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	Commenti a: Crisi, Stato, Sovranità	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Francesco Casuccio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Casuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2017 08:46:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perfetto, Eros , apprezzo molto l&#039;inclusione di Fabio Mini 
Francesco Casuccio]]></description>
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		Di: Redazione Contropiano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Contropiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2017 07:52:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per quanto concerne il modo in cui, come comunista, percepirei la mia vicinanza ad un alto ufficiale delle forze armate dello Stato borghese, affermo che mi sentirei soltanto onorato di essere al fianco di generali come Nino Pasti e Fabio Mini o di un ammiraglio come Falco Accame. In effetti, formulare giudizi definitivi sulle strutture dello Stato borghese e sulle strategie necessarie al proletariato per abbatterlo può condurre ad astrazioni irresponsabili. Sennonché la questione della corretta linea di classe da seguire nei confronti degli apparati repressivi dello Stato borghese è un problema centrale della strategia rivoluzionaria. La teoria marxista individua come tipico della natura dello Stato borghese il fatto che, a ogni confronto decisivo, l&#039;apparato armato del potere repressivo inesorabilmente si sostituisce agli apparati ideologici delle istituzioni elettive, per tornare ad occupare la posizione dominante nella struttura di potere della classe capitalistica. Per altro, in ogni processo rivoluzionario il compito dell&#039;avanguardia proletaria, come insegna Lenin, non è semplicemente quello di combattere &#039;contro&#039; le forze armate dello Stato borghese, ma di combattere per conquistare tali forze. Ciò implica, come lo stesso Lenin sottolinea, non solo un&#039;azione tendente con le parole a persuadere il personale militare ad entrare in campo, ma una vera e propria &quot;lotta fisica&quot; delle masse per conquistare il personale degli apparati repressivi borghesi al partito della rivoluzione. Un&#039;insurrezione, infatti, avrà successo solo se lo stesso apparato repressivo dello Stato si divide e si disintegra, come accadde in Russia, in Cina, a Cuba e in Portogallo. Fatta questa premessa storico-teorica, vediamo come si pone questo problema nella situazione italiana rispetto agli apparati repressivi dell&#039;attuale Stato italiano e, segnatamente, rispetto all&#039;Arma dei Carabinieri. Quest&#039;ultima, pur non essendo sfuggita al processo generale di imputridimento che ha investito le strutture dello Stato italiano nell&#039;epoca dell&#039;imperialismo, ha, comunque, una storia importante, su cui la sinistra comunista dovrebbe condurre un&#039;attenta riflessione, senza cedere a sterili pulsioni antimilitaristiche e a schematiche quanto generiche liquidazioni. Per limitarmi ai precedenti storici meno remoti, se è giusto sottolineare il ruolo repressivo antipopolare svolto dall&#039;Arma in molte circostanze, è anche opportuno ricordare che Mussolini fu arrestato dai carabinieri (certo per conto della monarchia sabauda), che Ettore Muti, segretario del PNF, fu ucciso dagli stessi immediatamente dopo il suo arresto, che a Sigonella le forze speciali statunitensi che pretendevano di farsi consegnare i militanti dell&#039;OLP furono circondate dai carabinieri che imposero, su ordine di Craxi (il quale per questo atto politico-militare pagherà successivamente un prezzo personale altissimo), il rispetto della sovranità nazionale del nostro Paese (oggetto misterioso di cui oggi sembra essersi persa ogni traccia). Le forze comuniste debbono pertanto elaborare e attuare un piano di lavoro verso le forze armate dello Stato borghese al fine di sostenere i settori patriottici e progressisti, per quanto esigui, che esistono al loro interno e al fine di  paralizzare, per quanto possibile, la mobilitazione di tali forze in senso controrivoluzionario nel corso di una crisi generale, poiché un obiettivo chiave della lotta politica proletaria è sempre quello di agire  sul personale militare con concrete azioni di classe, audaci e combattive, in modo da rompere l&#039;unità dell&#039;apparato repressivo dello Stato. In altri termini, una sollevazione proletaria è sempre un&#039;operazione politica, il cui scopo fondamentale non è di infliggere perdite al nemico, ma di realizzare l&#039;unità di tutte le masse sfruttate ed oppresse, siano esse in tuta da lavoro o in uniforme, uomini e donne, in vista della creazione di un nuovo potere popolare. Essa è tuttavia anche, necessariamente, un&#039;operazione militare. Per quanto successo possa infatti avere il proletariato nel dividere l&#039;apparato coercitivo dello Stato (esercito e polizia) staccandone porzioni rilevanti e conquistandole alla causa della rivoluzione, rimane pur sempre un nucleo irriducibile di forze controrivoluzionarie che non può essere conquistato, ma può essere soltanto sconfitto. La storia dell&#039;Ottobre sovietico insegna, a questo proposito, che la guarnigione di Pietrogrado si unì al Comitato militare rivoluzionario, mentre gli junkers e i cosacchi continuarono a resistere nel Palazzo d&#039;Inverno. Parimenti, la fanteria e l&#039;artiglieria possono ben aver solidarizzato con la causa del socialismo in Portogallo, ma rimanevano intatti per schiacciarlo i reparti speciali e l&#039;aeronautica. Infine, siccome la realtà è sempre più complessa di quanto possiamo immaginare e più semplice di quanto possiamo capire, occorre considerare che, nelle situazioni in cui gli apparati repressivi si disintegrano troppo repentinamente e troppo drasticamente, è l&#039;intervento dall&#039;esterno di apparati militari più forti, controllati da Stati borghesi più potenti, che verrà impiegato (gli esempi sono numerosi: qui basti citare la Comune di Parigi, la Russia, la Spagna, Cuba, il Vietnam e la Corea). 
Eros Barone]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto concerne il modo in cui, come comunista, percepirei la mia vicinanza ad un alto ufficiale delle forze armate dello Stato borghese, affermo che mi sentirei soltanto onorato di essere al fianco di generali come Nino Pasti e Fabio Mini o di un ammiraglio come Falco Accame. In effetti, formulare giudizi definitivi sulle strutture dello Stato borghese e sulle strategie necessarie al proletariato per abbatterlo può condurre ad astrazioni irresponsabili. Sennonché la questione della corretta linea di classe da seguire nei confronti degli apparati repressivi dello Stato borghese è un problema centrale della strategia rivoluzionaria. La teoria marxista individua come tipico della natura dello Stato borghese il fatto che, a ogni confronto decisivo, l&#8217;apparato armato del potere repressivo inesorabilmente si sostituisce agli apparati ideologici delle istituzioni elettive, per tornare ad occupare la posizione dominante nella struttura di potere della classe capitalistica. Per altro, in ogni processo rivoluzionario il compito dell&#8217;avanguardia proletaria, come insegna Lenin, non è semplicemente quello di combattere &#8216;contro&#8217; le forze armate dello Stato borghese, ma di combattere per conquistare tali forze. Ciò implica, come lo stesso Lenin sottolinea, non solo un&#8217;azione tendente con le parole a persuadere il personale militare ad entrare in campo, ma una vera e propria &#8220;lotta fisica&#8221; delle masse per conquistare il personale degli apparati repressivi borghesi al partito della rivoluzione. Un&#8217;insurrezione, infatti, avrà successo solo se lo stesso apparato repressivo dello Stato si divide e si disintegra, come accadde in Russia, in Cina, a Cuba e in Portogallo. Fatta questa premessa storico-teorica, vediamo come si pone questo problema nella situazione italiana rispetto agli apparati repressivi dell&#8217;attuale Stato italiano e, segnatamente, rispetto all&#8217;Arma dei Carabinieri. Quest&#8217;ultima, pur non essendo sfuggita al processo generale di imputridimento che ha investito le strutture dello Stato italiano nell&#8217;epoca dell&#8217;imperialismo, ha, comunque, una storia importante, su cui la sinistra comunista dovrebbe condurre un&#8217;attenta riflessione, senza cedere a sterili pulsioni antimilitaristiche e a schematiche quanto generiche liquidazioni. Per limitarmi ai precedenti storici meno remoti, se è giusto sottolineare il ruolo repressivo antipopolare svolto dall&#8217;Arma in molte circostanze, è anche opportuno ricordare che Mussolini fu arrestato dai carabinieri (certo per conto della monarchia sabauda), che Ettore Muti, segretario del PNF, fu ucciso dagli stessi immediatamente dopo il suo arresto, che a Sigonella le forze speciali statunitensi che pretendevano di farsi consegnare i militanti dell&#8217;OLP furono circondate dai carabinieri che imposero, su ordine di Craxi (il quale per questo atto politico-militare pagherà successivamente un prezzo personale altissimo), il rispetto della sovranità nazionale del nostro Paese (oggetto misterioso di cui oggi sembra essersi persa ogni traccia). Le forze comuniste debbono pertanto elaborare e attuare un piano di lavoro verso le forze armate dello Stato borghese al fine di sostenere i settori patriottici e progressisti, per quanto esigui, che esistono al loro interno e al fine di  paralizzare, per quanto possibile, la mobilitazione di tali forze in senso controrivoluzionario nel corso di una crisi generale, poiché un obiettivo chiave della lotta politica proletaria è sempre quello di agire  sul personale militare con concrete azioni di classe, audaci e combattive, in modo da rompere l&#8217;unità dell&#8217;apparato repressivo dello Stato. In altri termini, una sollevazione proletaria è sempre un&#8217;operazione politica, il cui scopo fondamentale non è di infliggere perdite al nemico, ma di realizzare l&#8217;unità di tutte le masse sfruttate ed oppresse, siano esse in tuta da lavoro o in uniforme, uomini e donne, in vista della creazione di un nuovo potere popolare. Essa è tuttavia anche, necessariamente, un&#8217;operazione militare. Per quanto successo possa infatti avere il proletariato nel dividere l&#8217;apparato coercitivo dello Stato (esercito e polizia) staccandone porzioni rilevanti e conquistandole alla causa della rivoluzione, rimane pur sempre un nucleo irriducibile di forze controrivoluzionarie che non può essere conquistato, ma può essere soltanto sconfitto. La storia dell&#8217;Ottobre sovietico insegna, a questo proposito, che la guarnigione di Pietrogrado si unì al Comitato militare rivoluzionario, mentre gli junkers e i cosacchi continuarono a resistere nel Palazzo d&#8217;Inverno. Parimenti, la fanteria e l&#8217;artiglieria possono ben aver solidarizzato con la causa del socialismo in Portogallo, ma rimanevano intatti per schiacciarlo i reparti speciali e l&#8217;aeronautica. Infine, siccome la realtà è sempre più complessa di quanto possiamo immaginare e più semplice di quanto possiamo capire, occorre considerare che, nelle situazioni in cui gli apparati repressivi si disintegrano troppo repentinamente e troppo drasticamente, è l&#8217;intervento dall&#8217;esterno di apparati militari più forti, controllati da Stati borghesi più potenti, che verrà impiegato (gli esempi sono numerosi: qui basti citare la Comune di Parigi, la Russia, la Spagna, Cuba, il Vietnam e la Corea).<br />
Eros Barone</p>
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