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	Commenti a: Una franca discussione per un manifesto comunista	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		<title>
		Di: Guardia Rossa 9491		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guardia Rossa 9491]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 12:30:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sinceramente faccio fatica a leggere e intervenire su un documento così lungo e articolato. Perciò mi concentro su due punti essenziali. 1° &quot;I firmatari di questo documento ritengono importante che i comunisti si rimettano a discutere e a riflettere dopo le sconfitte subite in Italia e nel mondo, soprattutto negli ultimi 25 anni.&quot; Commento: non abbiamo mai smesso di discutere e riflettere sulle sconfitte ma finora nessuna organizzazione comunista in Italia (e quante ce ne sono!) è riuscita ad esprimere una linea di ricomposizione di classe e di prospettiva socialista (nel senso marxiano del termine). 2° scrivono i firmatari:  &quot;In questo quadro, tuttavia, va sottolineata l’importanza e l’originalità dell’esperienza cinese, che in una fase così difficile e drammatica a livello mondiale, rimane all’interno di un processo di transizione socialista dagli esiti tuttora incerti.&quot; Ma davvero credete che, dopo la sconfitta della linea rossa nel PCC nel 1976 ad opera di Deng Xiaoping e soci, la Cina rimanga all&#039;interno di un processo di transizione socialista? Saluti rossi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinceramente faccio fatica a leggere e intervenire su un documento così lungo e articolato. Perciò mi concentro su due punti essenziali. 1° &#8220;I firmatari di questo documento ritengono importante che i comunisti si rimettano a discutere e a riflettere dopo le sconfitte subite in Italia e nel mondo, soprattutto negli ultimi 25 anni.&#8221; Commento: non abbiamo mai smesso di discutere e riflettere sulle sconfitte ma finora nessuna organizzazione comunista in Italia (e quante ce ne sono!) è riuscita ad esprimere una linea di ricomposizione di classe e di prospettiva socialista (nel senso marxiano del termine). 2° scrivono i firmatari:  &#8220;In questo quadro, tuttavia, va sottolineata l’importanza e l’originalità dell’esperienza cinese, che in una fase così difficile e drammatica a livello mondiale, rimane all’interno di un processo di transizione socialista dagli esiti tuttora incerti.&#8221; Ma davvero credete che, dopo la sconfitta della linea rossa nel PCC nel 1976 ad opera di Deng Xiaoping e soci, la Cina rimanga all&#8217;interno di un processo di transizione socialista? Saluti rossi</p>
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		Di: marco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 08:29:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bhe condivido lo spirito del documento.
Sin dall&#039;invito a revisionare il revisionismo.
Realisticamente non si può pensare di riunire in un&#039;unica struttura partitica la galassia di organizzazioni nate dal collasso del PCI (senza contare quelle che esistevano da prima come il PMLI) o dalla destrutturazione del PRC messa in opera in piena cattiva fede dal Neoliberale (per sua stessa ammissione) Bertinotti.
Credo che il primo step su cui concentrarsi sia una forma confederativa (e non federativa) delle varie realtà comuniste.
Un luogo di incontro in cui coordinare in maniera permanente momenti di lotta, organo di informazione, elaborazione teorica.
Una sorta di concilio ecumenico in cui dare le linee generali di un percorso condiviso, garantendo al tempo la piena autonomia delle struttura aderenti.
Ai compagni più entusiasti dell&#039;unità questo potrà sembrare limitato, limitante e limitativo.
Eppure con il pessimismo della ragione sono sicuro che raggiungere questo scopo sarebbe un risultato così importante da creare i presupposti per lavorare in seguito con l&#039;ottimismo della volontà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bhe condivido lo spirito del documento.<br />
Sin dall&#8217;invito a revisionare il revisionismo.<br />
Realisticamente non si può pensare di riunire in un&#8217;unica struttura partitica la galassia di organizzazioni nate dal collasso del PCI (senza contare quelle che esistevano da prima come il PMLI) o dalla destrutturazione del PRC messa in opera in piena cattiva fede dal Neoliberale (per sua stessa ammissione) Bertinotti.<br />
Credo che il primo step su cui concentrarsi sia una forma confederativa (e non federativa) delle varie realtà comuniste.<br />
Un luogo di incontro in cui coordinare in maniera permanente momenti di lotta, organo di informazione, elaborazione teorica.<br />
Una sorta di concilio ecumenico in cui dare le linee generali di un percorso condiviso, garantendo al tempo la piena autonomia delle struttura aderenti.<br />
Ai compagni più entusiasti dell&#8217;unità questo potrà sembrare limitato, limitante e limitativo.<br />
Eppure con il pessimismo della ragione sono sicuro che raggiungere questo scopo sarebbe un risultato così importante da creare i presupposti per lavorare in seguito con l&#8217;ottimismo della volontà.</p>
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