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	Commenti a: Berlusconismo e antiberlusconismo. Due facce della stessa medaglia	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Alekos		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alekos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Apr 2023 01:16:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si può essere elettori intelligentissimi ma se il menu politico prevede portate con nomi diversi ma con gli stessi ingredienti (EU, NATO, privatizzazioni, precarizzazione del lavoro ecc.) l&#039;unica alternativa concreta resta l&#039;astensione anche se alla fine per mangiare qualcosa si è costretti a servirsi di un distributore automatico. La rivoluzione? È una possibilità reale quanto la democrazia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si può essere elettori intelligentissimi ma se il menu politico prevede portate con nomi diversi ma con gli stessi ingredienti (EU, NATO, privatizzazioni, precarizzazione del lavoro ecc.) l&#8217;unica alternativa concreta resta l&#8217;astensione anche se alla fine per mangiare qualcosa si è costretti a servirsi di un distributore automatico. La rivoluzione? È una possibilità reale quanto la democrazia.</p>
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		Di: giorgino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giorgino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Apr 2023 18:52:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[e che ruolo ha avuto il sottosistema bertinotti rifondazione vendola nella sig ?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e che ruolo ha avuto il sottosistema bertinotti rifondazione vendola nella sig ?</p>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 12:52:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;articolo di Sergio Cararo, giustamente incardinato sulla tesi della equivalenza tra berlusconimos e antiberlusconismo, è ottimo. Da parte mia, aggiungo solo una postilla riguardante la SIG (= sindrome da imbecillità generalizzata). Infatti,   ponendosi dal punto di vista della filosofia politica, ci si può domandare se il popolo in quanto tale sia imbecille (si veda quanto afferma la teoria delle élite) oppure se sia tale quando viene ridotto a corpo elettorale (si vedano Rousseau e i teorici della democrazia diretta, fra cui rientra anche Lenin). Una possibile risposta a questo quesito, la cui attualità non è più venuta meno dopo che nei “trenta gloriosi” del secolo scorso (1945-1975) era rifulsa l’intelligenza del popolo perfino in un paese come l’Italia in cui lo scambio tra la furbizia e l’intelligenza è sempre stato la norma, riconduce il fenomeno dell’imbecillità alla generalizzazione della forma-merce, cui si deve l’espunzione della verità dalle relazioni sociali. Quella verità che è inscindibile da un progetto di costruzione politica della nozione di popolo e da un intervento dei gruppi intellettuali in questo senso, mancando i quali (progetto e intervento) le masse popolari italiane sono destinate a restare politicamente mute e a diventare facili prede del populismo, del berlusconismo, del leghismo, del grillismo, del renzismo e del neofascismo, ossia delle superfetazioni di un micidiale processo di espropriazione politica e di deprivazione culturale. La stessa degenerazione revisionista, riformista ed opportunista della maggioranza del comunismo italiano ha finito con il mutare radicalmente sia il codice comunicativo che il significato del concetto gramsciano di egemonia. Il prodotto di tale degenerazione, la cui formula paradigmatica era (ed è tuttora: cfr. la Schlein) quella esemplificata dal verbo di Scalfari (a sinistra nel costume, al centro in politica e a destra in economia), ha perciò funzionato come moltiplicatore di quell’occidentalismo di massa che ha caratterizzato l’ultimo ventennio all’insegna di un antiberlusconismo moralistico ed estetizzante e di un largo sostegno alle più infami e sanguinose aggressioni imperialistiche, sempre spacciate come “missioni umanitarie in difesa dei diritti umani”. Questa tragedia è tuttavia rimasta inintelligibile, nella opacità ideologica e nella “banalità del male” che l’hanno contraddistinta, perfino  alle sue vittime, oggetto di una cretinizzazione scientificamente pianificata dall’alto, cui era praticamente impossibile resistere. Sennonché la SIG che si è imposta progressivamente in Italia, fino ad essere, come è oggi, dominante, non è altro che la versione italiana di un fenomeno soprattutto europeo, perché Cina, India, Brasile e Russia continuano a essere Stati sovrani, il cui territorio non è occupato da basi militari Usa dotate di armamenti atomici. La SIG, in conclusione, si manifesta quando vengono meno gli approcci di carattere dialettico alla comprensione sociale (ossia gli approcci che ignorano l&#039;istanza della negazione determinata), e colpisce tutti gli àmbiti, sia a livello verticale che a livello orizzontale, sia a destra che a sinistra, configurandosi ovviamente in forme differenti ma, quanto all&#039;effetto socio-politico, del tutto equipollenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo di Sergio Cararo, giustamente incardinato sulla tesi della equivalenza tra berlusconimos e antiberlusconismo, è ottimo. Da parte mia, aggiungo solo una postilla riguardante la SIG (= sindrome da imbecillità generalizzata). Infatti,   ponendosi dal punto di vista della filosofia politica, ci si può domandare se il popolo in quanto tale sia imbecille (si veda quanto afferma la teoria delle élite) oppure se sia tale quando viene ridotto a corpo elettorale (si vedano Rousseau e i teorici della democrazia diretta, fra cui rientra anche Lenin). Una possibile risposta a questo quesito, la cui attualità non è più venuta meno dopo che nei “trenta gloriosi” del secolo scorso (1945-1975) era rifulsa l’intelligenza del popolo perfino in un paese come l’Italia in cui lo scambio tra la furbizia e l’intelligenza è sempre stato la norma, riconduce il fenomeno dell’imbecillità alla generalizzazione della forma-merce, cui si deve l’espunzione della verità dalle relazioni sociali. Quella verità che è inscindibile da un progetto di costruzione politica della nozione di popolo e da un intervento dei gruppi intellettuali in questo senso, mancando i quali (progetto e intervento) le masse popolari italiane sono destinate a restare politicamente mute e a diventare facili prede del populismo, del berlusconismo, del leghismo, del grillismo, del renzismo e del neofascismo, ossia delle superfetazioni di un micidiale processo di espropriazione politica e di deprivazione culturale. La stessa degenerazione revisionista, riformista ed opportunista della maggioranza del comunismo italiano ha finito con il mutare radicalmente sia il codice comunicativo che il significato del concetto gramsciano di egemonia. Il prodotto di tale degenerazione, la cui formula paradigmatica era (ed è tuttora: cfr. la Schlein) quella esemplificata dal verbo di Scalfari (a sinistra nel costume, al centro in politica e a destra in economia), ha perciò funzionato come moltiplicatore di quell’occidentalismo di massa che ha caratterizzato l’ultimo ventennio all’insegna di un antiberlusconismo moralistico ed estetizzante e di un largo sostegno alle più infami e sanguinose aggressioni imperialistiche, sempre spacciate come “missioni umanitarie in difesa dei diritti umani”. Questa tragedia è tuttavia rimasta inintelligibile, nella opacità ideologica e nella “banalità del male” che l’hanno contraddistinta, perfino  alle sue vittime, oggetto di una cretinizzazione scientificamente pianificata dall’alto, cui era praticamente impossibile resistere. Sennonché la SIG che si è imposta progressivamente in Italia, fino ad essere, come è oggi, dominante, non è altro che la versione italiana di un fenomeno soprattutto europeo, perché Cina, India, Brasile e Russia continuano a essere Stati sovrani, il cui territorio non è occupato da basi militari Usa dotate di armamenti atomici. La SIG, in conclusione, si manifesta quando vengono meno gli approcci di carattere dialettico alla comprensione sociale (ossia gli approcci che ignorano l&#8217;istanza della negazione determinata), e colpisce tutti gli àmbiti, sia a livello verticale che a livello orizzontale, sia a destra che a sinistra, configurandosi ovviamente in forme differenti ma, quanto all&#8217;effetto socio-politico, del tutto equipollenti.</p>
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