<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: La regola di Cutro	</title>
	<atom:link href="https://contropiano.org/interventi/2023/04/14/la-regola-di-cutro-0159147/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://contropiano.org/interventi/2023/04/14/la-regola-di-cutro-0159147</link>
	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Apr 2023 19:23:23 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: Eros Barone		</title>
		<link>https://contropiano.org/interventi/2023/04/14/la-regola-di-cutro-0159147#comment-239119</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 19:23:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://contropiano.org/?p=159147#comment-239119</guid>

					<description><![CDATA[Se si guarda alla questione migratoria dal punto di vista dei bisogni immediati delle classi subalterne, non è difficile scoprire che la questione dell’immigrazione, in apparenza così semplice stando ai dati numerici (che con Hegel si potrebbero ben definire come “la qualità tolta”), è fortemente surdeterminata, nella concreta totalità sociale, da tutta una serie di problemi e di connessioni che la rendono sempre più rilevante e la sottraggono, nella sua reale dimensione che è multilaterale e plurivalente, alle determinazioni puramente quantitative, in sé - come risulta anche da questo articolo - scarsamente rilevanti. I problemi che si accampano sulla scena dell’immigrazione sono, a questo punto, altrettanti aspetti (o elementi) della condizione proletaria all’interno dell’attuale società capitalistica: dal problema abitativo al problema della sicurezza, da quello dell’assistenza pubblica a quello del degrado urbano, per finire là dove in realtà ha inizio il problema nodale che definisce, da un punto di vista marxista e comunista, la questione migratoria: il problema dell’esercito industriale di riserva e della sovrappopolazione lavorativa nelle tre forme che tale sovrappopolazione assume (eccedente, fluttuante e stagnante). A questo proposito, è da osservare come la catastrofe storico-politico-morale della cosiddetta ‘sinistra radicale’, che ha aperto sconfinate praterie alle egemonie populistiche e demagogiche della destra nazionalista e fascisteggiante, si sia consumata proprio su questo terreno con l’abbandono, da un lato, della questione centrale del 
lavoro salariato e della produzione del plusvalore come criteri conoscitivi dell’attuale formazione sociale e coerenti direttrici dell’iniziativa politica, ideologica e culturale di classe, e, dall’altro lato, con la correlativa assunzione della concezione individualistica e piccolo-borghese dei diritti civili. Queste sono dunque le giuste parole d’ordine da rilanciare nella mobilitazione di massa intorno alla questione migratoria: no alla ‘guerra tra i poveri’; non sono i proletari immigrati a rubare il lavoro ai proletari autoctoni, ma è il capitalista che lo ruba quando delocalizza la produzione: nazionalizzare le aziende che delocalizzano la produzione; non sono i proletari immigrati a fare concorrenza a quelli autoctoni e ad abbassare il loro salario, ma è il capitalista che scatena la concorrenza per abbassare i salari: salario minimo per tutti fissato per legge; non sono i proletari immigrati a fare la guerra, ma sono i capitalisti imperialisti che portano la guerra e la distruzione ai popoli del resto del mondo: fuori l’Italia dalla NATO e fine della partecipazione dell’Italia a tutte le guerre imperialiste; non sono i proletari immigrati a restringere le possibilità di sostegno al lavoro e ai servizi pubblici, ma i trattati europei che strangolano i popoli d’Europa: fuori l’Italia dall’Unione Europea e dall’euro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se si guarda alla questione migratoria dal punto di vista dei bisogni immediati delle classi subalterne, non è difficile scoprire che la questione dell’immigrazione, in apparenza così semplice stando ai dati numerici (che con Hegel si potrebbero ben definire come “la qualità tolta”), è fortemente surdeterminata, nella concreta totalità sociale, da tutta una serie di problemi e di connessioni che la rendono sempre più rilevante e la sottraggono, nella sua reale dimensione che è multilaterale e plurivalente, alle determinazioni puramente quantitative, in sé &#8211; come risulta anche da questo articolo &#8211; scarsamente rilevanti. I problemi che si accampano sulla scena dell’immigrazione sono, a questo punto, altrettanti aspetti (o elementi) della condizione proletaria all’interno dell’attuale società capitalistica: dal problema abitativo al problema della sicurezza, da quello dell’assistenza pubblica a quello del degrado urbano, per finire là dove in realtà ha inizio il problema nodale che definisce, da un punto di vista marxista e comunista, la questione migratoria: il problema dell’esercito industriale di riserva e della sovrappopolazione lavorativa nelle tre forme che tale sovrappopolazione assume (eccedente, fluttuante e stagnante). A questo proposito, è da osservare come la catastrofe storico-politico-morale della cosiddetta ‘sinistra radicale’, che ha aperto sconfinate praterie alle egemonie populistiche e demagogiche della destra nazionalista e fascisteggiante, si sia consumata proprio su questo terreno con l’abbandono, da un lato, della questione centrale del<br />
lavoro salariato e della produzione del plusvalore come criteri conoscitivi dell’attuale formazione sociale e coerenti direttrici dell’iniziativa politica, ideologica e culturale di classe, e, dall’altro lato, con la correlativa assunzione della concezione individualistica e piccolo-borghese dei diritti civili. Queste sono dunque le giuste parole d’ordine da rilanciare nella mobilitazione di massa intorno alla questione migratoria: no alla ‘guerra tra i poveri’; non sono i proletari immigrati a rubare il lavoro ai proletari autoctoni, ma è il capitalista che lo ruba quando delocalizza la produzione: nazionalizzare le aziende che delocalizzano la produzione; non sono i proletari immigrati a fare concorrenza a quelli autoctoni e ad abbassare il loro salario, ma è il capitalista che scatena la concorrenza per abbassare i salari: salario minimo per tutti fissato per legge; non sono i proletari immigrati a fare la guerra, ma sono i capitalisti imperialisti che portano la guerra e la distruzione ai popoli del resto del mondo: fuori l’Italia dalla NATO e fine della partecipazione dell’Italia a tutte le guerre imperialiste; non sono i proletari immigrati a restringere le possibilità di sostegno al lavoro e ai servizi pubblici, ma i trattati europei che strangolano i popoli d’Europa: fuori l’Italia dall’Unione Europea e dall’euro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
