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	Commenti a: Teorie della cospirazione: il coro politico-mediatico contro Moretti e la storia	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Giulio Spada		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Spada]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 01:25:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto ultimamente l&#039;ultimissima versione circa la conduzione del rapimento dell&#039;onorevole Aldo Moro: nel commando di fuoco in via Fani vi era addirittura la presenza di un brigatista rosso!!!!!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto ultimamente l&#8217;ultimissima versione circa la conduzione del rapimento dell&#8217;onorevole Aldo Moro: nel commando di fuoco in via Fani vi era addirittura la presenza di un brigatista rosso!!!!!!!</p>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Sep 2017 19:54:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;ideologia delle Brigate Rosse era formalmente marxista-leninista-maoista, ma nella sostanza, se si considera il fondamento teorico della strategia insurrezionalista e la stessa nozione di &#039;propaganda armata&#039;, si configurava come una variante dell&#039;anarchismo non priva di analogie con i metodi di azione dell&#039;ala terroristica del populismo russo, a suo tempo combattuta da Lenin. Ciò detto, aggiungo che il coraggio, la determinazione e la coerenza di alcuni esponenti  del gruppo storico delle Brigate Rosse, fra i quali mi piace ricordare, oltre a Moretti,  Prospero Gallinari, scomparso qualche tempo fa, suscitano rispetto, quale che sia il giudizio politico-ideologico (e il mio è decisamente critico) sulla più importante fra le organizzazioni politiche della sinistra di classe che negli anni Settanta scelsero come forma di organizzazione la clandestinità, come forma di azione la lotta armata e come prospettiva strategica l’insurrezione rivoluzionaria.
Ribadisco, inoltre, il giudizio che ho espresso, in altre sedi, sull&#039;importanza storica oggettiva delle Brigate Rosse (&quot;il punto più alto che mai sia stato raggiunto dalla lotta armata, dopo la fine della seconda guerra mondiale, in un paese dell’Occidente capitalistico&quot;) e lascio volentieri ai complottisti e ai dietrologi il compito di crearsi e poi tentar di scalare quel Monte Bianco di mistificazioni, deformazioni e falsificazioni che si dilettano, periodicamente, ad erigere. Per dirla con Carmelo Bene, “ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna…vedere o non vedere la Madonna, è il tema…ci sono poi dei cretini che, più che vedere la Madonna, sono loro la Madonna che vedono.&quot; 
Ribadisco, infine, che il comunismo, da quando ha cessato di essere utopistico, è una scienza, e come tale va studiato, e, in secondo luogo, che esso è un’idea troppo grande per potersi fermare ed essere fermata. Se questo è vero perché esso è la più alta e organica espressione delle idee di emancipazione umana e di giustizia sociale che sia stata elaborata nell’età moderna, è però altrettanto vero che, anche in un paese come l’Italia, in cui il movimento operaio e comunista è stato devastato dall’opportunismo di destra e di &#039;sinistra&#039;, una nuova leva di forze e di quadri comunisti può sorgere, e sorgerà, dal movimento sindacale, dai lavoratori immigrati, dalle aree metropolitane, dal mondo del precariato, dalla scuola e dall’università, se (e soltanto se) le avanguardie oggi esistenti, avendo compreso che senza teoria rivoluzionaria non esiste movimento rivoluzionario, sapranno ragionare in grande e, soprattutto e innanzitutto, sapranno risolvere, attraverso una corretta analisi scientifica e una volontà conseguente, il problema dell’organizzazione, del programma, del progetto e della rappresentanza politica della classe dei lavoratori salariati nel nostro Paese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ideologia delle Brigate Rosse era formalmente marxista-leninista-maoista, ma nella sostanza, se si considera il fondamento teorico della strategia insurrezionalista e la stessa nozione di &#8216;propaganda armata&#8217;, si configurava come una variante dell&#8217;anarchismo non priva di analogie con i metodi di azione dell&#8217;ala terroristica del populismo russo, a suo tempo combattuta da Lenin. Ciò detto, aggiungo che il coraggio, la determinazione e la coerenza di alcuni esponenti  del gruppo storico delle Brigate Rosse, fra i quali mi piace ricordare, oltre a Moretti,  Prospero Gallinari, scomparso qualche tempo fa, suscitano rispetto, quale che sia il giudizio politico-ideologico (e il mio è decisamente critico) sulla più importante fra le organizzazioni politiche della sinistra di classe che negli anni Settanta scelsero come forma di organizzazione la clandestinità, come forma di azione la lotta armata e come prospettiva strategica l’insurrezione rivoluzionaria.<br />
Ribadisco, inoltre, il giudizio che ho espresso, in altre sedi, sull&#8217;importanza storica oggettiva delle Brigate Rosse (&#8220;il punto più alto che mai sia stato raggiunto dalla lotta armata, dopo la fine della seconda guerra mondiale, in un paese dell’Occidente capitalistico&#8221;) e lascio volentieri ai complottisti e ai dietrologi il compito di crearsi e poi tentar di scalare quel Monte Bianco di mistificazioni, deformazioni e falsificazioni che si dilettano, periodicamente, ad erigere. Per dirla con Carmelo Bene, “ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna…vedere o non vedere la Madonna, è il tema…ci sono poi dei cretini che, più che vedere la Madonna, sono loro la Madonna che vedono.&#8221;<br />
Ribadisco, infine, che il comunismo, da quando ha cessato di essere utopistico, è una scienza, e come tale va studiato, e, in secondo luogo, che esso è un’idea troppo grande per potersi fermare ed essere fermata. Se questo è vero perché esso è la più alta e organica espressione delle idee di emancipazione umana e di giustizia sociale che sia stata elaborata nell’età moderna, è però altrettanto vero che, anche in un paese come l’Italia, in cui il movimento operaio e comunista è stato devastato dall’opportunismo di destra e di &#8216;sinistra&#8217;, una nuova leva di forze e di quadri comunisti può sorgere, e sorgerà, dal movimento sindacale, dai lavoratori immigrati, dalle aree metropolitane, dal mondo del precariato, dalla scuola e dall’università, se (e soltanto se) le avanguardie oggi esistenti, avendo compreso che senza teoria rivoluzionaria non esiste movimento rivoluzionario, sapranno ragionare in grande e, soprattutto e innanzitutto, sapranno risolvere, attraverso una corretta analisi scientifica e una volontà conseguente, il problema dell’organizzazione, del programma, del progetto e della rappresentanza politica della classe dei lavoratori salariati nel nostro Paese.</p>
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		Di: felice signorino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[felice signorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2017 00:07:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sto leggendo quel libro di storia, storia patria, non credo mi sarà possibile poter continuare a farlo per imparare chi siamo dal seguito che non c&#039;è. Forse perché le pagine ancora bianche dovrebbero essere scritte da tutti e ancora non ne siamo stati capaci. Moretti non scarica responsabilità sugli altri, noi finora sì. Doveva essere il Pci, certo, ma doveva cambiare, e non sappiamo se era possibile oggettivamente oltre che soggettivamente. c&#039;era il popolo comunista,  gli intellettuali... E allora? se la classe dominante ha paura di cercare le verità e costruisce il falso, i soggetti subalterni di cosa hanno avuto e hanno paura? Il punto di partenza coincide con l&#039;assunzione delle responsabilità, e forse si ha la paura che con la conoscenza dei fatti veri il discorso da storico si trasforma in politico e svela l&#039;incapcità, per vari motivi, di svilupparne le conseguenze nella prassi. Coerenza che forse non abbiamo, al contrario di moretti. Rifugiarsi nel rapporto di sottomissione oggetiva al potere non è né un alibi né un ostacolo assoluto, è una fuga infantile dalle condizioni nelle quali si vive e agisce, non ce ne sono altre.Cmq, il lbro è una boccata di ossigeno che ci impedisce di morire di apnea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sto leggendo quel libro di storia, storia patria, non credo mi sarà possibile poter continuare a farlo per imparare chi siamo dal seguito che non c&#8217;è. Forse perché le pagine ancora bianche dovrebbero essere scritte da tutti e ancora non ne siamo stati capaci. Moretti non scarica responsabilità sugli altri, noi finora sì. Doveva essere il Pci, certo, ma doveva cambiare, e non sappiamo se era possibile oggettivamente oltre che soggettivamente. c&#8217;era il popolo comunista,  gli intellettuali&#8230; E allora? se la classe dominante ha paura di cercare le verità e costruisce il falso, i soggetti subalterni di cosa hanno avuto e hanno paura? Il punto di partenza coincide con l&#8217;assunzione delle responsabilità, e forse si ha la paura che con la conoscenza dei fatti veri il discorso da storico si trasforma in politico e svela l&#8217;incapcità, per vari motivi, di svilupparne le conseguenze nella prassi. Coerenza che forse non abbiamo, al contrario di moretti. Rifugiarsi nel rapporto di sottomissione oggetiva al potere non è né un alibi né un ostacolo assoluto, è una fuga infantile dalle condizioni nelle quali si vive e agisce, non ce ne sono altre.Cmq, il lbro è una boccata di ossigeno che ci impedisce di morire di apnea</p>
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