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	Commenti a: L&#8217;Italia ripudia la pace e riconosce la guerra	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 20:28:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il richiamo all&#039;articolo 11 di una Costituzione sfigurata dall’introduzione del federalismo secessionista e dall’obbligo ultraliberista del pareggio di bilancio, richiamo cui si aggrappa la vecchia sinistra, ha la stessa efficacia dell’espediente cui ricorse il barone di Münchausen aggrappandosi al proprio codino per tirarsi fuori dalle sabbie mobili in cui stava sprofondando. Così, tanto per addurre un precedente altamente significativo, a chi, dodici anni fa, sosteneva che Napolitano era il garante della Costituzione era sufficiente rispondere con una contro-istanza fulminante: il comportamento verso il trattato di amicizia con la Libia, in cui si poté osservare il rispetto di Napolitano per l’articolo 11 della Costituzione e per i trattati internazionali. La legge del 6 febbraio 2009 ratificò infatti il trattato italo-libico, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008. L’articolo 3 del trattato recitava: «Le Parti si impegnano a non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell&#039;altra Parte o a qualunque altra forma incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite.» Il secondo comma dell’articolo 4 recitava: «Nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l’Italia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia.» Sappiamo tutti quale funzione di garanzia costituzionale svolse Napolitano, affiancato da La Russa e Frattini, allorché impose al riluttante Berlusconi, sotto la pressione inglese, francese e statunitense, l’intervento militare in Libia, che si concretò non solo con l’uso delle basi italiane, ma con massicci bombardamenti dell’aviazione italiana. Ebbene, se il trattato recava la firma di Gheddafi e Berlusconi, la legge che lo ratificava recò anzitutto quella di Napolitano. Così il ‘garante della Costituzione’ in un sol colpo liquidò l’art 11 e l’antico principio secondo cui i patti sono da rispettare. La nostra repubblichetta da allora non è cambiata, ma è ulteriormente peggiorata da tutti i punti di vista. Occorre abbandonare le illusioni e prepararsi ad una lotta di lunga durata, che dovrà svolgersi in base a princìpi e fini, e in modi e forme, completamente diversi da quelli del passato.]]></description>
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