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	Commenti a: La vera storia di Federico Caffè	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Enrico		</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Dec 2019 11:13:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Federico Caffè era generoso e andava a lavoro in pullman. Ha permesso a molti allievi, provenienti da famiglie umili, di studiare all&#039;estero con borse di studio.]]></description>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2019 20:43:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Della durevole influenza esercitata sulla cultura economica e politica dei comunisti italiani da un vero e proprio paradigma liberistico di origine salveminiana ed einaudiana hanno parlato, offrendone un&#039;articolata illustrazione storica e una rigorosa dimostrazione teorica, Leonardo Paggi e Massimo D&#039;Angelillo nel fondamentale saggio &quot;I comunisti italiani e il riformismo: un confronto con le socialdemocrazie europee&quot;, Einaudi, Torino 1986. È superfluo aggiungere che tale paradigma, a partire da Eduard Bernstein in poi (1899), è un elemento costitutivo delle ideologie revisioniste. A parte le interpretazioni teologizzanti di Benjamin, l&#039;analisi e le proposte di Federico Caffè rientravano, per esserne escluse e cancellate ad opera degli &quot;incappucciati&quot;, in un progetto radicalmente alternativo a quella &#039;dismissione&#039; del &#039;sistema Italia&#039; che è stata portata avanti e condotta sino alle estreme conseguenze dalle avanguardie della dissoluzione: gli ex-comunisti. Se ciò è accaduto, è perché esisteva da lungo tempo, fra le condizioni che hanno reso possibile quell&#039;esito dissolutivo, il &#039;filo nero&#039; rappresentato dalla continuità del paradigma liberistico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Della durevole influenza esercitata sulla cultura economica e politica dei comunisti italiani da un vero e proprio paradigma liberistico di origine salveminiana ed einaudiana hanno parlato, offrendone un&#8217;articolata illustrazione storica e una rigorosa dimostrazione teorica, Leonardo Paggi e Massimo D&#8217;Angelillo nel fondamentale saggio &#8220;I comunisti italiani e il riformismo: un confronto con le socialdemocrazie europee&#8221;, Einaudi, Torino 1986. È superfluo aggiungere che tale paradigma, a partire da Eduard Bernstein in poi (1899), è un elemento costitutivo delle ideologie revisioniste. A parte le interpretazioni teologizzanti di Benjamin, l&#8217;analisi e le proposte di Federico Caffè rientravano, per esserne escluse e cancellate ad opera degli &#8220;incappucciati&#8221;, in un progetto radicalmente alternativo a quella &#8216;dismissione&#8217; del &#8216;sistema Italia&#8217; che è stata portata avanti e condotta sino alle estreme conseguenze dalle avanguardie della dissoluzione: gli ex-comunisti. Se ciò è accaduto, è perché esisteva da lungo tempo, fra le condizioni che hanno reso possibile quell&#8217;esito dissolutivo, il &#8216;filo nero&#8217; rappresentato dalla continuità del paradigma liberistico.</p>
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