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	Commenti a: Il pesante fardello del cigno nero	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Mon, 11 May 2020 16:04:02 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Stefano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2020 10:33:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono fondamentalmente d&#039;accordo, ma insisterei ancora sui punti seguenti. Primo, la conciliazione nazionale a cui questo governo fa appello (siamo sulla stessa barca, ecc.) è quantomeno fortemente sbilanciata a favore degli imprenditori perché il bilancio viene sforato per finanziare le imprese anche a fondo perduto e offrire dubbie garanzie alle banche e in minima parte per distribuire mancette una tantum, in ritardo, non a tutti e non per tutti i bisogni; per elargire cassa integrazione anche questa in ritardo e non a tutti perché non tutti ne hanno il &quot;diritto&quot;; per spendere qualcosa nella  sanità massacrata in questi ultimi dieci anni. I soldi non si vanno a prendere dal pozzo nero dell&#039;evasione (120 o più miliardi all&#039;anno), né dalla tassazione dei grandi patrimoni o dalla riduzione delle spese militari. I soldi si chiedono all&#039;Europa ben sapendo che i Paesi del nord la spunteranno e a pagare le spese, MES o non MES, saranno le classi popolari, a vantaggio della speculazione finanziaria - spesso le stesse banche italiane - che detiene il debito dell&#039;Italia e a cui l&#039;Italia paga gli interessi.

Secondo. Comunque vada, il capitalismo italiano uscirà rafforzato dall&#039;epidemia. Rafforzato politicamente, perché tutte le forze politiche sono schiacciate sulle posizioni di Confindustria e ora sui diktat di Bonomi; economicamente perché la media e grande impresa, la grande distribuzione e la logistica possono accelerare il processo di concentrazione e internazionalizzazione a svantaggio del restante tessuto produttivo; finanziariamente, perché la cosiddetta crisi è già ora un pranzo coi fiocchi per le banche; socialmente perché la vittima della crisi è e sarà ancora il lavoro dipendente. Gli effetti, secondo l&#039;ILO, l&#039;Agenzia per il lavoro dell&#039;ONU, saranno di gran lunga superiori a quelli della crisi finanziaria del 2008-2009. I settori più a rischio comprendono alloggi e servizi di ristorazione, produzione, vendita al dettaglio e attività commerciali e amministrative. Saranno colpiti i lavoratori poveri, poco retribuiti e poco qualificati, ma anche una percentuale significativa dei cassaintegrati potrebbe non tornare al lavoro o perderlo quanto prima. Il capitalismo europeo, soprattutto quello finanziario, esce a sua volta rafforzato dalla crisi perché si stringe sempre più nella comune alleanza contro il lavoro: è questa alleanza il vero cemento dell&#039;Unione. E&#039; questo il tipo di solidarietà corrente, in Europa.

Terzo. Contro questa santa alleanza capitalistica a livello nazionale ed europeo, serve a poco limitarsi a &quot;chiedere&quot; l&#039;apertura di tavoli negoziali, come fanno i sindacati confederali, nemmeno si trattasse di organizzare un pic-nic in campagna.
E&#039; necessario protestare e lanciare segnali forti, seguendo l&#039;esempio di quanti hanno manifestato davanti alle prefetture nei giorni passati, e scendere in piazza, ancora una volta in molte piazze d&#039;Italia, ma infischiandosene dei divieti, non in 10 o 20 ma anche solo in 100, e certo non inermi come sardine, avendo compreso che questo è il momento di dare il primato alla qualità sulla quantità e all&#039;urgenza sull&#039;attendismo. Davanti a quelle prefetture ho visto lavoratori sindacalizzati, giovani, precari, studenti, stranieri ma ho intravisto anche la potenziale presenza di quanti nelle fabbriche, nelle case occupate, nelle scuole, nelle piattaforme della grande distribuzione, nei campi e sul fronte dell&#039;immigrazione e della lotta contro la violenza sulle donne, non hanno abbassato la testa, continuano a lottare e vorrebbero farlo tutti insieme, per significare ai padroni, al governo e principalmente a tutti i proletari - sarebbe un segnale - che la classe si può ricomporre per difendersi e che domani, se saprà costruirne ovviamente le condizioni soggettive, potrebbe passare all&#039;attacco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono fondamentalmente d&#8217;accordo, ma insisterei ancora sui punti seguenti. Primo, la conciliazione nazionale a cui questo governo fa appello (siamo sulla stessa barca, ecc.) è quantomeno fortemente sbilanciata a favore degli imprenditori perché il bilancio viene sforato per finanziare le imprese anche a fondo perduto e offrire dubbie garanzie alle banche e in minima parte per distribuire mancette una tantum, in ritardo, non a tutti e non per tutti i bisogni; per elargire cassa integrazione anche questa in ritardo e non a tutti perché non tutti ne hanno il &#8220;diritto&#8221;; per spendere qualcosa nella  sanità massacrata in questi ultimi dieci anni. I soldi non si vanno a prendere dal pozzo nero dell&#8217;evasione (120 o più miliardi all&#8217;anno), né dalla tassazione dei grandi patrimoni o dalla riduzione delle spese militari. I soldi si chiedono all&#8217;Europa ben sapendo che i Paesi del nord la spunteranno e a pagare le spese, MES o non MES, saranno le classi popolari, a vantaggio della speculazione finanziaria &#8211; spesso le stesse banche italiane &#8211; che detiene il debito dell&#8217;Italia e a cui l&#8217;Italia paga gli interessi.</p>
<p>Secondo. Comunque vada, il capitalismo italiano uscirà rafforzato dall&#8217;epidemia. Rafforzato politicamente, perché tutte le forze politiche sono schiacciate sulle posizioni di Confindustria e ora sui diktat di Bonomi; economicamente perché la media e grande impresa, la grande distribuzione e la logistica possono accelerare il processo di concentrazione e internazionalizzazione a svantaggio del restante tessuto produttivo; finanziariamente, perché la cosiddetta crisi è già ora un pranzo coi fiocchi per le banche; socialmente perché la vittima della crisi è e sarà ancora il lavoro dipendente. Gli effetti, secondo l&#8217;ILO, l&#8217;Agenzia per il lavoro dell&#8217;ONU, saranno di gran lunga superiori a quelli della crisi finanziaria del 2008-2009. I settori più a rischio comprendono alloggi e servizi di ristorazione, produzione, vendita al dettaglio e attività commerciali e amministrative. Saranno colpiti i lavoratori poveri, poco retribuiti e poco qualificati, ma anche una percentuale significativa dei cassaintegrati potrebbe non tornare al lavoro o perderlo quanto prima. Il capitalismo europeo, soprattutto quello finanziario, esce a sua volta rafforzato dalla crisi perché si stringe sempre più nella comune alleanza contro il lavoro: è questa alleanza il vero cemento dell&#8217;Unione. E&#8217; questo il tipo di solidarietà corrente, in Europa.</p>
<p>Terzo. Contro questa santa alleanza capitalistica a livello nazionale ed europeo, serve a poco limitarsi a &#8220;chiedere&#8221; l&#8217;apertura di tavoli negoziali, come fanno i sindacati confederali, nemmeno si trattasse di organizzare un pic-nic in campagna.<br />
E&#8217; necessario protestare e lanciare segnali forti, seguendo l&#8217;esempio di quanti hanno manifestato davanti alle prefetture nei giorni passati, e scendere in piazza, ancora una volta in molte piazze d&#8217;Italia, ma infischiandosene dei divieti, non in 10 o 20 ma anche solo in 100, e certo non inermi come sardine, avendo compreso che questo è il momento di dare il primato alla qualità sulla quantità e all&#8217;urgenza sull&#8217;attendismo. Davanti a quelle prefetture ho visto lavoratori sindacalizzati, giovani, precari, studenti, stranieri ma ho intravisto anche la potenziale presenza di quanti nelle fabbriche, nelle case occupate, nelle scuole, nelle piattaforme della grande distribuzione, nei campi e sul fronte dell&#8217;immigrazione e della lotta contro la violenza sulle donne, non hanno abbassato la testa, continuano a lottare e vorrebbero farlo tutti insieme, per significare ai padroni, al governo e principalmente a tutti i proletari &#8211; sarebbe un segnale &#8211; che la classe si può ricomporre per difendersi e che domani, se saprà costruirne ovviamente le condizioni soggettive, potrebbe passare all&#8217;attacco.</p>
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