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	Commenti a: Il nuovo irrazionalismo. Un saggio della Monthly Review	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: alessandro cocuzza		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro cocuzza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Mar 2023 11:26:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono tra i redattori della rivista antropocene.org da cui avete tratto il presente testo, traduzione a cui ho partecipato. Ho apprezzato il commento di Eros Barone, che mi farebbe fra l&#039;altro piacere poter contattare, avendolo conosciuto in anni lontanissimi in provincia di Varese.
Alessandro Cocuzza
(alessandro. cocuzza@tiscali.it)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono tra i redattori della rivista antropocene.org da cui avete tratto il presente testo, traduzione a cui ho partecipato. Ho apprezzato il commento di Eros Barone, che mi farebbe fra l&#8217;altro piacere poter contattare, avendolo conosciuto in anni lontanissimi in provincia di Varese.<br />
Alessandro Cocuzza<br />
(alessandro. <a href="mailto:cocuzza@tiscali.it">cocuzza@tiscali.it</a>)</p>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2023 11:02:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In un suo scritto Feuerbach ha giustamente affermato con una suggestiva metafora geometrica che, in séguito alla &quot;rivoluzione scientifica&quot;, di cui, come è noto, la &quot;rivoluzione astronomica&quot; è stata &#039;magna pars&#039;, la verità è diventata ellittica, il che significa che ha due fuochi. Questi sono rappresentati, nel bel saggio di John Bellamy Foster (in cui vengono, tra l&#039;altro, liquidate le posizioni irrazionaliste di figure filosoficamente e politicamente pericolose come Zizek), dal pensiero di Engels e dal pensiero di Lukàcs. Tale impostazione lo avvicina fortemente al nostro Ludovico Geymonat, filosofo della scienza e pensatore profondamente influenzato da Marx, Engels e Lenin, nonché fautore, negli anni ’70 del secolo scorso, di un rilancio del materialismo dialettico. Ecco perché è sicuramente utile, al fine di individuare i nessi di quel tessuto unitario che è la ricomposizione del marxismo teorico, chiarire sia il senso della battaglia culturale condotta da Geymonat sia la centralità e la priorità del materialismo dialettico, che fa di questa battaglia una prosecuzione delle indagini e delle conclusioni filosofiche di Engels e di Lenin. In uno specifico capitolo della fondamentale «Storia del pensiero filosofico e scientifico», Geymonat, riassumendo le critiche rivolte all’attività teorica di Engels (quella di essere un positivista e quella di essere un semplice ripetitore di Hegel), fornisce una risposta argomentata con cui, oltre a fare giustizia di un certo anti-engelsismo di maniera, delinea la propria posizione filosofica. Il pensatore torinese ricorda, in primo luogo, che Engels comprese che il positivismo rappresentava nel secolo scorso l’erede diretto dell’illuminismo, di cui proseguì le più significative battaglie (contro l’oscurantismo clericale, a favore del pieno riconoscimento dell’importanza teorica e pratica della scienza) e che, essendo cosciente della sua importanza (non tanto quale corrente filosofica quanto) quale espressione dell’atmosfera culturale diffùsasi in Europa a séguito dei successi della ricerca tecnico-scientifica, sostenne che la classe operaia, che era portatrice di una nuova cultura, doveva schierarsi accanto ai positivisti e non contro di essi (cioè non a fianco dell’irrazionalismo del periodo imperialista), pur combattendone instancabilmente gli errori filosofici e le tendenze metafisiche. Geymonat spiega, del resto, come Engels nel portare avanti tale battaglia abbia riscoperto l’importanza e il valore, sul piano razionale, della filosofia hegeliana. Occorre, allora, anziché contrapporre la ragione scientifica moderna (espressa dal positivismo) alla ragione dialettica moderna (espressa dall’idealismo), come fanno sia gli apologeti della scienza che i suoi denigratori, ricercare la sintesi fra l’una e l’altra, scoprire il nesso intimo fra le due impostazioni culturali: questa è la tesi, limpida e profonda come l’acqua dei laghi svizzeri, enunciata da Geymonat. Il quale non dimentica, a differenza di chi gli rimprovera di oscillare tra positivismo ed hegelismo, l’insegnamento di Lenin, secondo cui, nell’epoca dell’imperialismo, la teoria marxista, diversamente dall’età precedente in cui Marx ed Engels dovettero combattere altri avversari, è caratterizzata dalla preminenza del materialismo dialettico rispetto al materialismo storico. In questo senso, la stessa applicazione della teoria gnoseologica del rispecchiamento, elaborata da Lenin, al rapporto struttura-sovrastruttura, concetto-chiave del materialismo storico, conferma la preminenza del materialismo dialettico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un suo scritto Feuerbach ha giustamente affermato con una suggestiva metafora geometrica che, in séguito alla &#8220;rivoluzione scientifica&#8221;, di cui, come è noto, la &#8220;rivoluzione astronomica&#8221; è stata &#8216;magna pars&#8217;, la verità è diventata ellittica, il che significa che ha due fuochi. Questi sono rappresentati, nel bel saggio di John Bellamy Foster (in cui vengono, tra l&#8217;altro, liquidate le posizioni irrazionaliste di figure filosoficamente e politicamente pericolose come Zizek), dal pensiero di Engels e dal pensiero di Lukàcs. Tale impostazione lo avvicina fortemente al nostro Ludovico Geymonat, filosofo della scienza e pensatore profondamente influenzato da Marx, Engels e Lenin, nonché fautore, negli anni ’70 del secolo scorso, di un rilancio del materialismo dialettico. Ecco perché è sicuramente utile, al fine di individuare i nessi di quel tessuto unitario che è la ricomposizione del marxismo teorico, chiarire sia il senso della battaglia culturale condotta da Geymonat sia la centralità e la priorità del materialismo dialettico, che fa di questa battaglia una prosecuzione delle indagini e delle conclusioni filosofiche di Engels e di Lenin. In uno specifico capitolo della fondamentale «Storia del pensiero filosofico e scientifico», Geymonat, riassumendo le critiche rivolte all’attività teorica di Engels (quella di essere un positivista e quella di essere un semplice ripetitore di Hegel), fornisce una risposta argomentata con cui, oltre a fare giustizia di un certo anti-engelsismo di maniera, delinea la propria posizione filosofica. Il pensatore torinese ricorda, in primo luogo, che Engels comprese che il positivismo rappresentava nel secolo scorso l’erede diretto dell’illuminismo, di cui proseguì le più significative battaglie (contro l’oscurantismo clericale, a favore del pieno riconoscimento dell’importanza teorica e pratica della scienza) e che, essendo cosciente della sua importanza (non tanto quale corrente filosofica quanto) quale espressione dell’atmosfera culturale diffùsasi in Europa a séguito dei successi della ricerca tecnico-scientifica, sostenne che la classe operaia, che era portatrice di una nuova cultura, doveva schierarsi accanto ai positivisti e non contro di essi (cioè non a fianco dell’irrazionalismo del periodo imperialista), pur combattendone instancabilmente gli errori filosofici e le tendenze metafisiche. Geymonat spiega, del resto, come Engels nel portare avanti tale battaglia abbia riscoperto l’importanza e il valore, sul piano razionale, della filosofia hegeliana. Occorre, allora, anziché contrapporre la ragione scientifica moderna (espressa dal positivismo) alla ragione dialettica moderna (espressa dall’idealismo), come fanno sia gli apologeti della scienza che i suoi denigratori, ricercare la sintesi fra l’una e l’altra, scoprire il nesso intimo fra le due impostazioni culturali: questa è la tesi, limpida e profonda come l’acqua dei laghi svizzeri, enunciata da Geymonat. Il quale non dimentica, a differenza di chi gli rimprovera di oscillare tra positivismo ed hegelismo, l’insegnamento di Lenin, secondo cui, nell’epoca dell’imperialismo, la teoria marxista, diversamente dall’età precedente in cui Marx ed Engels dovettero combattere altri avversari, è caratterizzata dalla preminenza del materialismo dialettico rispetto al materialismo storico. In questo senso, la stessa applicazione della teoria gnoseologica del rispecchiamento, elaborata da Lenin, al rapporto struttura-sovrastruttura, concetto-chiave del materialismo storico, conferma la preminenza del materialismo dialettico.</p>
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