🚩 CON L’ESEMPIO DI VALERIO
AUTONOMIA DI CLASSE E ANTIFASCISMO MILITANTE: UNA STORIA CHE CONTINUA
📌 Roma
🗓️ venerdì 20/02
🕙 ore 17:30
📣 Circolo GAP
L’Italia del 1980 era un paese che veniva da oltre dieci anni di guerra a bassa intensità, scatenata da Stato, militari, fascisti e servizi segreti, con la regia e il sostegno della NATO, contro il movimento operaio e popolare e le organizzazioni comuniste.
Dopo il 1977, con la complicità del PCI, si apre una stagione ancora più dura della repressione, attraverso legislazione d’emergenza, carceri speciali e persecuzione politica che culminerà nel teorema giudiziario del 7 aprile 1979 contro gli esponenti più noti dell’Autonomia Operaia.
Era una guerra non dichiarata, ma che aveva lasciato una lunga scia di morti con il terrorismo stragista di organizzazioni fasciste, i quali, come sempre, facevano il lavoro sporco della reazione padronale contro la crescita non solo della lotta sociale e sindacale, ma anche di un’ipotesi di alternativa e ribaltamento dell’ordine capitalista e atlantista italiano.
Quando il 22 febbraio del 1980 i fascisti uccidono Valerio Verbano, uccidono un militante rivoluzionario che si era formato in questo contesto e che lottava per costruire un futuro diverso.
Uccidono un giovane che si era impegnato a lungo in un lavoro di inchiesta sui movimenti neofascisti della capitale, ma uccidono soprattutto un comunista che costruiva organizzazione, consapevole del quadro politico in cui operava.
Valerio sapeva bene che “autonomia” non era solo una sigla, ma significava autonomia di classe, ovvero l’incompatibilità degli interessi dei lavoratori con il sistema politico padronale, ma anche con il riformismo di tante parti politiche e sindacali.
Valerio era impegnato in quello che fanno i comunisti: organizzare le basi sociali per un movimento rivoluzionario, che contasse solo sulle proprie gambe nell’assalto al cielo, fino alle sue estreme conseguenze.
Quando i fascisti hanno ucciso Valerio, non hanno solo mirato a un giovane militante, ma hanno colpito chi poteva essere giustamente annoverato tra gli esponenti politicamente più avanzati del movimento operaio.L’omicidio di Valerio è un altro tassello di quella guerra non dichiarata contro chi lottava per un mondo più giusto.
Valerio è dunque un esempio, ancora oggi, per chi quel mondo nuovo vuole ancora costruirlo, perché le ragioni della sua lotta non sono scomparse. La sua “autonomia”, intesa come orizzonte di lotta e organizzazione indipendente non è finita in quegli anni ma si è trasformata, ha attraversato fasi e forme diverse arrivando fino a noi.
Ne parliamo con alcuni compagni e compagne di diverse generazioni, anch’essi appartenenti a tante storie diverse, ma con una certezza: Valerio era un rivoluzionario, e la sua memoria deve necessariamente partire da questo.
Sergio Cararo
Bruno Papale
Luca Fagiano
Emidia Papi
Nunzio D’Erme
Marco Lucentini
Appuntamento venerdì 20 febbraio, ore 17:30, Circolo GAP (via dei Sabelli, 23 – Roma)
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