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	Commenti a: &#8220;Stanno costruendo un effetto Salvini, occorre fermare questo orrore&#8221;	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2015 11:34:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Naturalmente condivido ciò che scrive Scalzone. E come potrei non farlo se nel 2008, per aver definito in un mio articolo la Lega Nord come formazione nazifascista, mi sono beccato una denuncia e una richiesta di risarcimento di 50.000 euro (sono stato assolto nel processo di primo grado; ora c&#039;è il processo di appello). Occorre nondimeno riconoscere che la trasformazione della Lega Nord da partito secessionista e nord-sciovinista in partito nazionalista ed anti-euro costituisce un notevole successo del camaleontismo politico-ideologico di Matteo Salvini. Questi, dopo avere stretto una stabile alleanza con il Front National di Marine Le Pen ed essersi organicamente integrato nel gruppo di estrema destra all’europarlamento, è riuscito a rilanciare una Lega Nord che sembrava destinata all’estinzione, inceppata per un verso dal colorito familismo amorale e per un altro verso dal grigio governismo istituzionale. In pochi mesi, invece, la Lega Nord ha rinsaldato le sue posizioni adottando e applicando quello che si può definire il ‘modello Borghezio’, cioè scendendo e operando con efficacia sull’antico terreno della xenofobia e dell’islamofobia, della retorica populista e della mobilitazione reazionaria delle masse. Archiviata la linea secessionista, è stata così inaugurata la linea nazionalista, secondo la quale il problema non consiste più nel distacco del Nord dal Sud d’Italia, ma nella fuoriuscita dell’Italia intera dall’euro. Il logico corollario della nuova linea nazionalista è la polarizzazione, coscientemente perseguita, dei variegati gruppi dell’estrema destra intorno al fulcro leghista e la loro valorizzazione nelle campagne di difesa dell’italianità contro le diverse ‘invasioni’ (dai migranti clandestini ai rom, dai musulmani ai profughi di guerra) che minaccerebbero il nostro paese. È stata in tal modo sdoganata, come si è visto nelle manifestazioni contro gli immigrati promosse e organizzate dalla Lega Nord, una formazione politica, “Casa Pound”, che non si cura di nascondere o di velare, ma rivendica apertamente la sua ispirazione fascista e la traduce in atti violenti e aggressivi come quelli che hanno determinato il grave ferimento di un militante antifascista a Cremona. La linea che caratterizza questo pericoloso coacervo di forze di estrema destra è quella di raccogliere consensi e basi di massa tra i settori operai e popolari maggiormente colpiti dalla crisi economica e sociale: settori che, a causa del disarmo ideologico e dell’abbandono politico delle periferie metropolitane da parte della sinistra revisionista e riformista, sono anche potenzialmente sensibili al richiamo del “sole nero degli oppressi”, rappresentato dalla mitologia populista e ultranazionalista del fascismo e dal nazismo. Così l’odio per l’Unione Europea non viene alimentato per il carattere imperialista, capitalista e liberista di tale conglomerato, ma per il suo carattere mondialista ed omologante, quindi antitetico all’identità nazionale, laddove l’obiettivo che viene perseguito non è il cambiamento del sistema economico-sociale e il rovesciamento dei rapporti di forza tra le classi, ma la preservazione, per l’appunto, dell’identità nazionale concepita nei suoi aspetti più conservatori e reazionari.
Ancora una volta, gli interessi sociali da difendere in modo preminente sono quelli della piccola borghesia, frazione di classe perennemente incerta e sempre pronta a rivolgere l’aggressività e il risentimento, tipici dei ceti declassati, contro capri espiatori atti a funzionare come valvole di sfogo su cui scaricare i costi della crisi.
Ma il dato più allarmante, spesso sottaciuto da coloro che dovrebbero denunciarlo (sindacalisti in primo luogo), anche se è l’aspetto maggiormente preoccupante della congiuntura attuale, è la crescente adesione del voto operaio, che la Lega Nord sta riscuotendo. Il dato per la verità non è nuovo, poiché nelle regioni settentrionali e segnatamente in Lombardia da tempo esiste tra non pochi operai la ‘doppia militanza’ sindacale e politica. Nuova è invece la convergenza sulla Lega Nord da parte dell’organizzazione operaia per eccellenza, la Fiom. Basti pensare che pochi mesi fa il segretario regionale lombardo della Fiom, Mirco Rota, ha aderito ufficialmente al referendum contro la legge Fornero promosso dalla Lega Nord. Un caso finora isolato, ma che rivela il duplice profilo del “partito operaio e piccolo-borghese” di Salvini, reso sempre più incisivo dalla disgregazione sociale e dall’inerzia o dalla complicità della sinistra revisionista e riformista. La miscela esplosiva che si sta formando è dunque micidiale e gravida di funeste conseguenze: la linea che fonde l’appello alla difesa dell’ordine esistente e alla sicurezza contro le invasioni dei clandestini con l’idea di un ritorno ad un nazionalismo autarchico, polarizzando settori operai e popolari nei quartieri devastati dalle politiche neoliberiste e collegandosi con lo squadrismo di “Casa Pound” e di “Forza Nuova”, può condurre, in assenza o carenza di validi anticorpi, ad uno sbandamento delle masse popolari in direzione del fascismo ed aprire la strada a tragiche derive autoritarie. Di fronte a questa eventualità, la rapida ricostruzione di un autentico partito comunista del proletariato italiano e la lotta spietata contro l’opportunismo che alligna nelle file del movimento operaio sono gli anticorpi più potenti per impedire un simile contagio e rimettere sui giusti binari il treno della rivoluzione sociale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Naturalmente condivido ciò che scrive Scalzone. E come potrei non farlo se nel 2008, per aver definito in un mio articolo la Lega Nord come formazione nazifascista, mi sono beccato una denuncia e una richiesta di risarcimento di 50.000 euro (sono stato assolto nel processo di primo grado; ora c&#8217;è il processo di appello). Occorre nondimeno riconoscere che la trasformazione della Lega Nord da partito secessionista e nord-sciovinista in partito nazionalista ed anti-euro costituisce un notevole successo del camaleontismo politico-ideologico di Matteo Salvini. Questi, dopo avere stretto una stabile alleanza con il Front National di Marine Le Pen ed essersi organicamente integrato nel gruppo di estrema destra all’europarlamento, è riuscito a rilanciare una Lega Nord che sembrava destinata all’estinzione, inceppata per un verso dal colorito familismo amorale e per un altro verso dal grigio governismo istituzionale. In pochi mesi, invece, la Lega Nord ha rinsaldato le sue posizioni adottando e applicando quello che si può definire il ‘modello Borghezio’, cioè scendendo e operando con efficacia sull’antico terreno della xenofobia e dell’islamofobia, della retorica populista e della mobilitazione reazionaria delle masse. Archiviata la linea secessionista, è stata così inaugurata la linea nazionalista, secondo la quale il problema non consiste più nel distacco del Nord dal Sud d’Italia, ma nella fuoriuscita dell’Italia intera dall’euro. Il logico corollario della nuova linea nazionalista è la polarizzazione, coscientemente perseguita, dei variegati gruppi dell’estrema destra intorno al fulcro leghista e la loro valorizzazione nelle campagne di difesa dell’italianità contro le diverse ‘invasioni’ (dai migranti clandestini ai rom, dai musulmani ai profughi di guerra) che minaccerebbero il nostro paese. È stata in tal modo sdoganata, come si è visto nelle manifestazioni contro gli immigrati promosse e organizzate dalla Lega Nord, una formazione politica, “Casa Pound”, che non si cura di nascondere o di velare, ma rivendica apertamente la sua ispirazione fascista e la traduce in atti violenti e aggressivi come quelli che hanno determinato il grave ferimento di un militante antifascista a Cremona. La linea che caratterizza questo pericoloso coacervo di forze di estrema destra è quella di raccogliere consensi e basi di massa tra i settori operai e popolari maggiormente colpiti dalla crisi economica e sociale: settori che, a causa del disarmo ideologico e dell’abbandono politico delle periferie metropolitane da parte della sinistra revisionista e riformista, sono anche potenzialmente sensibili al richiamo del “sole nero degli oppressi”, rappresentato dalla mitologia populista e ultranazionalista del fascismo e dal nazismo. Così l’odio per l’Unione Europea non viene alimentato per il carattere imperialista, capitalista e liberista di tale conglomerato, ma per il suo carattere mondialista ed omologante, quindi antitetico all’identità nazionale, laddove l’obiettivo che viene perseguito non è il cambiamento del sistema economico-sociale e il rovesciamento dei rapporti di forza tra le classi, ma la preservazione, per l’appunto, dell’identità nazionale concepita nei suoi aspetti più conservatori e reazionari.<br />
Ancora una volta, gli interessi sociali da difendere in modo preminente sono quelli della piccola borghesia, frazione di classe perennemente incerta e sempre pronta a rivolgere l’aggressività e il risentimento, tipici dei ceti declassati, contro capri espiatori atti a funzionare come valvole di sfogo su cui scaricare i costi della crisi.<br />
Ma il dato più allarmante, spesso sottaciuto da coloro che dovrebbero denunciarlo (sindacalisti in primo luogo), anche se è l’aspetto maggiormente preoccupante della congiuntura attuale, è la crescente adesione del voto operaio, che la Lega Nord sta riscuotendo. Il dato per la verità non è nuovo, poiché nelle regioni settentrionali e segnatamente in Lombardia da tempo esiste tra non pochi operai la ‘doppia militanza’ sindacale e politica. Nuova è invece la convergenza sulla Lega Nord da parte dell’organizzazione operaia per eccellenza, la Fiom. Basti pensare che pochi mesi fa il segretario regionale lombardo della Fiom, Mirco Rota, ha aderito ufficialmente al referendum contro la legge Fornero promosso dalla Lega Nord. Un caso finora isolato, ma che rivela il duplice profilo del “partito operaio e piccolo-borghese” di Salvini, reso sempre più incisivo dalla disgregazione sociale e dall’inerzia o dalla complicità della sinistra revisionista e riformista. La miscela esplosiva che si sta formando è dunque micidiale e gravida di funeste conseguenze: la linea che fonde l’appello alla difesa dell’ordine esistente e alla sicurezza contro le invasioni dei clandestini con l’idea di un ritorno ad un nazionalismo autarchico, polarizzando settori operai e popolari nei quartieri devastati dalle politiche neoliberiste e collegandosi con lo squadrismo di “Casa Pound” e di “Forza Nuova”, può condurre, in assenza o carenza di validi anticorpi, ad uno sbandamento delle masse popolari in direzione del fascismo ed aprire la strada a tragiche derive autoritarie. Di fronte a questa eventualità, la rapida ricostruzione di un autentico partito comunista del proletariato italiano e la lotta spietata contro l’opportunismo che alligna nelle file del movimento operaio sono gli anticorpi più potenti per impedire un simile contagio e rimettere sui giusti binari il treno della rivoluzione sociale.</p>
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