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	Commenti a: Bruxelles: il terrore che &#8220;questo&#8221; Occidente non può sconfiggere	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Silvano Bert		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvano Bert]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2016 15:38:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto l&#039;articolo ospitato su Adista n. 13 /2 aprile. Penso che l&#039;autore sia mosso dalla mia stessa preoccupazione di lettore. Dove sta il dissenso che mi spinge al commento? &quot;Questo &quot; Occidente è certo gravato da colpe storiche immense, che vengono da lontano, e da colpe presenti, immense anch&#039;esse. Ma dall&#039;articolo l&#039;Occidente non  appare solo colpevole, ma anche, e soprattutto, irrecuperabile a una politica sensata. E&#039; l&#039;&quot;impero del male&quot;, per usare una metafora nota, e quindi va combattuto, sconfitto, annientato. Chi è oggi la forza che lo combatte con coraggio, senza tentennamenti, con le armi di cui dispone, se non l&#039;Isis? Se per un momento dimentico di essere un occidentale, leggendo simpatizzo per l&#039;Isis, l&#039;unica forza che con coraggio dà speranza a chi si sente oppresso dall&#039;Occidente. Solo l&#039;&#039;Isis appare autenticamente alternativo nella sua purezza.
Ecco. Io non penso che l&#039;Occidente sia l&#039;impero del male. Io penso che l&#039;Occidente sia attraversato da contraddizioni su cui fare leva. Che esistano forze in Europa capaci di pensare una politica alternativa, su sentieri tortuosi e lenti. Capaci d chiedere perdono, di rialzarsi e ripartire, se posso usare un linguaggio religioso.
E non penso nemmeno che chi si oppone all&#039;Occidente s per questo innocente e  &quot;puro&quot;. Si vivono anche nel Terzo Mondo contraddizioni difficili, colpe e responsabilità passate e presenti. Anche chi dall&#039;Occidente è sfruttato e minacciato deve fare scelte dure, per uscire insieme dall&#039;impasse in cui siamo. Solo l&#039;assumersi questa responsabilità comune ci permette di avere speranza che insieme ce la possiamo fare.
E&#039; buonismo il mio? Non credo, perché su questa strada non partiamo da zero. E&#039; vero che la domanda capitale che dobbiamo farci è &quot;come mai, nelle nostre città, si formano i terroristi?&quot; Ma io rispondo che la stragrande maggioranza dei critici, da immigrati, non diventano terroristi, e dell&#039;Occidente sanno apprezzare qualche sua qualità.  E parecchi di loro si impegnano nella critica alla società &quot;consumista&quot; come facciamo anche noi, in parecchi occidentali.  L&#039;Integrazione per chi arriva non è accettare l&#039;Occidente come una società &quot;buona&quot; così com&#039;è, e adeguarsi, è piuttosto diventare parte integrante di una società che si interroga e si impegna per diventare più giusta.So bene che il passaggio dalla critica &quot;culturale&quot; alla critica &quot;politica&quot; è difficile. E ognuno lo fa nell&#039;ambiente politico e associativo che ha scelto, o in cui la storia lo ha collocato.  Il pessimismo catastrofista non ci aiuta. Ci aiutano di più, oltre l&#039;analisi che non fa sconti,  le &quot;buone notizie&quot; di un percorso già avviato. Riconoscere che l&#039;Italia di oggi è impegnata nell&#039;accoglienza, arrabattandosi con fatica sui ponti invece che sui muri, è il modo per suscitare energie, per reggere alla politica dei respingimenti.
E&#039; &quot;buonismo&quot; il mio?  Forse ai lettori di una rivista neomarxista come Contropiano può sembrare tale. Ma Adista  è di un ambiente culturale cristiano che dovrebbe annunciare &quot;speranza contro ogni speranza&quot;. Da antico militante del Pci (sono del 1943) mi permetto però di ricordare che anche  Marx coglieva le contraddizioni di una società, e cercava nella società così com&#039;è le forze per cambiarla. Buon lavoro.

Silvano Bert - Trento

P.S. Con Adista ho discusso più volte, e animatamente, di queste questioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto l&#8217;articolo ospitato su Adista n. 13 /2 aprile. Penso che l&#8217;autore sia mosso dalla mia stessa preoccupazione di lettore. Dove sta il dissenso che mi spinge al commento? &#8220;Questo &#8221; Occidente è certo gravato da colpe storiche immense, che vengono da lontano, e da colpe presenti, immense anch&#8217;esse. Ma dall&#8217;articolo l&#8217;Occidente non  appare solo colpevole, ma anche, e soprattutto, irrecuperabile a una politica sensata. E&#8217; l'&#8221;impero del male&#8221;, per usare una metafora nota, e quindi va combattuto, sconfitto, annientato. Chi è oggi la forza che lo combatte con coraggio, senza tentennamenti, con le armi di cui dispone, se non l&#8217;Isis? Se per un momento dimentico di essere un occidentale, leggendo simpatizzo per l&#8217;Isis, l&#8217;unica forza che con coraggio dà speranza a chi si sente oppresso dall&#8217;Occidente. Solo l&#8221;Isis appare autenticamente alternativo nella sua purezza.<br />
Ecco. Io non penso che l&#8217;Occidente sia l&#8217;impero del male. Io penso che l&#8217;Occidente sia attraversato da contraddizioni su cui fare leva. Che esistano forze in Europa capaci di pensare una politica alternativa, su sentieri tortuosi e lenti. Capaci d chiedere perdono, di rialzarsi e ripartire, se posso usare un linguaggio religioso.<br />
E non penso nemmeno che chi si oppone all&#8217;Occidente s per questo innocente e  &#8220;puro&#8221;. Si vivono anche nel Terzo Mondo contraddizioni difficili, colpe e responsabilità passate e presenti. Anche chi dall&#8217;Occidente è sfruttato e minacciato deve fare scelte dure, per uscire insieme dall&#8217;impasse in cui siamo. Solo l&#8217;assumersi questa responsabilità comune ci permette di avere speranza che insieme ce la possiamo fare.<br />
E&#8217; buonismo il mio? Non credo, perché su questa strada non partiamo da zero. E&#8217; vero che la domanda capitale che dobbiamo farci è &#8220;come mai, nelle nostre città, si formano i terroristi?&#8221; Ma io rispondo che la stragrande maggioranza dei critici, da immigrati, non diventano terroristi, e dell&#8217;Occidente sanno apprezzare qualche sua qualità.  E parecchi di loro si impegnano nella critica alla società &#8220;consumista&#8221; come facciamo anche noi, in parecchi occidentali.  L&#8217;Integrazione per chi arriva non è accettare l&#8217;Occidente come una società &#8220;buona&#8221; così com&#8217;è, e adeguarsi, è piuttosto diventare parte integrante di una società che si interroga e si impegna per diventare più giusta.So bene che il passaggio dalla critica &#8220;culturale&#8221; alla critica &#8220;politica&#8221; è difficile. E ognuno lo fa nell&#8217;ambiente politico e associativo che ha scelto, o in cui la storia lo ha collocato.  Il pessimismo catastrofista non ci aiuta. Ci aiutano di più, oltre l&#8217;analisi che non fa sconti,  le &#8220;buone notizie&#8221; di un percorso già avviato. Riconoscere che l&#8217;Italia di oggi è impegnata nell&#8217;accoglienza, arrabattandosi con fatica sui ponti invece che sui muri, è il modo per suscitare energie, per reggere alla politica dei respingimenti.<br />
E&#8217; &#8220;buonismo&#8221; il mio?  Forse ai lettori di una rivista neomarxista come Contropiano può sembrare tale. Ma Adista  è di un ambiente culturale cristiano che dovrebbe annunciare &#8220;speranza contro ogni speranza&#8221;. Da antico militante del Pci (sono del 1943) mi permetto però di ricordare che anche  Marx coglieva le contraddizioni di una società, e cercava nella società così com&#8217;è le forze per cambiarla. Buon lavoro.</p>
<p>Silvano Bert &#8211; Trento</p>
<p>P.S. Con Adista ho discusso più volte, e animatamente, di queste questioni.</p>
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