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	Commenti a: Paradossi e tragedie del coronavirus	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: italo nobile		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[italo nobile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2020 07:49:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Andrea per il tuo contributo. Spero di poterlo approfondire in modo da poter interloquire con cognizione di causa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Andrea per il tuo contributo. Spero di poterlo approfondire in modo da poter interloquire con cognizione di causa</p>
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		<title>
		Di: Andrea Martocchia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martocchia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2020 10:22:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Segnalo questo mio scritto, che cita anche l&#039;articolo di Nobile, e forse può fornire ulteriori spunti di riflessione:
https://www.facebook.com/notes/martok-andrea/il-senso-del-coronavirus/10157563518026919/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo questo mio scritto, che cita anche l&#8217;articolo di Nobile, e forse può fornire ulteriori spunti di riflessione:<br />
<a href="https://www.facebook.com/notes/martok-andrea/il-senso-del-coronavirus/10157563518026919/" rel="nofollow ugc">https://www.facebook.com/notes/martok-andrea/il-senso-del-coronavirus/10157563518026919/</a></p>
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		<title>
		Di: italo nobile		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[italo nobile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 20:05:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tieni presente però che per valutare il punto di vista dell&#039;organizzazione devi riferirti agli articoli fatti a nome della Rete dei comunisti o della Redazione di Contropiano o di Noi Restiamo. 
Gli articoli firmati a livello individuale sono esclusiva responsabilità di chi li firma. Possono essere più o meno condivisi dai compagni, ma non di più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tieni presente però che per valutare il punto di vista dell&#8217;organizzazione devi riferirti agli articoli fatti a nome della Rete dei comunisti o della Redazione di Contropiano o di Noi Restiamo.<br />
Gli articoli firmati a livello individuale sono esclusiva responsabilità di chi li firma. Possono essere più o meno condivisi dai compagni, ma non di più.</p>
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		<title>
		Di: Angelo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 16:40:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per quanto riguarda  il termine &quot;Organizzazione&quot;, devo dirti la verità, che sono rimasto confuso anch&#039;io, quando per la prima volta lo udii a Bologna (in occasione della manifestazione a sostegno della Collot), proferito più volte dalle bocche di alcuni compagni, (con cui milito ormai da circa due anni), che ad un certo punto pretesero di parlare rispettivamente a nome di associazioni del calibro di USB, Pap, Eurostop, NoiRestiamo, Rdc, etc, a cui, da quanto si sa, tu non risulti essere estraneo. Chiesi insistentemente a chi utilizzasse il termine suddetto, a quale precisa organizzazione si riferisse la parola omonima e, soprattutto, se avessimo potuto effettivamente adoperarla in un contesto di frammentazione politica diffusa. Non ricevetti alcuna risposta, eppure la loro fermezza sconcertante, allucinata, quasi mistica e fanatica, mi confermò che se non avessimo potuto individuare certamente un&#039;unica organizzazione in senso stretto, a cui la parola, secondo gli analitici, univocamente avrebbe dovuto rimandare, avremmo comunque potuto utilizzarla genericamente con un&#039;accezione puramente &quot;descrittiva&quot;, per indicare quel comune sentire, quella comunione di intenti, quella specie di proto-appartenenza, forse ancora magmatica, e tuttavia esistente, agente, significante e operativa tra i comunisti più intraprendenti del nostro paese. Per provare a essere più precisi, sulla base dell&#039;esperienza, credo si possa dedurre, con un limitato margine di errore, che per &quot;Organizzazione&quot; si debba intendere l&#039;insieme di quegli individui che a livello nazionale, soprattutto in città come Napoli, Roma, Pisa, Bologna, Milano e Torino, possono essere raccolti sotto quelle varie e diffuse etichette, molto utilizzate tra i compagni, di &quot;corrente ortodossa&quot;, di &quot;fazione marxista-leninista&quot;, o &quot;staliniana&quot; addirittura, oppure di &quot;linea burocratica e accentratrice&quot;, che in ultima istanza sembrano rimandere nel loro insieme a organizzazioni reali come quelle dell&#039;USB, di Pap e di Eurostop, ovvero ai &quot;tre fronti&quot; (sindacale, politico e intellettuale) con cui sempre più spesso capita che i comunisti italiani più attivi nella lotta vengono identificati. Queste categorie di &quot;Organizzazione&quot;, o di &quot;corrente ortodossa&quot;, saranno certamente ancora descrittive, fenomenologiche, non &quot;scientifiche&quot;, ma sono per ora senz&#039;altro utili strumenti empirici per provare ad intendersi su quanto stia accadendo lungo una certa catena equivalenziale, di domande o significanti sociali, di respiro nazionale, che può per adesso essere fatta risalire egemonicamente ad Eurostop, gruppo di cui tu e io facciamo parte. Per quanto gli &quot;ortodossi&quot;, l&#039;&quot;organizzazione&quot;, vada vista da una parte come un fenomeno che lascia bene sperare per il futuro, soprattutto per ciò che riguarda i discorsi sulle strategie attive di &quot;ricomposizione di classe&quot;, bisogna considerare che esso contenga, si porti dietro, anche tutta una serie di aspetti, di pratiche, di atteggiamenti deteriori, che a lungo andare più che ingrossare i nostri ranghi di attivisti e militanti, li deteriori, li assottigli, sulla base di una linea, di un metodo, di una visione che invece di integrare nuovi compagni alla lotta, li esclude, li allontana, li respinge sulla base di un, solo presunto, &quot;sapere politico&quot;,  che più che fondarsi sull&#039;idea di emancipazione delle masse, sembra stabilirsi sulla loro nascosta abiezione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto riguarda  il termine &#8220;Organizzazione&#8221;, devo dirti la verità, che sono rimasto confuso anch&#8217;io, quando per la prima volta lo udii a Bologna (in occasione della manifestazione a sostegno della Collot), proferito più volte dalle bocche di alcuni compagni, (con cui milito ormai da circa due anni), che ad un certo punto pretesero di parlare rispettivamente a nome di associazioni del calibro di USB, Pap, Eurostop, NoiRestiamo, Rdc, etc, a cui, da quanto si sa, tu non risulti essere estraneo. Chiesi insistentemente a chi utilizzasse il termine suddetto, a quale precisa organizzazione si riferisse la parola omonima e, soprattutto, se avessimo potuto effettivamente adoperarla in un contesto di frammentazione politica diffusa. Non ricevetti alcuna risposta, eppure la loro fermezza sconcertante, allucinata, quasi mistica e fanatica, mi confermò che se non avessimo potuto individuare certamente un&#8217;unica organizzazione in senso stretto, a cui la parola, secondo gli analitici, univocamente avrebbe dovuto rimandare, avremmo comunque potuto utilizzarla genericamente con un&#8217;accezione puramente &#8220;descrittiva&#8221;, per indicare quel comune sentire, quella comunione di intenti, quella specie di proto-appartenenza, forse ancora magmatica, e tuttavia esistente, agente, significante e operativa tra i comunisti più intraprendenti del nostro paese. Per provare a essere più precisi, sulla base dell&#8217;esperienza, credo si possa dedurre, con un limitato margine di errore, che per &#8220;Organizzazione&#8221; si debba intendere l&#8217;insieme di quegli individui che a livello nazionale, soprattutto in città come Napoli, Roma, Pisa, Bologna, Milano e Torino, possono essere raccolti sotto quelle varie e diffuse etichette, molto utilizzate tra i compagni, di &#8220;corrente ortodossa&#8221;, di &#8220;fazione marxista-leninista&#8221;, o &#8220;staliniana&#8221; addirittura, oppure di &#8220;linea burocratica e accentratrice&#8221;, che in ultima istanza sembrano rimandere nel loro insieme a organizzazioni reali come quelle dell&#8217;USB, di Pap e di Eurostop, ovvero ai &#8220;tre fronti&#8221; (sindacale, politico e intellettuale) con cui sempre più spesso capita che i comunisti italiani più attivi nella lotta vengono identificati. Queste categorie di &#8220;Organizzazione&#8221;, o di &#8220;corrente ortodossa&#8221;, saranno certamente ancora descrittive, fenomenologiche, non &#8220;scientifiche&#8221;, ma sono per ora senz&#8217;altro utili strumenti empirici per provare ad intendersi su quanto stia accadendo lungo una certa catena equivalenziale, di domande o significanti sociali, di respiro nazionale, che può per adesso essere fatta risalire egemonicamente ad Eurostop, gruppo di cui tu e io facciamo parte. Per quanto gli &#8220;ortodossi&#8221;, l'&#8221;organizzazione&#8221;, vada vista da una parte come un fenomeno che lascia bene sperare per il futuro, soprattutto per ciò che riguarda i discorsi sulle strategie attive di &#8220;ricomposizione di classe&#8221;, bisogna considerare che esso contenga, si porti dietro, anche tutta una serie di aspetti, di pratiche, di atteggiamenti deteriori, che a lungo andare più che ingrossare i nostri ranghi di attivisti e militanti, li deteriori, li assottigli, sulla base di una linea, di un metodo, di una visione che invece di integrare nuovi compagni alla lotta, li esclude, li allontana, li respinge sulla base di un, solo presunto, &#8220;sapere politico&#8221;,  che più che fondarsi sull&#8217;idea di emancipazione delle masse, sembra stabilirsi sulla loro nascosta abiezione.</p>
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		Di: italo nobile		</title>
		<link>https://contropiano.org/documenti/2020/03/18/paradossi-e-tragedie-del-coronavirus-0125437#comment-209471</link>

		<dc:creator><![CDATA[italo nobile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 15:10:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ovviamente la comprensione di un testo è il risultato di un rapporto tra il testo e il lettore. Perciò è possibile che il testo non sia risultato chiaro. E me ne scuso. 
Non comprendo però la critica e a me però questo commento sembra ancora meno chiaro (ma forse anche qua è questione di prospettiva). Chi sono gli ortodossi? A quale organizzazione si fa riferimento?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ovviamente la comprensione di un testo è il risultato di un rapporto tra il testo e il lettore. Perciò è possibile che il testo non sia risultato chiaro. E me ne scuso.<br />
Non comprendo però la critica e a me però questo commento sembra ancora meno chiaro (ma forse anche qua è questione di prospettiva). Chi sono gli ortodossi? A quale organizzazione si fa riferimento?</p>
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		<title>
		Di: Angelo		</title>
		<link>https://contropiano.org/documenti/2020/03/18/paradossi-e-tragedie-del-coronavirus-0125437#comment-209313</link>

		<dc:creator><![CDATA[Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 18:35:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto il lungo articolo di Nobile e mi sono confrontato con alcuni compagni/e sparsi/e per l&#039;Italia a proposito di esso, con la speranza di falsificare le mie prime impressioni; ma non è stato così. Prima di tutto non è un &quot;lungo articolo&quot;, è più che altro un breve saggio su tutta una serie di questioni urgenti. Il risultato è però che il lungo articolo non appare molto chiaro, è scritto in una maniera abbastanza contorta e ciò che si desume è che neanche i nuovi interrogativi sviluppati dal suo autore, aiutino il lettore a chiarirsi le idee, al fine di sciogliere i nodi venuti al pettine in tutta questa faccenda. L&#039;unica soluzione/proposta sviluppata da Nobile è forse quella che individua nel legame tra scienza e politica una contraddizione da porre al centro delle nostre future attività, al fine di sollevare prima o poi la questione della comunicazione scientifica come responsabilità della scienza, per garantire la democraticità dell&#039;informazione per tutte le classi sociali. Questa coscienza della scienza di orientare la società può, secondo Nobile, essere  il volano per la costruzione di un sistema nuovo, così come, in altro contesto, fece la rivoluzione scientifica per lo sviluppo dell&#039;economia liberale. Se fosse questa la prospettiva/proposta di Nobile, mi verrebbe da commentare che dopo tutto ciò che è stato fatto, siamo ancora messi male sul piano della riflessione teorica, sia per la confusione degli interrogativi posti sia per le superficiali soluzioni offerte. Nobile impersona una teoria che cita se stessa per non ammettere il suo reale spaesamento di fronte ai fatti, l&#039;insipienza dei propri criteri interpretativi. Ciò a cui giunge chi legge tutto il saggio è una profonda delusione, e soprattutto una conferma: che troppo spesso si rischia di &quot;fare il punto su una teoria&quot; che cita se stessa, si arrovella su se stessa, per non ammettere la sua strutturale incapacità di aderire (rigorosamente) alle nuove contraddizioni in atto. Sarà bene prima o poi che la smettiamo con la linea ortodossa di ricerca (e per altri versi con lo spontaneismo), in quanto non sembra condurre a risultati realmente incoraggianti. Un&#039;altra cosa, sulla base dell&#039;esperienza maturata nell&#039;organizzazione, da Napoli a Torino, tranne in alcune isole felici come Pisa, ho constatato che c&#039;è bisogno non solo di inaugurare un dibattito di respiro nazionale su scienze, politica e tecnologia, che apra più incisivamente i comunisti verso l&#039;esterno  (come proposto da Nobile), ma anche un libero e inclusivo confronto nella &quot;nostra organizzazione&quot; tra le diverse istanze che lo compongono. Dopo gli ultimi due anni di lotte si può essere infatti certi di due cose, le quali testimoniano già di per sé una strutturale debolezza del nostro movimento: 1. parafrasando Gramsci, che pensare di rivolgere ad oltranza &quot;il materasso contra la pistola&quot; è controproducente e ciò ci dipingerà agli occhi delle masse sempre più come solo dei chiacchieroni, privi di alcuna credibilitá e potenza; 2. la fazione ortodossa a guida del nostro movimento (non nascondiamo che quest&#039;ultima non esista), rifugge a priori qualunque confronto dialettico tra le diverse istanze interne all&#039;organizzazione, tacciando queste ultime, quando andiamo bene, come non allineate, sediziose quando andiamo male.  Come si può proporre un dibattito all&#039;esterno, quando non ne esistono i presupposti per uno all&#039;interno? Forse si potrà dire che questa è una strategia voluta dagli ortodossi, per accentrare le forze, e rendere più compatta l&#039;organizzazione. Fatto sta che al contrario e sempre  più questo modo di fare allontani le masse invece di avvicinarle. Come può infatti la mancanza di libertà all&#039;interno, promuovere nuove pratiche politiche di libertà all&#039;esterno, visto e considerato che molto spesso capita che già adesso molti iscritti al movimento si allontanano o non rinnovano più il tesseramento? La linea ortodossa, sia nella teoria sia nella pratica, si vede anche e soprattutto nell&#039;articolo di Nobile, non aderisce sufficientemente ai fenomeni e peggio ancora mina la nostra sostanziale capacità di ricomporre la classe. Cosa converrebbe fare in alternativa? Prima riapriremo il dibattito anche all&#039;interno del movimento, prima lo sapremo. Prima ritorneremo ad applicare il metodo all&#039;interno dell&#039;organizzazione, prima potremo efficacemente applicarlo all&#039;esterno; prima ci preoccuperemo della necessità di istituire scuole &quot;serie&quot; e libere di partito per lo sviluppo orizzontale del movimento, maggiori saranno le possibilità per acquisire una presa attiva sugli eventi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto il lungo articolo di Nobile e mi sono confrontato con alcuni compagni/e sparsi/e per l&#8217;Italia a proposito di esso, con la speranza di falsificare le mie prime impressioni; ma non è stato così. Prima di tutto non è un &#8220;lungo articolo&#8221;, è più che altro un breve saggio su tutta una serie di questioni urgenti. Il risultato è però che il lungo articolo non appare molto chiaro, è scritto in una maniera abbastanza contorta e ciò che si desume è che neanche i nuovi interrogativi sviluppati dal suo autore, aiutino il lettore a chiarirsi le idee, al fine di sciogliere i nodi venuti al pettine in tutta questa faccenda. L&#8217;unica soluzione/proposta sviluppata da Nobile è forse quella che individua nel legame tra scienza e politica una contraddizione da porre al centro delle nostre future attività, al fine di sollevare prima o poi la questione della comunicazione scientifica come responsabilità della scienza, per garantire la democraticità dell&#8217;informazione per tutte le classi sociali. Questa coscienza della scienza di orientare la società può, secondo Nobile, essere  il volano per la costruzione di un sistema nuovo, così come, in altro contesto, fece la rivoluzione scientifica per lo sviluppo dell&#8217;economia liberale. Se fosse questa la prospettiva/proposta di Nobile, mi verrebbe da commentare che dopo tutto ciò che è stato fatto, siamo ancora messi male sul piano della riflessione teorica, sia per la confusione degli interrogativi posti sia per le superficiali soluzioni offerte. Nobile impersona una teoria che cita se stessa per non ammettere il suo reale spaesamento di fronte ai fatti, l&#8217;insipienza dei propri criteri interpretativi. Ciò a cui giunge chi legge tutto il saggio è una profonda delusione, e soprattutto una conferma: che troppo spesso si rischia di &#8220;fare il punto su una teoria&#8221; che cita se stessa, si arrovella su se stessa, per non ammettere la sua strutturale incapacità di aderire (rigorosamente) alle nuove contraddizioni in atto. Sarà bene prima o poi che la smettiamo con la linea ortodossa di ricerca (e per altri versi con lo spontaneismo), in quanto non sembra condurre a risultati realmente incoraggianti. Un&#8217;altra cosa, sulla base dell&#8217;esperienza maturata nell&#8217;organizzazione, da Napoli a Torino, tranne in alcune isole felici come Pisa, ho constatato che c&#8217;è bisogno non solo di inaugurare un dibattito di respiro nazionale su scienze, politica e tecnologia, che apra più incisivamente i comunisti verso l&#8217;esterno  (come proposto da Nobile), ma anche un libero e inclusivo confronto nella &#8220;nostra organizzazione&#8221; tra le diverse istanze che lo compongono. Dopo gli ultimi due anni di lotte si può essere infatti certi di due cose, le quali testimoniano già di per sé una strutturale debolezza del nostro movimento: 1. parafrasando Gramsci, che pensare di rivolgere ad oltranza &#8220;il materasso contra la pistola&#8221; è controproducente e ciò ci dipingerà agli occhi delle masse sempre più come solo dei chiacchieroni, privi di alcuna credibilitá e potenza; 2. la fazione ortodossa a guida del nostro movimento (non nascondiamo che quest&#8217;ultima non esista), rifugge a priori qualunque confronto dialettico tra le diverse istanze interne all&#8217;organizzazione, tacciando queste ultime, quando andiamo bene, come non allineate, sediziose quando andiamo male.  Come si può proporre un dibattito all&#8217;esterno, quando non ne esistono i presupposti per uno all&#8217;interno? Forse si potrà dire che questa è una strategia voluta dagli ortodossi, per accentrare le forze, e rendere più compatta l&#8217;organizzazione. Fatto sta che al contrario e sempre  più questo modo di fare allontani le masse invece di avvicinarle. Come può infatti la mancanza di libertà all&#8217;interno, promuovere nuove pratiche politiche di libertà all&#8217;esterno, visto e considerato che molto spesso capita che già adesso molti iscritti al movimento si allontanano o non rinnovano più il tesseramento? La linea ortodossa, sia nella teoria sia nella pratica, si vede anche e soprattutto nell&#8217;articolo di Nobile, non aderisce sufficientemente ai fenomeni e peggio ancora mina la nostra sostanziale capacità di ricomporre la classe. Cosa converrebbe fare in alternativa? Prima riapriremo il dibattito anche all&#8217;interno del movimento, prima lo sapremo. Prima ritorneremo ad applicare il metodo all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione, prima potremo efficacemente applicarlo all&#8217;esterno; prima ci preoccuperemo della necessità di istituire scuole &#8220;serie&#8221; e libere di partito per lo sviluppo orizzontale del movimento, maggiori saranno le possibilità per acquisire una presa attiva sugli eventi.</p>
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