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	Commenti a: Rossana Rossanda: una “comunista italiana” molto particolare	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Giovanni Lamagna		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Lamagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2024 07:24:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Michele,
condivido molte riflessioni che facevi in questo articolo e mi fa piacere che tu me lo abbia riproposto a distanza di quasi 4 anni.
Come sai, io mi pongo su un versante molto diverso dal tuo, ma mi riconosco appieno nella tua radicalità.
Che cosa ci divide?
Il giudizio sul Comunismo, non solo come esperienza storica ma anche come “dottrina” teorica.
Per te di questa dottrina/ideologia si tratta di recuperare teoricamente e attuare nella prassi i fondamenti, che sarebbero stati invece traditi dai “comunisti di fine corsa” o letti e interpretati male perfino da una compagna come la Rossanda.
Per me si tratta di considerare questa storia (del comunismo) come definitivamente chiusa, non per negarne gli innegabili meriti storici (oltre agli orrori) che essa ha avuto, ma per andare oltre, pur conservandone la lezione fondamentale.
Per me questa storia si era chiusa ben prima del biennio 89/91, anche se queste date ne hanno sancito in maniera clamorosa e definitiva la conclusione; e non c’è nessuna sua rifondazione possibile (come la storia di quest’ultimo trentennio ha del resto ampiamente dimostrato).
Bisogna a mio avviso lavorare adesso - senza attardarsi in sterili nostalgie - per la nascita di una nuova visione teorica, paragonabile a quella illuministica del ‘700 o a quella socialcomunista dell’800, e per una rivoluzione economico-sociale e politica paragonabile a quelle del 1789 e del 1917, all&#039;altezza delle sfide terribili del XXI secolo
Su questo terreno mi sento idealmente e concretamente impegnato, per quanto con le piccole ed esili forze di uomo oramai vicino all’ottantina.
Un caro saluto, Giovanni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Michele,<br />
condivido molte riflessioni che facevi in questo articolo e mi fa piacere che tu me lo abbia riproposto a distanza di quasi 4 anni.<br />
Come sai, io mi pongo su un versante molto diverso dal tuo, ma mi riconosco appieno nella tua radicalità.<br />
Che cosa ci divide?<br />
Il giudizio sul Comunismo, non solo come esperienza storica ma anche come “dottrina” teorica.<br />
Per te di questa dottrina/ideologia si tratta di recuperare teoricamente e attuare nella prassi i fondamenti, che sarebbero stati invece traditi dai “comunisti di fine corsa” o letti e interpretati male perfino da una compagna come la Rossanda.<br />
Per me si tratta di considerare questa storia (del comunismo) come definitivamente chiusa, non per negarne gli innegabili meriti storici (oltre agli orrori) che essa ha avuto, ma per andare oltre, pur conservandone la lezione fondamentale.<br />
Per me questa storia si era chiusa ben prima del biennio 89/91, anche se queste date ne hanno sancito in maniera clamorosa e definitiva la conclusione; e non c’è nessuna sua rifondazione possibile (come la storia di quest’ultimo trentennio ha del resto ampiamente dimostrato).<br />
Bisogna a mio avviso lavorare adesso &#8211; senza attardarsi in sterili nostalgie &#8211; per la nascita di una nuova visione teorica, paragonabile a quella illuministica del ‘700 o a quella socialcomunista dell’800, e per una rivoluzione economico-sociale e politica paragonabile a quelle del 1789 e del 1917, all&#8217;altezza delle sfide terribili del XXI secolo<br />
Su questo terreno mi sento idealmente e concretamente impegnato, per quanto con le piccole ed esili forze di uomo oramai vicino all’ottantina.<br />
Un caro saluto, Giovanni</p>
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