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	Commenti a: Il naufragio del Pd e la crisi di egemonia delle classi dominanti	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2017 18:52:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[
	Non vi &#232; dubbio che la scissione del PD si inserisce nel contesto di una crisi organica della borghesia italiana, che scuote, dal punto di vista del consenso, l&#8217;egemonia delle sue frazioni maggioritarie. Cos&#236; come non vi &#232; dubbio che il detonatore di tale crisi &#232; il venir meno del consenso della piccola e media borghesia al disegno di integrazione europea che il grande capitale e i partiti maggiori che ne rappresentano gli interessi avevano individuato come orizzonte strategico per l&#8217;Italia. Si tratta di una crisi dei partiti tradizionali che &#232; in atto a livello continentale, ma che assume forme e caratteri specifici nel nostro Paese. La frana che si &#232; determinata nella sovrastruttura politica dello Stato &#232;, peraltro, la conseguenza di tre scosse telluriche, dotate di un elevato potere disgregante, che si sono verificate in rapida successione: la Brexit, l&#8217;elezione di Donald Trump negli USA e il risultato del referendum sulla riforma costituzionale con la vittoria del NO in Italia. Il principale effetto della crisi organica &#232;, nel campo della rappresentanza politica, la rottura della prospettiva bipolare, che sembrava essersi imposta nella cosiddetta &#8220;seconda repubblica&#8221; e che oggi risulta impraticabile non solo alla luce della sentenza della Consulta che ha reintrodotto un sistema elettorale di tipo proporzionale, ma anche in s&#233;guito alla frantumazione dei poli preesistenti e all&#8217;emergere di una forza politica autonoma, il Movimento 5 Stelle, il quale ha catalizzato, con la sua azione bifronte, il voto di protesta di ampi settori delle masse popolari e della piccola e media borghesia.



	Il Partito Democratico &#232; stato finora il partito pi&#249; conseguentemente legato al grande capitale monopolistico, espressione politica della necessit&#224; di riforme strutturali per il rilancio della capacit&#224; di rispondere alla crisi da parte dei principali settori capitalistici nazionali. Dunque, l&#8217;espressione della frazione pi&#249; europeista delle classi dominanti, capace di esercitare attraverso il suo legame ideale con la sinistra la maggiore influenza sulle masse progressiste e nei sindacati confederali, in modo da realizzare le politiche antipopolari riducendo al minimo i conflitti sociali. Nell&#8217;&#224;mbito della politica estera, la fedelt&#224; dell&#8217;Italia alla UE e alla NATO &#232; stata inoltre garantita da tale partito in una fase di crescenti scontri interimperialistici: fedelt&#224; riconosciuta anche con l&#8217;investitura di un&#8217;esponente di questo partito al ruolo di rappresentante della politica estera dell&#8217;Unione Europea. Fedelt&#224; al profitto e fedelt&#224; alle alleanze internazionali sono state, del pari, apprezzate dalla Confindustria, la quale si &#232; espressa in senso favorevole alla politica del governo e gli ha fornito un sostegno esplicito sulle principali riforme e sull&#8217;indirizzo strategico. Tutto ci&#242; ha permesso al Partito Democratico di scalzare il centrodestra nella guida del Paese, disarticolandone la composizione e legando a s&#233; i settori centristi ed europeisti.



	D&#8217;altra parte, se il PD &#232; riuscito a mantenere le proprie posizioni fino ad ora, evitando, a livello nazionale, sconfitte di portata pari a quelle registrate dagli altri partiti socialdemocratici, questo &#232; dipeso principalmente da due ragioni. La prima &#232; quella di aver fondato il consenso alla propria azione sulla prospettiva della riformabilit&#224; dei vincoli di bilancio della UE e su una politica di maggiore flessibilit&#224; a livello europeo. Si tratta di una strategia che, rispondendo agli interessi strutturali del grande capitale italiano, assicura, s&#236;, la partecipazione alla UE, ma in forma critica rispetto agli indirizzi economici prevalenti nel contesto comunitario. Tale strategia &#232; stata confortata dal vasto consenso di quei settori popolari e della piccola borghesia che temono l&#8217;instabilit&#224; derivante da possibili rotture e ripongono la propria fiducia in una linea di subordinazione, ponendosi cos&#236; alla coda degli interessi strategici del grande capitale. La seconda ragione &#232; legata alla figura di Renzi, il quale, accreditandosi come figura nuova capace di portare l&#8217;Italia fuori dalla crisi, ha saputo incarnare per tutta una fase un&#8217;immagine di pragmatismo e ricambio generazionale, con la correlativa &#8220;rottamazione&#8221; del precedente ceto politico di provenienza PCI-PDS-DS-PD, contiguo agli apparati della CGIL. Sennonch&#233; questo ceto politico profondamente screditato, che costituisce la minoranza interna di D&#8217;Alema e di Bersani, ha reagito alla sconfitta del S&#204; nel referendum cogliendo il momento favorevole per arrivare alla resa dei conti con Renzi. Cos&#236;, quando la crisi della prospettiva di una maggiore flessibilit&#224; nelle politiche di bilancio, nonostante tutti i tentativi esperiti, &#232; apparsa evidente, si &#232; spezzato il legame tra grande capitale e piccola e media borghesia e si &#232; prodotta la scissione del PD. Poich&#233; la crisi organica della borghesia italiana &#232; destinata ad approfondirsi e le classi dominanti hanno perso il loro piccolo Bonaparte, il meno che si possa dire &#232; che i tempi che verranno saranno molto interessanti.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>	Non vi &egrave; dubbio che la scissione del PD si inserisce nel contesto di una crisi organica della borghesia italiana, che scuote, dal punto di vista del consenso, l&rsquo;egemonia delle sue frazioni maggioritarie. Cos&igrave; come non vi &egrave; dubbio che il detonatore di tale crisi &egrave; il venir meno del consenso della piccola e media borghesia al disegno di integrazione europea che il grande capitale e i partiti maggiori che ne rappresentano gli interessi avevano individuato come orizzonte strategico per l&rsquo;Italia. Si tratta di una crisi dei partiti tradizionali che &egrave; in atto a livello continentale, ma che assume forme e caratteri specifici nel nostro Paese. La frana che si &egrave; determinata nella sovrastruttura politica dello Stato &egrave;, peraltro, la conseguenza di tre scosse telluriche, dotate di un elevato potere disgregante, che si sono verificate in rapida successione: la Brexit, l&rsquo;elezione di Donald Trump negli USA e il risultato del referendum sulla riforma costituzionale con la vittoria del NO in Italia. Il principale effetto della crisi organica &egrave;, nel campo della rappresentanza politica, la rottura della prospettiva bipolare, che sembrava essersi imposta nella cosiddetta &ldquo;seconda repubblica&rdquo; e che oggi risulta impraticabile non solo alla luce della sentenza della Consulta che ha reintrodotto un sistema elettorale di tipo proporzionale, ma anche in s&eacute;guito alla frantumazione dei poli preesistenti e all&rsquo;emergere di una forza politica autonoma, il Movimento 5 Stelle, il quale ha catalizzato, con la sua azione bifronte, il voto di protesta di ampi settori delle masse popolari e della piccola e media borghesia.</p>
<p>	Il Partito Democratico &egrave; stato finora il partito pi&ugrave; conseguentemente legato al grande capitale monopolistico, espressione politica della necessit&agrave; di riforme strutturali per il rilancio della capacit&agrave; di rispondere alla crisi da parte dei principali settori capitalistici nazionali. Dunque, l&rsquo;espressione della frazione pi&ugrave; europeista delle classi dominanti, capace di esercitare attraverso il suo legame ideale con la sinistra la maggiore influenza sulle masse progressiste e nei sindacati confederali, in modo da realizzare le politiche antipopolari riducendo al minimo i conflitti sociali. Nell&rsquo;&agrave;mbito della politica estera, la fedelt&agrave; dell&rsquo;Italia alla UE e alla NATO &egrave; stata inoltre garantita da tale partito in una fase di crescenti scontri interimperialistici: fedelt&agrave; riconosciuta anche con l&rsquo;investitura di un&rsquo;esponente di questo partito al ruolo di rappresentante della politica estera dell&rsquo;Unione Europea. Fedelt&agrave; al profitto e fedelt&agrave; alle alleanze internazionali sono state, del pari, apprezzate dalla Confindustria, la quale si &egrave; espressa in senso favorevole alla politica del governo e gli ha fornito un sostegno esplicito sulle principali riforme e sull&rsquo;indirizzo strategico. Tutto ci&ograve; ha permesso al Partito Democratico di scalzare il centrodestra nella guida del Paese, disarticolandone la composizione e legando a s&eacute; i settori centristi ed europeisti.</p>
<p>	D&rsquo;altra parte, se il PD &egrave; riuscito a mantenere le proprie posizioni fino ad ora, evitando, a livello nazionale, sconfitte di portata pari a quelle registrate dagli altri partiti socialdemocratici, questo &egrave; dipeso principalmente da due ragioni. La prima &egrave; quella di aver fondato il consenso alla propria azione sulla prospettiva della riformabilit&agrave; dei vincoli di bilancio della UE e su una politica di maggiore flessibilit&agrave; a livello europeo. Si tratta di una strategia che, rispondendo agli interessi strutturali del grande capitale italiano, assicura, s&igrave;, la partecipazione alla UE, ma in forma critica rispetto agli indirizzi economici prevalenti nel contesto comunitario. Tale strategia &egrave; stata confortata dal vasto consenso di quei settori popolari e della piccola borghesia che temono l&rsquo;instabilit&agrave; derivante da possibili rotture e ripongono la propria fiducia in una linea di subordinazione, ponendosi cos&igrave; alla coda degli interessi strategici del grande capitale. La seconda ragione &egrave; legata alla figura di Renzi, il quale, accreditandosi come figura nuova capace di portare l&rsquo;Italia fuori dalla crisi, ha saputo incarnare per tutta una fase un&rsquo;immagine di pragmatismo e ricambio generazionale, con la correlativa &ldquo;rottamazione&rdquo; del precedente ceto politico di provenienza PCI-PDS-DS-PD, contiguo agli apparati della CGIL. Sennonch&eacute; questo ceto politico profondamente screditato, che costituisce la minoranza interna di D&rsquo;Alema e di Bersani, ha reagito alla sconfitta del S&Igrave; nel referendum cogliendo il momento favorevole per arrivare alla resa dei conti con Renzi. Cos&igrave;, quando la crisi della prospettiva di una maggiore flessibilit&agrave; nelle politiche di bilancio, nonostante tutti i tentativi esperiti, &egrave; apparsa evidente, si &egrave; spezzato il legame tra grande capitale e piccola e media borghesia e si &egrave; prodotta la scissione del PD. Poich&eacute; la crisi organica della borghesia italiana &egrave; destinata ad approfondirsi e le classi dominanti hanno perso il loro piccolo Bonaparte, il meno che si possa dire &egrave; che i tempi che verranno saranno molto interessanti.</p>
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