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	Commenti a: Il voto del 25 settembre e la realtà sociale	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2022 17:35:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Costituzione si articola in due proposizioni correlate ma distinte: 1) tutte le Costituzioni dei paesi in cui domina il mercato capitalistico (quindi, praticamente tutte) garantiscono il funzionamento di un sistema che rende possibile per ciascun individuo l’accumulo di una proprietà senza limiti giuridici, poiché il limite sussiste soltanto di fatto (sia in basso che in alto); 2) tutte le Costituzioni dei paesi sopraindicati garantiscono il funzionamento di un sistema che rende possibile per ciascun individuo l’acquisizione di un reddito, anche in questo caso, senza alcun limite. Naturalmente, la Costituzione fissa dei limiti per alcune proprietà e per alcuni redditi (ad esempio, per i funzionari dello Stato), ma questo non è decisivo, perché anche il funzionario, se ci riesce, può diventare ricco quanto vuole (investendo, ricevendo un’eredità ecc.). 
Ebbene, questa è la domanda cruciale: una situazione simile ha a che fare con la democrazia oppure no? Molti rispondono che la democrazia garantisce tutto ciò e quindi il problema non si pone; ma è possibile obiettare che, invece, questo è il problema decisivo della democrazia, perché qui siamo in presenza del motore nascosto e dominante di tutto il sistema della democrazia. Se si assume questo punto di partenza, ossia il postulato del rapporto tra ricchezza e democrazia, è facile intuire tutte le conseguenze che ne scaturiscono e che, di fatto, inficiano una strategia che, come asserisce l&#039;autore dell&#039;articolo, &quot;abbia al suo centro rivendicazioni economiche e sociali profonde, con riferimento all’applicazione di tutti gli articoli della nostra Costituzione&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Costituzione si articola in due proposizioni correlate ma distinte: 1) tutte le Costituzioni dei paesi in cui domina il mercato capitalistico (quindi, praticamente tutte) garantiscono il funzionamento di un sistema che rende possibile per ciascun individuo l’accumulo di una proprietà senza limiti giuridici, poiché il limite sussiste soltanto di fatto (sia in basso che in alto); 2) tutte le Costituzioni dei paesi sopraindicati garantiscono il funzionamento di un sistema che rende possibile per ciascun individuo l’acquisizione di un reddito, anche in questo caso, senza alcun limite. Naturalmente, la Costituzione fissa dei limiti per alcune proprietà e per alcuni redditi (ad esempio, per i funzionari dello Stato), ma questo non è decisivo, perché anche il funzionario, se ci riesce, può diventare ricco quanto vuole (investendo, ricevendo un’eredità ecc.).<br />
Ebbene, questa è la domanda cruciale: una situazione simile ha a che fare con la democrazia oppure no? Molti rispondono che la democrazia garantisce tutto ciò e quindi il problema non si pone; ma è possibile obiettare che, invece, questo è il problema decisivo della democrazia, perché qui siamo in presenza del motore nascosto e dominante di tutto il sistema della democrazia. Se si assume questo punto di partenza, ossia il postulato del rapporto tra ricchezza e democrazia, è facile intuire tutte le conseguenze che ne scaturiscono e che, di fatto, inficiano una strategia che, come asserisce l&#8217;autore dell&#8217;articolo, &#8220;abbia al suo centro rivendicazioni economiche e sociali profonde, con riferimento all’applicazione di tutti gli articoli della nostra Costituzione&#8221;.</p>
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