Venerdì presidio a Napoli
Il 16 ottobre, giornata internazionale di protesta contro la tortura dei prigionieri politici antifascisti, l’Associazione per i diritti dei prigionieri politici in Ucraina promuove un presidio al Centro Direzionale di Napoli, sotto le finestre del Consolato ucraino. Una mobilitazione per rompere il silenzio su una questione praticamente espulsa dal dibattito politico e mediatico occidentale.
Venerdì 16 ottobre, in mattinata, al Centro Direzionale di Napoli si terrà un presidio promosso dall’Associazione per i diritti dei prigionieri politici in Ucraina, in occasione della giornata internazionale di protesta contro la tortura dei prigionieri politici antifascisti.
La manifestazione si svolgerà sotto le finestre del Consolato ucraino e intende portare nel cuore della città una questione rimasta sostanzialmente ai margini del racconto occidentale della guerra: quella della repressione politica e delle persone detenute per la propria attività e appartenenza politica.
Un tema scomodo. Soprattutto perché costringe a guardare l’Ucraina al di fuori della rappresentazione rigidamente binaria costruita in questi anni nel dibattito pubblico europeo.
Eppure sono migliaia i prigionieri politici in Ucraina, in larga parte riconducibili all’area della sinistra politica: comunisti, socialisti, socialdemocratici e antifascisti. Su questi numeri, tuttavia, manca una verifica indipendente e univoca accessibile nelle fonti pubbliche .Le autorità ucraine non lo permettono Ed è proprio la difficoltà di far emergere e discutere pubblicamente la questione che costituisce uno dei temi politici della mobilitazione. Non si tratta di un dettaglio marginale.Quando si parla di diritti umani, infatti, questi non possono cambiare di significato a seconda delle alleanze internazionali del governo accusato di violarli. La tortura rimane tortura. La repressione delle idee politiche rimane una questione democratica. La libertà di organizzazione e di espressione non può essere considerata fondamentale soltanto quando viene violata da un governo classificato come nemico.
La guerra iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina ha prodotto in Europa una polarizzazione politica e mediatica fortissima. Dentro questa polarizzazione è diventato sempre più difficile discutere criticamente anche delle contraddizioni interne alla società e allo Stato ucraino senza essere immediatamente collocati nel campo del nemico.
Ed è precisamente questo automatismo che occorre respingere.
Il nodo è ancora più evidente quando la repressione riguarda organizzazioni e militanti che si richiamano alla tradizione comunista, socialista e antifascista. È un elemento che dovrebbe interrogare una sinistra europea che, troppo spesso, sulla guerra ha finito per assumere come proprio il perimetro politico stabilito dai governi e dalle alleanze militari occidentali.
Il 16 ottobre, dunque, a Napoli non si manifesterà soltanto per delle persone detenute a migliaia di chilometri di distanza.
Si manifesterà anche contro una politica dei diritti umani a geometria variabile, nella quale esistono prigionieri da ricordare e altri di cui è preferibile non parlare, governi le cui violazioni meritano prime pagine e governi amici per i quali prevale il silenzio.
Che questa iniziativa si svolga proprio a Napoli assume inoltre un significato particolare: una città la cui memoria pubblica continua a essere profondamente segnata dall’antifascismo e dalla Resistenza. Le Quattro giornate del settembre 1943 rappresentano uno degli episodi centrali della storia antifascista della città.
Per questo il presidio di venerdì pone una domanda che va ben oltre l’Ucraina:
i diritti politici sono universali oppure valgono soltanto per gli oppositori dei nostri avversari?
Se sono universali, allora bisogna avere il coraggio di difenderli anche quando farlo è scomodo. Anche quando le vittime non trovano spazio nei grandi media. Anche quando sono comunisti, socialisti e antifascisti.
E soprattutto quando la guerra viene utilizzata per convincerci che di alcune cose sia meglio non parlare.
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