<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Il day after delle elezioni. Destra alla resa dei conti, campo largo a misura del Pd	</title>
	<atom:link href="https://contropiano.org/editoriale/2024/11/20/il-day-after-delle-elezioni-destra-alla-resa-dei-conti-campo-largo-a-misura-del-pd-0177713/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://contropiano.org/editoriale/2024/11/20/il-day-after-delle-elezioni-destra-alla-resa-dei-conti-campo-largo-a-misura-del-pd-0177713</link>
	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Thu, 21 Nov 2024 13:51:20 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: Gabriele Attilio Turci		</title>
		<link>https://contropiano.org/editoriale/2024/11/20/il-day-after-delle-elezioni-destra-alla-resa-dei-conti-campo-largo-a-misura-del-pd-0177713#comment-261603</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Attilio Turci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2024 21:22:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://contropiano.org/?p=177713#comment-261603</guid>

					<description><![CDATA[Alcuni si stracciano le vesti e osservano stupefatti l&#039;aumento della astensione eppure non si calca mai la mano, né lo si fa notare, sul livello reale dei voti espressi. La realtà pura e semplice può pure essere peggiore.
Proviamo a mettere ordine nelle cose.
Quando Bonaccini salì alla presidenza della regione i voti espressi al partito democratico erano 1.195.742 contro 1.014.672 della Borgonzoni.
Bonaccini allora ottenne il 51,4% la Borgonzoni il 43,6%.
Osservo che la ricerca di questi dati non è semplice perché ovunque si parla  solo e sempre di percentuali, eppure io ritengo che il dato reale dei voti sia assolutamente più importante delle percentuali espresse. Va da sé che, guarda caso,  i media se ne guardano bene dal presentarli.
Certo queste servono per il comando e il controllo del potere, soprattutto il meccanismo maggioritario, come si è attuato in tutte le regioni, addirittura in modi pure differenti quasi ogni regione fosse stato a sé, con criteri in alcune regioni di un “suprematismo” politico impressionante.
Allora torniamo ai voti: se il PD e il centro destra così avevano ottenuto, gli oppositori al sistema di allora si piazzavano su un livello di percentuale inferiore: Battaglia, aveva lo 0,4%  con 10.979 voti, Bergamini lo 0,4% con 10.269 voti, la Marta Collot ottenne lo 0,3% con 7.027 voti,  Stefano Lugli ottenne lo 0,2 con 5.983 voti.
Nella appena passate elezioni  la situazione cambia assai.
Le voci del coro del sistema sono lì a sbracciarsi e a dichiarare vittoria ma il 56% di De Pascale vale 922150 voti, contro un 51,4% di Stefano Bonacini e i suoi 1.192.742 voti, quello della Ugolini (coalizione) vale 594.553 voti con il 39,79% contro un 43,6% e 1.014672 voti della Borgonzoni.
Il M5S nel 2020 raggiunse il 3,4% con 80.823 voti, oggi  53.075 voti con il 3,55.
Insomma minore affluenza ma anche segnale preciso. Sbracciarsi per la vittoria è non solo opinabile ma colpevole. Definire la vittoria di De Pascale “schiacciante” come ha fatto la Ugolini è vero solo se  si ragiona come un bieco statistico.
La realtà è quella di un paese che è sempre più distaccato dalle sue istituzioni, se ne sente lontano, non se ne fida e si fida anche poco di chi prospetta all&#039;orizzonte, metodi e piani di lavoro completamente rovesciati.
I voti raggiunti infatti da Federico Serra, pur assolutamente superiori a quanto raggiunsero le opposizioni di estrema sinistra nel 2020 stanno a significare che c&#039;è ancora parecchio da fare per convincere la parte del paese disponibile a modificare le cose e  percorrere un cammino con loro.
In Europa, oltre alla France Insoumise, cresce e si impone, il lavoro politico e sociale del PTB in Belgio, che lavorando con criterio, da una parte parecchio “leninista”e dall&#039;altra sullo stile empatico e umano  dell&#039;esperienza del Rojava, va  raccogliendo consensi sempre più confortanti. Tutto questo però richiede un lavoro politico sociale di lunga lena. Un radicamento nel territorio, la conquista di “casematte” lenta e  non sempre indolore.
Ma il voto in Emilia-Romagna ci dice anche un&#039;altra cosa a fronte di una situazione bellica ed economica spaventose e assolutamente inquietanti: una lista che si pone in maniera prioritaria con i temi della pace dell&#039;ambiente e del lavoro fatica a raccogliere ancora consensi, cresce certamente, ne viene premiata, in parte, la sua capacità di raggruppare forze che finora avevano marciato distinte, ma ancora non convince appieno.
Da una parte questo può significare che la maturità dell&#039;elettorato non ha ancora raggiunto livelli di comprensione della tragedia in atto, ma da un’altra, anche appunto come queste forze non appaiono ancora convincenti e pronte per guidare un nuovo sviluppo di lotta unitaria e feroce contro questo sistema. Probabilmente occorre anche la ricerca di un nuovo linguaggio, una conquista di  un meccanismo di approccio alla realtà che non  appare  nella consapevolezza di tutti gli attori in gioco.
Quindi con queste elezioni siamo tornati solo punto e a capo. Avremo lo stesso meccanismo di prima, a fronte di una realtà difficile e complicata dentro la quale il lavoro di forze come quelle della lista per la pace, l&#039;ambiente e il lavoro dovranno misurarsi con un sistema ferocemente orientatore e soppressore di ogni alterità.
Sì, è vero, primo partito è quello dell’astensione perché è il partito di chi in fondo ha ragionato di non sentirsi più rappresentato, dalla convinzione di non trovare più ragioni di certezze.
L’idea che comunque nulla cambia e che se si cambia, si cambia per non cambiare è sempre più radicata e d&#039;altra parte si agisce nel tessuto sociale devastato da decenni di insipienza culturale, di educazione alla rapina e allo sfascio con un territorio martoriato e vilipeso, dove si continuano a fare le stesse innumerevoli follie di prima.
Guarda caso, osservavo proprio ieri durante l’ascolto dei risultati elettorali, su una rete TV  regionale, una pubblicità concernente nuove costruzioni di case villaggio sul nostro litorale, fabbricati incredibilmente costruiti  ancora a poche decine di metri dalla spiaggia, a fronte di un mare che sicuramente aumenterà di livello e che  probabilmente si prenderà la sua vendetta fra qualche decennio…ma chi ha fatto  e fa le leggi regionali che permettono tutto questo?
Ma non è solo il nostro litorale che ha visto una cementificazione folle, realmente selvaggia, regolata da leggi che tutto in fondo hanno permesso. Basta guardare le strade, le città, le montagne, i corsi dei fiumi, ovunque si volga lo sguardo vi sono problematiche similari .
Certo se il confronto è con la Sicilia ce ne dobbiamo rallegrare, ma è un confronto impietoso, come sparare sulla Croce Rossa e comunque non tiene conto di ciò che potevamo essere e che non siamo mai stati. Ecco, c&#039;è tantissimo lavoro da fare
Rallegrarsi, non si può, non si deve il sistema è sempre quello.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni si stracciano le vesti e osservano stupefatti l&#8217;aumento della astensione eppure non si calca mai la mano, né lo si fa notare, sul livello reale dei voti espressi. La realtà pura e semplice può pure essere peggiore.<br />
Proviamo a mettere ordine nelle cose.<br />
Quando Bonaccini salì alla presidenza della regione i voti espressi al partito democratico erano 1.195.742 contro 1.014.672 della Borgonzoni.<br />
Bonaccini allora ottenne il 51,4% la Borgonzoni il 43,6%.<br />
Osservo che la ricerca di questi dati non è semplice perché ovunque si parla  solo e sempre di percentuali, eppure io ritengo che il dato reale dei voti sia assolutamente più importante delle percentuali espresse. Va da sé che, guarda caso,  i media se ne guardano bene dal presentarli.<br />
Certo queste servono per il comando e il controllo del potere, soprattutto il meccanismo maggioritario, come si è attuato in tutte le regioni, addirittura in modi pure differenti quasi ogni regione fosse stato a sé, con criteri in alcune regioni di un “suprematismo” politico impressionante.<br />
Allora torniamo ai voti: se il PD e il centro destra così avevano ottenuto, gli oppositori al sistema di allora si piazzavano su un livello di percentuale inferiore: Battaglia, aveva lo 0,4%  con 10.979 voti, Bergamini lo 0,4% con 10.269 voti, la Marta Collot ottenne lo 0,3% con 7.027 voti,  Stefano Lugli ottenne lo 0,2 con 5.983 voti.<br />
Nella appena passate elezioni  la situazione cambia assai.<br />
Le voci del coro del sistema sono lì a sbracciarsi e a dichiarare vittoria ma il 56% di De Pascale vale 922150 voti, contro un 51,4% di Stefano Bonacini e i suoi 1.192.742 voti, quello della Ugolini (coalizione) vale 594.553 voti con il 39,79% contro un 43,6% e 1.014672 voti della Borgonzoni.<br />
Il M5S nel 2020 raggiunse il 3,4% con 80.823 voti, oggi  53.075 voti con il 3,55.<br />
Insomma minore affluenza ma anche segnale preciso. Sbracciarsi per la vittoria è non solo opinabile ma colpevole. Definire la vittoria di De Pascale “schiacciante” come ha fatto la Ugolini è vero solo se  si ragiona come un bieco statistico.<br />
La realtà è quella di un paese che è sempre più distaccato dalle sue istituzioni, se ne sente lontano, non se ne fida e si fida anche poco di chi prospetta all&#8217;orizzonte, metodi e piani di lavoro completamente rovesciati.<br />
I voti raggiunti infatti da Federico Serra, pur assolutamente superiori a quanto raggiunsero le opposizioni di estrema sinistra nel 2020 stanno a significare che c&#8217;è ancora parecchio da fare per convincere la parte del paese disponibile a modificare le cose e  percorrere un cammino con loro.<br />
In Europa, oltre alla France Insoumise, cresce e si impone, il lavoro politico e sociale del PTB in Belgio, che lavorando con criterio, da una parte parecchio “leninista”e dall&#8217;altra sullo stile empatico e umano  dell&#8217;esperienza del Rojava, va  raccogliendo consensi sempre più confortanti. Tutto questo però richiede un lavoro politico sociale di lunga lena. Un radicamento nel territorio, la conquista di “casematte” lenta e  non sempre indolore.<br />
Ma il voto in Emilia-Romagna ci dice anche un&#8217;altra cosa a fronte di una situazione bellica ed economica spaventose e assolutamente inquietanti: una lista che si pone in maniera prioritaria con i temi della pace dell&#8217;ambiente e del lavoro fatica a raccogliere ancora consensi, cresce certamente, ne viene premiata, in parte, la sua capacità di raggruppare forze che finora avevano marciato distinte, ma ancora non convince appieno.<br />
Da una parte questo può significare che la maturità dell&#8217;elettorato non ha ancora raggiunto livelli di comprensione della tragedia in atto, ma da un’altra, anche appunto come queste forze non appaiono ancora convincenti e pronte per guidare un nuovo sviluppo di lotta unitaria e feroce contro questo sistema. Probabilmente occorre anche la ricerca di un nuovo linguaggio, una conquista di  un meccanismo di approccio alla realtà che non  appare  nella consapevolezza di tutti gli attori in gioco.<br />
Quindi con queste elezioni siamo tornati solo punto e a capo. Avremo lo stesso meccanismo di prima, a fronte di una realtà difficile e complicata dentro la quale il lavoro di forze come quelle della lista per la pace, l&#8217;ambiente e il lavoro dovranno misurarsi con un sistema ferocemente orientatore e soppressore di ogni alterità.<br />
Sì, è vero, primo partito è quello dell’astensione perché è il partito di chi in fondo ha ragionato di non sentirsi più rappresentato, dalla convinzione di non trovare più ragioni di certezze.<br />
L’idea che comunque nulla cambia e che se si cambia, si cambia per non cambiare è sempre più radicata e d&#8217;altra parte si agisce nel tessuto sociale devastato da decenni di insipienza culturale, di educazione alla rapina e allo sfascio con un territorio martoriato e vilipeso, dove si continuano a fare le stesse innumerevoli follie di prima.<br />
Guarda caso, osservavo proprio ieri durante l’ascolto dei risultati elettorali, su una rete TV  regionale, una pubblicità concernente nuove costruzioni di case villaggio sul nostro litorale, fabbricati incredibilmente costruiti  ancora a poche decine di metri dalla spiaggia, a fronte di un mare che sicuramente aumenterà di livello e che  probabilmente si prenderà la sua vendetta fra qualche decennio…ma chi ha fatto  e fa le leggi regionali che permettono tutto questo?<br />
Ma non è solo il nostro litorale che ha visto una cementificazione folle, realmente selvaggia, regolata da leggi che tutto in fondo hanno permesso. Basta guardare le strade, le città, le montagne, i corsi dei fiumi, ovunque si volga lo sguardo vi sono problematiche similari .<br />
Certo se il confronto è con la Sicilia ce ne dobbiamo rallegrare, ma è un confronto impietoso, come sparare sulla Croce Rossa e comunque non tiene conto di ciò che potevamo essere e che non siamo mai stati. Ecco, c&#8217;è tantissimo lavoro da fare<br />
Rallegrarsi, non si può, non si deve il sistema è sempre quello.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
