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	Commenti a: Agitazioni a sinistra	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Luciano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Dec 2012 20:08:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[condivido pienamente l&#039;analisi e voglio sottolineare un elemento accennato da Cararo, che è di grande importanza politica. Come in Francia, come in Grecia, i fascisti o la  destra populista potrebbero cavalcare (anzi lo faranno certamente!) l&#039;antieuropeismo e per loro, una volta accesa la miccia, sarà facile mietere consensi rapidissimamente anche e soprattutto nella classe operaia. E&#039; questo il pericolo che i comunisti devono fronteggiare sul piano politico! invece si prospettano alleanze e coalizioni fragilissime, che invece di opporsi radicalmente alla Troika,  evocano &quot;un&#039;altra Europa&quot; , mentre bisognerebbe sviluppare da un lato l&#039;internazionalismo classico (ce lo impone l&#039;imperialismo straripante) e dall&#039;altro rivendicare l&#039;assoluta sovranità nazionale in campo economico, finanziario e militare. E&#039; demagogia? e chissenefrega!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>condivido pienamente l&#8217;analisi e voglio sottolineare un elemento accennato da Cararo, che è di grande importanza politica. Come in Francia, come in Grecia, i fascisti o la  destra populista potrebbero cavalcare (anzi lo faranno certamente!) l&#8217;antieuropeismo e per loro, una volta accesa la miccia, sarà facile mietere consensi rapidissimamente anche e soprattutto nella classe operaia. E&#8217; questo il pericolo che i comunisti devono fronteggiare sul piano politico! invece si prospettano alleanze e coalizioni fragilissime, che invece di opporsi radicalmente alla Troika,  evocano &#8220;un&#8217;altra Europa&#8221; , mentre bisognerebbe sviluppare da un lato l&#8217;internazionalismo classico (ce lo impone l&#8217;imperialismo straripante) e dall&#8217;altro rivendicare l&#8217;assoluta sovranità nazionale in campo economico, finanziario e militare. E&#8217; demagogia? e chissenefrega!</p>
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		Di: renato sellitto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renato sellitto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Dec 2012 01:28:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le preoccupazioni espresse sono più che condivisibili,considerati i limiti oggettivi delle forze che concorrono alla costruzione del quarto polo,sia per l’influenza della borghesia  progressiva sia per la debolezza  dei partiti comunisti tradizionali,prigionieri della deriva governista;hanno rimosso la teoria del conflitto dalla loro prassi; l’assenza della ricerca,della formazione hanno determinato  un processo di stagnazione e burocratizzazione che ha impedito il coinvolgimento di massa di operai,precari,studenti e disoccupati per determinare il rinnovamento. Questo è lo stato dell’arte dal quale non si può prescindere,esso giustifica è non ha torto, le diffidenze che chiedono ai partiti  un passo indietro. L’insistere sulla questione programmatica è un distinguo essenziale che deve sortire una possibile convergenza dei comunisti in senso ampio, come elemento di partenza di un processo che faccia avanzare proprio nella pratica del conflitto le scelte programmatiche che imporranno le scelte organizzative necessarie d’ove  inevitabilmente dovrà affrontarsi la Questione sindacale, elemento dal quale non si potrà prescindere,per tradurre con obiettivi concreti le grandi scelte. Bisogna  cogliere con un certo pragmatismo questa occasione,tentare di indicare anche nella rappresentanza, nuovi protagonisti che dalle fabbriche al territorio possono rappresentare degnamente  la volontà di lotta,rimuovendo lo stato di isolamento cui  hanno sofferto tanti  giovani e lavoratori. Dunque un treno da non perdere per conquistare una possibile rappresentanza rinnovata, che può aiutare anche in Italia un protagonismo delle masse asssieme all’EUROPA che lotta contro le vecchie e nuove ricette del Capitale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le preoccupazioni espresse sono più che condivisibili,considerati i limiti oggettivi delle forze che concorrono alla costruzione del quarto polo,sia per l’influenza della borghesia  progressiva sia per la debolezza  dei partiti comunisti tradizionali,prigionieri della deriva governista;hanno rimosso la teoria del conflitto dalla loro prassi; l’assenza della ricerca,della formazione hanno determinato  un processo di stagnazione e burocratizzazione che ha impedito il coinvolgimento di massa di operai,precari,studenti e disoccupati per determinare il rinnovamento. Questo è lo stato dell’arte dal quale non si può prescindere,esso giustifica è non ha torto, le diffidenze che chiedono ai partiti  un passo indietro. L’insistere sulla questione programmatica è un distinguo essenziale che deve sortire una possibile convergenza dei comunisti in senso ampio, come elemento di partenza di un processo che faccia avanzare proprio nella pratica del conflitto le scelte programmatiche che imporranno le scelte organizzative necessarie d’ove  inevitabilmente dovrà affrontarsi la Questione sindacale, elemento dal quale non si potrà prescindere,per tradurre con obiettivi concreti le grandi scelte. Bisogna  cogliere con un certo pragmatismo questa occasione,tentare di indicare anche nella rappresentanza, nuovi protagonisti che dalle fabbriche al territorio possono rappresentare degnamente  la volontà di lotta,rimuovendo lo stato di isolamento cui  hanno sofferto tanti  giovani e lavoratori. Dunque un treno da non perdere per conquistare una possibile rappresentanza rinnovata, che può aiutare anche in Italia un protagonismo delle masse asssieme all’EUROPA che lotta contro le vecchie e nuove ricette del Capitale.</p>
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