Menu

Roma. Storie di donne che resistono

Storie di donne nella resistenza, dalle borgate romane alle partigiane combattenti

«A un certo punto, sentimmo voci salire da via Magna Napoli e vedemmo comparire un gruppo di civili armati con fucili a tracolla, rivolti alle nostre finestre: ci invitavano a scendere per portare aiuto ai militari che combattevano. A quell’invito pensai che anch’io avrei potuto essere utile in un luogo dove si combatteva: “Io vado” dissi a mia madre. “Ma sei matta! Ma che ci va a fare una donna? Quell’invito è rivolto agli uomini”. “Vado a vedere. Donne e uomini saremo tutti utili”». Carla Capponi, GAP centrali di Roma, nome di battaglia Elena.

E utili lo sono state davvero le donne nella Resistenza. Ragazze combattenti che nei GAP hanno compiuto attentati nelle città e che hanno fatto parte delle formazioni partigiane sulle montagne e nelle pianure. Donne delle borgate romane, spesso di origini proletarie e con famiglie numerose a carico, che hanno scelto la Resistenza, contro ogni pronostico: le loro storie, spesso dimenticate, sono fatte di sabotaggi, piccole e grandi ribellioni e supporto logistico imprescindibile per le formazioni partigiane in clandestinità.

E poi donne che hanno organizzato e partecipato a manifestazioni e scioperi, che hanno diffuso stampa clandestina e trasmesso informazioni e che sono state staffette, telegrafiste, infermiere. Donne che hanno preso le armi e hanno scelto di combattere in prima fila contro l’occupante nazifascista. E che per questo che sono state incarcerate, torturate e uccise.

Durante la resistenza le donne hanno deciso di sovvertire i ruoli predeterminati e di prendere parte al processo di liberazione del paese: hanno scelto di essere partigiane. Una scelta che spesso è stata dimenticata o ridimensionata dietro un “anche”: quante volte abbiamo sentito dire che “alla Resistenza hanno partecipato anche le donne”? Come se fossero soggetti estranei, “naturalmente” destinati alla cura, alla protezione e alla riproduzione di vita, più lecitamente destinate a essere vittime di violenza, più che ad esserne parte attiva.

Eppure, la presenza attiva delle donne nelle esperienze di liberazione nazionale e rivoluzionarie e nelle lotte anticoloniali e antimperialiste, il loro protagonismo nelle lotte sociali, ambientali e territoriali e la loro partecipazione in formazioni armate è stata storicamente una costante in tutto il mondo. Donne che hanno opposto resistenza in passato e che resistono ancora oggi, come ci insegnano le donne Palestinesi.

Sta a noi oggi ricordare le loro storie, a partire dall’esperienza di liberazione del nostro paese, e diffondere il loro esempio, anche per chi oggi resiste e lotta per una società libera dall’oppressione e dallo sfruttamento: donne, ragazze e libere soggettività delle borgate, studentesse, precarie, disoccupate e migranti.

Ne parliamo venerdì 8 marzo, dalle 18.30 al GAP, via dei Sabelli 23, con Eva Muci (Ricercatrice), Lidia Martin (Storie in movimento) e la Coordinamenta femminista e lesbica, a cura di Donne de Borgata.

A seguire dj set con Sailor Trash!

GAP è un circolo ARCI. Al GAP è possibile rinnovare la tessera o iscriversi per la prima volta. Se ancora non hai la tessera ti invitiamo a fare la domanda di preiscrizione qui: https://portale.arci.it/preadesione/gap-aps/ o scaricando l’App qui: www.tessera-arci.it per poi ritirare la tessera al circolo.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa
Argomenti: