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	Commenti a: Coppie omosessuali e utero in affitto, tra isterismi e intolleranza	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Fri, 19 Feb 2016 07:28:10 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Claudio Fabbri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Fabbri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2016 07:28:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo pienamente con l&#039;autore. Vorrei solo aggiungere che la &quot;questione di ciò che è tecnicamente possibile&quot; - espressione che Galimberti peraltro rileva da Guenther Anders, che ne ha trattato però con ben altro spirito analitico - e le ricadute di natura etica che reca con sé, è strettamente intrecciata all&#039;orientamento che una società storicamente determinata imprime alla ricerca scientifica. Del tutto adeguati gli esempi fatti: dalla bomba atomica agli OGM, innumerevoli sono tuttavia gli altri casi che si potrebbero addurre a illustrazione della tesi della funzione di classe della ricerca scientifico-tecnica. Essa non è mai neutrale (non si fa ricerca per trovare soluzioni ai grandi problemi dell&#039;umanità) anche quando in subordine alla sua finalità principale si producono effetti che si prestano a un loro uso industriale di massa, determinando a loro volta altre occasioni di profitto, e quelle svolte sociali e di civiltà che hanno i tratti inquietanti delle mutazioni antropologiche. Cito qui solo il caso della ricerca sulle comunicazioni satellitari finanziata dall&#039;industria bellica e dalle istituzioni politiche statunitensi, che ha provocato la diffusione, anzi l&#039;inondazione planetaria dei telefoni cellulari.
Fatta questa considerazione di ordine generale, per tornare alla questione concreta di cui si dibatte in questi giorni in Italia, vale a dire la &quot;maternità surrogata&quot;, si potrebbe insinuare il dubbio che Galimberti voglia dare l&#039;avallo del suo autorevole contributo alla &quot;tendenziale estensione all&#039;infinito&quot; della mentalità borghese, che concepisce il mercato come il luogo supremo dell&#039;esercizio delle libertà degli esseri umani. 
Ho colto anch&#039;io in un paio di passaggi televisivi di Galimberti una decisa indisponibilità alla comprensione delle ragioni di chi provava a problematizzare una questione così delicata, che mi ha fatto tornare in mente la tracotanza di tanti cosiddetti intellettuali che a un certo punto della loro vita decidono di mettere il loro pensiero al servizio  di interessi non poi tanto democratici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo pienamente con l&#8217;autore. Vorrei solo aggiungere che la &#8220;questione di ciò che è tecnicamente possibile&#8221; &#8211; espressione che Galimberti peraltro rileva da Guenther Anders, che ne ha trattato però con ben altro spirito analitico &#8211; e le ricadute di natura etica che reca con sé, è strettamente intrecciata all&#8217;orientamento che una società storicamente determinata imprime alla ricerca scientifica. Del tutto adeguati gli esempi fatti: dalla bomba atomica agli OGM, innumerevoli sono tuttavia gli altri casi che si potrebbero addurre a illustrazione della tesi della funzione di classe della ricerca scientifico-tecnica. Essa non è mai neutrale (non si fa ricerca per trovare soluzioni ai grandi problemi dell&#8217;umanità) anche quando in subordine alla sua finalità principale si producono effetti che si prestano a un loro uso industriale di massa, determinando a loro volta altre occasioni di profitto, e quelle svolte sociali e di civiltà che hanno i tratti inquietanti delle mutazioni antropologiche. Cito qui solo il caso della ricerca sulle comunicazioni satellitari finanziata dall&#8217;industria bellica e dalle istituzioni politiche statunitensi, che ha provocato la diffusione, anzi l&#8217;inondazione planetaria dei telefoni cellulari.<br />
Fatta questa considerazione di ordine generale, per tornare alla questione concreta di cui si dibatte in questi giorni in Italia, vale a dire la &#8220;maternità surrogata&#8221;, si potrebbe insinuare il dubbio che Galimberti voglia dare l&#8217;avallo del suo autorevole contributo alla &#8220;tendenziale estensione all&#8217;infinito&#8221; della mentalità borghese, che concepisce il mercato come il luogo supremo dell&#8217;esercizio delle libertà degli esseri umani.<br />
Ho colto anch&#8217;io in un paio di passaggi televisivi di Galimberti una decisa indisponibilità alla comprensione delle ragioni di chi provava a problematizzare una questione così delicata, che mi ha fatto tornare in mente la tracotanza di tanti cosiddetti intellettuali che a un certo punto della loro vita decidono di mettere il loro pensiero al servizio  di interessi non poi tanto democratici.</p>
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		<title>
		Di: T.S.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[T.S.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2016 07:09:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido il ragionamento dell&#039;autore del pezzo e onestamente lo trovo anche piuttosto scontato.

Precisato questo, penso sia &quot;fazioso&quot; associare questa considerazione di buon senso con la questione dell&#039;utero in affitto, perché nel merito, il buon senso è funzionale all&#039;imposizione di un&#039;etica che va a cozzare con un principio superiore all&#039;etica stessa (per altro prodotto socio-culturale che è quasi impossibile oggettivare universalmente per tutti e in ogni dove): l&#039;autodeterminazione, in questo caso nell&#039;uso del proprio corpo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido il ragionamento dell&#8217;autore del pezzo e onestamente lo trovo anche piuttosto scontato.</p>
<p>Precisato questo, penso sia &#8220;fazioso&#8221; associare questa considerazione di buon senso con la questione dell&#8217;utero in affitto, perché nel merito, il buon senso è funzionale all&#8217;imposizione di un&#8217;etica che va a cozzare con un principio superiore all&#8217;etica stessa (per altro prodotto socio-culturale che è quasi impossibile oggettivare universalmente per tutti e in ogni dove): l&#8217;autodeterminazione, in questo caso nell&#8217;uso del proprio corpo.</p>
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