<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Come proseguire?	</title>
	<atom:link href="https://contropiano.org/interventi/2018/03/27/come-proseguire-0102278/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://contropiano.org/interventi/2018/03/27/come-proseguire-0102278</link>
	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Mar 2018 07:32:42 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: Angelo		</title>
		<link>https://contropiano.org/interventi/2018/03/27/come-proseguire-0102278#comment-99817</link>

		<dc:creator><![CDATA[Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2018 07:32:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://contropiano.org/?p=102278#comment-99817</guid>

					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo, ma come realizzare processi di mobilitazioni realmente di massa, generali, totali e soprattutto con ricadute effettive? A loro tempo, con il movimento effimero dei forconi e degli autotrasportatori, avemmo una chiara dimostrazione che solo lo sciopero della logistica ebbe risultati quasi immediati, figurarsi uno sciopero generale a modello di quelli che si facevano una volta, agli inizi del Novecento. Bisogna convincere i &quot;sottomessi&quot;, i &quot;lavoratori esterni&quot;, i &quot;sottosviluppati dell&#039;Europa&quot;, che non hanno nulla da perdere e tutto da guadagnare! I lavori sottopagati e saltuari non devono spingerci alla docilità, al fine di salvare quel poco che si riesce a rimediare quotidianamente. Tutto può cambiare da tante rivolte di Reggio Calabria, ma questa volta andrebbero disciplinate e organizzate da un&#039;unica linea politica, quella dei mezzogiorni per una Nuova Alba? Poche parole chiare e semplici in grado di unire in un unico legame equivalenziale più domande sociali: integrazione e sviluppo sostenibile. Si é troppo schiavi dei pregiudizi e delle fisime che le oligarchie ci hanno psichicamente introiettato per anni: la politica è corrotta, il partito è una burocratizzazione, i capi politici sono padri primordiali da cui rifuggire, la violenza in tutte le forme e le modalità previste sono da rifuggire. Siamo convinti che le manifestazioni di Gandhi non furono violente? Immobilizzare un paese per spingerlo a ristrutturarsi intorno a una nuova progetto politico non è violenza di massa? Certamente, ma sarebbe una violenza organizzata e intelligente, politicizzata, finalmente efficace se unisse federalmente gli individui dei diversi movimenti in una disciplina politica volta a una comune emancipazione. Continuare a dividerci dietro il mito partito-male e movimento-bene ci portera ancora una volta all&#039;inconcludenza. Omogeneizzare le masse non vuol dire spegnere le differenze ma porle insieme produttivamente, in modo tale che le differenze non si rivelino come divisioni e frammentazione. Basta con cortei che si lasciano picchiare e disperdere come nelle piazze di Barcellona! C&#039;è bisogno di piazze irrefrenabili, di folle senza passi indietro, di assembramenti che se non picchiano devono disarmare, devono spingere le forze della violenza legale ad aver timore di estrarre addirittura il manganello dalla cintura, e devono invitare con una presenza forte i palazzi ad aver premura di fare ciò che è divenuto necessario: emancipare i selvaggi dell&#039;Europa, se no fine dei giochi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo, ma come realizzare processi di mobilitazioni realmente di massa, generali, totali e soprattutto con ricadute effettive? A loro tempo, con il movimento effimero dei forconi e degli autotrasportatori, avemmo una chiara dimostrazione che solo lo sciopero della logistica ebbe risultati quasi immediati, figurarsi uno sciopero generale a modello di quelli che si facevano una volta, agli inizi del Novecento. Bisogna convincere i &#8220;sottomessi&#8221;, i &#8220;lavoratori esterni&#8221;, i &#8220;sottosviluppati dell&#8217;Europa&#8221;, che non hanno nulla da perdere e tutto da guadagnare! I lavori sottopagati e saltuari non devono spingerci alla docilità, al fine di salvare quel poco che si riesce a rimediare quotidianamente. Tutto può cambiare da tante rivolte di Reggio Calabria, ma questa volta andrebbero disciplinate e organizzate da un&#8217;unica linea politica, quella dei mezzogiorni per una Nuova Alba? Poche parole chiare e semplici in grado di unire in un unico legame equivalenziale più domande sociali: integrazione e sviluppo sostenibile. Si é troppo schiavi dei pregiudizi e delle fisime che le oligarchie ci hanno psichicamente introiettato per anni: la politica è corrotta, il partito è una burocratizzazione, i capi politici sono padri primordiali da cui rifuggire, la violenza in tutte le forme e le modalità previste sono da rifuggire. Siamo convinti che le manifestazioni di Gandhi non furono violente? Immobilizzare un paese per spingerlo a ristrutturarsi intorno a una nuova progetto politico non è violenza di massa? Certamente, ma sarebbe una violenza organizzata e intelligente, politicizzata, finalmente efficace se unisse federalmente gli individui dei diversi movimenti in una disciplina politica volta a una comune emancipazione. Continuare a dividerci dietro il mito partito-male e movimento-bene ci portera ancora una volta all&#8217;inconcludenza. Omogeneizzare le masse non vuol dire spegnere le differenze ma porle insieme produttivamente, in modo tale che le differenze non si rivelino come divisioni e frammentazione. Basta con cortei che si lasciano picchiare e disperdere come nelle piazze di Barcellona! C&#8217;è bisogno di piazze irrefrenabili, di folle senza passi indietro, di assembramenti che se non picchiano devono disarmare, devono spingere le forze della violenza legale ad aver timore di estrarre addirittura il manganello dalla cintura, e devono invitare con una presenza forte i palazzi ad aver premura di fare ciò che è divenuto necessario: emancipare i selvaggi dell&#8217;Europa, se no fine dei giochi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
