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	Commenti a: Genova: trama, governance e rottura	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2017 21:15:20 +0000</pubDate>
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	La condizione generale che caratterizza Genova &#232; effettivamente quella del declino materiale e morale, ma soprattutto di un&#039;involuzione del potere locale in senso oligarchico, che genera&#160;un clima di oppressione crescente, una diffusa corruzione ed una marcata autoreferenzialit&#224;. Eppure Genova &#232; stata protagonista di cicli di sviluppo ed accumulazione epocali: la &#039;citt&#224;-azienda&#039; dei fondaci dopo la prima crociata, il &#034;secolo d&#039;oro&#034; secentesco dell&#039;egemonia finanziaria nell&#039;economia-mondo, la fabbrica ottocentesca delle navi e dei cannoni con il suo prolungamento ottocentesco nel sistema delle partecipazioni statali esauritosi negli anni &#039;80 del secolo scorso. Oggi il rullo compressore della globalizzazione sta schiacciando un&#039;economia, quella per l&#039;appunto genovese, che, a partire dal settore marittimo-portuale, soffre chairamente di nanismo. Cos&#236;, l&#039;effetto congiunto di una radicata vocazione alla rendita (non alla riproduzione allargata del capitale) e di un agire politico ridotto ad intermediazione affaristica si avverte perfino nel campo delle sovrastrutture: basti pensare alla stampa quotidiana che non ha pi&#249; radici in questo territorio, come dimostra la vicenda del &#034;Secolo XIX&#034; assorbito dalla &#034;Stampa&#034; di Torino (vicenda&#160;che si pu&#242; interpretare anche come un preludio al futuro assorbimento della Liguria nella macroregione delle Alpi occidentali), e all&#039;universit&#224;, che funziona anch&#039;essa come un corpo autoreferenziale del tutto separato dalle dinamiche del territorio. La logica capitalistica della gerarchizzazione degli spazi urbani procede perci&#242; incontrastata configurando, da un lato, il centro storico come asse della &#039;gentrificazione&#039; e della spettacolarizzazione della cultura in funzione di anestetico e allucinogeno per gli strati intellettuali semicolti, e dall&#039;altro le periferie come tetro scenario della marginalit&#224; e della subalternit&#224; delle classi popolari. La citt&#224; &#034;antropologicamente operaia&#034; sta diventando in realt&#224; una citt&#224; piccolo-borghese e sottoproletaria, quindi sempre meno &#039;rossa&#039;, con tutte le conseguenze che questa mutazione induce&#160;inevitabilmente nei gruppi e nelle organizzazioni della sinistra &#039;radicale&#039;, &#039;antagonista&#039; e &#039;alternativa&#039;. &#160;&#160;&#160; &#160;&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160;&#160; &#160; &#160;
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