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	Commenti a: Dopo elezioni. E adesso che facciamo?	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: marco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2013 08:30:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido l&#039;analisi di Michele Castaldo nei contenuti e anche nei toni: è importante evitare di confezionare giudizi sul M5S correndo volta per volta ad ingrandire con la lente ogni singolo particolare o parola che compare nel traffico teso della rete per convalidare tesi e pre-giudizi, perdendo di vista il &#039;generale&#039;. Quando si corre alla velocità di un cambiamento stordente come quello in cui volenti o nolenti siamo imbarcati (la famosa talpa...),  se si fissano i singoli punti e non si guarda oltre l&#039;incidente è assicurato.
Il 23 marzo in val di susa saranno presenti alla manifestazione no tav (la madre di tutte le battaglie attualmente) tutti i 150 eletti dell&#039;M5S, non ho memoria di un evento del genere... che facciamo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido l&#8217;analisi di Michele Castaldo nei contenuti e anche nei toni: è importante evitare di confezionare giudizi sul M5S correndo volta per volta ad ingrandire con la lente ogni singolo particolare o parola che compare nel traffico teso della rete per convalidare tesi e pre-giudizi, perdendo di vista il &#8216;generale&#8217;. Quando si corre alla velocità di un cambiamento stordente come quello in cui volenti o nolenti siamo imbarcati (la famosa talpa&#8230;),  se si fissano i singoli punti e non si guarda oltre l&#8217;incidente è assicurato.<br />
Il 23 marzo in val di susa saranno presenti alla manifestazione no tav (la madre di tutte le battaglie attualmente) tutti i 150 eletti dell&#8217;M5S, non ho memoria di un evento del genere&#8230; che facciamo?</p>
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		Di: Claudio Ursella		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Ursella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 21:26:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cari compagni
la botta è stata dura, di quelle che ti fanno pensare che forse una storia è conclusa. Ma anche se così fosse, prima di chiudere 22 anni di militanza politica in questo Partito, è necessario fare un ultimo tentativo. La nostra comunità, come giustamente dice il nostro segretario è “una cosa piccola, ma buona”, una delle poche cose buone in questo brutto paese; una comunità che rappresenta un piccolo patrimonio di solidarietà e voglia di partecipare, di onestà e volontà di capire, che anche se insignificante sul piano elettorale, può ancora essere politicamente importante. Appunto non voglio andarmene e chiedo a tutti voi, se è ancora possibile tentare di cambiare. E per questo vi sottopongo alcune mie riflessioni.
Non parlerò di come siamo giunti a Rivoluzione Civile: c’eravamo tutti e ognuno s’è fatto un’idea.
Non farò l’analisi del voto: non aggiungerei nulla a ciò che ha detto il compagno Ferrero, la sera di lunedì, nel suo spazio Facebook.
Voglio provare a parlare delle cose da fare e di quelle da non fare; o almeno di quelle che sono pronto a fare e di quelle che non sono più disposto a fare. Comincio da quelle da non fare:
-Non darò la colpa al gruppo dirigente: la sua unica colpa è quella di rappresentare il Partito, nelle sue qualità, la generosità e l’onestà, e nei suoi difetti, la mancanza di immaginazione, il timore del cambiamento;
-Non darò la colpa a Sel o al Pd: perseguono un altro progetto politico, e molti di loro lo fanno con onestà;
-Non darò la colpa all’oscuramento mediatico: i media sono parte del sistema di potere che combattiamo, da loro non mi aspetto ne correttezza, ne neutralità;
-Non darò la colpa agli elettori: 10.000.000 di loro, in un qualche modo confuso e approssimato, sono intervenuti sulla scena politica, e hanno dato un segnale di rottura, questo è un fatto da cui non si torna più indietro.
Queste sono le cose che non faccio oggi, poi ci sono quelle che non sono più disposto a fare domani:
-Non sono più disposto a inseguire il feticcio di una presenza istituzionale, come questa fosse la priorità prima e il fine ultimo dei comunisti: la presenza o l’assenza dei comunisti nelle istituzioni borghesi, è questione importante, ma non pregiudizievole dell’esistenza e della capacità di iniziativa di una forza politica di classe;
-Non sono più disposto a svenarmi in defatiganti campagne referendarie, in cui con l’attivismo propagandistico, copriamo il vuoto di strategia politica;
-Non sono più disposto ad assistere a rituali trattative su programmi, la cui effettiva realizzazione è una mera chimera;
-Non sono più disposto a investire la mia personale credibilità, in scelte elettorali la cui unica ragione è la possibilità di ottenere uno strapuntino nei palazzi del potere.
Queste cose non le faccio più.
E adesso passo alle cose che sono pronto a fare, e che anzi desidero fare. Sono cose che necessitano di elaborazione intellettuale e di lavoro. Comincio con quelle che necessitano di elaborazione intellettuale:
-Voglio riflettere collettivamente sulla natura e sulla condizione del soggetto di classe, di cui dovremmo essere espressione, nel quadro dei processi di globalizzazione e delocalizzazione;
-Voglio riflettere sul modo di essere di un partito rivoluzionario, collocando l’elaborazione leninista sul tema della direzione politica, nel quadro della complessità di una moderna società capitalistica, con particolare riferimeno al tema delle comunicazioni di massa;
-Voglio riflettere sul tema dell’attuale crisi capitalistica, come crisi di un modo di produzione e di consumo, e quindi sulle risposte in termini di modello economico e sociale, dopo la crisi del “socialimo reale” e e alla luce dell’incompatibilità economica delle mediazioni socialdemocratiche;
-Voglio riflettere sui temi della democrazia e della rappresentanza, nel contesto di una società
fondata sulle comunicazioni di massa e la spettacolarizzazione.
Mi fermo per il momento. Rilevo solo che quando i comunisti studiavano, discutevano e approfondivano temi di analoga rilevanza, non solo erano il punto di riferimento culturale dell’occidente, ma riuscivano anche a produrre strategie lungimiranti e soluzioni politiche originali e innovative.
Passo ora alle cose che necessitano di lavoro:
-Vorrei lavorare ad un partito finanziariamente autonomo. Sono pronto ad autotassarmi; risparmierò sulla benzina per partecipare a qualche riunione inutile. Ci sono anche altre ipotesi su cui lavorare; la finanza, ancorchè etica, è lo strumento con cui ogni “impresa”, si misura con il tema della liquidità. Chiedere soldi al sistema di potere, per poi poterlo abbattere è un po’ difficile da spiegare alle persone normali;
-Vorrei che il Partito si dotasse di una o più web TV locali; necessitano più di lavoro che di soldi, e ci permetterebbero di comunicare fra di noi e di mostrarci al mondo. Due minuti in più nel teatrino televisivo, servono solo a farci apparire parte del sistema... e ormai non ce li danno neanche più;
-Vorrei che i nostri circoli fossero centri di costruzione di pratiche di autorganizzazione, mutualismo e solidarietà. Dopo la sconfitta del 2008 discutemmo di come il Partito poteva mostrare una sua utilità sociale; vendemmo il pane e iniziammo alcuni percorsi interessanti. Poi dato che un chilo di pane non si traduceva in un voto, lasciammo perdere e ci dedicammo alle cose serie. La cosa più seria che possiamo fare è cercare di rispondere nella pratica alle necessità delle persone: ambulatori popolari, progetti di autorecupero edilizio, progetti di autogestione del lavoro, spacci popolari questo dovremmo tentare di costruire, con o senza deputati e consiglieri.
-Vorrei che i nostri compagni impegnati nelle varie organizzazioni sindacali, lavorassero utitariamente ad unica cassa di resistenza, per sostenere le lotte dei lavoratori. Magari già c’è e io non me ne sono accorto. Se è così non sono l’unico.
-Vorrei un Partito che formasse i quadri per fare tutto questo lavoro. Ma chi formerà i formatori?
-Soprattutto vorrei un Partito, che la prossima volta che si presenta ad una scadenza elettorale, foss’anche tra vent’anni, lo fa per mostrare la sua forza, non per nascondere la sua debolezza.
Vorrei anche altre cose, ma per il momento queste sarebbero più che sufficienti a farmi rimanere; non chiedo che si facciano, mi basterebbe sapere che vogliamo farle... così anche una sconfitta servirebbe a qualcosa.

                                            Grazie

Claudio Ursella

P.S. Quando ero giovane vidi in televisione Carmelo Bene, che nel corso di uno spettacolo, stracciava una bandiera rossa, dichiarando: “Questo io posso farlo, Pannella no”. Cercai di capire quel gesto e pensai che intendesse dire, che solo chi ama veramente qualcosa, ha il diritto di rimetterla totalmente in discussione.

f]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari compagni<br />
la botta è stata dura, di quelle che ti fanno pensare che forse una storia è conclusa. Ma anche se così fosse, prima di chiudere 22 anni di militanza politica in questo Partito, è necessario fare un ultimo tentativo. La nostra comunità, come giustamente dice il nostro segretario è “una cosa piccola, ma buona”, una delle poche cose buone in questo brutto paese; una comunità che rappresenta un piccolo patrimonio di solidarietà e voglia di partecipare, di onestà e volontà di capire, che anche se insignificante sul piano elettorale, può ancora essere politicamente importante. Appunto non voglio andarmene e chiedo a tutti voi, se è ancora possibile tentare di cambiare. E per questo vi sottopongo alcune mie riflessioni.<br />
Non parlerò di come siamo giunti a Rivoluzione Civile: c’eravamo tutti e ognuno s’è fatto un’idea.<br />
Non farò l’analisi del voto: non aggiungerei nulla a ciò che ha detto il compagno Ferrero, la sera di lunedì, nel suo spazio Facebook.<br />
Voglio provare a parlare delle cose da fare e di quelle da non fare; o almeno di quelle che sono pronto a fare e di quelle che non sono più disposto a fare. Comincio da quelle da non fare:<br />
-Non darò la colpa al gruppo dirigente: la sua unica colpa è quella di rappresentare il Partito, nelle sue qualità, la generosità e l’onestà, e nei suoi difetti, la mancanza di immaginazione, il timore del cambiamento;<br />
-Non darò la colpa a Sel o al Pd: perseguono un altro progetto politico, e molti di loro lo fanno con onestà;<br />
-Non darò la colpa all’oscuramento mediatico: i media sono parte del sistema di potere che combattiamo, da loro non mi aspetto ne correttezza, ne neutralità;<br />
-Non darò la colpa agli elettori: 10.000.000 di loro, in un qualche modo confuso e approssimato, sono intervenuti sulla scena politica, e hanno dato un segnale di rottura, questo è un fatto da cui non si torna più indietro.<br />
Queste sono le cose che non faccio oggi, poi ci sono quelle che non sono più disposto a fare domani:<br />
-Non sono più disposto a inseguire il feticcio di una presenza istituzionale, come questa fosse la priorità prima e il fine ultimo dei comunisti: la presenza o l’assenza dei comunisti nelle istituzioni borghesi, è questione importante, ma non pregiudizievole dell’esistenza e della capacità di iniziativa di una forza politica di classe;<br />
-Non sono più disposto a svenarmi in defatiganti campagne referendarie, in cui con l’attivismo propagandistico, copriamo il vuoto di strategia politica;<br />
-Non sono più disposto ad assistere a rituali trattative su programmi, la cui effettiva realizzazione è una mera chimera;<br />
-Non sono più disposto a investire la mia personale credibilità, in scelte elettorali la cui unica ragione è la possibilità di ottenere uno strapuntino nei palazzi del potere.<br />
Queste cose non le faccio più.<br />
E adesso passo alle cose che sono pronto a fare, e che anzi desidero fare. Sono cose che necessitano di elaborazione intellettuale e di lavoro. Comincio con quelle che necessitano di elaborazione intellettuale:<br />
-Voglio riflettere collettivamente sulla natura e sulla condizione del soggetto di classe, di cui dovremmo essere espressione, nel quadro dei processi di globalizzazione e delocalizzazione;<br />
-Voglio riflettere sul modo di essere di un partito rivoluzionario, collocando l’elaborazione leninista sul tema della direzione politica, nel quadro della complessità di una moderna società capitalistica, con particolare riferimeno al tema delle comunicazioni di massa;<br />
-Voglio riflettere sul tema dell’attuale crisi capitalistica, come crisi di un modo di produzione e di consumo, e quindi sulle risposte in termini di modello economico e sociale, dopo la crisi del “socialimo reale” e e alla luce dell’incompatibilità economica delle mediazioni socialdemocratiche;<br />
-Voglio riflettere sui temi della democrazia e della rappresentanza, nel contesto di una società<br />
fondata sulle comunicazioni di massa e la spettacolarizzazione.<br />
Mi fermo per il momento. Rilevo solo che quando i comunisti studiavano, discutevano e approfondivano temi di analoga rilevanza, non solo erano il punto di riferimento culturale dell’occidente, ma riuscivano anche a produrre strategie lungimiranti e soluzioni politiche originali e innovative.<br />
Passo ora alle cose che necessitano di lavoro:<br />
-Vorrei lavorare ad un partito finanziariamente autonomo. Sono pronto ad autotassarmi; risparmierò sulla benzina per partecipare a qualche riunione inutile. Ci sono anche altre ipotesi su cui lavorare; la finanza, ancorchè etica, è lo strumento con cui ogni “impresa”, si misura con il tema della liquidità. Chiedere soldi al sistema di potere, per poi poterlo abbattere è un po’ difficile da spiegare alle persone normali;<br />
-Vorrei che il Partito si dotasse di una o più web TV locali; necessitano più di lavoro che di soldi, e ci permetterebbero di comunicare fra di noi e di mostrarci al mondo. Due minuti in più nel teatrino televisivo, servono solo a farci apparire parte del sistema&#8230; e ormai non ce li danno neanche più;<br />
-Vorrei che i nostri circoli fossero centri di costruzione di pratiche di autorganizzazione, mutualismo e solidarietà. Dopo la sconfitta del 2008 discutemmo di come il Partito poteva mostrare una sua utilità sociale; vendemmo il pane e iniziammo alcuni percorsi interessanti. Poi dato che un chilo di pane non si traduceva in un voto, lasciammo perdere e ci dedicammo alle cose serie. La cosa più seria che possiamo fare è cercare di rispondere nella pratica alle necessità delle persone: ambulatori popolari, progetti di autorecupero edilizio, progetti di autogestione del lavoro, spacci popolari questo dovremmo tentare di costruire, con o senza deputati e consiglieri.<br />
-Vorrei che i nostri compagni impegnati nelle varie organizzazioni sindacali, lavorassero utitariamente ad unica cassa di resistenza, per sostenere le lotte dei lavoratori. Magari già c’è e io non me ne sono accorto. Se è così non sono l’unico.<br />
-Vorrei un Partito che formasse i quadri per fare tutto questo lavoro. Ma chi formerà i formatori?<br />
-Soprattutto vorrei un Partito, che la prossima volta che si presenta ad una scadenza elettorale, foss’anche tra vent’anni, lo fa per mostrare la sua forza, non per nascondere la sua debolezza.<br />
Vorrei anche altre cose, ma per il momento queste sarebbero più che sufficienti a farmi rimanere; non chiedo che si facciano, mi basterebbe sapere che vogliamo farle&#8230; così anche una sconfitta servirebbe a qualcosa.</p>
<p>                                            Grazie</p>
<p>Claudio Ursella</p>
<p>P.S. Quando ero giovane vidi in televisione Carmelo Bene, che nel corso di uno spettacolo, stracciava una bandiera rossa, dichiarando: “Questo io posso farlo, Pannella no”. Cercai di capire quel gesto e pensai che intendesse dire, che solo chi ama veramente qualcosa, ha il diritto di rimetterla totalmente in discussione.</p>
<p>f</p>
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