Menu

L’Autonomia Differenziata porta competizione al ribasso e disuguaglianze tra i territori

Il disegno di legge Calderoli, approvato Consiglio dei ministri, è un progetto profondamente neoliberista che mira a disarticolare la Repubblica per arrivare a contratti, diritti, servizi al ribasso, con cittadini e cittadine di una regione in concorrenza con quelli/e delle altre, con l’aggravarsi di diseguaglianze e ingiustizie già oggi esistenti, visto l’impoverimento di vaste aree del nostro paese determinate dalle politiche di austerity attuate da più di trent’anni da tutti i governi.

Già oggi vi è un intollerabile divario nell’aspettativa di vita tra le regioni del nord e del sud, già oggi una donna che vive al sud ha un’aspettativa di vita di 15 anni in meno di una donna che vive al nord!

Per capire le conseguenze di questa riforma dobbiamo guardare alla sanità regionalizzata: sotto i nostri occhi e sulla nostra pelle stiamo conoscendo da anni gli effetti negativi della regionalizzazione, aziendalizzazione e privatizzazione della sanità pubblica, di quello che una volta era un servizio sanitario nazionale ma che ora non lo è più perché il diritto alla salute non è più garantito a tutte e tutti ma dipende da dove abiti e da quanti soldi hai.

Il progetto di Autonomia Differenziata vuole portare alle estreme conseguenze questa deriva non solo nella sanità ma nelle principali materie che regolano la vita di una comunità nazionale, quali la scuola, l’università e la ricerca, i beni culturali, l’ambiente, il territorio e le infrastrutture, l’acqua, le attività produttive, il fisco e la finanza.

Come la regionalizzazione della sanità, anche l’autonomia differenziata nasce dalla riforma del Titolo V della Costituzione operata nel 2001 sul finire della legislatura dal centro sinistra.

Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno così richiesto le potestà di legislazione esclusiva in 23 materie (16 per l’Emilia ma con le sotto materie si arriva ad un risultato analogo) e, sotto il Governo sono state approvate le intese preliminari in totale segretezza.

Così potranno legiferare in totale autonomia sulla Sanità, dunque nell’organizzazione della rete ospedaliera e dei servizi sanitari, nella facoltà di istituire scuole di specializzazione, regolare la compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria, la definizione del sistema tariffario, e tanto altro ancora.

Sulla Scuola, potranno decidere sui profili organizzativi calibrandoli sulle esigenze del contesto socioeconomico, arrivando a decidere sulla finalità del sistema d’istruzione (Veneto), sul rapporto tra scuola ed impresa, potenziando l’attuale alternanza scuola lavoro, sul riconoscimento della parità scolastica e sull’assegnazione dei contributi alle scuole private.

Per la Ricerca le intese prevedono una finalizzazione della stessa ai bisogni dell’impresa, si sostiene la figura del ricercatore d’impresa.

In merito al Lavoro, le regioni avranno più ampia autonomia nelle cosiddette politiche attive del lavoro, organizzazione ed assunzione del personale dei centri per l’impiego, erogazione di incentivi alle imprese, ecc.

In ogni materia, in ogni settore, la potestà legislativa viene declinata secondo un impianto ideologico neo liberale di aziendalizzazione dei servizi e di utilizzo della cosa pubblica a beneficio delle imprese.

Con questo progetto Lombardia Veneto ed Emilia Romagna, ed altri seguiranno, provano ad agganciarsi alla filiera produttiva del centro Europa a guida tedesca, promuovendo la competitività delle aree più forti del paese e valorizzando il capitale privato del Nord Est, staccandosi dai territori, in primis il Sud, sempre più impoveriti e da uno stato inteso come zavorra per la funzione, seppure in forma sempre più ridotta, di redistribuzione delle risorse al resto del paese.

Si mettono i territori in concorrenza tra loro per arrivare a contratti, diritti, servizi al ribasso giungendo a costituzionalizzare le disuguaglianze già esistenti, abbandonando l’idea stessa di una funzione redistributiva da parte dello stato

Come USB oggi riteniamo che il vero terreno di intervento debba diventare quello della risposta sociale e politica alla spaccatura definitiva del Paese.

È su questo terreno che questione settentrionale (apparati produttivi) e questione meridionale (desertificazione produttiva, emigrazione forzata, precarietà e attacco alla povertà), tornano a incrociarsi nella storia di questo Paese e di questo Paese all’interno della UE.

Costruiremo protesta e mobilitazione per contrastare questo progetto eversivo.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *