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	Commenti a: La secessione catalana: un’analisi economica e finanziaria	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2017 20:30:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da un punto di vista comunista, la contraddizione che gli eventi della Catalogna pongono in luce è quella, da un lato, tra il diritto all’autodeterminazione dei popoli e, in particolare, il diritto all’autodeterminazione del popolo catalano e, dall’altro, la natura di classe del processo indipendentistico. Infatti, nessun processo politico e sociale è adiaforo alla lotta di classe, tantomeno quello che si è attivato in Catalogna. In questo senso, è un dato di fatto inoppugnabile che il progetto indipendentistico, pur avendo il sostegno di ampie masse di cittadini e di lavoratori, ha un’impronta schiettamente borghese – subito riconosciuta, con un fiuto di classe infallibile, che è invece assente nei settori della sinistra che simpatizzano acriticamente con tale progetto, dai ‘mass media’ borghesi (Corriere della Sera, la Repubblica, il Giornale ecc.) – e risponde agli interessi oggettivi della frazione dominante della borghesia catalana. Il progetto indipendentistico in parola tende così a mettere in moto, sotto lo sguardo formalmente equidistante ma sostanzialmente benevolo degli esponenti della oligarchia di Bruxelles e di Washington, un processo costituente che punta ad integrare la Catalogna nelle strutture imperialistiche dell’Unione europea e della NATO. Dal canto loro, le forze del nazionalismo castigliano rappresentano il progetto del regime monarchico del 1978, erede diretto della dittatura fascista e alleato organico dell’imperialismo euro-americano. Per quanto concerne le forze rappresentate dai nuovi socialdemocratici di Podemos, la prospettiva che tali forze perseguono è quella di una rigenerazione del capitalismo spagnolo e catalano, che non mette in discussione le basi del sistema (monarchia, UE e NATO).
La verità è che una vera proposta di referendum per l’autodeterminazione dei popoli non verrà mai presentata né dal governo spagnolo né da quello catalano. Entrambi i governi difendono la NATO, l’euro e l’Unione europea. Nessun governo difende la sovranità della Catalogna o dello Stato spagnolo. Nessuno di questi governi borghesi difende gli interessi della classe operaia e dei settori popolari. Tutte le strade portano, in questo momento, alla stessa destinazione: il capitalismo, la dittatura della borghesia e l’imperialismo. Ma una cosa è certa: la classe operaia non deve essere una pedina della scacchiera in cui si giocano i rapporti di forza tra “i fratelli massoni del capitale” ed i comunisti non devono lavorare per il re di Prussia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un punto di vista comunista, la contraddizione che gli eventi della Catalogna pongono in luce è quella, da un lato, tra il diritto all’autodeterminazione dei popoli e, in particolare, il diritto all’autodeterminazione del popolo catalano e, dall’altro, la natura di classe del processo indipendentistico. Infatti, nessun processo politico e sociale è adiaforo alla lotta di classe, tantomeno quello che si è attivato in Catalogna. In questo senso, è un dato di fatto inoppugnabile che il progetto indipendentistico, pur avendo il sostegno di ampie masse di cittadini e di lavoratori, ha un’impronta schiettamente borghese – subito riconosciuta, con un fiuto di classe infallibile, che è invece assente nei settori della sinistra che simpatizzano acriticamente con tale progetto, dai ‘mass media’ borghesi (Corriere della Sera, la Repubblica, il Giornale ecc.) – e risponde agli interessi oggettivi della frazione dominante della borghesia catalana. Il progetto indipendentistico in parola tende così a mettere in moto, sotto lo sguardo formalmente equidistante ma sostanzialmente benevolo degli esponenti della oligarchia di Bruxelles e di Washington, un processo costituente che punta ad integrare la Catalogna nelle strutture imperialistiche dell’Unione europea e della NATO. Dal canto loro, le forze del nazionalismo castigliano rappresentano il progetto del regime monarchico del 1978, erede diretto della dittatura fascista e alleato organico dell’imperialismo euro-americano. Per quanto concerne le forze rappresentate dai nuovi socialdemocratici di Podemos, la prospettiva che tali forze perseguono è quella di una rigenerazione del capitalismo spagnolo e catalano, che non mette in discussione le basi del sistema (monarchia, UE e NATO).<br />
La verità è che una vera proposta di referendum per l’autodeterminazione dei popoli non verrà mai presentata né dal governo spagnolo né da quello catalano. Entrambi i governi difendono la NATO, l’euro e l’Unione europea. Nessun governo difende la sovranità della Catalogna o dello Stato spagnolo. Nessuno di questi governi borghesi difende gli interessi della classe operaia e dei settori popolari. Tutte le strade portano, in questo momento, alla stessa destinazione: il capitalismo, la dittatura della borghesia e l’imperialismo. Ma una cosa è certa: la classe operaia non deve essere una pedina della scacchiera in cui si giocano i rapporti di forza tra “i fratelli massoni del capitale” ed i comunisti non devono lavorare per il re di Prussia.</p>
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