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	Commenti a: Per una definizione del regime cinese	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		<title>
		Di: kikko		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[kikko]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Aug 2018 17:53:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro Sergio, probabilmente sono io la persona a cui ti riferisci su ROR e la trasmissione domenicale. Ti ringrazio per il giovane, ma ahimè sono ben oltre la mezz&#039;età e non milito in nessun gruppetto m-l o comunque tu lo voglia definire. In ogni caso, indipendentemente da queste informazioni errate (che non so da dove hai preso), il punto che tu fai emergere è ben lontano da quello che è stato detto nella trasmissione che indichi. Tale puntata, del novembre 2017 e per questo dedicata ai 100 anni di rivoluzione, aveva come ospite Vladimiro Giacché e con lui abbiamo discusso del suo libro &quot;Economia della rivoluzione&quot; in cui Giacché riporta brani di Lenin in cui discute del concetto Capitalismo di stato. Al termine della stessa, trattandosi di una trasmissione radio in cui si discute e si invita anche gli ascoltatori a partecipare e non si pontifica da nessun pulpito, ho giustamente chiesto di interrogarsi, come tu giustamente riporti, se il modello cinese si avvicina all&#039;idea che Lenin aveva in testa cento anni fa. La risposta sarebbe potuta essere anche un NO sonoro. Il mio invito, infatti, era quello di ragionare insieme, riflettere e pensare partendo da una base scientifica - quella di lenin e del marxismo - e non dalla fede in niente e meno che mai in nessuno. Mi dispiace sinceramente che il semplice stimolo di una discussione possa addirittura far cadere dalla sedia o far richiamare le infinite vie del Signore (quale?) un nostro ascoltatore. Comunque, il podcast della trasmissione è ancora disponibile sul sito https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2017/11/100-anni-dalla-rivoluzione per cui questa può essere una occasione per riascoltare con attenzione. Infine, direi che il tempo in cui tra compagni facciamo a gara a chi si getta più fango addosso dovrebbe essere finito. Direi che siamo in via di estinzione ed evitiamo di farci la guerra se davvero abbiamo qualche velleità di lottare contro la classe dominante in senso comunista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro Sergio, probabilmente sono io la persona a cui ti riferisci su ROR e la trasmissione domenicale. Ti ringrazio per il giovane, ma ahimè sono ben oltre la mezz&#8217;età e non milito in nessun gruppetto m-l o comunque tu lo voglia definire. In ogni caso, indipendentemente da queste informazioni errate (che non so da dove hai preso), il punto che tu fai emergere è ben lontano da quello che è stato detto nella trasmissione che indichi. Tale puntata, del novembre 2017 e per questo dedicata ai 100 anni di rivoluzione, aveva come ospite Vladimiro Giacché e con lui abbiamo discusso del suo libro &#8220;Economia della rivoluzione&#8221; in cui Giacché riporta brani di Lenin in cui discute del concetto Capitalismo di stato. Al termine della stessa, trattandosi di una trasmissione radio in cui si discute e si invita anche gli ascoltatori a partecipare e non si pontifica da nessun pulpito, ho giustamente chiesto di interrogarsi, come tu giustamente riporti, se il modello cinese si avvicina all&#8217;idea che Lenin aveva in testa cento anni fa. La risposta sarebbe potuta essere anche un NO sonoro. Il mio invito, infatti, era quello di ragionare insieme, riflettere e pensare partendo da una base scientifica &#8211; quella di lenin e del marxismo &#8211; e non dalla fede in niente e meno che mai in nessuno. Mi dispiace sinceramente che il semplice stimolo di una discussione possa addirittura far cadere dalla sedia o far richiamare le infinite vie del Signore (quale?) un nostro ascoltatore. Comunque, il podcast della trasmissione è ancora disponibile sul sito <a href="https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2017/11/100-anni-dalla-rivoluzione" rel="nofollow ugc">https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2017/11/100-anni-dalla-rivoluzione</a> per cui questa può essere una occasione per riascoltare con attenzione. Infine, direi che il tempo in cui tra compagni facciamo a gara a chi si getta più fango addosso dovrebbe essere finito. Direi che siamo in via di estinzione ed evitiamo di farci la guerra se davvero abbiamo qualche velleità di lottare contro la classe dominante in senso comunista.</p>
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		<title>
		Di: Sergio Falcone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Aug 2018 11:50:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un partito comunista che impone il neoliberismo non s’era ancora visto. Il mostro a sette teste. E questo la dice lunga sulle delizie ulteriori e sull’ipocrisia del marxismo-leninismo. Sarà forse che la linea di demarcazione che separa lo Stato dall’antistato, in realtà, è molto, ma molto sottile?...
Radio Onda Rossa, trasmissione rituale della domenica mattina, dalle ore 11 alle ore 13. Un giovane economista, militante di non so quale gruppo m-l: “Dovremmo interrogarci su quanto di Lenin ci sia nella Cina di oggi”. A momenti cado dalla sedia dove ero seduto. Non sono mai stato un leninista di fede, ma questo è davvero troppo. Le vie della rivoluzione sociale forse che sono come quelle del Signore? Sono infinite?... Ma per carità!
I tempi che sopportiamo si caratterizzano anche per una estrema confusione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un partito comunista che impone il neoliberismo non s’era ancora visto. Il mostro a sette teste. E questo la dice lunga sulle delizie ulteriori e sull’ipocrisia del marxismo-leninismo. Sarà forse che la linea di demarcazione che separa lo Stato dall’antistato, in realtà, è molto, ma molto sottile?&#8230;<br />
Radio Onda Rossa, trasmissione rituale della domenica mattina, dalle ore 11 alle ore 13. Un giovane economista, militante di non so quale gruppo m-l: “Dovremmo interrogarci su quanto di Lenin ci sia nella Cina di oggi”. A momenti cado dalla sedia dove ero seduto. Non sono mai stato un leninista di fede, ma questo è davvero troppo. Le vie della rivoluzione sociale forse che sono come quelle del Signore? Sono infinite?&#8230; Ma per carità!<br />
I tempi che sopportiamo si caratterizzano anche per una estrema confusione&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: marco		</title>
		<link>https://contropiano.org/fattore-k/2018/08/23/per-una-definizione-del-regime-cinese-0106917#comment-137944</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Aug 2018 09:43:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ancora co sto turbocapitalismo?
la cina non è il paradiso terrestre (come materialista non credo che esista un paradiso terrestre) e ha forti contraddizioni in essere.
Ma le critiche di Xi (le prime nella storia della RPC) alle politiche di urbanizzazione forzata di deng, l&#039;intervento completo in cui fa l&#039;analisi sul fallimento della globalizzazione (l&#039;intervento integrale è pubblicato su marx XXI), il nicchiare sulle privatizzazioni dei comparti strategici, la stretta ideologica all&#039;interno del partito con conseguenti espulsioni di massa, lo stesso dibattito all&#039;interno del partito e la sintesi che il segretario sta attuando tra l&#039;ala destra e i neomaoisti che facevano riferimento a bo xi lai (che ci sono ancora tutti e son ben forti), il protagonismo diplomatico per la risoluzione dei conflitti, la politica di prestiti in cambio di infrastrutture (può non piacere ma è ben diversa dai saccheggi vandalici dell&#039;FMI) credo che abbiano ampiamente superato la dicitura di turbocapitalismo che si cercava di appiccicare alla cina.
Non è un caso che la definizione in oggetto fu coniata negli USA.... 
Cavolo! ci avevano messo 70 anni a demolire l&#039;URSS, ci manca solo che la cina diventi un riferimento per il movimento comunista internazionale!
cominciamo a dire che non sono coumunisti, tanto una menzogna ripetuta tre volte diventa verità..... avranno pensato a wasinghton DC.
Quanto poi alle timide politiche di sostegno ai movimenti comunisti esteri , la non ingerenza è sempre stata uno dei pilastri non solo della RPC, ma della cina in quanto entità statuale.
Chi ha scritto l&#039;intervento con queste critiche, usa un linguaggio vecchio, da anni 90.
Probabilmente sarà stato un ottimo diplomatico, ma di sicuro non è un comunista e manca della necessaria formazione ideologia per fare delle analisi in senso marxista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ancora co sto turbocapitalismo?<br />
la cina non è il paradiso terrestre (come materialista non credo che esista un paradiso terrestre) e ha forti contraddizioni in essere.<br />
Ma le critiche di Xi (le prime nella storia della RPC) alle politiche di urbanizzazione forzata di deng, l&#8217;intervento completo in cui fa l&#8217;analisi sul fallimento della globalizzazione (l&#8217;intervento integrale è pubblicato su marx XXI), il nicchiare sulle privatizzazioni dei comparti strategici, la stretta ideologica all&#8217;interno del partito con conseguenti espulsioni di massa, lo stesso dibattito all&#8217;interno del partito e la sintesi che il segretario sta attuando tra l&#8217;ala destra e i neomaoisti che facevano riferimento a bo xi lai (che ci sono ancora tutti e son ben forti), il protagonismo diplomatico per la risoluzione dei conflitti, la politica di prestiti in cambio di infrastrutture (può non piacere ma è ben diversa dai saccheggi vandalici dell&#8217;FMI) credo che abbiano ampiamente superato la dicitura di turbocapitalismo che si cercava di appiccicare alla cina.<br />
Non è un caso che la definizione in oggetto fu coniata negli USA&#8230;.<br />
Cavolo! ci avevano messo 70 anni a demolire l&#8217;URSS, ci manca solo che la cina diventi un riferimento per il movimento comunista internazionale!<br />
cominciamo a dire che non sono coumunisti, tanto una menzogna ripetuta tre volte diventa verità&#8230;.. avranno pensato a wasinghton DC.<br />
Quanto poi alle timide politiche di sostegno ai movimenti comunisti esteri , la non ingerenza è sempre stata uno dei pilastri non solo della RPC, ma della cina in quanto entità statuale.<br />
Chi ha scritto l&#8217;intervento con queste critiche, usa un linguaggio vecchio, da anni 90.<br />
Probabilmente sarà stato un ottimo diplomatico, ma di sicuro non è un comunista e manca della necessaria formazione ideologia per fare delle analisi in senso marxista</p>
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