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	Commenti a: Le prove Invalsi e la libertà d&#8217;insegnamento in pericolo	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Carlo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2018 15:44:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile Anna Rita, insegno nella scuola pubblica da oltre quindici anni, e sono docente anche di metodologie didattiche, pedagogia e psicologia. Mi permetto di precisare che nel mio pezzo non  difendo affatto la scuola classista del passato, ma cerco di intessere un ragionamento politico con un paradosso, e cioè che l&#039;abuso (ho scritto infatti che apprezzo le prove INVALSI e in parte la didattica per competenze) delle nuove opzioni metodologiche si incastra in modo rischioso per le persone con il sistema ideologico dell&#039;economia di mercato. Mi limito a sottolineare come valore il pluralismo metodologico. Uniformare il metodo di insegnamento non tutela dal rischio dell&#039;arbitrio, ma prelude a un sistema di controllo cognitivo. Oggi magari non c&#039;è. Ma ci si dispone a questo rischio. Eventuali casi di malfunzionamento o eccezioni di incontrollata indipendenza del docente sono - in qualche modo - un male minore rispetto all&#039;ipercontrollo e all&#039;obbligatorio innesto di metodologie imposte dall&#039;altro. 
Il vecchio Stato-nazione della società salariale imponeva i contenuti. Il nuovo sistema di mercato della società prestazionale impone la forma mentis, che forse è peggio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Anna Rita, insegno nella scuola pubblica da oltre quindici anni, e sono docente anche di metodologie didattiche, pedagogia e psicologia. Mi permetto di precisare che nel mio pezzo non  difendo affatto la scuola classista del passato, ma cerco di intessere un ragionamento politico con un paradosso, e cioè che l&#8217;abuso (ho scritto infatti che apprezzo le prove INVALSI e in parte la didattica per competenze) delle nuove opzioni metodologiche si incastra in modo rischioso per le persone con il sistema ideologico dell&#8217;economia di mercato. Mi limito a sottolineare come valore il pluralismo metodologico. Uniformare il metodo di insegnamento non tutela dal rischio dell&#8217;arbitrio, ma prelude a un sistema di controllo cognitivo. Oggi magari non c&#8217;è. Ma ci si dispone a questo rischio. Eventuali casi di malfunzionamento o eccezioni di incontrollata indipendenza del docente sono &#8211; in qualche modo &#8211; un male minore rispetto all&#8217;ipercontrollo e all&#8217;obbligatorio innesto di metodologie imposte dall&#8217;altro.<br />
Il vecchio Stato-nazione della società salariale imponeva i contenuti. Il nuovo sistema di mercato della società prestazionale impone la forma mentis, che forse è peggio.</p>
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		<title>
		Di: ANNA RITA		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ANNA RITA]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2018 19:07:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Articolo molto discutibile, a prescindere dai limiti delle prove INVALSI :in una ostentata cornice  di taglio progressista o pseudo-rivoluzionaria, si leggono affermazioni paradossali come, ad esempio,quella che il documento INVALSI &quot;sottenderebbe il dubbio che i metodi e gli strumenti utilizzati ordinariamente dai docenti (o da alcuni di questi) siano insufficienti a intercettare le difficoltà individuali e a porvi rimedio&quot;... oppure :&quot;Non si può dire, come si legge nel documento, che resta inviolata e anzi rafforzata la “libertà d’insegnamento”. Questo importante istituto costituzionale è di fatto messo in discussione. Il vecchio esame basato sui programmi, paradossalmente e nelle sue rigidità, lasciava maggiore discrezione metodologica al docente. L’importante era arrivare ai contenuti di programma...&quot;, e via di seguito così, sciorinando corbellerie a gò gò ! Evidentemente, l&#039;autore in questione non è mai stato in una scuola, mostrando di ignorare del tutto la variegabilità distonica del corpo docente e, quel che è più grave, di confondere del tutto la discrezionalità con l&#039;arbitrio, la formazione con l&#039;&#039;istruzione, gli obiettivi  di sviluppo con le nozioni tout court (i contenuti del programma) ...Altro che progressismo, altro che rivoluzione : qua s&#039;intesse l&#039;elogio della scuola nozionistica e classista, quella delle scelte individuali ed indiscusse di ciascun docente, delle valutazioni arbitrarie , autonome e sperequate, quella che perpetua le differenze ,perchè è evidente che se si punta sui contenuti, fondando sulle capacità soggettive (innate o acquisite che siano) , le differenze permangono e si accrescono. Il guaio dell&#039;Italia è che l&#039;educazione è ancora ritenuta, fondamentalmente, un ambito in cui tutti possono operare, a qualsiasi livello, ed anche, volendo, sfornare le proprie teorie,continuando ad ignorare l&#039;esistenza della Pedagogia, della Psicologia evolutiva, delle innumerevoli ricerche psicopedagogiche  , come discipline autonome  e dotate di dignità scientifica da almeno due secoli !]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo molto discutibile, a prescindere dai limiti delle prove INVALSI :in una ostentata cornice  di taglio progressista o pseudo-rivoluzionaria, si leggono affermazioni paradossali come, ad esempio,quella che il documento INVALSI &#8220;sottenderebbe il dubbio che i metodi e gli strumenti utilizzati ordinariamente dai docenti (o da alcuni di questi) siano insufficienti a intercettare le difficoltà individuali e a porvi rimedio&#8221;&#8230; oppure :&#8221;Non si può dire, come si legge nel documento, che resta inviolata e anzi rafforzata la “libertà d’insegnamento”. Questo importante istituto costituzionale è di fatto messo in discussione. Il vecchio esame basato sui programmi, paradossalmente e nelle sue rigidità, lasciava maggiore discrezione metodologica al docente. L’importante era arrivare ai contenuti di programma&#8230;&#8221;, e via di seguito così, sciorinando corbellerie a gò gò ! Evidentemente, l&#8217;autore in questione non è mai stato in una scuola, mostrando di ignorare del tutto la variegabilità distonica del corpo docente e, quel che è più grave, di confondere del tutto la discrezionalità con l&#8217;arbitrio, la formazione con l&#8221;istruzione, gli obiettivi  di sviluppo con le nozioni tout court (i contenuti del programma) &#8230;Altro che progressismo, altro che rivoluzione : qua s&#8217;intesse l&#8217;elogio della scuola nozionistica e classista, quella delle scelte individuali ed indiscusse di ciascun docente, delle valutazioni arbitrarie , autonome e sperequate, quella che perpetua le differenze ,perchè è evidente che se si punta sui contenuti, fondando sulle capacità soggettive (innate o acquisite che siano) , le differenze permangono e si accrescono. Il guaio dell&#8217;Italia è che l&#8217;educazione è ancora ritenuta, fondamentalmente, un ambito in cui tutti possono operare, a qualsiasi livello, ed anche, volendo, sfornare le proprie teorie,continuando ad ignorare l&#8217;esistenza della Pedagogia, della Psicologia evolutiva, delle innumerevoli ricerche psicopedagogiche  , come discipline autonome  e dotate di dignità scientifica da almeno due secoli !</p>
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