Piazza Syntagma.
Dalle radioline rimbalzano all'esterno i temi, i toni e i momenti del dibattito parlamentare. I commenti sono di rabbia e delusione. La tensione si taglia col coltello.
Ed ecco un odore familiare, il bruciore inconfondibile dei lacrimogeni.
La folla ondeggia, arretra; poi gli striscioni si schierano a presidiare il fronte oltre il quale la polizia non dovra' avanzare.
A sera tarda si riforma il corteo che ritorna ai Propilei.
E' finita un'illusione: ora ha inizio un tempo nuovo, duro ma non domato.
"H ELPIDA FEUGEI, OI AGONES ERXONTAI La speranza se ne va, arrivano le lotte", questo il messaggio innalzato da uno striscione rosso e nero nel vento delle strade ormai silenziose.

Pubblicato in Interventi

Stando almeno alle apparenze, i fascisti di Pravy Sektor sembrano sempre più in rotta di collisione con il presidente Petro Poroshenko e il premier Arseni Yatseniuk, ma anche secondo gli osservatori locali il rischio che la protesta dei gruppi dell’estrema destra, al di là degli slogan altisonanti, si trasformi in una spallata contro il regime è per ora minimo. Semmai, i miliziani dell’estrema destra ucraina sembrano una delle tante pedine dello scontro interno al regime stesso, agitati e mobilitati da alcuni oligarchi e da alcuni interessi contro oligarchi e interessi concorrenti, sotto l’attento sguardo dei padrini della svolta sciovinista di Maidan, a Washington e a Bruxelles.

Niente pericolo di golpe, per ora, anche se certo la situazione politica, economica e sociale nel paese si aggrava ogni giorno di più, l’establishment continua a perdere fiducia e consensi e non si vedono alternative all’orizzonte.
Dopo lo scontro a fuoco tra forze di sicurezza e miliziani di Settore Destro a Mukachevo, nella regione occidentale della Transcarpazia – sul quale abbiamo ampiamente scritto nei giorni scorsi – l’organizzazione neofascista ha tenuto un congresso straordinario nella capitale, durante il quale il leader della formazione ha annunciato l'inizio della raccolta delle firme per un referendum sull'impeachment e le dimissioni di presidente e governo. Una mossa che sembra un passo indietro rispetto ai propositi bellicisti dichiarati nelle scorse settimane, quando Settore Destro aveva ritirato molti dei suoi battaglioni dal fronte orientale per indirizzarli contro le forze di sicurezza ad ovest, mentre centinaia di militanti presidiavano i palazzi governativi a Kiev e in altre città del paese. Il fatto che la protesta torni ad una dimensione politica dimostra probabilmente che per ora Dmitro Yarosh sembra aver raggiunto un qualche compromesso con il governo o almeno con alcune delle forze maggioritarie del regime, sostenuto da cinque partiti in eterno e crescente conflitto.
Certo è che in una situazione di totale sfacelo economico e di disgregazione del regime le varie forze dell’estrema destra militarizzata e presente anche all’interno delle istituzioni e del parlamento rappresentano una spina nel fianco per Poroshenko e Yatseniuk, che pure a fasi alterne cercano di strumentalizzare le richieste dei fascisti per danneggiare i propri avversari. Ma almeno per ora le forze di Settore Destro, nonostante i lauti finanziamenti di oligarchi come Igor Kolomoisky e gli appoggi negli apparati di sicurezza e militari, sono relativamente esigue e senza l’appoggio popolare Yarosh non può certo sperare di ribaltare la situazione a proprio favore, ammesso che lo voglia. Yarosh e camerati, che più volte in questi mesi hanno minacciato Poroshenko e Yatseniuk di avviare una rivolta di piazza nel caso non vengano accontentate le loro rivendicazioni – ripresa immediata della guerra contro il Donbass, repressione generalizzata nei confronti di tutti i ‘nemici dell’Ucraina’, imposizione della legge marziale ecc - hanno ricordato anche in questi giorni come già ai tempi di Euromaidan gli uomini di Pravy Sektor abbiano rappresentato l’ariete che trasformò quella manifestazione in un golpe.
Nel frattempo, giusto per aumentare la confusione, uno dei boss del movimento Andriy Tarasenko ha dichiarato che la sua organizzazione vuole tornare su “posizioni rivoluzionarie ortodosse” e si rifiuta di riconoscere la legittimità del sistema attuale e non ha intenzione di partecipare alle elezioni locali. Ma la verità è che, almeno secondo i sondaggi, il partito potrebbe raccogliere al massimo il 3% dei voti, troppo pochi per irrompere nelle amministrazioni locali.
Intanto, tanto per mantenere calda la piazza, alcune migliaia di sostenitori di Pravy Sektor arrivati da molte regioni del paese hanno manifestato martedì nel centro della capitale invitando governo e presidente a dimettersi. I partecipanti al corteo, con ampio sventolio di bandiere rosse e nere dell’Esercito Insurrezionale Ucraino – quello che collaborò con gli invasori nazisti tedeschi durante la seconda guerra mondiale – hanno marciato in tenuta militare fino a Piazza dell’Indipendenza.

Pubblicato in Internazionale

20 luglio 2001, Genova. I “grandi del pianeta” si vedono per uno dei tanti G8. Fuori centinaia di migliaia di manifestanti, aggrediti premeditatamente. Un ragazzo viene ucciso da un carabiniere. Un colpo di pistola da un metro di distanza, nel bel mezzo di scontri che fin lì erano andati avanti – durissimi – tra lacrimogeni, idranti, sassi e patetiche imbottiture di gommapiuma.

Seguirono la Diaz e Bolzaneto, le torture esercitate sulla massa dei manifestanti caduta nelle mani delle cosiddette “forze dell'ordine”, guidate da una cupola politica in sala operativa (Gianfranco Fini, ecc) e e dalla creme de la creme della polizia; gente che poi ha fatto una brillante carriera nonostante le indagini, le incriminazioni, i processi e le condanne definitive.

Vedi http://contropiano.org/interventi/item/25380-tu-che-straparli-di-carlo-giuliani-conosci-l-orrore-di-piazza-alimonda

Oggi ben pochi giornali e nessuna televisione ricordano quei fatti. Tantomeno l'appuntamento di oggi, alle 15, in piazza Alimonda, teatro dell'omicidio. Lì, alle 15, tanti compagni individualmente, forze politiche, sindacali, collettivi di movimento daranno vita alla manifestazione “Per non dimentiCARLO”. Interventi e musica, a chiusura di una tre giorni in cui sono stati presentati libri (“La madre dell’uovo” di Giulio Laurenti), allestite mostre, promossi dibattiti, tenuto concerti.

Tutto come gli altri anni?

Non proprio. Il sindacato poliziesco Coisp – quello che ha perseguitato per anni ad personam la madre di Federico Aldrovandi – intendeva mettere in atto una vera e propria provocazione politica, presentandosi in piazza Alimonda per imporre la rimozione del cippo che ricorda Carlo Giuliani, proprio nell'anniversario del suo assassinio. Poi la questura ha opposto il suo divieto, ma non sembra che ciò sia stato sufficiente a far cambiare idea ai cosiddetti “sindacalisti” che intervengono – e con successo, bisogna dire – contro il Parlamento che ha messo all'ordine del giorno una timida e assolutamente inefficace legge per istituire finalmente il reato di tortura anche in questo paese (c'è stata una condanna europea, per questo, proprio a partire dal caso della scuola Diaz).

A Catanzaro, per esempio, il Coisp ha chiamato in piazza anche i familiari di Mario Placanica, il carabiniere catanzarese che sparò materialmente il colpo di pistola omicida.

Una nota del “sindacato” chiama infatti alla “mobilitazione nazionale” perché “Non è ipotizzabile, né accettabile che Carlo Giuliani passi per martire e venga considerato un esempio per i giovani e per tutta la comunità”. L'esempio, evidentemente, dovrebbe venire dal suo assassino...

Pubblicato in Politica

Mercoledì scorso Napoli è scesa ancora una volta in piazza per dare solidarietà al popolo greco che continua a resistere all'austerità. Il corteo è sfilato per la città facendo sentire forte la sua voce di protesta: uova e vernice rossa sono stati lanciate contro la Banca d'Italia. Il corteo è finito a piazza Plebiscito fuori la prefettura: qui abbiamo bruciato la bandiera dell'Unione Europea... 
Perché questa costruzione dittatoriale non è la nostra Europa; la nostra Europa è quella dei popoli sfruttati!
Ormai è chiaro: siamo in guerra. Il popolo greco ha segnato qualche punto ma ora ha perso una battaglia. Ma la guerra è lunga e mai come questa volta il nostro schieramento è ampio: compagni portoghesi, spagnoli, italiani, irlandesi, tedeschi, inglesi in queste ore si stringono forte. 
Da stanotte fino alla vittoria: ‪#‎poterealpopolo‬!

11403468 688448717928461 1872657049722671919 n

Pubblicato in Italia (flash news)
Mercoledì, 15 Luglio 2015 11:52

Napoli, contestata la Lega, Salvini diserta

Un folto gruppo di manifestanti - parecchie decine - ha contestato questa mattina la conferenza stampa convocata a Napoli del coordinamento provinciale di "Noi con Salvini", organizzata all'hotel Mediterraneo di via Monte di Tappia dalla sigla di copertura animata da estremisti di destra di varia provenienza e da vecchi arnesi di Forza Italia, Udc e simili, che dovrebbe rastrellare voti nel meridione a favore di una Lega ormai in versione 'nazionale' e 'nazionalista'. 

Si sono registrati alcuni momenti di tensione tra i giovani manifestanti e i carabinieri in tenuta antisommossa quando i contestatori hanno cominciato a premere sui cordoni nel tentativo di avvicinarsi all'ingresso dell'Hotel che ospitava la conferenza stampa. Quando alcuni dimostranti hanno tentato di spostare le transenne i carabinieri hanno risposto con alcune manganellate e spintonamenti, ma la manifestazione non si è dispersa.
Alla conferenza stampa tenuta dal coordinatore provinciale di 'Noi con Salvini' Gianluca Cantalamessa, neanche a dirlo, il segretario nazionale della Lega Nord Matteo Salvini non si è fatto vedere mentre i manifestanti gridavano slogan antifascisti ed esponevano uno striscione che recitava «Noi con Partenope, voi con Salvini».

Pubblicato in Politica

La maschera da strenui difensori della democrazia è un grande classico al quale tutti hanno ceduto almeno una volta. È una cosa facilissima: basta avanzare una pretesa assurda, aspettare che qualcuno recuperi un po' di buonsenso e la neghi, per infine urlare a pieni polmoni inserendo nel discorso parole come «Costituzione», «diritti», «manifestare pacificamente», e via dicendo. Che lo facciano soggetti sociali o politici i cui spazi di libertà e agibilità sono sistematicamente negati è prevedibile e comprensibile, che lo faccia un 'sindacato di polizia' invece molto meno.
La storia, in breve: il sindacato di polizia Coisp aveva annunciato di voler 'occupare' piazza Alimonda a Genova il 20 luglio prossimo, proprio nell'anniversario della morte di Carlo Giuliani, con tanto di banchetto per una raccolta firme in favore della rimozione della targa dedicata alla memoria del ragazzo ucciso durante il G8 del 2001.
Il segretario del sindacato, il mitico Franco Maccari, ha passato gli ultimi giorni a farsi intervistare, rilasciando dichiarazioni del tipo «Quella targa è fuori legge. Fosse per me, la sradicherei con le mie stesse mani». Senza considerare che il 20 luglio, tradizionalmente, in piazza Alimonda si riunisce un presidio di persone, in memoria di Carlo. 
E dopo giorni di polemiche la Questura di Genova ha negato il permesso per l'iniziativa annunciata dalla sigla di destra dei poliziotti, adducendo 'motivi di ordine pubblico'. 
Al di là del merito della questione, viene da chiedersi, al dunque: quale istituzione darebbe l'ok a cose del genere? Le manifestazioni non autorizzate sono sempre esistite e, per fortuna, sempre esisteranno. Se uno chiede il permesso per fare una cosa, può succedere che gli venga opposto un rifiuto. Spesso capita che il rifiuto venga giudicato ingiusto, e la manifestazione in questione venga realizzata comunque dai promotori, che si beccano se va bene una manganellata o se va male anche una denuncia. 
Un poliziotto – a maggior ragione un sindacalista di polizia – dovrebbe sapera come funzionano certe cose.
Ma invece no, il Coisp vuole proprio piazza Alimonda e la vuole il 20 luglio. Lo ribadisce Maccari, «da 13 anni cerchiamo di organizzare questa manifestazione e ci dicono sempre di no». Chissà perché. È evidente che siamo davanti a una provocazione, nemmeno di alto livello, e non alla legittima richiesta di una legittima manifestazione.
I sindacati di polizia giocano la propria partita con sparate più o meno incredibili per guadagnarsi qualche colonna sui giornali, poi magari incontrano il Salvini di turno che dà loro ragione, nel tentativo di intercettare il consenso degli uomini in divisa e dei loro fans, ché tanto presto o tardi si tornerà a votare. La risposta migliore, al di là delle facili ironie e dell'indignazione per degli organismi che paiono aver perso ogni forma di pudore, l'ha data la famiglia Giuliani: «Non commentiamo, siamo stanchi di fare pubblicità a questa gente».

Pubblicato in Malapolizia
Pagina 1 di 131
sostieni condividi segui