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	Commenti a: Scuola e capitalismo. Riflessioni di un insegnante comunista	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Sara		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2020 17:56:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Che la nozione di competenza non sia di origine pedagogica, ma derivi dal mondo del lavoro, è poco noto.&quot;
Grazie per averlo scritto. Nelle direttive del Miur le parole lavoro, competenze, realtà sono usate in modo confusionario come armi per combattere la scuola della troppa teoria, vecchia, nozionistica. Si cerca di smantellare un sistema scolastico con moltissime pecche con qualcosa che scuola non è. Questa contrapposizione, per un insegnante che crede nelle tre funzioni che tu hai ben specificato, è semplicemente insensata, una scusa per portare avanti un&#039;idea di apprendimento utile, finalizzato a delle logiche che non dovrebbero essere proprie della scuola. Vorrei quasi dire che il tempo e lo spazio della scuola non devono avere nulla a che fare con il mondo del lavoro, la classe è un luogo umano con dinamiche diverse da ogni altro ambiente che si incontra nella vita. Si fanno paragoni tra lo stare in gruppo e il lavorare in team, i famosi compiti di realtà ricalcano i ritmi delle scadenze di un progetto aziendale, gli alunni dovrebbero coltivare lo spirito di imprenditorialità (associato a quello di iniziativa nelle competenze europee), ma tutto ciò è lontano da una scuola in cui ci si appropria della propria umanità. Solo con queste riflessioni si esce dalla dicotomia insensata nozionismo/competenza che purtroppo tiene banco nella maggior parte delle discussioni sul sistema scolastico. 
La didattica a distanza è in questo momento necessaria, ma guardare ad essa come ad una grande opportunità mi fa rabbrividire e il problema come ben dici non è certo la tecnologia in sé.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Che la nozione di competenza non sia di origine pedagogica, ma derivi dal mondo del lavoro, è poco noto.&#8221;<br />
Grazie per averlo scritto. Nelle direttive del Miur le parole lavoro, competenze, realtà sono usate in modo confusionario come armi per combattere la scuola della troppa teoria, vecchia, nozionistica. Si cerca di smantellare un sistema scolastico con moltissime pecche con qualcosa che scuola non è. Questa contrapposizione, per un insegnante che crede nelle tre funzioni che tu hai ben specificato, è semplicemente insensata, una scusa per portare avanti un&#8217;idea di apprendimento utile, finalizzato a delle logiche che non dovrebbero essere proprie della scuola. Vorrei quasi dire che il tempo e lo spazio della scuola non devono avere nulla a che fare con il mondo del lavoro, la classe è un luogo umano con dinamiche diverse da ogni altro ambiente che si incontra nella vita. Si fanno paragoni tra lo stare in gruppo e il lavorare in team, i famosi compiti di realtà ricalcano i ritmi delle scadenze di un progetto aziendale, gli alunni dovrebbero coltivare lo spirito di imprenditorialità (associato a quello di iniziativa nelle competenze europee), ma tutto ciò è lontano da una scuola in cui ci si appropria della propria umanità. Solo con queste riflessioni si esce dalla dicotomia insensata nozionismo/competenza che purtroppo tiene banco nella maggior parte delle discussioni sul sistema scolastico.<br />
La didattica a distanza è in questo momento necessaria, ma guardare ad essa come ad una grande opportunità mi fa rabbrividire e il problema come ben dici non è certo la tecnologia in sé.</p>
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