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	Commenti a: Il business dei farmaci equivalenti	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Mon, 05 May 2014 10:27:54 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Rita Chiavoni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rita Chiavoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2014 10:27:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Premesso che lʼintento di questo articolo è quello di mettere in discussione lʼassioma per cui i farmaci equivalenti sono uguali a quelli originari, costano poco, le industrie produttrici di farmaci innovativi lucrano sulla salute, le industrie degli equivalenti ʻumanitariamenteʼ producono gli stessi farmaci a costi minori.
Il taglio dellʼarticolo quindi non è affatto quello di una pubblicazione scientifica, dʼaltronde Contropiano non è una rivista scientifica, ma un quotidiano politico. Ciò non toglie che i dati, le perplessità e i riferimenti a ricerche siano più che qualificati; provengono infatti dal mondo scientifico e universitario:
Gli articoli su cui mi sono basata sono di due ricercatori italiani - Prof. MARCELLO GUIDOTTI DIP. CHIMICA E TECNOLOGIE DEL FARMACO ,Settore Scientifico-Disciplinare: CHIM/08 CHIMICA FARMACEUTICA Università ʻLa Sapienzaʻ Roma
-Lavoro preparato con il contributo del Gruppo di Studio SIF sui Medicinali Equivalenti e del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Farmacologia (SIF)
Gruppo di Studio SIF sui medicinali equivalenti Alessandro Mugelli (Coordinatore) Liberato Berrino, Corrado Blandizzi,Fabrizio De Ponti,Pierluigi Navarra,Francesco Scaglione, Marcello Tonini
Sia il professor Guidotti che i componenti del gruppo SIF, forniscono articolata e qualificata bibliografia in merito alle argomentazioni da me messe in luce, di cui mi assumo la responsabilità anche scientifica di quanto sostenuto. Altri articoli citati, per correttezza, sono stati utilizzati per la chiarezza e la sintesi di concetti estremamente complessi, per i non addetti ai lavori e per il contenuto, anche se non propriamente divulgativo, abbastanza chiaro. Ho voluto riportare anche un articolo del settimanale Oggi, travato casualmente durante la mia ricerca, per evidenziare come anche il comune cittadino si pone delle domande che regolarmente vengono zittite dalla stampa meinstream.
Riguardo alla critica sullʼuso di articoli di internet due appunti: Uno degli usi possibili di internet è una ricerca rapida di alcuni dati o notizie, che in base alle conoscenze possedute, vengono selezionati. Come per qualsiasi testo,vengono quindi riportati gli autori e le fonti, se il prof. Berrino fa delle dichiarazioni ai giornalisti delle IENE e dice testualmente: “mediamente quello che diamo da mangiare nei nostri ospedali è il peggio del peggio, io ritengo che non gli fa bene. Ma sa noi vogliamo bene ai nostri malati, noi vogliamo che tornino da noi... Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, cʼè crescita, diminuisce lo spred. La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il prof. Monti.”
Bisogna cogliere il messaggio che non riguarda solamente lʼassistenza in senso stretto; ciò che fa aumentare il PIL e fa scendere lo spread sono le industrie operanti come indotto della sanità, in modo particolare la farmaceutica, le industrie produttrici di ecografi, tac,risonanze e quantʼaltro, le aziende elettromedicali, etc. Il messaggio del Prof. Berrino è chiaro proprio perchè allʼinterno di argomentazioni altre, quali lʼalimentazione.
Il mio articolo è lʼanalisi di un clinico che, partendo da alcune evidenze	basate sulla propria esperienza di lavoro trentennale nel SSN,	ha constato come la ricerca è stata sempre di più monopolizzata dalle industrie farmaceutiche e che le pubblicazioni scientifiche sono orientate esclusivamente alla conferma di un determinato prodotto sia brend che non e, se nascono contrapposizioni ʻscientificheʼ, queste sono tutte allʼinterno di una ferrea logica di mercato, che rende alquanto opinabile la possibilità di cogliere il vero dal falso.
È una lettura critica sullo stato dellʼarte medica e sulla deriva che ha preso il farmaco, che proprio perchè ʻrimedioʼ, non può rappresentare la cura nel suo insieme. Gli aspetti della cura sono molteplici in ogni patologia, dallʼambiente in cui si vive, sia come luogo di vita e di lavoro, che come entourage; dallʼalimentazione, al rapporto che il paziente instaura con la propria malattia e con il curante.
Il discorso cosiddetto scientifico su cui è basata la ricerca delegata alle case farmaceutiche non credo proprio che abbia interesse a considerare la complessità della cura, di fatto anche se volesse non potrebbe. Questa complessità può essere considerata solamente dal medico che il farmaco lo somministra, dal clinico che vede e conosce il paziente e che sarebbe anche colui che dovrebbe avere il diritto/dovere di entrare in un feedback costante con i ricercatori, fornendo dati e indirizzi. Questo in altri paesi accade.
Il farmaco generico, a parere di scrive, ricopre un ruolo importante per lʼaccaparramento di quote di mercato, le multinazionali si diversificano nella produzione, prendono accordi o si fanno la guerra sopra le teste della popolazione,compresi gli operatori della sanità, con lʼunico scopo di fare profitti. La trovata di produrre farmaci generici, secondo me, ha scopi anche di equilibrare il mercato del farmaco.
Per un verso infatti allenta la morsa della concorrenza, abbassandone il livello qualitativo , ma mantenendo vivace il mercato dal punto di vista della quantità. Ritengo offensiva e alquanto sciocca la messa in dubbio della veridicità del dato da me riportato sul farmaco antidepressivo, volutamente, non citato proprio perchè non ho alcun interesse a pubblicizzare o denigrare alcunché.
Sono assolutamente disinteressata a fare la lista dei farmaci buoni e di quelli cattivi, come vorrebbe lʼautrice del commento al mio articolo, purtroppo come ho ampiamente spiegato nellʼarticolo la medicina non è una scienza esatta, ma unʼarte. Ogni medico ha un suo stile di lavoro, e il beneficio ottenuto da una cura dipende da molti fattori e non esclusivamente dal farmaco.
Le consiglio di cercare qualcosa sul potere dellʼeffetto placebo e forse le sorgeranno parecchie domande. È evidente che lʼarticolo non è stato letto con attenzione e la reazione, molto viscerale dimostra come la pubblicità martellante crea mostri incapaci di ragionare sulla complessità.
Lʼabstract dellʼarticolo riguardante i farmaci antiepilettici generici e brand messi a confronto, sostiene esattamente parte di ciò da me evidenziato ossia che clinicamente sono simili e che i farmaci brand e generici non sono uguali, ma sono due farmaci diversi, tanto è vero che, nel caso di sostituzione degli uni con gli altri, i pazienti necessitano di un periodo di ricovero ospedaliero più lungo per la giusta	valutazione della risposta terapeutica, perchè non cʼè alcuna certezza dellʼequivalenza terapeutica.
Il tono decisamente denigratorio e le argomentazioni dimostrano la fretta di convalidare un preconcetto senza aver approfondito lʼarticolo, per questo non meriterebbe risposta, la risposta è necessaria per i lettori che potrebbero, per mancanza di conoscenze specifiche, rimanere confusi dal tentativo di Samira Pagani di ʻfinirla in cagnaraʼ, come si dice a Roma, per mancanza di argomentazioni convincenti che contrastino la tesi principale dellʼarticolo:
La ricerca e la cura sono in mano alle case farmaceutiche e non esistono industrie umanitarie, esattamente come non esistono guerre umanitarie. Il mercato del farmaco come quello delle armi sono gli unici a tenere nellʼattuale crisi del capitale. Il farmaco generico o cosiddetto equivalente è una copia ed è da considerarsi un altro farmaco con caratteristiche simili, prodotto nella stragrande maggioranza dei casi da industrie, che non svolgono attività di ricerca e, la sperimentazione dei nuovi farmaci equivalenti per lo più non è prevista, in quanto per definizione viene accettata come equivalenza terapeutica lʼequivalenza legata alla biodisponibilità. Anche chi produce generici ha un consistente investimento pubblicitario, più o meno trasparente.
Il punto fondamentale è comunque che la ricerca non è pubblica, nemmeno nelle linee dʼindirizzo, che quantomeno dovrebbero essere rivolte a quelle industrie che producono farmaci innovatori, non esistendo in Italia, né centri forti di ricerca farmaceutica, né unʼindustria pubblica di produzione, fuori dalle logiche di mercato, la ricerca e la cura sono eterodirette dallʼindustria.
Due notizie recenti sulla sorte della sperimentazione del vaccino per HIV: http:// reportagedalmondo.altervista.org/blog/aids-vaccino-italiano-costato-49-milioni-in-mano- privati/ Lʼaltra il racket dei farmaci antitumorali http://www.corriere.it/salute/14_maggio_02/racket- farmaci-anti-tumorali-un-euro-business-camorra-c23c1140-d1c6-11e3-8ed3- fdcfbf1b09b2.shtml domanda come vengono riciclati sul mercato? Staremo a vedere!
La salute non dovrebbe essere una merce, ricordiamolo sempre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premesso che lʼintento di questo articolo è quello di mettere in discussione lʼassioma per cui i farmaci equivalenti sono uguali a quelli originari, costano poco, le industrie produttrici di farmaci innovativi lucrano sulla salute, le industrie degli equivalenti ʻumanitariamenteʼ producono gli stessi farmaci a costi minori.<br />
Il taglio dellʼarticolo quindi non è affatto quello di una pubblicazione scientifica, dʼaltronde Contropiano non è una rivista scientifica, ma un quotidiano politico. Ciò non toglie che i dati, le perplessità e i riferimenti a ricerche siano più che qualificati; provengono infatti dal mondo scientifico e universitario:<br />
Gli articoli su cui mi sono basata sono di due ricercatori italiani &#8211; Prof. MARCELLO GUIDOTTI DIP. CHIMICA E TECNOLOGIE DEL FARMACO ,Settore Scientifico-Disciplinare: CHIM/08 CHIMICA FARMACEUTICA Università ʻLa Sapienzaʻ Roma<br />
-Lavoro preparato con il contributo del Gruppo di Studio SIF sui Medicinali Equivalenti e del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Farmacologia (SIF)<br />
Gruppo di Studio SIF sui medicinali equivalenti Alessandro Mugelli (Coordinatore) Liberato Berrino, Corrado Blandizzi,Fabrizio De Ponti,Pierluigi Navarra,Francesco Scaglione, Marcello Tonini<br />
Sia il professor Guidotti che i componenti del gruppo SIF, forniscono articolata e qualificata bibliografia in merito alle argomentazioni da me messe in luce, di cui mi assumo la responsabilità anche scientifica di quanto sostenuto. Altri articoli citati, per correttezza, sono stati utilizzati per la chiarezza e la sintesi di concetti estremamente complessi, per i non addetti ai lavori e per il contenuto, anche se non propriamente divulgativo, abbastanza chiaro. Ho voluto riportare anche un articolo del settimanale Oggi, travato casualmente durante la mia ricerca, per evidenziare come anche il comune cittadino si pone delle domande che regolarmente vengono zittite dalla stampa meinstream.<br />
Riguardo alla critica sullʼuso di articoli di internet due appunti: Uno degli usi possibili di internet è una ricerca rapida di alcuni dati o notizie, che in base alle conoscenze possedute, vengono selezionati. Come per qualsiasi testo,vengono quindi riportati gli autori e le fonti, se il prof. Berrino fa delle dichiarazioni ai giornalisti delle IENE e dice testualmente: “mediamente quello che diamo da mangiare nei nostri ospedali è il peggio del peggio, io ritengo che non gli fa bene. Ma sa noi vogliamo bene ai nostri malati, noi vogliamo che tornino da noi&#8230; Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, cʼè crescita, diminuisce lo spred. La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il prof. Monti.”<br />
Bisogna cogliere il messaggio che non riguarda solamente lʼassistenza in senso stretto; ciò che fa aumentare il PIL e fa scendere lo spread sono le industrie operanti come indotto della sanità, in modo particolare la farmaceutica, le industrie produttrici di ecografi, tac,risonanze e quantʼaltro, le aziende elettromedicali, etc. Il messaggio del Prof. Berrino è chiaro proprio perchè allʼinterno di argomentazioni altre, quali lʼalimentazione.<br />
Il mio articolo è lʼanalisi di un clinico che, partendo da alcune evidenze	basate sulla propria esperienza di lavoro trentennale nel SSN,	ha constato come la ricerca è stata sempre di più monopolizzata dalle industrie farmaceutiche e che le pubblicazioni scientifiche sono orientate esclusivamente alla conferma di un determinato prodotto sia brend che non e, se nascono contrapposizioni ʻscientificheʼ, queste sono tutte allʼinterno di una ferrea logica di mercato, che rende alquanto opinabile la possibilità di cogliere il vero dal falso.<br />
È una lettura critica sullo stato dellʼarte medica e sulla deriva che ha preso il farmaco, che proprio perchè ʻrimedioʼ, non può rappresentare la cura nel suo insieme. Gli aspetti della cura sono molteplici in ogni patologia, dallʼambiente in cui si vive, sia come luogo di vita e di lavoro, che come entourage; dallʼalimentazione, al rapporto che il paziente instaura con la propria malattia e con il curante.<br />
Il discorso cosiddetto scientifico su cui è basata la ricerca delegata alle case farmaceutiche non credo proprio che abbia interesse a considerare la complessità della cura, di fatto anche se volesse non potrebbe. Questa complessità può essere considerata solamente dal medico che il farmaco lo somministra, dal clinico che vede e conosce il paziente e che sarebbe anche colui che dovrebbe avere il diritto/dovere di entrare in un feedback costante con i ricercatori, fornendo dati e indirizzi. Questo in altri paesi accade.<br />
Il farmaco generico, a parere di scrive, ricopre un ruolo importante per lʼaccaparramento di quote di mercato, le multinazionali si diversificano nella produzione, prendono accordi o si fanno la guerra sopra le teste della popolazione,compresi gli operatori della sanità, con lʼunico scopo di fare profitti. La trovata di produrre farmaci generici, secondo me, ha scopi anche di equilibrare il mercato del farmaco.<br />
Per un verso infatti allenta la morsa della concorrenza, abbassandone il livello qualitativo , ma mantenendo vivace il mercato dal punto di vista della quantità. Ritengo offensiva e alquanto sciocca la messa in dubbio della veridicità del dato da me riportato sul farmaco antidepressivo, volutamente, non citato proprio perchè non ho alcun interesse a pubblicizzare o denigrare alcunché.<br />
Sono assolutamente disinteressata a fare la lista dei farmaci buoni e di quelli cattivi, come vorrebbe lʼautrice del commento al mio articolo, purtroppo come ho ampiamente spiegato nellʼarticolo la medicina non è una scienza esatta, ma unʼarte. Ogni medico ha un suo stile di lavoro, e il beneficio ottenuto da una cura dipende da molti fattori e non esclusivamente dal farmaco.<br />
Le consiglio di cercare qualcosa sul potere dellʼeffetto placebo e forse le sorgeranno parecchie domande. È evidente che lʼarticolo non è stato letto con attenzione e la reazione, molto viscerale dimostra come la pubblicità martellante crea mostri incapaci di ragionare sulla complessità.<br />
Lʼabstract dellʼarticolo riguardante i farmaci antiepilettici generici e brand messi a confronto, sostiene esattamente parte di ciò da me evidenziato ossia che clinicamente sono simili e che i farmaci brand e generici non sono uguali, ma sono due farmaci diversi, tanto è vero che, nel caso di sostituzione degli uni con gli altri, i pazienti necessitano di un periodo di ricovero ospedaliero più lungo per la giusta	valutazione della risposta terapeutica, perchè non cʼè alcuna certezza dellʼequivalenza terapeutica.<br />
Il tono decisamente denigratorio e le argomentazioni dimostrano la fretta di convalidare un preconcetto senza aver approfondito lʼarticolo, per questo non meriterebbe risposta, la risposta è necessaria per i lettori che potrebbero, per mancanza di conoscenze specifiche, rimanere confusi dal tentativo di Samira Pagani di ʻfinirla in cagnaraʼ, come si dice a Roma, per mancanza di argomentazioni convincenti che contrastino la tesi principale dellʼarticolo:<br />
La ricerca e la cura sono in mano alle case farmaceutiche e non esistono industrie umanitarie, esattamente come non esistono guerre umanitarie. Il mercato del farmaco come quello delle armi sono gli unici a tenere nellʼattuale crisi del capitale. Il farmaco generico o cosiddetto equivalente è una copia ed è da considerarsi un altro farmaco con caratteristiche simili, prodotto nella stragrande maggioranza dei casi da industrie, che non svolgono attività di ricerca e, la sperimentazione dei nuovi farmaci equivalenti per lo più non è prevista, in quanto per definizione viene accettata come equivalenza terapeutica lʼequivalenza legata alla biodisponibilità. Anche chi produce generici ha un consistente investimento pubblicitario, più o meno trasparente.<br />
Il punto fondamentale è comunque che la ricerca non è pubblica, nemmeno nelle linee dʼindirizzo, che quantomeno dovrebbero essere rivolte a quelle industrie che producono farmaci innovatori, non esistendo in Italia, né centri forti di ricerca farmaceutica, né unʼindustria pubblica di produzione, fuori dalle logiche di mercato, la ricerca e la cura sono eterodirette dallʼindustria.<br />
Due notizie recenti sulla sorte della sperimentazione del vaccino per HIV: http:// reportagedalmondo.altervista.org/blog/aids-vaccino-italiano-costato-49-milioni-in-mano- privati/ Lʼaltra il racket dei farmaci antitumorali <a href="http://www.corriere.it/salute/14_maggio_02/racket-" rel="nofollow ugc">http://www.corriere.it/salute/14_maggio_02/racket-</a> farmaci-anti-tumorali-un-euro-business-camorra-c23c1140-d1c6-11e3-8ed3- fdcfbf1b09b2.shtml domanda come vengono riciclati sul mercato? Staremo a vedere!<br />
La salute non dovrebbe essere una merce, ricordiamolo sempre.</p>
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		Di: samirasarapagani		</title>
		<link>https://contropiano.org/documenti/2014/04/11/il-business-dei-farmaci-equivalenti-023334#comment-2833</link>

		<dc:creator><![CDATA[samirasarapagani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Apr 2014 10:52:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi dispiace ma questo articolo è pieno di scorrettezze. I farmaci generici sono un potentissimo strumento nelle mani dei cittadini e di una sanità pubblica con sempre meno risorse economiche a dispisizione.

falsità dell&#039;articolo:

- l&#039;intervista il prof. Franco Berrino NON dice che le cure devono lasciare i pazienti nella cronicità, in quanto ‘clienti’ delle multinazionali. 

http://blogdieles.altervista.org/lintervista-shock-al-prof-franco-berrino-uno-dei-piu-noticollaboratori- di-veronesi-malati-di-cancro-sono-clienti-devono-tornare/

basta andare a vedere questo link: mostra un video che è del tutto decontestualizzato (guardatelo, dura 2 minuti). il dottor Berrino spiega come l&#039;alimentazione che viene data ai malati oncologici in ospedale sia del tutto inadeguata (argomento che non ha nulla a che vedere con i farmaci generici) e si rammarica di ciò. rammaricandosene dice che è così perchè i malati sono clienti. non si parla ne di case farmaceutiche ne di multinazionali, e l&#039;intervista parlava di un tipo di dieta. a prescindere dal fatto che uno spezzone di intervista di 2 minuti, decontestualizzato non ha senso.

dunque questa notizia è riportata in modo del tutto erroneo

- il link che segue: ttp://www.oggi.it/ posta/lettere/2012/08/14/il-farmaco-generico-un-danno-per-i-pazienti-e-le-casefarmaceutiche-risponde-il-direttore/

non parla affatto della delocalizzazione dei generici ai paesi emergenti!! tanto per cominciare temo che il settimanale oggi non sia una delle migliori fonti di informazione disponibile. in secondo luogo questo è un link ad una lettera di un lettore (dunque un documento di nessuna valenza), in disaccordo con un articolo apparso precedentemente sulla rivista.in ogni caso il direttore, a questa lettera risponde che non vi sono differenze di equivalenza tra generici e non. insomma questo è un articolo che non ci informa e non dice nulla, e non parla dell&#039;argomento per cui è stato citato.

- dunque gia i due punti sopra esposti mi sembrano sufficienti per smantellare l&#039;intero articolo. non è così che si fa giornalismo. inoltre tutti i link in fondo all&#039;articolo riportano link a letteratura grigia, cioè non a pubblicazioni scientifiche di alcun tipo. la medicina moderma è evidence based medicine, con ciò riferendosi alle più recenti evidenze scientifiche che derivano da trial clinici sperimentali.

forse l&#039;autrice dell&#039;articolo non ne è a conoscenza, ma  la letteratura scientifica è piena di studi clinici in cui vengono confrontati sui pazienti due farmaci (uno generico e uno non) NON sulla base della biodisponibilità, ma degli outcome terapeutici. 

citarli è difficile, perchè per ogni tipologia di farmaco ne sono presenti diversi. naturalmente non si trovano su google, ma sui motori di ricerca che raccolgono articoli di natura accademica come PubMed. Sapendo utilizzare questo tipo di importantissime fonti di informazioni si possono trovare, oltre a randomized clinical trial, anche meta analisi e revisioni sistematiche, le pubblicazioni scientifiche riconociute per avere il più altro livello di evidenza.

ad esempio:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22461121
questo studio mostra come i farmaci antiepilettici generici sian altrettanto efficaci nel controllare le crisi epilettiche per quanto riguarda la frequenza degli attacchi. 

altro esempio: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23188124
questo studio invece mostra come clopidogrel di marca e generico abbiano la stessa efficacia per quanto riguarda il rischio di mortalità per eventi cardiovascolari ed emorragie.

insomma, di esempi ce ne sarebbero molti. andremmero ricercate evidenze scientifiche riguardo al tipo di farmaco che ci interessa. ma questo tipo di pubblicazioni scientifiche sono prove abbastanza forti, in quanto si riferiscono a studi che non controllano la biodisponibilità del farmaco nel sague, ma seguono i pazienti nel tempo e verificano se il risultato finale (il controllo delle crisi epilettiche, la riduzione di eventi cardiovascolari, per esempio) vari o sia identico. dunque, quando c&#039;è questo tipo di evidenza le obiezioni riguardo agli eccipienti sono nulle.

-altro punto che giudico abbastanza grave in questo articolo. L&#039;autrice racconta di un farmaco molto efficacie ritirato dal commercio, che hai visto utilizzare in un SPDC. 
benissimo, quale? se non ci viene detto il nome del farmaco questa questione non ha ALCUNA VALENZA, visto il resto dell&#039;articolo, come posso sapere che questa storia è completamente inventata?? mi dovrei fidare dell&#039;autrice? sulla base di cosa?

giustamente sono state citate le fonti dell&#039;articolo, dovremmo essere messi a conoscenza del nome di questo farmaco, per poter cercare notizie, informazioni, letteratura scientifica su di esso, e per sapere, appunto, che questa storia sia vera

Per concludere, vergona per questo articolo, pieno di inesattezze, e che calunnia i farmaci generici, provati sicuri dall&#039;evidenza scientifica che abbiamo disponibile.

le industrie farmaceutiche spendono più soldi in marketing che in ricerca (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/01/08/farmaci-la-dittatura-del-marketing-ecco-come.html)
dunque i brevetti sono giustificati fino ad un certo punto, ed in ogni caso i brevetti non giustificano gli scandalosi prezzi di alcuni farmaci

è una vergogna che si continuino a difendere le industrie farmaceutiche che hanno come unico interesse i propri profitti, e che vengano pubblicati articoli che diffondono disinformazione e pregiudizi, proprio su questo sito!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi dispiace ma questo articolo è pieno di scorrettezze. I farmaci generici sono un potentissimo strumento nelle mani dei cittadini e di una sanità pubblica con sempre meno risorse economiche a dispisizione.</p>
<p>falsità dell&#8217;articolo:</p>
<p>&#8211; l&#8217;intervista il prof. Franco Berrino NON dice che le cure devono lasciare i pazienti nella cronicità, in quanto ‘clienti’ delle multinazionali. </p>
<p><a href="http://blogdieles.altervista.org/lintervista-shock-al-prof-franco-berrino-uno-dei-piu-noticollaboratori-" rel="nofollow ugc">http://blogdieles.altervista.org/lintervista-shock-al-prof-franco-berrino-uno-dei-piu-noticollaboratori-</a> di-veronesi-malati-di-cancro-sono-clienti-devono-tornare/</p>
<p>basta andare a vedere questo link: mostra un video che è del tutto decontestualizzato (guardatelo, dura 2 minuti). il dottor Berrino spiega come l&#8217;alimentazione che viene data ai malati oncologici in ospedale sia del tutto inadeguata (argomento che non ha nulla a che vedere con i farmaci generici) e si rammarica di ciò. rammaricandosene dice che è così perchè i malati sono clienti. non si parla ne di case farmaceutiche ne di multinazionali, e l&#8217;intervista parlava di un tipo di dieta. a prescindere dal fatto che uno spezzone di intervista di 2 minuti, decontestualizzato non ha senso.</p>
<p>dunque questa notizia è riportata in modo del tutto erroneo</p>
<p>&#8211; il link che segue: ttp://www.oggi.it/ posta/lettere/2012/08/14/il-farmaco-generico-un-danno-per-i-pazienti-e-le-casefarmaceutiche-risponde-il-direttore/</p>
<p>non parla affatto della delocalizzazione dei generici ai paesi emergenti!! tanto per cominciare temo che il settimanale oggi non sia una delle migliori fonti di informazione disponibile. in secondo luogo questo è un link ad una lettera di un lettore (dunque un documento di nessuna valenza), in disaccordo con un articolo apparso precedentemente sulla rivista.in ogni caso il direttore, a questa lettera risponde che non vi sono differenze di equivalenza tra generici e non. insomma questo è un articolo che non ci informa e non dice nulla, e non parla dell&#8217;argomento per cui è stato citato.</p>
<p>&#8211; dunque gia i due punti sopra esposti mi sembrano sufficienti per smantellare l&#8217;intero articolo. non è così che si fa giornalismo. inoltre tutti i link in fondo all&#8217;articolo riportano link a letteratura grigia, cioè non a pubblicazioni scientifiche di alcun tipo. la medicina moderma è evidence based medicine, con ciò riferendosi alle più recenti evidenze scientifiche che derivano da trial clinici sperimentali.</p>
<p>forse l&#8217;autrice dell&#8217;articolo non ne è a conoscenza, ma  la letteratura scientifica è piena di studi clinici in cui vengono confrontati sui pazienti due farmaci (uno generico e uno non) NON sulla base della biodisponibilità, ma degli outcome terapeutici. </p>
<p>citarli è difficile, perchè per ogni tipologia di farmaco ne sono presenti diversi. naturalmente non si trovano su google, ma sui motori di ricerca che raccolgono articoli di natura accademica come PubMed. Sapendo utilizzare questo tipo di importantissime fonti di informazioni si possono trovare, oltre a randomized clinical trial, anche meta analisi e revisioni sistematiche, le pubblicazioni scientifiche riconociute per avere il più altro livello di evidenza.</p>
<p>ad esempio:<br />
<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22461121" rel="nofollow ugc">http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22461121</a><br />
questo studio mostra come i farmaci antiepilettici generici sian altrettanto efficaci nel controllare le crisi epilettiche per quanto riguarda la frequenza degli attacchi. </p>
<p>altro esempio: <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23188124" rel="nofollow ugc">http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23188124</a><br />
questo studio invece mostra come clopidogrel di marca e generico abbiano la stessa efficacia per quanto riguarda il rischio di mortalità per eventi cardiovascolari ed emorragie.</p>
<p>insomma, di esempi ce ne sarebbero molti. andremmero ricercate evidenze scientifiche riguardo al tipo di farmaco che ci interessa. ma questo tipo di pubblicazioni scientifiche sono prove abbastanza forti, in quanto si riferiscono a studi che non controllano la biodisponibilità del farmaco nel sague, ma seguono i pazienti nel tempo e verificano se il risultato finale (il controllo delle crisi epilettiche, la riduzione di eventi cardiovascolari, per esempio) vari o sia identico. dunque, quando c&#8217;è questo tipo di evidenza le obiezioni riguardo agli eccipienti sono nulle.</p>
<p>-altro punto che giudico abbastanza grave in questo articolo. L&#8217;autrice racconta di un farmaco molto efficacie ritirato dal commercio, che hai visto utilizzare in un SPDC.<br />
benissimo, quale? se non ci viene detto il nome del farmaco questa questione non ha ALCUNA VALENZA, visto il resto dell&#8217;articolo, come posso sapere che questa storia è completamente inventata?? mi dovrei fidare dell&#8217;autrice? sulla base di cosa?</p>
<p>giustamente sono state citate le fonti dell&#8217;articolo, dovremmo essere messi a conoscenza del nome di questo farmaco, per poter cercare notizie, informazioni, letteratura scientifica su di esso, e per sapere, appunto, che questa storia sia vera</p>
<p>Per concludere, vergona per questo articolo, pieno di inesattezze, e che calunnia i farmaci generici, provati sicuri dall&#8217;evidenza scientifica che abbiamo disponibile.</p>
<p>le industrie farmaceutiche spendono più soldi in marketing che in ricerca (<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/01/08/farmaci-la-dittatura-del-marketing-ecco-come.html" rel="nofollow ugc">http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/01/08/farmaci-la-dittatura-del-marketing-ecco-come.html</a>)<br />
dunque i brevetti sono giustificati fino ad un certo punto, ed in ogni caso i brevetti non giustificano gli scandalosi prezzi di alcuni farmaci</p>
<p>è una vergogna che si continuino a difendere le industrie farmaceutiche che hanno come unico interesse i propri profitti, e che vengano pubblicati articoli che diffondono disinformazione e pregiudizi, proprio su questo sito!</p>
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