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	Commenti a: L’euro non è in difficoltà. Sono le persone ad esserlo!	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Paul De Marco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paul De Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Aug 2012 00:44:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma questo articolo è stato dettato da Monti e camerati? Scherzo (mica tanto, a dire la verità. Importa sempre pensare con la propria testa.) Insomma non si può risolvere il problema dell&#039;euro stampando denaro imitando la FED (cioè, produrre più Kerouac-euro con il solito rollo stampato …) Non solo perché la situazione è peggiore nei Usa che in Italia o in Germania, ma perché, al contrario di quanto tanti domestici ripetano, non è compito di una vera banca centrale stampare denaro senza relazione con i veri bisogni di credito dell&#039;economia e dei cicli del capitale – credito non speculativo appunto : vedi il mio argomento di Achille speculativo Vs la pubblica tartaruga statale la quale tramite i pitre dirigenti sovvenziona questo Achille qui. In oltre, esiste una grossa differenza tra la Banque de France (che non era la FED) prima delle riforme neoliberali di Giscard d&#039;Estaing nel 1973-74 (con un debito pubblico di solo 21 % del Pil) e il dopo Giscard quando il debito pubblico comincio la sua secolare quanto inarrestabile spirala verso alto ...

Il denaro, e sopra tutto la paper currency, è unicamente un equivalente generale; solo il valore della forza di lavoro può aspirare ad essere l&#039;equivalente universale con il quale valutare tutti i prodotti tra loro, e dunque con il quale gestire i buono livello non-speculativo del “credito” necessario per permettere la fluidità dei cambi che contribuiscono a garantire la riproduzione allargata o dinamica del sistema. Il che significa che non si può confondere “l&#039;interesse” bancario – il più spesso “speculativo” – con il “profitto” economico; come pure non si può confondere il “costo del lavoro” – la finta competitività con competitori globali che dispongono di macchine e di processi produttivi identici, se non superiori, ai nostri, oltre ad una pianificazione statale ancora esistente – con il “costo di produzione”. La competitività internazionale è affare di costo di produzione, non di precarietà dilagante e di abrogazione dell&#039;Articolo 18 ed altri crimini anti-costituzionali del genere compiuti sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori. 

Non si può dunque confondere “l&#039;economia speculativa” con “l&#039;economia reale” anche quando le banche – e i CFO – egemonizzano l&#039;economia intera – dunque anche i CEO – con i loro ROE, e quando il “shadow banking” non appare in gran parte nella contabilità capitalista del PIL. Invece appare, e come, nel calcolo del debito sovrano, nei piani di salvataggio a flussi continui – tramite aiuti statali, BCE, FESF, MES e altri twist – che creano una micidiale spirala economica verso il basso al nome dell&#039;austerità, in modo che non che non c&#039;è più fine ai tagli nei salari già più bassi in Europa, nei programmi pubblici e nei beni pubblici oggi privatizzati per un piatto di lenticchie. (I dirigenti finlandesi vanno ringraziati per avere rifiutato questa logica regressiva neo-nietzschiana e per avere suggerito a Monti di non vendere i gioielli nazionali ora che sono sottovalutati con la speranza vano di arrivare ad un avanzo primario tanto artificiale quanto sopravalutato, ma invece di usarli come collaterale per fare abbassare lo spread rendendo l&#039;infelice gestione neoliberale – à la Chicago Boys : tutto per ripagare il debito sovrano artificialmente nutrito  - dell&#039;avanzo primario un può meno contraddittoria e un può meno grottesca. Ma come sappiamo esistono soluzioni più semplici e più efficaci.

Va ricordato che senza i vari aiuti alle banche private, il PIL italiano sarebbe di 120 % del PIL e non di 123,5 %. Dato che sono più ricche questa dinamica diventa assai peggiore per la Germani e per la Francia (anche per « salvare » i finanzieri greci relativamente meno importanti.) Speriamo che la Germani non cederà mai agli epigoni di Ricardo-Rothschild e degli eurobond e altre “unione bancarie” sotto egida delle banche apolide americane di New-York e delle loro agenzie di rating. Sarebbe forse meglio se la Germania e le altre economie nordiche scegliessero di costituire una zone euro-forte, lasciando la zona di euro-debole esperimentare tra di se con gli eurobond e altre inettitudini del genere – e dunque rovinarsi in pochi messi se non solo per via di una media al rialzo dello spread comune – ma senza sacrificarsi. 

Io sono per l&#039;Europa sociale (vedi il mio sito.) Ovviamente, oggi la politica tedesca gioca la crisi per operare una nuova Treuhand alle spese delle parte più deboli della Europa spinelliana, ma almeno si protegge dalla finanza speculativa apolide. C&#039;est de bonne guerre. Detto questo, io vorrei vedere più intelligenza e più sensibilità europea non filosemita nietzschiana, ma mi sento obbligato di incoraggiare tutte le resistenze, anche tedesche, alla finanza speculativa: La distruzione imperiale dei rivali non è solo affare di guerre aperta ma anche di attacchi speculativi, i quali sparirebbero subito se si abolisse i grotteschi CDS su debito sovrano; e se si ritornasse al Glass Steagall Act con separazione funzionale tra banche di depositi e banche commerciali con possibilità per queste ultime di andare in fallimento secondo la legge della concorrenza capitalista normale e non filosemita nietzschiana la quale per sfortuna prevale oggi nel mondo della cosiddetta « banca universale » e del “credito senza collaterale” (sopra questo concetto cruciale vedi la Sezione International Political Economy nel mio sito www.la-commune-paraclet.com; per l&#039;originale paulsoniano dell&#039;unione bancaria e del suo rapporto con il credito senza collaterale vedi il mio « The Treasury and the Fed”.) In questo mi sento di essere realmente rispettoso delle differenze tra i popoli che debbono costituire “l&#039;Europa sociale” in una emulazione positiva verso l&#039;alto ma senza sacrificarsi – e sopratutto senza essere sacrificati ai soliti interessi non sociali e ancora meno europei.

Vostro,

Paul De Marco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma questo articolo è stato dettato da Monti e camerati? Scherzo (mica tanto, a dire la verità. Importa sempre pensare con la propria testa.) Insomma non si può risolvere il problema dell&#8217;euro stampando denaro imitando la FED (cioè, produrre più Kerouac-euro con il solito rollo stampato …) Non solo perché la situazione è peggiore nei Usa che in Italia o in Germania, ma perché, al contrario di quanto tanti domestici ripetano, non è compito di una vera banca centrale stampare denaro senza relazione con i veri bisogni di credito dell&#8217;economia e dei cicli del capitale – credito non speculativo appunto : vedi il mio argomento di Achille speculativo Vs la pubblica tartaruga statale la quale tramite i pitre dirigenti sovvenziona questo Achille qui. In oltre, esiste una grossa differenza tra la Banque de France (che non era la FED) prima delle riforme neoliberali di Giscard d&#8217;Estaing nel 1973-74 (con un debito pubblico di solo 21 % del Pil) e il dopo Giscard quando il debito pubblico comincio la sua secolare quanto inarrestabile spirala verso alto &#8230;</p>
<p>Il denaro, e sopra tutto la paper currency, è unicamente un equivalente generale; solo il valore della forza di lavoro può aspirare ad essere l&#8217;equivalente universale con il quale valutare tutti i prodotti tra loro, e dunque con il quale gestire i buono livello non-speculativo del “credito” necessario per permettere la fluidità dei cambi che contribuiscono a garantire la riproduzione allargata o dinamica del sistema. Il che significa che non si può confondere “l&#8217;interesse” bancario – il più spesso “speculativo” – con il “profitto” economico; come pure non si può confondere il “costo del lavoro” – la finta competitività con competitori globali che dispongono di macchine e di processi produttivi identici, se non superiori, ai nostri, oltre ad una pianificazione statale ancora esistente – con il “costo di produzione”. La competitività internazionale è affare di costo di produzione, non di precarietà dilagante e di abrogazione dell&#8217;Articolo 18 ed altri crimini anti-costituzionali del genere compiuti sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori. </p>
<p>Non si può dunque confondere “l&#8217;economia speculativa” con “l&#8217;economia reale” anche quando le banche – e i CFO – egemonizzano l&#8217;economia intera – dunque anche i CEO – con i loro ROE, e quando il “shadow banking” non appare in gran parte nella contabilità capitalista del PIL. Invece appare, e come, nel calcolo del debito sovrano, nei piani di salvataggio a flussi continui – tramite aiuti statali, BCE, FESF, MES e altri twist – che creano una micidiale spirala economica verso il basso al nome dell&#8217;austerità, in modo che non che non c&#8217;è più fine ai tagli nei salari già più bassi in Europa, nei programmi pubblici e nei beni pubblici oggi privatizzati per un piatto di lenticchie. (I dirigenti finlandesi vanno ringraziati per avere rifiutato questa logica regressiva neo-nietzschiana e per avere suggerito a Monti di non vendere i gioielli nazionali ora che sono sottovalutati con la speranza vano di arrivare ad un avanzo primario tanto artificiale quanto sopravalutato, ma invece di usarli come collaterale per fare abbassare lo spread rendendo l&#8217;infelice gestione neoliberale – à la Chicago Boys : tutto per ripagare il debito sovrano artificialmente nutrito  &#8211; dell&#8217;avanzo primario un può meno contraddittoria e un può meno grottesca. Ma come sappiamo esistono soluzioni più semplici e più efficaci.</p>
<p>Va ricordato che senza i vari aiuti alle banche private, il PIL italiano sarebbe di 120 % del PIL e non di 123,5 %. Dato che sono più ricche questa dinamica diventa assai peggiore per la Germani e per la Francia (anche per « salvare » i finanzieri greci relativamente meno importanti.) Speriamo che la Germani non cederà mai agli epigoni di Ricardo-Rothschild e degli eurobond e altre “unione bancarie” sotto egida delle banche apolide americane di New-York e delle loro agenzie di rating. Sarebbe forse meglio se la Germania e le altre economie nordiche scegliessero di costituire una zone euro-forte, lasciando la zona di euro-debole esperimentare tra di se con gli eurobond e altre inettitudini del genere – e dunque rovinarsi in pochi messi se non solo per via di una media al rialzo dello spread comune – ma senza sacrificarsi. </p>
<p>Io sono per l&#8217;Europa sociale (vedi il mio sito.) Ovviamente, oggi la politica tedesca gioca la crisi per operare una nuova Treuhand alle spese delle parte più deboli della Europa spinelliana, ma almeno si protegge dalla finanza speculativa apolide. C&#8217;est de bonne guerre. Detto questo, io vorrei vedere più intelligenza e più sensibilità europea non filosemita nietzschiana, ma mi sento obbligato di incoraggiare tutte le resistenze, anche tedesche, alla finanza speculativa: La distruzione imperiale dei rivali non è solo affare di guerre aperta ma anche di attacchi speculativi, i quali sparirebbero subito se si abolisse i grotteschi CDS su debito sovrano; e se si ritornasse al Glass Steagall Act con separazione funzionale tra banche di depositi e banche commerciali con possibilità per queste ultime di andare in fallimento secondo la legge della concorrenza capitalista normale e non filosemita nietzschiana la quale per sfortuna prevale oggi nel mondo della cosiddetta « banca universale » e del “credito senza collaterale” (sopra questo concetto cruciale vedi la Sezione International Political Economy nel mio sito <a href="http://www.la-commune-paraclet.com" rel="nofollow ugc">http://www.la-commune-paraclet.com</a>; per l&#8217;originale paulsoniano dell&#8217;unione bancaria e del suo rapporto con il credito senza collaterale vedi il mio « The Treasury and the Fed”.) In questo mi sento di essere realmente rispettoso delle differenze tra i popoli che debbono costituire “l&#8217;Europa sociale” in una emulazione positiva verso l&#8217;alto ma senza sacrificarsi – e sopratutto senza essere sacrificati ai soliti interessi non sociali e ancora meno europei.</p>
<p>Vostro,</p>
<p>Paul De Marco</p>
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		<title>
		Di: luciano		</title>
		<link>https://contropiano.org/documenti/2012/08/20/leuro-non-e-in-difficolta-sono-le-persone-ad-esserlo-010656#comment-927</link>

		<dc:creator><![CDATA[luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2012 19:33:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto chiara,come sempre, l&#039;esposizione della genesi della moneta unica,maturata in un quadro di euforia filoeuropeista, determinato dalla annessione della Germania Est e dal conseguente rafforzamento dell&#039;idea di unire il continente in un ottica spartitoria con uno stato guida dai tratti imperialistici, da contrapporre nella nuova divisione internazionale del lavoro,all&#039;altra potenza imperiale d&#039;oltre Atlantico, con cui ci si doveva misurare, sul piano dei rapporti di forza maturati in ambito interimperialistico. La conclusione dell&#039;intervento,lascia però, per cosi dire, senza speranza chi ancora crede possibile, attraverso la dissoluzione dell&#039;euro,lottare per la modifica radicale di una spietata politica di smantellamento di ogni diritto sociale. Se l&#039;Euro dovesse durare ancora a lungo come preconizza Navarro,le speranze di lungo corso in un assetto meno feroce e più egualitario della distribuzione della ricchezza,sarebbero vanificate per decenni!Dovrà,per forza,esserci un risveglio di massa,non credo che un tale scempio sociale possa durare ancora a lungo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto chiara,come sempre, l&#8217;esposizione della genesi della moneta unica,maturata in un quadro di euforia filoeuropeista, determinato dalla annessione della Germania Est e dal conseguente rafforzamento dell&#8217;idea di unire il continente in un ottica spartitoria con uno stato guida dai tratti imperialistici, da contrapporre nella nuova divisione internazionale del lavoro,all&#8217;altra potenza imperiale d&#8217;oltre Atlantico, con cui ci si doveva misurare, sul piano dei rapporti di forza maturati in ambito interimperialistico. La conclusione dell&#8217;intervento,lascia però, per cosi dire, senza speranza chi ancora crede possibile, attraverso la dissoluzione dell&#8217;euro,lottare per la modifica radicale di una spietata politica di smantellamento di ogni diritto sociale. Se l&#8217;Euro dovesse durare ancora a lungo come preconizza Navarro,le speranze di lungo corso in un assetto meno feroce e più egualitario della distribuzione della ricchezza,sarebbero vanificate per decenni!Dovrà,per forza,esserci un risveglio di massa,non credo che un tale scempio sociale possa durare ancora a lungo!</p>
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