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	Commenti a: Il simpatico Ciarrapico	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: RANIERO GERMANO		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[RANIERO GERMANO]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2019 22:14:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[CIARRAPICO VISTO DA  RECOARO.....non proprio un bel personaggio. 
Quando il “re delle acque minerali” con la società Italfin’ 80 stava facendo incetta di aziende del settore, dalla Fiuggi alla Pejo, arrivò a Recoaro e portò con sé un carico di grandi attese, poi deluse, per un potenziamento dello stabilimento nel quale veniva imbottigliata l’acqua e le bibite a marchio Recoaro: gingerino, acqua brillante, chinotto, aranciata. L’imprenditore aveva guidato le acque minerali di Recoaro dal giugno del 1986 fino all’agosto del 1992 per poi cederle alla Garma di Raul Gardini e Giulio Malgara. L’inizio dell’avventura recoarese era stato un po’ turbolento visto che Ciarrapico aveva partecipato all&#039;asta indetta dall’Efim per la vendita della Recoaro con 18 miliardi di lire. Sette miliardi in più erano stati offerti dalla Crodo che però era controllata da capitale straniero, l’olandese Bols, il cui ricorso al Tar era stato però respinto. Ciarrapico diventava in questo modo il leader assoluto sul mercato italiano nel settore delle acque e bevande minerali. Italfin&#039; 80 aveva raggiunto un fatturato globale di circa 300 miliardi di lire. Le aspettative e le speranze erano enormi mentre a una trentina d’anni di distanza quello che rimane di quel periodo è un’opera che deturpa l’ingresso del paese nascondendo lo splendido paesaggio con la vista delle montagne: il cubo, manufatto in cemento alle porte del paese mai utilizzato e vuoto pure oggi. . Anche sotto l’aspetto occupazionale i ricordi dell’era Ciarrapico non sono migliori visto che lo stabilimento attraversò una crisi continua che portò alla perdita di posti di lavoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CIARRAPICO VISTO DA  RECOARO&#8230;..non proprio un bel personaggio.<br />
Quando il “re delle acque minerali” con la società Italfin’ 80 stava facendo incetta di aziende del settore, dalla Fiuggi alla Pejo, arrivò a Recoaro e portò con sé un carico di grandi attese, poi deluse, per un potenziamento dello stabilimento nel quale veniva imbottigliata l’acqua e le bibite a marchio Recoaro: gingerino, acqua brillante, chinotto, aranciata. L’imprenditore aveva guidato le acque minerali di Recoaro dal giugno del 1986 fino all’agosto del 1992 per poi cederle alla Garma di Raul Gardini e Giulio Malgara. L’inizio dell’avventura recoarese era stato un po’ turbolento visto che Ciarrapico aveva partecipato all&#8217;asta indetta dall’Efim per la vendita della Recoaro con 18 miliardi di lire. Sette miliardi in più erano stati offerti dalla Crodo che però era controllata da capitale straniero, l’olandese Bols, il cui ricorso al Tar era stato però respinto. Ciarrapico diventava in questo modo il leader assoluto sul mercato italiano nel settore delle acque e bevande minerali. Italfin&#8217; 80 aveva raggiunto un fatturato globale di circa 300 miliardi di lire. Le aspettative e le speranze erano enormi mentre a una trentina d’anni di distanza quello che rimane di quel periodo è un’opera che deturpa l’ingresso del paese nascondendo lo splendido paesaggio con la vista delle montagne: il cubo, manufatto in cemento alle porte del paese mai utilizzato e vuoto pure oggi. . Anche sotto l’aspetto occupazionale i ricordi dell’era Ciarrapico non sono migliori visto che lo stabilimento attraversò una crisi continua che portò alla perdita di posti di lavoro.</p>
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