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	Commenti a: Sulle recenti elezioni in Gran Bretagna	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Mon, 23 Dec 2019 15:47:50 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: paolo regolini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo regolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2019 15:47:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non condivido, francamente, quasi nulla di questo Documento: non è una sorpresa, da tempo non ci intendiamo granché. Ma non mi pare utile aprire una discussione che sarebbe solo un dialogo tra sordi, onestamente poco interessante.
Prendo invece spunto da un passaggio della vostra argomentazione per porvi qualche domanda ma soprattutto per sollecitare in merito contributi puntuali.
Vi si afferma che “… Boris Johnson, dunque, rappresenta la tendenza della borghesia britannica a voler rilanciare propri progetti imperialisti in maniera autonoma rispetto a quelli europei…”
Di quale borghesia parliamo e di quali rispettivi progetti imperiali?
La borghesia della finanza e delle grandi banche? No di certo, questa (la City) è filoeuropea e si riconosce fermamente nella destra laburista.
La grande borghesia industriale? In UK è sparita da un pezzo: ubriaca di petrolio ha venduto il patrimonio industriale inglese ad acquirenti stranieri.
Forse la piccola borghesia? Non saprei ma comunque conta poco e non si muove su orizzonti mondiali.
BoJo mi pare la copia (in quarantottesimo, si intende) di Trump, che dopo aver rischiato di rovinarli, solo è riuscito a salvare gli allevatori di maiali e quelli della soia (America great again?) mentre le grandi Corporations hanno continuato a fare (e fargli disfare) quel che volevano. Come non era difficile prevedere.
Di quale imperialismo parliamo? Quello degli stati o quello delle multinazionali?
Screpanti (nell’ultima intervista che pure avete pubblicato) si muove su coordinate molto diverse, sia nell’analisi dell’imperialismo che sul ruolo delle borghesie nazionali.
Pone, intanto, una discriminante secca “…l’idea della fine della globalizzazione è un abbaglio…” e descrive poi acutamente “l’imperialismo globale delle multinazionali” nonché il ruolo servile che impongono col ricatto ai singoli Stati.
In tema (e nel lontano 2016) aveva già detto cose altrettanto importanti Vasapollo (dalla catena di montaggio alla catena del valore).
Dunque occorre capirsi bene sul dominio globale delle multinazionali ed il ruolo degli Stati nazionali nel rapporto con le rispettive popolazioni, senza mescolare troppo disinvoltamente economia e geopolitica, siamo marxisti in fin dei conti.
Sarei grato a Contropiano se volesse proporre in tema qualche contributo di spessore, soprattutto delineando la ragnatela del dominio imperiale delle multinazionali e approfondendo l’intreccio tra le catene transnazionali delle Corporations e gli Stati. Che spesso sono tra di loro assai asimmetriche.
La recente decisione di Trump di sanzionare chi collabora al North Stream II pone in merito domande molto impegnative.
Credo che i compagni di Coniare rivolta (sempre puntuali e rigorosi nei loro contributi) potrebbero essere di aiuto prezioso.
                                                                      regolins (alias paolo regolini)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non condivido, francamente, quasi nulla di questo Documento: non è una sorpresa, da tempo non ci intendiamo granché. Ma non mi pare utile aprire una discussione che sarebbe solo un dialogo tra sordi, onestamente poco interessante.<br />
Prendo invece spunto da un passaggio della vostra argomentazione per porvi qualche domanda ma soprattutto per sollecitare in merito contributi puntuali.<br />
Vi si afferma che “… Boris Johnson, dunque, rappresenta la tendenza della borghesia britannica a voler rilanciare propri progetti imperialisti in maniera autonoma rispetto a quelli europei…”<br />
Di quale borghesia parliamo e di quali rispettivi progetti imperiali?<br />
La borghesia della finanza e delle grandi banche? No di certo, questa (la City) è filoeuropea e si riconosce fermamente nella destra laburista.<br />
La grande borghesia industriale? In UK è sparita da un pezzo: ubriaca di petrolio ha venduto il patrimonio industriale inglese ad acquirenti stranieri.<br />
Forse la piccola borghesia? Non saprei ma comunque conta poco e non si muove su orizzonti mondiali.<br />
BoJo mi pare la copia (in quarantottesimo, si intende) di Trump, che dopo aver rischiato di rovinarli, solo è riuscito a salvare gli allevatori di maiali e quelli della soia (America great again?) mentre le grandi Corporations hanno continuato a fare (e fargli disfare) quel che volevano. Come non era difficile prevedere.<br />
Di quale imperialismo parliamo? Quello degli stati o quello delle multinazionali?<br />
Screpanti (nell’ultima intervista che pure avete pubblicato) si muove su coordinate molto diverse, sia nell’analisi dell’imperialismo che sul ruolo delle borghesie nazionali.<br />
Pone, intanto, una discriminante secca “…l’idea della fine della globalizzazione è un abbaglio…” e descrive poi acutamente “l’imperialismo globale delle multinazionali” nonché il ruolo servile che impongono col ricatto ai singoli Stati.<br />
In tema (e nel lontano 2016) aveva già detto cose altrettanto importanti Vasapollo (dalla catena di montaggio alla catena del valore).<br />
Dunque occorre capirsi bene sul dominio globale delle multinazionali ed il ruolo degli Stati nazionali nel rapporto con le rispettive popolazioni, senza mescolare troppo disinvoltamente economia e geopolitica, siamo marxisti in fin dei conti.<br />
Sarei grato a Contropiano se volesse proporre in tema qualche contributo di spessore, soprattutto delineando la ragnatela del dominio imperiale delle multinazionali e approfondendo l’intreccio tra le catene transnazionali delle Corporations e gli Stati. Che spesso sono tra di loro assai asimmetriche.<br />
La recente decisione di Trump di sanzionare chi collabora al North Stream II pone in merito domande molto impegnative.<br />
Credo che i compagni di Coniare rivolta (sempre puntuali e rigorosi nei loro contributi) potrebbero essere di aiuto prezioso.<br />
                                                                      regolins (alias paolo regolini)</p>
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