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	Commenti a: Una lettera da Oskar	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Enea Bontempi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enea Bontempi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2015 19:24:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La necessità del conglomerato imperialista denominato Unione Europea deriva dalle seguenti cifre: 7% della popolazione mondiale, 25% del prodotto mondiale lordo, 55% della spesa sociale mondiale. Il giudizio di Lenin sugli “Stati Uniti d’Europa”, secondo cui “in un regime capitalistico sono impossibili o reazionari”, trova una lampante conferma nei fatti della politica interna e internazionale. La contraddizione tra questa necessità oggettiva e lo “sviluppo ineguale” dei diversi paesi capitalisti diventa sempre più acuta e può essere risolta (non con il ritorno alle monete nazionali o con il ripristino dello SME proposto da Lafontaine ma) solo con un mutamento radicale del modo di produzione, ossia con il socialismo. Ma è destinata a diventare sempre più acuta anche la contraddizione tra capitale e lavoro salariato, poiché a causa dell’effetto congiunto della caduta del saggio medio di profitto e della sovrapproduzione di merci e capitali non esistono più alternative all’attacco concentrico contro il salario diretto, indiretto e differito dei lavoratori (per riacquistare competitività la borghesia italiana lo deve ridurre almeno del 40%) né, di conseguenza, spazi per il riformismo e le politiche redistributive in cui esso si sostanzia. In altri termini, non è più possibile far crescere l’agnello per poi tosarlo (storico slogan della socialdemocrazia e tacito presupposto delle argomentazioni anti-UE di Lafontaine). Ma in tal modo, siccome le contraddizioni sono dirompenti sia tra i diversi e avversi paesi capitalisti sia all’interno degli stessi, la guerra imperialista in tutte le sue forme diviene la norma delle relazioni internazionali. Non è dando credito ai vari personaggi della socialdemocrazia e ai loro discorsi (fosse pure un socialdemocratico ‘di sinistra’ come Lafontaine) che i comunisti possono prepararsi in modo adeguato ad affrontare le tempeste di un mondo che è destinato a colare a picco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La necessità del conglomerato imperialista denominato Unione Europea deriva dalle seguenti cifre: 7% della popolazione mondiale, 25% del prodotto mondiale lordo, 55% della spesa sociale mondiale. Il giudizio di Lenin sugli “Stati Uniti d’Europa”, secondo cui “in un regime capitalistico sono impossibili o reazionari”, trova una lampante conferma nei fatti della politica interna e internazionale. La contraddizione tra questa necessità oggettiva e lo “sviluppo ineguale” dei diversi paesi capitalisti diventa sempre più acuta e può essere risolta (non con il ritorno alle monete nazionali o con il ripristino dello SME proposto da Lafontaine ma) solo con un mutamento radicale del modo di produzione, ossia con il socialismo. Ma è destinata a diventare sempre più acuta anche la contraddizione tra capitale e lavoro salariato, poiché a causa dell’effetto congiunto della caduta del saggio medio di profitto e della sovrapproduzione di merci e capitali non esistono più alternative all’attacco concentrico contro il salario diretto, indiretto e differito dei lavoratori (per riacquistare competitività la borghesia italiana lo deve ridurre almeno del 40%) né, di conseguenza, spazi per il riformismo e le politiche redistributive in cui esso si sostanzia. In altri termini, non è più possibile far crescere l’agnello per poi tosarlo (storico slogan della socialdemocrazia e tacito presupposto delle argomentazioni anti-UE di Lafontaine). Ma in tal modo, siccome le contraddizioni sono dirompenti sia tra i diversi e avversi paesi capitalisti sia all’interno degli stessi, la guerra imperialista in tutte le sue forme diviene la norma delle relazioni internazionali. Non è dando credito ai vari personaggi della socialdemocrazia e ai loro discorsi (fosse pure un socialdemocratico ‘di sinistra’ come Lafontaine) che i comunisti possono prepararsi in modo adeguato ad affrontare le tempeste di un mondo che è destinato a colare a picco.</p>
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